24 Gennaio 2022 Giudiziaria

Operazione antidroga “Knock down”, ecco la sentenza

Sono pesanti le condanne, così come chiesto dal sostituto della Dda Antonella Fradà, al processo nato dall'operazione della polizia denominata 'Knock down'. L'accusa aveva chiesto 9 condanne che andavano dai 22 ai 6 anni. Ma vediamole nel dettaglio la sentenza del gup Maria Militello:

la pena più pesante è stata comminata a Matteo Fiore, che ha incassato 22 anni e 4 mesi (aumentata di 2 anni per l'art. 63 c.p.) di carcere, 21 anni, 6 mesi e 10 giorni sono stati inflitti a Salvatore Arena, 17 anni e 10 mesi ad Antonino Aloisi, 2 anni e 6000 euro di multa ad Angelo Arrigo, 8 anni a Carmelo Alati, 2 anni e 4 mesi a Roberto Rizzo, 7 anni, 8 mesi e 20 giorni a Daniele Settimo, 7 anni e 6 mesi (aumentata di 1 anno e 7 mesi per il capo 63) a Nicola Marra e infine 6 anni, 11 mesi e 10 giorni a Domenico Romano. Il gup ha deciso anche alcune assoluzioni parziali per Fiore, Arena, Aloisi, Arrigo, Marra e Rizzo; e poi l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e l'interdizione legale per la durata della pena per Alati, Aloisi, Arena, Fiore, Romano, Settimo e Marra, applicando ancora la libertà vigilata per 3 anni a carico di Aloisi, Arena e Fiore. Disposta quindi la confisca e la distruzione di tutto lo stupefacente a suo tempo sequestrato dalla Polizia. Per Angelo Arrigo ha sostituito la misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. 

Impegnati nella difesa i legali Salvatore Silvestro, Giuseppe Bonavita, Antonio Bongiorno, Nino Cacia, Carmelo Picciotto, Giuseppe Lipera, Rosa Guglielmo e Antonio Bongiorno.

L'OPERAZIONE ANTIDROGA.

Nelle notte del 2 luglio del 2021, 80 agenti della Polizia di Stato furono impegnati in una vasta azione anticrimine che portò all’esecuzione di 11 misure cautelari emesse a carico di altrettante persone, di cui 5 restrizioni in carcere, 5 arresti domiciliari e 1 obbligo di dimora.

L’operazione, denominata “Knock down, rappresentò l’epilogo delle più recenti indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, su una pericolosissima compagine delinquenziale dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

L’azione investigativa ebbe origine dagli approfondimenti svolti a seguito di un violento pestaggio avvenuto nel mese di novembre del 2018. Fin da subito, le indagini hanno interessato le componenti malavitose operanti nel quartiere di Santa Lucia sopra Contesse e si sono sviluppate a seguito di attenta analisi delle dinamiche criminali, soprattutto nell’ambito del traffico degli stupefacenti, che interessavano quel rione popolare cittadino. Le indagini, oltre a fare luce sull’efferato pestaggio di un giovane, hanno restituito numerosi elementi indicativi di un intenso traffico di sostanze stupefacenti gestito dalla consorteria criminale disarticolata con l’operazione odierna.

Gli arrestati in carcere: Aloisi Antonino, classe ’86 Arena Salvatore, ’94 Arrigo Angelo, ’88 Fiore Matteo, ’93 Marra Nicola, ’89

Agli arresti domiciliari: Alati Carmelo, classe ’85 Chiatto Valentino, ’91 Rizzo Roberto, ’96 Romano Domenico, ’90 Settimo Daniele, classe 2000

Obbligo di dimora: Arena Giuseppe, classe ’75

Per l’operazione “Knock down” la Mobile ha lavorato anche con i colleghi di altri reparti della Questura di Messina e con quelli del Reparto prevenzione crimine per la Sicilia Orientale. All’attività hanno anche collaborato gli agenti della Polizia penitenziaria di un carcere dove si trovava già ristretto un indagato raggiunto dalla misura cautelare.

