5 Gennaio 2026 Giudiziaria

‘RIMBORSI FACILI’, CI SONO TRE NUOVI INDAGATI. SVOLTA NELL’INDAGINE SULL’EX RETTORE SALVATORE CUZZOCREA

di Enrico Di Giacomo - Ci sono altri indagati nell'indagine sul prof. Salvatore Cuzzocrea, ex rettore dell'Università di Messina e per dieci mesi anche presidente della Crui (le polemiche seguite alle denunce del sindacalista della Gilda e membro del Senato Accademico Paolo Todaro e ad alcune inchieste giornalistiche, il 9 ottobre del 2023, lo costrinsero alle dimissioni), accusato di più ipotesi di peculato nell’inchiesta della procura di Messina che ha consentito di scoperchiare un «sofisticato meccanismo», attraverso il quale l’ex rettore si sarebbe indebitamente appropriato di fondi destinati alla ricerca scientifica dell’Università. Cuzzocrea, lo ricordiamo, secondo la tesi della procura, nella qualità di pubblico ufficiale e responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca affidati al dipartimento “ChiBioFaram”, si sarebbe appropriato di ingenti somme di denaro, utilizzando, a fini di rimborso spese, "documentazione contabile artefatta, gonfiata o non inerente ai progetti di ricerca scientifica". In pratica venivano presentati scontrini fiscali relativi ad acquisti effettuati, prevalentemente, per spese personali; la richiesta di rimborso di missioni effettuate, asseritamente, per attività di ricerca, ma risultate coincidenti con la presenza dell’ex rettore ad eventi ippici. Oppure rimborsi giustificati con la presentazione di scontrini fiscali, per acquisti che riguardavano materiali non afferenti alle attività di ricerca  come materiale elettrico, idraulico ed edile in alcuni casi prelevati presso un emporio di articoli cinesi. Un secondo filone investigativo riguarda la legittimità di 61 decreti di pagamento emessi dal “Dipartimento “ChioBioFarAm” a società private o imprenditori individuali, ovvero contratti di fornitura di beni e servizi che solo formalmente sarebbero stati forniti all’Università per finanziare progetti di ricerca ma in realtà venivano utilizzati a beneficio dell’azienda agricola  riferibile all’ex rettore. Fondi che Cuzzocrea avrebbe distratto, per fini privati, destinandoli, prevalentemente, alla costruzione di un’importante struttura per attività equestri a Viagrande.

PECULATO E FALSO, INDAGATI GLI EX VERTICI AMMINISTRATIVI DEL DIPARTIMENTO CHIBIOFARAM.

A pochi giorni dalla discussione del prossimo 8 gennaio, davanti ai giudici del Riesame, dell'appello con cui la procura insiste sull'applicazione degli arresti domiciliari al professore Cuzzocrea, una nuova svolta segna l'inchiesta della procura guidata dal Procuratore Antonio D'Amato. Le sostitute procuratrici Liliana Todaro e Roberta La Speme, che hanno condotto l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Rosa Raffa, hanno inviato un'informazione di garanzia, oltre che al prof. Salvatore Cuzzocrea, responsabile scientifico dei progetti di ricerca, ai vertici (all'epoca dei fatti contestati) dell'amministrazione del dipartimento ChiBioFarAm dell'Università di Messina, acronimo che sta per dipartimento di Scienze chimiche, biologiche, farmaceutiche e ambientali, e cioè all'ex segretaria amministrativa del dipartimento, fino al 2022, Leonarda Urzi', all'ex segretario amministrativo, dal 2022 al 2023, dello stesso dipartimento Antonino Zagami e a Sebastiano Campagna, già direttore del dipartimento dal 2019 al 2023.

I tre sono accusati, in concorso con l'ex rettore, di diverse ipotesi di peculati e falsi.

Già fissati gli interrogatori di garanzia dei tre indagati, che potranno così difendersi dalla accuse alla presenza delle due sostitute procuratrici e degli investigatori del nucleo economico-finanziario Guardia di Finanza. Ricordiamo che siamo soltanto alla fase delle indagini preliminari e che il procedimento potrà concludersi anche con la prova dell'assenza di ogni forma di responsabilità degli indiziati.

IL PECULATO.

Di cosa sono accusati, nello specifico, gli ex responsabili amministrativi del dipartimento ChioBioFarAm?

