7 Giugno 2024 Cronaca di Messina e Provincia

L’OMICIDIO DELL’EX POLIZIOTTO A FURCI, CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER NUCIFORA. IL DRAMMATICO INTERROGATORIO, LA CONFESSIONE

La Procura della Repubblica di Messina, che ha coordinato le indagini condotte dalla Compagnia Carabinieri di Taormina con la sostituta procuratrice Roberta La Speme e l’aggiunto Vito Di Giorgio, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’operaio messinese Gaetano Antonio Nucifora, il 58enne di Roccalumera accusato dell’omicidio dell’ex poliziotto Giuseppe Catania, ucciso il 2 ottobre scorso sul lungomare di Furci Siculo. Nucifora, detenuto nella casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, è accusato del reato di omicidio con l’aggravante di avere commesso il fatto con premeditazione e per motivi abbietti e futili. Il gup Salvatore Pugliese ha fissato l’udienza preliminare per il 5 luglio (alle ore 11) e ha notificato il provvedimento ai legali difensori dell’imputato, gli avvocati Giovanni Starrantino ed Emilia Cerchiara, e alle otto parti offese ovvero i genitori, le due sorelle, la moglie e i tre figli di Catania, assistiti dall’avv. Antonio Scarcella.

IL DRAMMATICO INTERROGATORIO, LA CONFESSIONE.

Subito dopo l'omicidio, Antonio Nucifora si presenta nella caserma dei carabinieri di Taormina per costituirsi. Davanti al sostituto procuratore Roberta La Speme racconta i drammatici momenti che hanno preceduto l'uccisione di Catania, ma anche quelli successivi, cercando di motivare il grave gesto. "Ieri sera primo ottobre mia moglie A. C., dopo aver trascorso un periodo di sette, nove mesi legati a problemi di salute di mia figlia..., mi ha convocato dicendomi di dovermi confessare una cosa, ovvero di avermi tradito con Pippo CATANIA. Costui per me era come un fratello, tanto che gli ho fatto battezzare l'altra mia figlia", sottolinea il 57enne. "Mia moglie mi ha confidato che tale relazione era iniziata nell'anno 2017. lo rimanevo tutta la serata di eri a casa, insonne, a pensare a tale situazione. Ho chiesto a mia moglie come avesse fatto ad intrattenere tale relazione per tutto questo tempo a mia insaputa e lei mi diceva che si vedeva in casa nostra allorquando io uscivo per lavorare. Non mi sono confidato con nessuno ma ho tenuto tutto dentro di me. Oggi pomeriggio - continua a raccontare e verbalizzare Nucifora supportato dal legale Giovanni Miasi - intorno alle ore 18.30, 18.45 ero in giro per Furci da solo con la mia macchina Ford Fiesta, di colore rosso metallizzato, quando ho visto il CATANIA sul lungomare che giocava a carte con altre persone anziane. CATANIA stava giocando sul marciapiedi proprio fuori il bar di Mimmo MORO, venti metri dietro. lo, quindi, andavo a casa e prendevo il fucile da caccia, esattamente il Bernardelli calibro 12, e tornavo da CATANIA senza, tuttavia, trovarlo più sul posto. CATANIA lo trovavo circa trenta metri più avanti, sempre sul lungomare, in direzione Furci che parlava con due signori che io non conoscevo i quali erano seduti su una panchina. Scendevo, quindi, dalla macchina, e prendevo il fucile dal cofano dove lo avevo riposto. Sempre dietro il cofano provvedevo a caricare i fucile con due cartucce e portavo con me altre cartucce. Quindi con il fucile carico mi dirigevo verso CATANIA. Ricordo che lui mi guardava ma non proferiva parola. Giunto aduna distanza di circa tre o quattro metri da CATANIA, puntavo il fucile verso di lui invitando, al contempo, i due signori vicino a lui ad andarsene. Con il fucile puntato al volto del CATANIA prima di esplodergli i colpi gli dicevo che da fratello quale lo ritenevo non mi sarei meritato che lui mi facesse le corna anche perché gli avevo fatto battezzare mia figlia, la seconda genita".

"CATANIA mi guardava senza rispondermi. Quindi gli esplodevo i due colpi all'indirizzo del volto e lui cadeva per terra. Ricaricavo nuovamente il fucile con altri due o più colpi che avevo in tasca ma che non ricordo l'esatto numero, esplodendoli tutti sempre all'indirizzo di CATANIA ormai riverso per terra. Penso che ho puntato tali ulteriori colpi all'indirizzo delle gambe e della pancia di CATANIA ma non lo ricordo bene. Riponevo nuovamente il fucile nel cofano della mia machina e facevo ritorno a casa. Una volta a casa, senza farmi accorgere dalle mie figlie e nemmeno da mia moglie, posavo il fucile nella fuciliera nel salotto all'interno di un armadio e precisamente nell'anta a specchio. Preciso che prima di entrare in casa, una volta avuto accesso al terrazzino esterno di pertinenza di casa mia, preso dalla rabbia, sbattevo il fucile per terra rompendolo. Quindi, come detto, riponevo il fucile nella fuciliera. Subito dopo andavo in bagno e mi facevo la doccia riponendo gli indumenti che indossavo per terra nel bagno piccolo di casa. Gli indumenti non erano sporchi di sangue in quanto ho sparato al CATANIA con un fucile che mi ha assicurato una distanza tale da non sporcarmi. Ripeto, ho esploso i colpi al CATANIA ad una distanza di circa tre o quattro metri. Dopo essermi cambiato dicevo a mia moglie che mi sarei recato presso la caserma di Roccalumera per costituirmi confessandole che poco prima avevo sparato a Pippo CATANIA. Mia moglie iniziava a gridare. Raccontavo alle mie figlie il tradimento di mia moglie e confessavo anche a loro che avevo ucciso Catania. Mia figlia, che ha 27 anni, sveniva ed io le davo soccorso. Invitavo mia figlia Lucia a riprendersi dicendole di guarire perche' sarebbe dovuta venire a trovarmi al carcere". Dopo essersi liberato del macigno che lo soffocava, Antonio Nucifora viene sottoposto alle domande del sostituto La Speme. "No, né le mie figlie ne mia moglie si sono accorte che ho preso il fucile prima di commettere l'omicidio in quanto erano tutte nella camera da letto poichè Lucia non si sentiva bene", precisa l'uomo. Che chiarisce, su precisa domanda del magistrato, il momento in cui ha deciso di uccidere Pippo Catania. "Ho maturato il proposito di uccidere il Catania oggi pomeriggio allorquando, circolando casualmente per Furci Siculo, l'ho visto giocare a carte". "Non ho mai sospettato un tradimento da parte di mia moglie. Conoscevo il Catania da trent'anni e per me era come un fratello". "Mi sono sposato con mia moglie il 10 settembre 1996 e non avrei mai immaginato che potesse capitarmi una cosa del genere. Non mi sono mai permesso di guardare un altra donna se non mia moglie e non potevo aspettarmi che mia moglie avesse una storia così lunga fin dal 2017".

