11 Gennaio 2022 Guerra&Pace

L’INCHIESTA: Punta Bianca, Agrigento. La riserva truffa di Musumeci che piace solo all’Esercito

di Antonio Mazzeo – Quando la montagna partorisce un topolino e per giunta armato. Il presidente della Regione Sicilia, l’on. Nello Musumeci, lo ha definito un provvedimento di portata storica che “pone sotto tutela una preziosa porzione del territorio dell’Isola” consentendone la “valorizzazione sostenibile anche se non ingessata”. Si tratta della delibera approvata dalla Giunta regionale il 5 novembre 2021 per l’istituzione della Riserva Naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella (provincia di Agrigento), e il suo inserimento nel Piano dei parchi e delle riserve siciliani.

Meno nota ma per tanti aspetti simile alla vicina Scala dei turchi, Punta Bianca è un suggestivo sperone di roccia calcarea che degrada verso le calette di sabbia bianco-corallina e su un mare color verde smeraldo (foto), a una decina di km ad est della città di Agrigento e della Valla dei Templi, patrimonio dell’umanità UNESCO. Uno degli ultimi paradisi paesaggistici e naturalistici della Sicilia, fragilissimo dal punto di vista idrogeologico, che da decine e decine di anni le associazioni ambientaliste chiedono di proteggere e vincolare.

La scorsa estate la nota modella e showgirl argentina Belén Rodríguez ha scelto le falesie di Punta Bianca per un book fotografico (foto). “È un luogo meraviglioso ed unico, che meriterebbe una migliore valorizzazione, in senso turistico e ambientale”, ha scritto Belén sul suo profilo Facebook. “In questa zona insiste da 63 anni un poligono militare, le cui esercitazioni stanno distruggendo i luoghi e le strade di accesso, bloccando la fruizione turistica, mentre le associazioni ambientaliste locali aspettano da 25 anni che sia riconosciuta dalla regione Sicilia quale riserva naturale. Vorrei finire con un appello al presidente Musumeci, affinché istituisca la tanto agognata riserva naturale”.

Ed ecco due mesi dopo la delibera della Giunta Musumeci su proposta dell’Assessore per il territorio e l’ambiente, Salvatore Cordaro. “L’area di Punta Bianca e Scoglio Patella, estesa circa 300 ettari, ricadente nei territori comunali di Agrigento e Palma di Montechiaro, è già stata identificata di notevole interesse pubblico con il decreto del 13 aprile 2001 dell’Assessorato regionale dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, e presenta caratteristiche naturalistiche e litologiche di rilevante valenza”, si legge nell’atto amministrativo del 5 novembre 2021.

Più di vent’anni dunque per avviare l’istituzione della riserva: meglio tardi che mai verrebbe da dire, peccato però che ben poco resta oggi in termini di territorio da proteggere rispetto alla proposta originaria. Associazioni ambientaliste e Soprintendenza di Agrigento avevano chiesto infatti di vincolare l’intera area costiera compresa tra la Foce del Vallone di Sumera e il Castello di Montechiaro (estesa in lunghezza per Km. 7 circa e che si allarga in profondità, nella sua massima penetrazione, a circa 3 Km.), includendo al suo interno il maledetto poligono di “Drasy” utilizzato per le esercitazioni a fuoco dei reparti e dei mezzi pesanti dell’Esercito italiano e dei marines USA di stanza nella stazione aeronavale di Sigonella.

Nella mappa di riperimetrazione della Riserva Naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella della Giunta Musumeci la superficie da proteggere è stata ridotta di almeno cinque volte; le zone A, quelle con vincoli stringenti, sono tre piccole strisce di terra interrotte e distanti l’una dall’altra. E scandalosamente è rimasto fuori dalla riserva proprio il famigerato poligono di guerra. (1) Insomma un vero e proprio provvedimento truffa che legittima e consolida il via vai di blindati e carri armati e la prosecuzione delle cannonate a poche centinaia di metri da uno dei luoghi più incantevoli del Mediterraneo.

Cannonate tutti i giorni feriali, dalla mattina sino a sera.

