10 Dicembre 2021 Giudiziaria

TUTTI I NOMI: OPERAZIONE ‘CESARE’, 15 CONDANNE. 4 ANNI AL BOSS GIUSEPPE IRRERA, ASSOLTO IVAN CATANZARO

Il Gup di Messina ha condannato 15 persone nel processo nato dall’operazione “Cesare” sui nuovi equilibri della mafia a Giostra e la gestione dello spaccio di droga e delle corse clandestine di cavalli. Condannati a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga e corse clandestine di cavalli a 3 anni e 4 mesi Carlo Altavilla, 2 anni e 8 mesi invece per Maurizio Fracasso, Gaetano Munnia, Maria Grazia Munnia, Natale Rigano e Salvatore Vecchio; un anno e 4 mesi per Paolo Gatto e Luigi Vinci; un anno e 8 mesi per Santo Giannino, un anno per Vincenzo Misa; 2 anni e 4 mesi per Alessio e Carlo Palermo; 6 anni per Francesco Spadaro; 3 anni e 8 mesi per Francesco Vento. La condanna per Giuseppe Irrera, genero dello storico boss Luigi Galli è di 4 anni. Secondo gli investigatori è proprio lui il nuovo reggente della criminalità a Giostra. Sono 4 le assoluzioni totali decise dal gup per tutti i reati contestati, che hanno riguardato Roberto Palermo, Paolo Arrigo, Giuseppe Longo e Ivan Catanzaro. Ci sono anche delle assoluzioni parziali che hanno riguardato Carlo Altavilla, Giuseppe Irrera, Alessio Palermo e Carlo Palermo.

Il giudice ha detto no alla richiesta di risarcimento avanzata dal Comitato Addio Pizzo, costituitasi parte civile, mentre sarà risarcita con 5 mila euro l’associazione Horse Angels ODV, la sigla che si è occupata del benessere dei cavalli, sfruttati nelle gare intorno cui il clan di Giostra mette in piedi le scommesse clandestine.

Per Francesco Spadaro il gup ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’ha ridotta a 5 anni per Carlo Altavilla, Giuseppe Irrera e Francesco Vento, ed ha concesso la sospensione condizionale della pena a Vincenzo Misa, disponendo anche nei suoi confronti la cessazione dell’obbligo di presentazione alla Pg.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA

I pubblici ministeri Liliana Todaro e Antonella Fradà ad ottobre avevano chiesto al gup Fiorentino condanne che oscillavano dai 2 ai 10 anni di reclusione. In particolare, erano stati chiesti per Carlo Altavilla 6 anni, Paolo Arrigo 2 anni e 4 mesi, Ivan Catanzaro 2 anni, Maurizio Fracasso 8 anni, Paolo Gatto 2 anni e 4 mila euro, Santo Giannino 2 anni e 2.500 euro, Giuseppe Irrera 10 anni, Giuseppe Longo 4 anni, Gaetano Munnia 8 anni, Maria Grazia Munnia 8 anni, Alessio Palermo 3 anni e 6 mesi, Carlo Palermo 3 anni e 6 mesi, Roberto Palermo 3 anni e 6 mesi, Natale Rigano 8 anni, Salvatore Vecchio 8 anni, Francesco Vento 8 anni, Luigi Vinci 2 anni e 2.100 euro.

L’OPERAZIONE ANTIMAFIA

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina ha puntato i riflettori su un gruppo facente capo al clan Galli, individuando una rete di distribuzione di sostanze stupefacenti attiva in vari quartieri cittadini. Figura chiave, come contestano i magistrati, Giuseppe Irrera commerciante di frutta e verdura, genero di Luigi Galli, capo storico del clan da anni recluso. Il gruppo, secondo l’accusa, gestiva il business delle scommesse illecite sulle corse clandestine di cavalli che si svolgevano di notte sulle strade cittadine. Le competizioni clandestine di cavalli sarebbero state organizzate anche nel Catanese grazie ai contatti con esponenti della criminalità organizzata catanese e messinese vicina al clan Santapaola.

IL COMMENTO DEI LEGALI

“Ivan Catanzaro oggi è stato assolto dalle gravissime accuse portate avanti dalla Procura di Messina. Non possiamo che essere molto soddisfatti per la pronuncia liberatoria, frutto di una attenta e distaccata lettura dell’incarto processuale da parte del Gup ma anche supportata dalle inequivocabili risultanze delle indagini difensive che hanno offerto prova inconfutabile dell’infondatezza delle accuse”, commentano i difensori, gli avvocati Candido e De Francesco.

Impegnati nelle difese gli avvocati Antonino De Francesco, Bonaventura Candido, Salvatore Silvestro, Giovanni Caroè, Tancredi Traclò, Antonello Scordo, Massimo Marchese, Ilaria Intelisano, Domenico Andrè.