"Con mia moglie il rapporto e' sempre stato buono e sereno. Non avevamo nemmeno problemi economici. Quando mia moglie mi ha confidato di avermi tradito con il CATANIA mi ha anche detto che tale storia era iniziata nel 2017 e che era ancora in corso. Mia moglie mi diceva che si vedeva con CATANIA a casa mia quando io ero fuori. Lei si limitava a dirmi che aveva necessità di confidarmi il tradimento perché aveva un peso nel cuore".

Il pm chiede prima di oggi quando ha visto l'ultima volta il CATANIA? "Anche se ho sempre ritenuto il CATANIA come un fratello, da circa cinque anni non mi parlavo più con lui in quanto avevamo avuto una discussione verbale nel giardino sotto casa sua. La discussione era avvenuta perché il CATANIA pretendeva che io lo aiutassi con i lavori in campagna, che ho sempre fatto gratuitamente con spirito fraterno, anche quando ero stanco e di sabato o di domenica. lo, ovviamente, non ero sempre disposto ad aiutarlo anche in tali condizioni e a seguito di ciò avevamo smesso di salutarci e di avere rapporti".

Domanda: dove ha preso i colpi che ha esploso contro il CATANIA?
Risposta: ho preso i colpi nella stessa fuciliera dove erano custoditi i due fucili. Avevo due scatole di cartucce cal. 12 di cui una era ancora integra mentre l'altra era usata. Non ricordo quante cartucce di preciso io abbia preso, credo un pugno e comunque tutte le cartucce le ho esplose all'indirizzo del CATANIA lasciando i bossoli esplosi per terra.
Domanda: Come mai deteneva in casa due fucili?
Risposta: I due fucili sono legalmente detenuti in quanto sono titolare di porto d'armi uso caccia ed uso sportivo. Possiedo tali fucili da numerosi anni. Oltre questi due fucili ho posseduto altre armi che negli anni ho poi venduto. Il fucile che oggi ho utilizzato per uccidere il CATANIA non vi sparavo da almeno quindici anni. L'altro, invece, non lo utilizzo da almeno tre anni ovvero da quando non vado più a caccia.
Domanda: Come mai ha deciso di utilizzare il fucile Bernardelli cal. 12 per uccidere il CATANIA e non l'altro?
Risposta: sono entrambi due calibri 12. La scelta è stata puramente casuale atteso che l'altro era smontato nella valigetta?"

Nell'immediatezza dei fatti veniva sentita anche A. C., la quale confermava la confessione del tradimento al marito, avvenuta a suo dire due gironi prima; riferiva altresì di averlo visto, quel pomeriggio, allontanarsi velocemente da casa e che questi era tornato dopo breve tempo, rivelandole di aver ucciso Catania.

"Premetto che due giorni fa, presa dal rimorso, ho confessato a mio marito che, circa sei anni addietro, l'avevo tradito con il padrino di nostra figlia nonché nostro amico, tale CATANIA Giuseppe, detto "Pippo". Gaetano da allora aveva smesso di parlarmi, si era chiuso in se stesso, anche se vivevamo insieme, mi parlava solo per chiedermi come stava nostra figlia Lucia... La relazione extra coniugale con CATANIA era avvenuta circa sei anni fa, ed è durata poco tempo, ma da allora non ci siamo piu' visti anche perché mio marito e Giuseppe, circa cinque anni addietro, hanno litigato permotivi loro e non si parlavano piu'".

"Il 2 ottobre verso le ore 18, mi sono recata con mio marito a comprare della frutta a Santa Teresa di Riva. Dopo aver comprato la frutta siamo ritornati a casa e mentre io mi recavo in bagno, mio marito scappava via da casa di corsa. Chiedevo a mia figlia dove era andato papà ma neanche lei sapeva dove fosse andato. Dopo alcuni minuti Gaetano ritornava a casa alchè gli chiedevo dove era andato e lui mi diceva testualmente "l'ho fatto", io insistevo chiedendogli cosa avesse fatto e Gaetano mi rispondeva testualmente "l'ho ucciso, spogliandosi ed entrando nella doccia. A quelle parole intuivo che Gaetano aveva ucciso a Giuseppe Catania. Una volta lavatosi e cambiatosi, Gaetano usciva di casa dicendo che si stava recando presso la caserma dei Carabinieri, lasciando la nostra auto, una Ford Fiesta di colore rosso, parcheggiata dietro casa nostra".