E così si continua a sparare e pesante nel comprensorio di Punta Bianca. Lo scorso 17 dicembre la Capitaneria di Porto di Porto Empedocle ha emesso l’ordinanza con il calendario delle esercitazioni al poligono di “Drasy” per il primo semestre 2022: saranno svolte tutti i giorni escluso i sabati e le domeniche, ininterrottamente dalle 8 di mattina alle 20 di sera, nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e sino al 13 maggio. Per tutto questo periodo, nell’area demaniale compresa tra la riva di levante del fiume Naro e Punta Bianca, nonché nel tratto di mare antistante, sono espressamente vietati la navigazione, la pesca, l’ancoraggio, il transito, la sosta, la balneazione, il sorvolo (a quota inferiore a 150 metri) e ogni altra attività di superficie e subacquea.

“Le esercitazioni militari saranno effettuate con l’utilizzo di armi da fuoco portatili, di reparto, sistemi d’arma c/c, cannoni da 105/51,105/52 e 25mm, lancio di bombe a mano”, specifica la Capitaneria di Porto. “Soltanto in caso di impiego dei cannoni da 25 mm con munizionamento APDS-T (perforanti a distacco di Sabot traccianti) e TP-T (da addestramento traccianti) le ordinanze di sgombero per i suddetti giorni dovranno essere riferite alla zona di mare delimitata”. Per comprendere il potenziale impatto dei sistemi di guerra utilizzati, è opportuno sapere che le munizioni APDS-T vengono usate “contro obiettivi al suolo” per perforare corazze di 25 mm di spessore alla distanza di un paio di km.. Nelle munizioni APDS-T e TP-T viene inoltre utilizzato propellente alla nitrocellulosa, un composto chimico con enormi proprietà infiammabili-esplosive.

I video prodotti da Mareamico, l’associazione di Agrigento che più si è spesa per l’istituzione della riserva, documentano le devastanti incursioni dei militari nell’area di Punta Bianca. Carri armati che si inseguono tra le collinette alzando nubi di polvere, colpi di cannone che producono immense buche e crateri, i bombardamenti ossessivi e ripetitivi contro il mare all’orizzonte, gli assordanti boati delle esplosioni udibili ad Agrigento, Porto Empedocle e Favara. E poi, dopo i folli giochi di morte, le immagini dei bossoli e dei residui di munizionidisseminati ovunque nel terreno, sempre più arido e contaminato.

“Da 60 anni a Drasy si spara con qualsiasi arma e mentre i proiettili vanno a finire in mare inquinandolo, le vibrazioni conseguenti alle esplosioni hanno indebolito la falesia e causato numerosi crolli, rendendo inaccessibili alcuni tratti del litorale”, denuncia Claudio Lombardo di Mareamico. “L’8 gennaio 2014 un pezzo collinare di Punta Bianca è franato in spiaggia. Tonnellate di pietre, di creta e di terra con diverse palme nane sono scivolate giù accompagnate da un grande fragore”.

Lo scorso anno Mareamico e la delegazione regionale di Marevivo hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento. “La fragile falesia sta crollando facendo arretrare la linea di costa di diverse decine di metri, poiché aggredita sia dal mare che dalle violente vibrazioni causate dalle esplosioni, che si svolgono per 7 mesi all’anno”, denunciano le associazioni. “Abbiamo richiesto all’ARPA di effettuare delle analisi dell’area utilizzata per le esercitazioni con il risultato che è stato trovato un elevato inquinamento da piombo”. (2)

Ma quanto è bello sparare contro i nidi e gli uccelli migratori.

L’istituzione della riserva naturale avrebbe potuto rappresentare il punto di svolta per bloccare gli scempi militari e bonificare realmente il territorio e le acque circostanti contaminate da centinaia di ogive inabissate. E invece il decreto di Musumeci & C. è l’ennesima beffa a danno dell’ambiente e della salute dei cittadini e un vero e proprio tradimento dell’interesse pubblico che era stato espresso nell’atto della Regione del 13 aprile 2001.

“Il territorio costiero compreso tra la foce del Vallone di Sumera e il Castello di Montechiaro si caratterizza per gli straordinari aspetti archeologici, etnoantropologici e naturalistici esistenti”, scriveva l’Assessorato regionale dei beni culturali e della pubblica istruzione. “Il paesaggio costiero, aperto verso il mare d’Africa, di eccezionale bellezza, ancora non alterato e poco compromesso da urbanizzazioni e case di villeggiatura, è caratterizzato da numerose piccole spiagge strette delimitate da scarpate di terrazzo e da balze. Da Monte Grande la visione spazia libera verso ponente sino al promontorio di Capo Rossello includendo la magnifica Valle dei Templi ed il panorama delle blande colline della Sicilia centro meridionale. Dal mare è possibile percepire, anche in lontananza, Punta Bianca, come un faro naturale. Il contrasto cromatico tra il blu del mare limpido ed il bianco dei trubi che protendono verso esso, quasi modellati dall’azione scultorea della natura, costituisce un segno di grande rilievo estetico-percettivo”.

