11 Novembre 2025 Cronaca di Messina e Provincia

Caporalato e sfruttamento dell’immigrazione, quattro arresti dei Carabinieri. Coinvolti anche un patronato e un centro servizi

Caporalato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dieci indagati a Terme Vigliatore. Quattro le misure cautelari eseguite poco dopo l’alba di ieri dai carabinieri. Coinvolti imprenditori del settore florovivaistico e gestori di patronati. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Barcellona, diretta da Giuseppe Verzera, che ha delegato i militari della Stazione di Terme Vigliatore e della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, i quali hanno dato esecuzione a quattro misure cautelari, disposte dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Caristia su richiesta della sostituta procuratrice Dora Esposito, nell’ambito di una complessa indagine sul caporalato e sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel settore florovivaistico di Terme Vigliatore e persino di Milazzo.

Portato alla luce un articolato sistema di sfruttamento lavorativo e di reclutamento illecito e impiego di manodopera straniera. La misura cautelare più grave, quella della detenzione in carcere, è stata eseguita nei confronti del tunisino Salem Mizouri, 48 anni, che risiedeva in contrada Dromo di Furnari, considerato l’uomo chiave che faceva da intermediario e regolava il flusso del mercato della manodopera nei vivai di Terme Vigliatore e dei paesi contigui. Mizouri è stato arrestato a Castelvetrano, dove si era trasferito avendo avuto sentore dell’inchiesta nei suoi confronti. Agli arresti domiciliari, con la prescrizione di non comunicare con persone diverse dai conviventi o da chi li assiste, sono stati invece confinati i fratelli Giuseppe e Salvatore Valenti, 48 e 42 anni, titolari di due vivai, la “Valenti Giuseppe” e la “Hesperidium Group”: sono ritenuti responsabili di aver gestito l’impiego dei lavoratori in condizioni di sfruttamento, insieme a Salvatore Giunta, anch’egli titolare di un’azienda del settore e agli arresti domiciliari, vivaista di 47 anni, residente nella frazione San Biagio di Terme Vigliatore, ai quali viene contestato il reato più grave di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Per le sei persone indagate rimaste in stato di libertà, si contesta invece un reato per il quale non è scattata la misura cautelare: infatti, in concorso tra loro, al fine di lucro, avrebbero compiuto attività dirette a procurare illegalmente l’ingresso e la permanenza nel territorio italiano di lavoratori stranieri. Si tratta dei vivaisti Salvatore Triscari Barberi, 56 anni, originario di Tortorici; Carmelo De Pasquale, 61 anni, originario di Castroreale; Carmelo Anania, 42 anni, di Milazzo. Tra questi, emerge la figura di Anna Lo Bianco, 47 anni, titolare del patronato Inapi con sede a Terme Vigliatore, per un presunto coinvolgimento nella predisposizione e ricezione di documentazione mendace finalizzata all’ottenimento dei nulla osta e dei visti d’ingresso per lavoratori stranieri. Secondo l’accusa, la donna avrebbe inoltrato domande nell’ambito del cosiddetto “Decreto flussi” pur essendo consapevole della falsità delle attestazioni e senza allegare la documentazione necessaria, al fine di agevolare l’ingresso e la regolarizzazione di manodopera destinata alle aziende coinvolte.

A un altro indagato, Vincenzo Linsalata, 62 anni, residente a Barcellona e responsabile di un centro servizi, avrebbe ricercato e procurato la documentazione fittizia necessaria per completare le pratiche di ingresso e soggiorno. A Mario Carmelo Sciotto, 65 anni, proprietario di un immobile a Terme Vigliatore, si contesta di aver fornito false dichiarazioni di ospitalità a cittadini stranieri, dietro pagamento, per consentire l’ottenimento dei permessi di soggiorno. Le attività contestate si sarebbero svolte principalmente tra maggio e ottobre 2024 a Terme Vigliatore e in parte anche nel territorio di Milazzo.

Gli inquirenti ipotizzano che i lavoratori stranieri venissero costretti a turni di dieci ore giornaliere, senza rispetto dei periodi di riposo e delle ferie, con retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali (5 euro all’ora anziché 16) e in assenza delle tutele previdenziali e assicurative. Inoltre, sarebbe stata omessa la fornitura dei dispositivi di protezione individuale, esponendo i dipendenti a rischi per la loro incolumità. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Giuseppe Sottile, Sebastiano Campanella e Angelo Puglisi.

Il comunicato dei carabinieri:

All’alba di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa - dal GIP del Tribunaledi Barcellona Pozzo di Gotto, su conforme richiesta della locale Procura della Repubblica - nei confronti di quattro persone, tra cui un 48enne, tunisino, e tre titolari di aziende florovivaistiche, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoroe violazione delle “disposizioni contro le immigrazioni clandestine”.

Il provvedimento è scaturito da indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Terme Vigliatore e del Nucleo Operativo e Radiomobile della predetta Compagnia, nonché coordinate dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto - guidata dal Procuratore Capo, dott. Giuseppe VERZERA - da cui è emerso che circa 10 cittadini tunisini in stato di bisogno erano giunti illecitamente in Italia, per poi essere sfruttati in quattro aziende florovivaistiche.

In particolare, è stato accertato che il 48enne, approfittando dello stato di bisogno dei predetti connazionali, avrebbe organizzato il loro arrivo e la loro permanenza in Italia sulla base di fittizie richieste di assunzione presentate dai citati imprenditori, ricevendo in cambio somme di denaro.

Tra l’altro, l’indagato in argomento si sarebbe avvalso anche della complicità dei titolari di un patronato e di un centro servizi affiliato presso i cui istituti sono state contestualmente eseguite locali perquisizioni e notificate due informazioni di garanzia per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, i quali in cambio di denaro avrebbero istruito le relative pratiche pur essendo consapevoli dell’irregolarità della documentazione presentata, eludendo il cd. “Decreto Flussi.

In tale quadro, i titolari delle aziende florovivaistiche in argomento avrebbero impiegato i citati lavoratori in condizioni di sfruttamento, violando i contratti collettivi di lavoro in relazione agli orari (10 ore al giorno senza pause, anziché 6,40), alle retribuzioni (5 € all’ora anziché 16) e ai turni di riposo, nonché ignorando le prescrizioni in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro riferite agli ambienti ove erano costretti a vivere.

Le indagini dei Carabinieri hanno infatti consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza, consentendo all’Autorità giudiziaria di emettere una misura cautelare nei loro confronti.

Complessivamente si procede nei confronti di 10 indagati che a vario titolo hanno concorso nelle condotte illecite sopra descritte.

Anche la presente indagine si inquadra nell’ambito delle numerose iniziative, preventive e repressive, che i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e del Comando per la Tutela del Lavoro promuovo sistematicamente - di concerto con l’Autorità giudiziaria e con tutti gli altri Enti preposti - per tutelare la salute e la condizione di tutti i lavoratori, nonché per evitare che taluni datori di lavoro possano approfittare di situazioni di bisogno in cui versa il personale impiegato.