Urzì, Zagami e Campagna, secondo l'accusa, in concorso con Cuzzocrea, avendo la disponibilità materiale e giuridica, per il ruolo che rivestivano, delle somme erogate per l'attuazione dei progetti, avrebbero vistato ed emesso mandati di pagamento "omettendo qualunque forma di controllo, al fine di agevolare Salvatore Cuzzocrea", il quale nella qualità di responsabile scientifico dei progetti di ricerca, "mediante la presentazione di fatture materialmente falsificate, chiedendo più volte il rimborso della fattura, gonfiando l'importo delle spese di missione, presentando scontrini falsi o per spese personali e, comunque, non inerenti al progetto, ovvero allegando titoli di spesa apparentemente sostenute dai ricercatori, si appropriava di 1.610.851,35 euro a titolo di rimborsi per spese non sostenute".

I PROGETTI.

Ma quanti e quali sono i progetti finiti sotto i riflettori della procura in questa indagine? In tutto i progetti per i quali sarebbero stati ottenuti rimborsi non dovuti attraverso "documentazione falsa e irregolare" sono 18 (tra parentesi le somme che secondo la procura, sarebbero state giustificate, appunto, mediante documentazione falsa o irregolare).

Si va dal progetto Abc Farmaceutici (14mila), al progetto Aliamidi (36mila euro), e poi i progetti Medivis (3.896 euro), Purytra (5.174 euro), Demethra (23mila euro), Disba (123mila euro), Fidia (35mila), Drug Delivery (141mila), Fondazione Santa Lucia (46mila), Ortho Line (95mila), Pon Blam (47mila), Pon Bone (67mila), Prin 2017 (49mila), Prin 2020 (15mila), Radikal (67mila), Protidol (191mila), Epithec (252mila), Sintalica (383mila euro).

Urzì, Zagami e Campagna, in concorso tra loro (in un periodo che va dal 2021 al 2023), avendo la disponibilità materiale e giuridica, in virtù delle loro funzioni, delle somme erogate per l'attuazione dei progetti di ricerca, secondo l'accusa "emettevano determine a contrarre tramite affidamento diretto ed ordini di pagamento in mancanza dei prescritti controlli e dei presupposti richiesti dai regolamenti, al fine di agevolare Salvatore Cuzzocrea, responsabile scientifico dei progetti di ricerca" che, mediante la richiesta di effettuazione di spese relative alla fornitura di beni e servizi, da imputare, secondo l'ipotesi degli inquirenti, "falsamente" ai progetti di ricerca, "si appropriava dei beni e servizi oggetto degli affidamenti, destinandoli a vantaggio della 'Divaga società Agricola srl', di cui detiene l'80% delle quote, per un importo complessivo di 868.352,13 euro".

GLI IMPORTI NEL DETTAGLIO.

Secondo l'accusa Salvatore Cuzzocrea, in particolare, si sarebbe appropriato delle forniture di beni e servizi erogati dalla società P. G. mediante 19 affidamenti diretti disposti dal direttore del dipartimento ChiBioFarAm nell'ambito di diversi progetti di ricerca aventi ad oggetto "forniture gabbie e porta gabbie per animali", 'destinandole a vantaggio della Divaga per un totale di 527mila euro'; per la procura Cuzzocrea si sarebbe anche appropriato delle forniture di beni e servizi erogati dalla società A. E. mediante 5 affidamenti diretti aventi ad oggetto l'acquisto di "tessuto non tessuto", 'destinandolo sempre a vantaggio della Divaga per un importo di 151mila euro'. Si sarebbe appropriato inoltre delle forniture di beni e servizi erogati dalla società T.E. s.r.l.s. mediante 5 affidamenti diretti, disposti sempre dal direttore del dipartimento, aventi ad oggetto "elementi complementari per maneggio coperto", destinandoli sempre 'a vantaggio della Divaga per un importo questa volta di 103mila euro', delle forniture e servizi erogati dalla società M. I. mediante 3 affidamenti diretti che avevano come oggetto l'acquisto di "sabbia per campi sportivi Flos 7, flos 8 e flos 9" destinandoli a vantaggio della Divaga per un importo di 75mila euro e infine delle forniture di beni e servizi erogati dalla società AE... mediante un affidamento avente ad oggetto "tessuto non tessuto per campi di sabbia", destinandole a vantaggi della solita "Divaga Società Agricola srl" per un importo di 11mila euro.