“I caratteri morfologici del territorio, combinati con le caratteristiche climatiche e con le scarse disponibilità idriche, hanno consentito nel tempo la diffusione di una macchia bassa formata da arbusti e alberelli sempreverdi dell’Oleo-Ceratonion”, si legge ancora nel decreto della Regione del 2001. “A queste formazioni sono associati siti di grande interesse floristico, in cui si registrano numerosi endemiti di particolare interesse e specie rare o espressioni biologiche insolite per la flora europea e fortemente caratterizzanti, come la Palma nana”. Tra le specie meritevoli di considerazione ai fini della salvaguardia della biodiversità locale, si segnalavano pure la Lavatera agrigentina, l’Iberis semperflorens, l’Onobrychis aequidentata, il Limonium narbonense, l’Echium arenarium, la Satureja nervosa, la Satureja fruticulosa, l’Orobanche minor, la Carlina sicula e l’Iris juncea.

Di notevole interesse per biodiversità e rarità la fauna presente nel territorio della riserva oggi negata. Tra i mammiferi e i rettili sono stati segnalati l’istrice, la volpe, il coniglio selvatico, il colubro di esculapio, la biscia dal collare, mentre per le specie ornitiche stazionarie di particolare rilievo spiccano il falco grillaio, la coturnice, la ghiandaia marina, la poiana, il gheppio, il fratino, il piccione selvatico, il colombaccio, il barbagianni, la cappellaccia, la tottavilla, lo scricciolo, il saltimpalo, il beccamoschino, l’occhiocotto, la cinciallegra, la ghiandaia, il corvo imperiale.

Nei periodi interessati dai flussi migratori (paradossalmente quelli in cui le esercitazioni militari sono quotidiane), il territorio diventa un punto di concentrazione e di sosta per numerosissime specie, come l’airone rosso, il mignattaio, il germano reale, il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il falco di palude, l’albanella reale, la gru, il cavaliere d’Italia, il cuculo, l’upupa, la capinera, l’averla capirossa. Saltuariamente sono stati avvistati l’airone bianco maggiore, la cicogna bianca, il fenicottero, l’oca selvatica, il biancone, il falco pescatore, il falco cuculo, l’occhione, la pavoncella, il gabbiano corso, il gufo di palude.

Interrogazioni, interpellanze e le ciniche bugie della Difesa.

La necessità di preservare la ricchezza e la specificità del patrimonio ecologico dell’area di Punta Bianca si è scontrata da sempre con l’arroganza del ministero della Difesa e dei vertici delle forze armate, indisponibili a trasferire i loro giochi di guerra in un’altra area della Sicilia a impatto zero su ambiente, territorio e salute della popolazione. Il 15 maggio 2002, rispondendo a un’interrogazione presentata dal sen. Calogero Sodano, già sindaco Dc di Agrigento, l’allora sottosegretario alla Difesa, Giacinto Bosco, dichiarava che “il poligono a mare di Drasy riveste notevole importanza per l’attività addestrativa dei reparti della brigata Aosta, in quanto è utilizzabile per 260 giornate all’anno ed è ben servito dalla rete viaria”.“Tale sedime – aggiungeva Bosco – è utilizzato per esercitazioni di tiro con armi individuali e di reparto – il calibro massimo impiegato è il 7,62 millimetri – e per l’effettuazione di tiri con cannone da 105 millimetri della blindo Centauro, impiegando munizionamento convenzionale che si ritiene non sia annoverabile tra i materiali altamente inquinanti”.

Nella sua risposta, il sottosegretario alla Difesa si soffermava poi sull’ipotesi di istituire un parco naturale nell’area di Punta Bianca, auspicandone però la convivenza con il poligono. Come vedremo, l’osceno connubio sarà perseguito da tutti i successivi governi e oggi è consacrato dal decreto truffa di Nello Musumeci e Salvatore Cordaro.