I RETROSCENA: Il ruolo dei singoli componenti del sodalizio criminale

L’indagine ha avuto la sua genesi dagli approfondimenti svolti dopo un violento pestaggio avvenuto in città nel novembre del 2018. In quella occasione, gli investigatori della Mobile sono intervenuti al pronto soccorso del Policlinico per la segnalazione del ricovero di un giovane, in prognosi riservata, con un vasto trauma cranico. Era stato selvaggiamente picchiato da più persone. Fin da subito le indagini si sono indirizzate sul gruppo di Santa Lucia sopra Contesse e si sono sviluppate scandagliando le dinamiche criminali soprattutto nell’ambito del traffico degli stupefacenti. Gli investigatori si sono resi subito conto che l’aggressione ai danni del ragazzo era scaturita da un debito contratto per il mancato pagamento di un quantitativo di sostanza stupefacente, debito di appena 200 euro. Così dall’estrapolazione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza installati in ospedale è stato possibile risalire ai soggetti che avevano accompagnato la vittima al pronto soccorso, ed è scattata una imponente azione d’approfondimento investigativo condotta dalla Mobile e coordinata dalla Procura retta da Maurizio de Lucia.

Le indagini, oltre a consentire di fare luce sul pestaggio del giovane, che lo stesso gip Fabio Pagana ha definito nell’ordinanza di custodia cautelare un vero “massacro”, hanno restituito molti spunti per delineare un intenso traffico di sostanze stupefacenti gestito dal gruppo criminale. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, la visione delle immagini delle telecamere nascoste, i tantissimi appostamenti e i riscontri all’attività di spaccio, hanno delineato l’esistenza, spiegano gli investigatori, di “un’articolata associazione criminale, operante nel rione messinese di Santa Lucia sopra Contesse, dedita alla gestione di un imponente traffico di droghe di varie tipologie, destinate ad essere immesse sul mercato messinese”.

Con riferimento poi al pestaggio che ha dato il via alle indagini, è emerso come Matteo Fiore e Salvatore Arena abbiano fermato la vittima in strada per poi condurla a casa di Antonino Aloisi dove il ragazzo, per un debito per la fornitura di stupefacenti di appena 200 euro, è stato selvaggiamente picchiato.

Il gip Pagana ha ritenuto i tre responsabili dei reati di lesioni personali aggravate ed estorsione ai danni del giovane brutalmente aggredito per recuperare quanto dovuto per l’acquisto della droga.

Ma gli investigatori della Mobile andando avanti hanno scoperto molto altro, ovvero un gruppo radicato a S. Lucia sopra Contesse che si era “specializzato” nel traffico di droga. Di questo sodalizio secondo gli inquirenti fanno parte, con il ruolo di capi-promotori, Fiore, Aloisi e Arena, che tenevano i contatti con le decine di acquirenti, reperivano la sostanza da immettere sul mercato dello spaccio e si rapportavano con i fornitori. Erano loro ad occuparsi dell’approvvigionamento della droga, attingendo peraltro, per le loro esigenze, a una pluralità di soggetti tra cui Angelo Arrigo e Valentino Chiatto, con il primo che è risultato a pieno titolo inserito nel gruppo. Ed era proprio nelle abitazioni di Arena e Aloisi, vero punto di riferimento per tutti, che veniva custodita quasi tutta la droga, e in alcuni casi anche venduta.

Il ruolo di “corriere di fiducia” del sodalizio risulta ricoperto da Nicola Marra. Emblematico è un episodio avvenuto durate le indagini, quando Marra è sfuggito ad un controllo della Polizia disfacendosi di oltre mezzo chilo di marijuana, gettandola lungo la carreggiata dell’autostrada, nei pressi dello svincolo di Giostra. L’involucro è stato, poi, recuperato e sequestrato.

Un altro componente del gruppo raggiunto dal provvedimento cautelare è Domenico Romano, la cui presenza è stata accertata all’interno dell’abitazione di Arena, dove Romano è anche rimasto da solo e, con una familiarità che non può non denotare uno stabile inserimento nell’associazione, ha ricevuto “clienti” a cui ha consegnato la droga custodita dagli altri membri del gruppo.

Organici all’associazione sono risultati poi secondo gli inquirenti anche Daniele Settimo, che era in stretti rapporti con Fiore ed altri componenti, e svolgeva attività di cessione di stupefacente nell’interesse del gruppo, custodendo anche significativi quantitativi di droga, e Carmelo Alati, che con i promotori del gruppo criminale intratteneva rapporti di “dare e avere” che alcune volte forniva lo stupefacente per lo spaccio e talvolta lo riceveva anche. Proprio Settimo, nel corso delle indagini, è stato arrestato con circa 20 chili di marijuana, così come Alati, fermato con circa 200 grammi di “erba”.

Gli investigatori della Mobile durante le indagini hanno poi arrestato in flagranza altre due persone, rinvenendo e sequestrando oltre 80 grammi di cocaina e circa 5.000 euro in contanti.