L'ACCUSA DI FALSO.

Urzì, Zagami e Campagna (rispettivamente segretaria amministrativa del Dipartimento ChiBioFaram sino al 2022, segretario amministrativo dal 2022 al 2023 e direttore del dipartimento dal 2019 al 2023) sono accusati, in concorso, "quali esecutori della condotta", anche di diversi casi di falso, assieme a Salvatore Cuzzocrea "istigatore" nella qualità di responsabile scientifico dei progetti di ricerca, per aver "attestato falsamente, nei mandati di pagamento relativi ai progetti di ricerca, l'anticipazione delle spese da parte di Cuzzocrea. Con l'aggravante di aver commesso il fatto per realizzare il reato di peculato". I reati, in questo caso, sarebbero stati commessi nel periodo che va dal 2019 al 2023.

Altri casi di falso, commessi invece tra il 2021 e il 2023, sarebbero stati commessi da Cuzzocrea, Urzi', Zagami e Campagna, in concorso tra loro, "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, attestando falsamente nelle delibere di affidamento diretto”, la destinazione dei beni e servizi ai già citati progetti di ricerca. "Con l'aggravante di aver commesso il fatto per realizzare il reato di peculato".

LE PAROLE DEL GIP: TOTALE ASSENZA DEI CONTROLLI.

Il gip Eugenio Fiorentino, all'interno delle centinaia di pagine del decreto di sequestro di beni del 26 novembre scorso, si era già espresso con giudizi molto severi, sul ruolo della figura del segretario amministrativo e di quella del direttore del dipartimento.

"Se è vero che nell'ambito della procedura di rimborso assumeva rilievo anche la figura di terzi soggetti come il segretario amministrativo e il direttore del dipartimento, ai quali competeva il dovere di controllo e verifica dei titoli posti a fondamento dei rimborsi - scrive ancora il gip - appare di tutta evidenza, specie in ragione della macroscopica non inerenza di talune delle richieste (provenienti, ad esempio, da ditte specializzate in servizi fotografici digitali di eventi sportivi), che essi abbiano totalmente abdicato alla funzione ricoperta, verosimilmente per il condizionamento derivante dalla circostanza che Salvatore Cuzzocrea rivestisse contestualmente la carica di Rettore dell'Università".

Ed è, specularmente, "proprio la totale assenza di controlli, di cui evidentemente Cuzzocrea era ben consapevole - scrive ancora il giudice Eugenio Fiorentino - a certificare che questi avesse piena disponibilità del bene giuridico oggetto di apprensione, tanto da essere nelle condizioni di sollecitare la procedura di rimborso nei casi in cui vi era un ritardo nell'adempimento, adducendo peraltro delle giustificazioni (uso di voucher) inidonee e scarsamente verosimili".

Il gip Fiorentino, comunque, definì le dichiarazioni dei testimoni sentiti nel corso delle indagini 'fedeli'. "Lungi dal fornire una versione 'di comodo' o comunque dal cercare di giustificare la condotta dell'indagato, con il quale la maggior parte di essi vantava da tempo rapporti confidenziali e/o professionali - conclude Fiorentino - hanno fedelmente rappresentato tutte le criticità delle condotte assunte da Cuzzocrea, rivelando anche particolari che non avrebbero potuto essere diversamente appurati; e ciò vale sia per chi operava all'interno dell'Università che per i titolari delle ditte o degli esercizi commerci di cui Cuzzocrea è stato, anche per anni cliente".

"IL 'SISTEMA CUZZOCREA' E IL CLIMA DI SOGGEZIONE E LASSISMO DEGLI ORGANI DEPUTATI AL CONTROLLO".