“Si ritiene che la presenza di un parco naturale in corrispondenza di un’area addestrativa non deve essere considerata motivo preclusivo per un’equilibrata convivenza, né tanto meno la causa per richiedere la sospensione delle esercitazioni o lo spostamento in altro sito del poligono”, spiegava Giacinto Bosco. “Infatti, analoghe situazioni sono presenti già in altre zone del territorio nazionale, come ad esempio il poligono di Ponticello nell’area del Parco di Fanes, in provincia di Bolzano, e il poligono di Carpegna nell’area del Parco Simone Simoncello, in provincia di Pesaro”. Il sottosegretario giungeva ad affermare che era stata proprio “la pluriennale presenza della struttura militare” a contribuire alla “salvaguardia dell’ambiente naturale” e che il “modus di convivenza tra le aree naturalistiche e quelle militari in grado di soddisfare le aspettative ambientalistiche e turistico-economiche degli enti locali e le esigenze addestrative delle unità” poteva benissimo essere ricercato anche per il poligono nell’agrigentino.

Otto anni più tardi erano ben 38 i parlamentari del Polo della Libertà che in un’interpellanza urgente (primo firmatario l’on. Vincenzo Antonio Fontana, agrigentino) denunciavano gli insostenibili impatti socio-ambietali delle esercitazioni a Punta Bianca. “Non è possibile immaginare la coesistenza di un parco naturale in corrispondenza di una area addestrativa, dove, per altro, non è difficile ritrovare reperti dell’attività svolta sul territorio e dove non avviene alcuna operazione di pulizia per tutto quello che viene lasciato dopo le operazioni militari”, scrivevano i parlamentari. “Si rende urgente preservare l’area dalle vibrazioni causate dalle esercitazioni, dall’inquinamento acustico, che disturba i tanti visitatori della zona e coloro che abitano nelle vicinanze, e dal passaggio di mezzi militari che mettono a repentaglio la solidità della strada che conduce a Punta Bianca, che è d’inestimabile valore paesistico”. Così venivano chiesti al Governo la smilitarizzazione dell’area e lo “spostamento del poligono di tiro in altro sito, come è avvenuto per l’arcipelago della Maddalena in Sardegna, al fine di rendere giustizia a questo angolo di pace dove la natura è stata particolarmente generosa, facendone uno dei tratti più suggestivi dell’intero Mediterraneo”.

La risposta giungeva in tempi brevi per bocca del sottosegretario alla Difesa del tempo, l’on. Giuseppe Cossiga. “Il poligono di Drasy è d’interesse strategico soprattutto per i reparti della Brigata Aosta, ente gestore”, dichiarava Cossiga, l’1 luglio 2010. “L’infrastruttura è stata destinata alle funzioni di isola addestrativa di secondo livello e consente di svolgere attività di crisis response operations, pertanto una sua eventuale dismissione causerebbe un inaccettabile impatto negativo sull’operatività e sulla sicurezza del personale, impedendo di fatto l’impiegabilità nelle missioni internazionali e mettendo quindi a rischio la presenza stessa della Brigata nell’isola”.

Il sottosegretario riproduceva integralmente le giustificazioni addotte dal predecessore Bosco per impedire lo stop alle esercitazioni e trasferire altrove il poligono, sposandone contestualmente l’idea di una sua felice convivenza con un’eventuale riserva futura. Anche gli esempi ritenuti vincenti in Alto Adige e nelle Marche erano gli stessi, ma Cossiga aggiungeva stavolta all’elenco i poligoni occasionali all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia (Puglia). “Il Ministero della difesa è sicuramente pronto ad approfondire il tema di un eventuale trasferimento del poligono”, concludeva il sottosegretario. “Ma naturalmente è necessario che siano le stesse autorità locali a individuare e proporre aree alternative, le quali evidentemente dovranno avere le medesime caratteristiche e consentire lo svolgimento delle stesse attività addestrative, sia in bianco sia a fuoco”.

L’8 aprile 2014 era un altro parlamentare agrigentino di centrodestra, l’on. Antonino Bosco, a ribadire in un’interrogazione la difficoltà di far coesistere a Punta Bianca, poligono e parco. “Chiedo al Governo, al fine della tutela ambientale, dello sviluppo socio-economico e di quello turistico dell’area, di spostare il poligono”, scriveva l’on. Bosco. “Voglio ricordare che il 29 aprile 2013, il comandante della regione militare sud, il generale di corpo d’armata Corrado Dalzini, ha affermato che se la Regione, in sintonia con i vertici dell’Esercito, trovasse un’altra area per le esercitazioni, non ci sarebbe nessun problema in merito”.

