OPERAZIONE ANTIMAFIA. ESEGUITE 5 MISURE CAUTELARI PERSONALI E IL SEQUESTRO DI DUE DITTE INDIVIDUALI PER UN VALORE DI OLTRE 250 MILA EURO PER IL REATO DI TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI VALORI
Un distributore di carburanti con rivendita di tabacchi e un bar sulla strada comunale Mirto Valle Zappulla sarebbero stato intestati ai figli per evitare che finissero sotto sequestro, assicurandosi così la gestione e la spartizione ed i proventi dell’attività di cui si sarebbero solo formalmente disinteressati.
È quanto contesta la Direzione distrettuale antimafia di Messina a cinque persone indagate per trasferimento fraudolento di valori. Ai domiciliari sono finiti Sebastiano Conti Taguali, e Giuseppe Ruggeri entrambi di 60 anni, mentre nei confronti di Antonino Ruggeri, Cristina Conti Taguali e Maria Tindara Conti Taguali è scattata la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. Sotto sequestro sono finiti il distributore di carburanti, la rivendita di tabacchi e il bar per un valore stimato di circa 250mila euro. I provvedimenti, disposti dalla gip Monia De Francesco, sono stati eseguiti dai militari della Guardia di Finanza che hanno svolto le indagini. Il periodo preso in considerazione va dal febbraio 2022 all’agosto 2023.
L’inchiesta scaturisce da due informative dello Scico della Guardia di Finanza su una scrittura privata tra Cristina Conti Taguali e Antonino Ruggeri relativa alla gestione di un distributore di carburanti. Ruggeri avrebbe versato 125mila euro. Dagli accertamenti dei finanzieri tuttavia è emerso che Ruggeri e la sua famiglia non avrebbero possibilità economiche tali da avviare questo tipo di attività. Attraverso una modalità simile il bar, presente nella stessa stazione di servizio, sarebbe stato intestato ad una terza persona.
Secondo gli investigatori sia Ruggeri che Conti Taguali avrebbero intestato solo formalmente ai figli le attività che loro avrebbero continuato a gestire per evitare i provvedimenti sequestro. Per quanto riguarda Ruggeri, insieme ad un altro figlio avrebbe gestito un’attività di noleggio barche turistiche per le escursioni a Isola Bella di Taormina. Giuseppe Ruggeri era stato coinvolto in una indagine per estorsione nella quale sarebbe emerso che sarebbe stato il vero gestore con l’obiettivo di acquisire il monopolio dell’attività turistica a Isola Bella. In quella occasione , come ricorda il gip, gli era stata solo contestata l’aggravante di aver agito con il metodo mafioso. Sullo sfondo, secondo gli investigatori, il clan Santapaola -Brunetto, ipotesi che però non era stata accolta dal gip. Nello stesso tempo Sebastiano Conti Taguali è considerato vicino alla famiglia dei Bontempo Scavo, articolazione della famiglia mafiosa dei tortoriciani. Sia per Conti Taguali che per Ruggeri, ad aggiungere altri tasselli alle indagini della Guardia di Finanza anche alcune intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Il provvedimento è stato emesso a seguito dell’interrogatorio di garanzia avvenuto nei giorni scorsi alla presenza degli avvocati Carmelo Occhiuto, Alessandro Pruiti e Antonello Scordo.
Il comunicato della Guardia di Finanza.
In data odierna, i Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, hanno posto in esecuzione, su delega della Procura della Repubblica/Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, l’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto misure cautelari personali, interdittive e il sequestro di beni e somme di denaro nei confronti di cinque persone.
In particolare, è stata eseguita la misura degli arresti domiciliarti nei confronti di due persone; mentre, nei confronti altri tre soggetti, è stata eseguita la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale.
Contestualmente, è stata data esecuzione al decreto, con il quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo del complesso aziendale strumentale all’esercizio dell’attività imprenditoriale di distribuzione di carburante al dettaglio, con rivendita di tabacchi e all’attività di bar ed altri servizi simili.
Agli indagati viene contestato il delitto di cui all’art 512-bis c.p. (trasferimento fraudolento di valori), che punisce la condotta di coloro che attribuiscono, fittiziamente ad altri (prestanomi), la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui ricettazioni, riciclaggio o reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche o imprenditoriali. Gli illeciti risultano commessi dal febbraio 2022 all’agosto 2023 in località Tortorici dove, peraltro, sono allocate le ditte oggetto di sequestro. Il valore delle stesse ditte è stato quantificato pari a oltre 250000 euro.