Per il giudice delle indagini preliminari, Eugenio Fiorentino, che a novembre aveva deciso il sequestro di beni dell'ex rettore dell'Università di Messina Salvatore Cuzzocrea, "esisteva un vero e proprio sistema architettato da Cuzzocrea per appropriarsi di parte dei fondi destinati alla ricerca, di cui egli aveva la disponibilità giuridica, mediante un sistematico abuso delle proprie funzioni pubbliche (di responsabile scientifico dei progetti e di Rettore dell'Università), accompagnato dalla predisposizione di atti falsi o di altri artifici, tali da gonfiare gli importi chiesti a titolo di rimborso, approfittando anche del clima di soggezione e, in parte, di lassismo degli organi deputati all'istruttoria ed ai controlli": in alcuni casi l'indagato ha chiesto il rimborso delle spese afferenti ai progetti di ricerca di beni destinati alla società Divaga, in altri si è addirittura munito di scontrini precedentemente gettati dai clienti all'interno di esercizi commerciali, dove era solito fare acquisti, per poi chiederne il rimborso ""spalmando" i relativi importi sui vari progetti di ricerca (come dichiarato da Donatella Venuto e dal commerciante Yunliang Huang).

L'interrogatorio della ex segretaria amministrativa del dipartimento.

"Il sistema dei rimborsi era utilizzato solo in via d’urgenza", aveva spiegato, interrogata dagli inquirenti, la signora Leonarda Urzì, già segretaria amministrativa del dipartimento “ChiBioFaram”, in pensione dall'1 settembre 2022 e adesso indagata: «Fatta eccezione per taluni docenti». I finanzieri gli avevano chiesto di indicare quali. E lei ne ha citato solo uno: il professore Salvatore Cuzzocrea. «Una volta — ha spiegato — col direttore del dipartimento Sebastiano Campagna, ne avevamo discusso con Cuzzocrea, facendo notare che le somme richieste a rimborso erano ingenti». Ma lui non aveva voluto sentire ragioni, dicendo che le sue spese erano «necessarie».

"Ogni docente aveva a disposizione i propri fondi, di varia natura, che gli venivano conferiti dall'amministrazione centrale già con una destinazione, ossia rivolti al responsabile scientifico del progetto", spiega la Urzì, che aggiunge, "io non operavo alcuna valutazione di merito, in quanto non conferente con il mio incarico". "Ignoravo - conclude - che la ditta Divaga fosse riconducibile a Cuzzocrea, informazione che avevo appreso solo dai media", conclude l'ex segretaria amministrativa del dipartimento "ChiBioFarm".

La titolare della Divaga era una donna nata a Firenze, che poi il revisore dei conti nell'ottobre 2023 gli aveva detto essere la suocera del professore Cuzzocrea.

Le dichiarazioni, ai finanzieri, dell'altro segretario amministrativo, Santino Zagami.

Anche l’altro segretario amministrativo, Santino Zagami, anche lui indagato, aveva detto di avere accennato alcuni rilievi a Cuzzocrea, «perché la modalità del rimborso era troppo frequente», ma anche quella volta il rettore invitò «a non entrare nel merito» delle spese. «Teoricamente — ha aggiunto il testimone — il direttore generale Bonanno sarebbe potuto intervenire, ma non aveva molta autonomia rispetto al rettore — commenta la procura — verso il quale notoriamente versava in uno stato di sudditanza".

C’era un clima di paura all’università. L’aveva detto chiaramente il segretario amministrativo Zagami sentito dai finanzieri: «Avevo paura di andare dal direttore generale in quanto, probabilmente, lo avrebbe raccontato al rettore e mi avrebbe ripreso in malo modo». Zagami si era sfogato con i militari: «In alcune occasioni avevo intuito che gli scontrini potessero essere falsi, ossia non corrispondenti ad acquisti personalmente effettuati dal professore Cuzzocrea». Ma l’ex rettore continuò a chiedere rimborsi a raffica.

Il commerciante cinese Yunliang Huang: "Mi chiese di raccogliere gli scontrini fiscali che i clienti lasciavano alla cassa, o quelli caduti a terra".

Cercava scontrini in modo quasi ossessivo. Il commerciante cinese Yunliang Huang ha raccontato ai militari del nucleo di polizia economico finanziaria: «Una volta, il professore mi chiese di raccogliere gli scontrini fiscali che i clienti lasciavano alla cassa, o quelli caduti a terra, per poi consegnarglieli». Ha aggiunto: «Forse per questo motivo trovate scontrini di piccolo importo pagati anche in contanti. Nel tempo, ho più volte consegnato gli scontrini raccolti direttamente al professore». Al commerciante cinese i militari sono arrivati seguendo scontrini per un importo di 42 mila euro. Lui ha spiegato: «Negli ultimi anni il professore ha acquistato in gran quantità quasi esclusivamente materiale elettrico per un utilizzo edile». Ha aggiunto: «Il professore ha pagato tramite carte di credito, chiedendomi esplicitamente di emettere più scontrini fiscali consecutivi. Chiese pure di non indicare sullo scontrino la descrizione della merce venduta».

