MAFIA DEI NEBRODI, SEQUESTRO DI OLTRE 1,6 MILIONI DI EURO A SALVATORE BONTEMPO SCAVO
Sotto chiave beni per un milione e seicento mila euro nella disponibilità di Salvatore Bontempo Scavo inteso “l’avvocato”, ritenuto uomo di spicco dell’omonimo clan tortoriciano.
Il provvedimento, eseguito dagli uomini del comando provinciale di Messina della Guardia di Finanza, è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Messina, presieduta da Claudia Misale, in accoglimento della proposta formulata dalla Direzione distrettuale antimafia, coordinata dall’allora procuratore aggiunto Vito Di Giorgio con i magistrati Francesco Monaco, Antonio Carchietti e Francesco Massara.
Salvatore Bontempo Scavo, 58anni, è stato arrestato a febbraio 2024, e si trova tutt’ora detenuto in carcere, nell’ambito dell’operazione “Nebrodi2”, sulla gestione delle attività estorsive volte ad acquisire illecitamente terreni agricoli. A carico dell’uomo le accuse di associazione per delinquere finalizzata all’indebita percezione delle risorse comunitarie erogate dall’Agea per il sostegno dell’attività agricola. Condotte concretizzatisi, secondo l’accusa, attraverso la presentazione di istanze fittizie con falsa documentazione, prospettando la sussistenza dei presupposti necessari alla percezione dei contributi comunitari. Il tutto con la ritenuta partecipazione degli operatori dei centri di assistenza agricola attraverso l’omissione dei doverosi controlli cui erano preposti.
A supportare la ricostruzione degli inquirenti, quindi, le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che hanno riferito sul coinvolgimento dell’uomo nel sodalizio mafioso, attribuendo all’ “avvocato” funzioni apicali e di direzione. Sotto la lente delle Fiamme Gialle del Gico, del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Messina sono quindi finiti i rapporti economico-patrimoniali riferibili allo stesso Bontempo Scavo ed al suo nucleo familiare, in particolare la moglie. Disponibilità ritenute sproporzionate ed incongruenti rispetto alla capacità economica dichiarata ed all’attività svolta lecitamente. I riscontri dell’attività investigativa hanno dunque portato all’emissione del decreto di sequestro patrimoniale relativo nel dettaglio a 64 beni immobili, in particolare terreni per 460 ettari suddivisi nelle zone del Siracusano, del Catanese e a Cesarò. Tra gli altri rapporti finanziari sequestrati anche due partecipazioni in attività economiche, di cui una quota pari al 99% relativa ad una società con sede a Capo d’Orlando attiva nel settore della ristorazione ed una quota del 30%, di un’impresa con sede nel catanese operante nel settore della produzione di energia elettrica, ed ancora, 18 rapporti finanziari, una polizza vita e due autovetture.