Le misure cautelari, interdittive e reali si fondano su un compendio indiziario ritenuto grave dal giudice per le indagini preliminari per il delitto di intestazione fittizia di beni. Le attività di indagine, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e delegate al Comando Provinciale della G. di F., nascono nel contesto più ampio di mirate attività di investigazioni volte ad approfondire le informazioni operative dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (SCICO).
In particolare, dall’analisi di molteplici contratti fra loro collegati, emergeva una scrittura privata, con la quale i due principali odierni indagati, risultavano aver “schermato”, attraverso prestanomi, la titolarità di un impianto di distribuzione stradale di carburanti.
Attraverso analoghe modalità, un locale commerciale adibito a bar, presente nella stessa stazione di servizio, veniva, solo formalmente, intestato ad una terza persona.
In entrambi i casi, è emerso che la titolarità formale delle imprese veniva attribuita a prossimi congiunti (figli) dei reali interessati (gestori di fatto), a loro volta colpiti, dalla misura cautelare dell’interdittiva dall’esercizio dell’attività imprenditoriale; tale artificio consentiva agli indagati di continuare ad assicurarsi la materiale gestione e la conseguente spartizione dei proventi derivanti dalle attività economiche, di cui si erano, solo formalmente, spogliati.
Le attività di indagine, allo stato, consentono di ritenere come il ricorso a tale intestazione fittizia possa essere giustificato dall’obiettivo dei veri titolari delle attività imprenditoriali e commerciali di sottrarre i loro beni agli strumenti predisposti dall’ordinamento, per evitare illeciti arricchimenti e tutelare l’economia sana dalla circolazione di denaro e beni frutto di attività mafiose, trattandosi di soggetti risultati appartenenti o contigui a due diverse compagini di criminalità organizzata di tipo mafioso, l’una, operante nella zona ionica e, l’altra, sulla fascia tirrenica della Provincia di Messina. In particolare, uno di tali soggetti risultava già appartenente ai Bontempo-Scavo, articolazione della famiglia mafiosa dei tortoriciani, per essere stato condannato, con diverse sentenze passata in cosa giudicata, sia per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, maltrattamento di animali, sia per i delitti di omicidio tentato, estorsione e porto abusivo d’armi.
Il secondo, attualmente detenuto in carcere, è risultato il proprietario di fatto di una proficua impresa, formalmente intestata al figlio ed operante nel settore del noleggio di imbarcazioni turistiche, nello scenario di Isola Bella di Taormina. Il soggetto, già noto alle forze di Polizia e riconducibile alla famiglia mafiosa “SANTAPAOLA–BRUNETTO”, è stato, peraltro, colpito nel corrente anno da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Kalaat”, per plurimi reati di estorsione aggravati dal metodo mafioso: in quella indagine, era emerso come l’indagato avesse conseguito, con metodo e perseguendo finalità mafiose, l’obiettivo di escludere qualsivoglia ulteriore operatore turistico nei pressi dell’Isola Bella di Taormina, monopolizzando di fatto l’attività di escursioni turistiche.
A quelle originarie indagini hanno fatto seguito quelle che, in data odierna, hanno portato alla esecuzione delle misure, per effetto degli approfondimenti economico-patrimoniali, essendo risultato che i soggetti investigati e i relativi familiari possedevano beni, in misura sproporzionata rispetto ai redditi leciti dichiarati, confermando la stretta correlazione temporale tra i comportamenti antisociali documentati e l’illecito arricchimento accertato.
Il Giudice, nell’emettere l’ordinanza di applicazione di misure cautelari, ha tenuto conto delle deduzioni difensive articolate nel corso degli interrogatori di garanzia. “Quanto sopra, ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, precisando che il provvedimento di sequestro adottato può essere modificato o annullato attraverso il ricorso agli ordinari mezzi di impugnazione e che tali successivi gradi di giudizio, sempre nel contraddittorio fra accusa e difesa davanti al giudice terzo e imparziale, possono anche concludersi con l'esclusione di qualsiasi forma di responsabilità e la restituzione dei beni agli aventi diritto”.