Anche in questo caso la richiesta s’infrangeva inesorabilmente contro lo scoglio dell’irrinunciabile rilevanza strategica del poligono per l’efficienza della brigata Aosta, così come spiegava l’allora sottosegretario alla Difesa, on. Gioacchino Alfano, nella risposta all’interrogazione del parlamentare agrigentino. “In tal senso, per la Forza armata, considerata l’assenza ad oggi nel territorio della stessa regione di altri poligoni con le medesime caratteristiche e potenzialità, non si riesce a trovare un’alternativa”, aggiungeva Alfano.

“Alla domanda se è possibile, però, potersi appoggiare su altri poligoni – e quelli che potrebbero essere compatibili sono quelli di Monteromano, in provincia di Viterbo, o Capo Teulada, in provincia di Cagliari –, è ovvio che con l’organizzazione attuale è impossibile trasferire le attività addestrative su questi due poligoni compatibili”. Affermazione tutt’altro che veritiera: negli ultimi anni la Brigata Aosta ha trasferito proprio a Capo Teulada centinaia di uomini e mezzi pesanti per svolgere complesse esercitazioni a fuoco. (3)

I diktat e le pretese dei signori delle guerre.

Nella sua risposta all’interrogazione dell’on. Bosco, il sottosegretario Alfano poneva infine una serie di stringenti requisiti per uno spostamento del poligono in una diversa località dell’Isola. “Le imprescindibili esigenze addestrative-operative dei reparti della Forza armata dislocati in Sicilia impongono che la futura scelta del sedime debba necessariamente ricadere su aree possibilmente demaniali – questo per questioni anche di risorse disponibili”, spiegava l’on. Alfano. “Devono essere collocate in posizione baricentrica rispetto alle sedi stanziali dei reparti insistenti in ambito regione, in modo da poter essere facilmente raggiungibili attraverso la rete stradale; non devono ricadere in zone soggette a tutela ambientale (sito di importanza comunitaria, parchi regionali, riserve naturali o aree monumentali sottoposte a tutela quali patrimonio mondiale dell’Unesco)”. Niente più promiscue convivenze tra bombardamenti e riserva, nelle intenzioni del Governo di allora ed oggi invece del tutto ignorate e dimenticate dal duo Draghi-Guerini e dal governatore siciliano.

In occasione della visita in Sicilia della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito (presidente il sen. Gian Piero Scanu del Pd) – dal 3 al 6 aprile 2017 – il tema del poligono di tiro Daisy fu affrontato nel corso dell’audizione a Caltanissetta dei vertici delle forze armate e dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Durissime le parole del presidente Scanu in occasione della conferenza stampa organizzata dalla Commissione prima di lasciare l’Isola. “Abbiamo clamorosamente scoperto che nessuno si era mai posto il problema di bonificare il mare verso il quale sono stati sparati migliaia e migliaia di proiettili nel corso dei decenni”, affermò il parlamentare. “Per questo abbiamo incaricato non solo le autorità militari, ma anche l’ARPA Sicilia di farsi carico di un problema che consideriamo grande”.

Nella relazione finale della Commissione venne riportata altresì la sconcertante ammissione resa in audizione dal maggiore Domenico Garufi dell’Esercito italiano. “Il maggiore Garufi ha dichiarato che nel mese in cui ha svolto il ruolo di medico competente per il Comando Brigata Aosta non ha portato a compimento nessuna attività di tipo sanitario e non ha avuto modo di predisporre il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) in collaborazione con gli altri dirigenti preposti, ma si attiverà quanto prima per assolvere pienamente ai suoi compiti”.