Tra le spese portate a rimborso dal prof. Cuzzocrea, sono stati rilevati oltre 600 scontrini fiscali e non fiscali (quasi 50mila euro di rimborsi) intestati alla ditta individuale Foraggi e Cereali di Donatella Venuto, esercente l'attività di commercio al dettaglio di alimentari vari in altri esercizi (mangimi, accessori per l'agricoltura e l'allevamento), per un ammontare di 50mila euro. Gli inquirenti hanno potuto verificare la frequenza con cui sono stati emessi gli scontrini (nel periodo dal 2019 al 2023, in oltre 100 casi, il professore Cuzzocrea avrebbe effettuato da 2 a 8 acquisti, con relativi scontrini, nell'arco di una giornata). La signora Venuto ha dichiarato che gli acquisti effettuati con gli scontrini fiscali a lei posti in visone "erano ragionevolmente destinati a soddisfare esigenze personali del prof. Cuzzocrea ('...quando effettuava acquisti personali Cuzzocrea versava il dovuto esclusivamente mediante pagamento elettronico ed ella emetteva lo scontrino fiscale")", "come ad esempio lo scontrino 1397... di 29,40 euro con cui il prof Cuzzocrea ha comprato i croccantini della marca Royal Canin...".

L’ex rettore aveva messo in campo un vero e proprio «sistema», come lo chiamano i magistrati della procura di Messina dopo avere ripercorso le certosine informative del nucleo di polizia economico finanziaria. Una serie di spese erano attribuite ai 14 ricercatori del gruppo di lavoro di Cuzzocrea, un totale di 210 mila euro. Tutti hanno detto alla Finanza di non avere mai acquistato quel materiale. Qualcuno si è pure sorpreso nel vedere fra la merce acquistata «legname, ferramenta e materiale edile». Un ricercatore ha detto: «Sapevo che il professore Cuzzocrea anticipava le spese per i materiali di consumo del laboratorio, ma non sapevo che le richieste di rimborso per detti materiali venissero fatte a nome mio». Un altro ricercatore ha messo a verbale: «Neanche io sapevo che il professore Cuzzocrea presentasse richieste di rimborso a nome mio. Solitamente, ci rivolgevamo a lui quando mancava qualcosa in laboratorio, e sapevo che lui anticipasse le spese per l’acquisto del materiale di consumo. Pertanto - ha aggiunto - quando mi venivano accreditate sul conto corrente personale le somme da parte dell’università, io procedevo immediatamente a rigirarle al professore Cuzzocrea, pensando che si trattasse di rimborsi per spese da lui sostenute per l’acquisto di materiale da laboratorio che, di volta in volta, gli chiedevamo di acquistare».

Nel rigettare la richiesta di arresto, il gip ha scritto che non c’è il rischio di inquinamento probatorio da parte di Cuzzocrea perché «l’attività investigativa ha consentito l’acquisizione di una mole imponente di documentazione». Anche all’estero.

Tra i tanti rimborsi per “missioni estere” c’è anche un viaggio a Valencia, in Spagna, effettuato dal prof. Cuzzocrea dal 16 al 26 gennaio del 2020. Ma, scrive il gip: «... tuttavia, dagli accertamenti effettuati e sulla base della documentazione trasmessa dalla Federazione Italiana Sport Equestri, è stato riscontrato che dal 16 al 26 gennaio 2020 l’odierno indagato - unitamente ai cavalieri appartenenti alla società sportiva dilettantistica La Cuadra... - ha partecipato alle gare di equitazione di salto a ostacoli “Mediterranean Equestrian Tour di Oliva” (tenutesi a Oliva Nova, Valencia, presso il Centro Ecuestre Oliva Nova) e ha soggiornato all’Oliva Nova Beach Golf Hotel». La missione è stata poi rimborsata per un totale di 2.609,45 euro, imputati al progetto Epitech 2019. E ci sono pure le foto a corredo.

"Riguardo alla natura indebita di quanto percepito, non appare necessario spendere ulteriori considerazioni", scrive nelle sue conclusioni il gip.