La missione ispettiva in Sicilia della Commissione parlamentare sortiva comunque l’effetto di una bonifica straordinaria del poligono da parte del 5° Reggimento fanteria, a inizio giugno 2017, alla vigilia della stagione di balneazione nella zona di Punta Bianca. L’ARPA si premurava di far sapere però agli organi di stampa che l’esame dei campioni raccolti in primavera aveva escluso qualsiasi tipo di inquinamento e il superamento dei parametri previsti dalle leggi. “Abbiamo chiesto all’Esercito precisa documentazione circa il munizionamento sparato”, dichiarava il  dirigente dell’unità controlli di ARPA Agrigento, Giuseppe Maragliano. “Abbiamo potuto constatare che i colpi sparati dalle armi pesanti delle autoblinde Centauro sono state in tutto 80 nel 2014; 48 nel 2015; nessuna lo scorso anno. Il munizionamento usato nelle recenti esercitazioni è stato solo quello leggero delle armi portatili. Dai nostri campionamenti non è emerso inquinamento di gravità tale da ordinare una bonifica, oltre quelle che l’Esercito ogni anno svolge di sua iniziativa”.

L’autorevole allarme lanciato dalla Commissione parlamentare non sbloccava invece l’empasse alla Regione Siciliana relativamente all’individuazione di un’area alterativa per i war games dei carri armati. Il 19 aprile 2017 in un’intervista a MeridioNews, l’assessore all’Ambiente Maurizio Croce riconosceva di incontrare grandi difficoltà. “I motivi sono tanti: dalla grandezza del sito alla indisponibilità dei Comuni limitrofi ad accogliere la presenza dei militari”, spiegava Croce. “Alle comunità, infatti, non andrebbe alcuna forma di indennizzo. Anche se si trattasse di aree demaniali, non si potrebbe imporre l’istituzione di un poligono con tanta facilità. Per ovviare a questo avevamo stabilito che esercito e ambientalisti dovevano incontrarsi per fare coesistere il poligono con l’ipotesi della riserva naturale, attraverso una nuova perimetrazione del sito”. Ancora l’indicazione del connubio bombe-ambiente ma, per la prima volta, ufficialmente, l’idea di rivedere l’estensione della futura riserva con ampi tagli e vincoli a macchia di leopardo.

Prima le cannonate e poi infine, magari, una microriserva per gli indiani.

A fine 2017 a Maurizio Croce subentrò come assessore all’Ambiente e territorio l’on. Salvatore Cordaro. Il 27 aprile 2018, sempre a MeridioNews, Cordaro assicurava che il personale del dipartimento della Regione aveva avviato un’istruttoria per l’individuazione di siti alternativi adatti a Punta Bianca: “Dopo l’approvazione della Finanziaria, verosimilmente a maggio, avremo delle risposte”.

Il tema poligono era tornato sotto i riflettori dei media grazie all’ennesima grave denuncia del portavoce di Mareamico, Claudio Lombardo, sugli immancabili crolli nel litorale dopo un ciclo di esercitazioni a fuoco del 5° Reggimento fanteria “Aosta”. “L’attività dell’unità di manovra dell’Esercito è stata orientata al perfezionamento delle procedure mediante l’esecuzione di atti tattici a livello squadra e plotone, con particolare riferimento al combattimento offensivo della in vista della Joint Rapid Response Force 2018”, giustificava il Comando delle Brigata Aosta la nuova campagna di bombardamenti a terra e a mare.

Poi a maggio si registrava un’intensificazione delle esercitazioni con la partecipazione di altri reparti e corpi armati italiani e stranieri, a partire dai Marines statunitensi della base di Sigonella (uso di armi individuali, di reparto e lancio di bombe a mano) e dal 62° Reggimento  “Fanteria” Sicilia, per finire con il 4° Reggimento Genio Guastatori, il 6° Reggimento Bersaglieri, il Reggimento logistico “Aosta”, i Carabinieri del Comando Legione “Sicilia” e, da giorno 14 al 18 maggio, finanche con la Marina Militare.

Silenzio tombale invece da Palermo. Le risposte preannunciate dall’assessore Cordaro per il sito alternativo? Arriveranno solo il 31 luglio 2018 ma in ben altra direzione. In quella giornata infatti, a Palazzo dei Normanni l’on. Musumeci e il generale di brigata Claudio Minghetti firmavano un protocollo che rinnovava per altri cinque anni l’uso di quattro poligoni nell’Isola: “Santa Barbara” nei comuni di Tripi e Novara di Sicilia (fascia tirrenica della provincia di Messina); “San Matteo” ad Erice (Trapani), “Masseria dei Cippi” nel comune di Montelepre (Palermo); e, dulcis in fundo, il Drasy di Punta Bianca.

Da allora ad oggi si è continuato a sparare e non solo ad Agrigento e negli altri tre poligoni sopracitati. Nel marzo 2021 i i bersaglieri della Brigata Aosta di Trapani hanno effettuato un intenso ciclo addestrativo per fare accrescere la capacità di combattimento. “Le attività teoriche, pratiche e tattiche con l’utilizzo dei Veicoli blindati medi (VBM) Freccia sono state condotte in diverse aree dell’ex aeroporto di Milo, di Lago Rubino e Montagna Grande in provincia di Trapani, presso il poligono di Drasy, la base addestrativa di Piazza Armerina (Enna), l’aeroporto di Boccadifalco (Palermo) e all’interno delle caserme “Scianna” di Palermo e “Giannettino” di Trapani”, riporta l’Ufficio stampa dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, anzi delle bombe e delle esplosioni e meno male che Punta Bianca – secondo generali e politici nostrani – era unica, insostituibilee senza alternative.

NOTE

  • La riperimetrazione dell’area da sottoporre a vincolo ambientale e la “delimitazione con precisione del confine tra lo spazio destinato alla riserva e il poligono militare” sono state effettuate nel corso dell’incontro tenutosi a Palermo il 22 novembre 2021, presenti l’assessore regionale Salvatore Cordaro, il generale Maurizio Scardino, comandante militare dell’Esercito in Sicilia, e i rappresentanti delle associazioni ambientaliste Fabio Galluzzo di Marevivo Sicilia e Claudio Lombardo di Mareamico (questi ultimi hanno espresso, inutilmente, il loro parere contrario). “Confidiamo che all’inizio del 2022, tenuto conto dei tempi imposti dai passaggi burocratici che pure sono in una fase avanzata, la nuova riserva di Punta Bianca sarà ufficialmente istituita con decreto assessoriale”, ha dichiarato Salvatore Cordaro. Sull’istituzione della riserva è richiesto il parere preventivo del Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) e della Commissione Ambiente all’Assemblea regionale siciliana.
  • Il 26 maggio 2015 si è svolto un sopralluogo di ARPA Sicilia all’interno del poligono di Punta Bianca. Gli esiti delle analisi sui campioni prelevati nel sito sono stati poi trasmessi alla Regione siciliana. “In tutti i campioni prelevati non sono stati riscontrati superamenti delle concentrazioni di soglia di contaminazione di cui all’allegata tab. 1 all’art. 5 del Decr. legislativo 152/2006”, dichiaravano i responsabili di ARPA. “Appare tuttavia opportuno rilevare che nel campione denominato P4 il valore del parametro PIOMBO è al limite massimo della tabella (97,71 mg/Kg con max 100mg/kg); un valore non trascurabile di tale metallo è presente anche nel campione P5. Significativo perché non trascurabile è il valore dello ZINCO nel campione P4. Per quanto sopra non ricorrono in atto le condizioni per l’effettuazione delle procedure relative alla bonifica del sito e tuttavia appare opportuno evitare di appesantire ulteriormente le concentrazioni dei parametri esaminati nei punti di cui sopra”.
  • L’ultima esercitazione effettuata dalla Brigata Aosta nel martoriato poligono sardo di Capo Teulada si è conclusa i primi di dicembre 2021 e ha visto schierato il personale del 62° Reggimento fanteria, del 6° Reggimento bersaglieri, del 6° Reggimento “Lancieri d’Aosta” e del 4° Reggimento Genio guastatori. “Nell’attività, in cui sono stati impegnati circa 800 militari e oltre 65 veicoli tattici, sono state utilizzate tutte le piattaforme da combattimento, i sistemi d’arma e i più avanzati strumenti di comando e controllo e della logistica in dotazione ai reparti della Brigata Aosta”, riporta l’ufficio stampa dell’Esercito. “I soldati sono stati impegnati in molteplici attività, tra le quali addestramento al tiro e contro bersagli a lunga distanza (sniper), esercitazioni a fuoco con l’impiego delle armi a tiro teso e curvo, inclusi i sistemi contro carro lanciarazzi Panzerfaust 3, nonché di esplosivi ad alto potenziale. L’attività addestrativa ha suggellato il pronti all’impiego del 62° Reggimento e dei relativi assetti specialistici in concorso, quale riserva operativa della NATO per il 2022, nell’ambito delle Over The Horizon Forces per l’area balcanica”.