AI DOMICILIARI LA DONNA CHE AVEVA ACCOLTELLATO IL MARITO, LA NOTTE DI NATALE, A FARO SUPERIORE
di Enrico Di Giacomo - E' stata accolta dal Tribunale del Riesame l'istanza di conversione degli arresti in carcere con la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, presentata giovedì scorso dai legali della 49enne A. L., addetta alla portineria di un complesso residenziale della zona nord, che la sera di Natale si è resa protagonista dell'accoltellamento del marito 55enne, dipendente di un supermercato, all'interno del loro appartamento di Faro Superiore.
Alla rivalutazione delle esigenze cautelari hanno influito, probabilmente, sia le dimissioni dall'ospedale dell'uomo, adesso in buone condizioni cliniche, sia la ricostruzione del consulente di parte della difesa, della dinamica del ferimento.
La donna, sentita dal gip Nunzio De Salvo, aveva confermato che la lite fosse scaturita da motivi di gelosia in un rapporto comunque già conflittuale. La 49enne aveva detto però che avrebbe voluto ferire il marito alla spalla ma che l'uomo si è improvvisamente girato e inavvertitamente gli ha piantato nel torace il grosso coltello preso in cucina. E' stata la stessa donna a chiamare il 118 e chiedere i soccorsi. Un racconto a cui non aveva creduto il gip che nel pomeriggio del 27 dicembre aveva deciso per la convalida del fermo e quindi il carcere per la donna (difesa dagli avvocati Nunzio Rosso e Graziella Gringeri) accusata di tentato omicidio.
IL 55ENNE E' STATO DIMESSO DALL'OSPEDALE PAPARDO.
Il 9 gennaio, per fortuna, il 55enne è stato dimesso in buone condizioni cliniche (nella foto fornita dalla direzione dell'Ospedale). L’uomo, lo ricordiamo, era arrivato al Pronto Soccorso in codice rosso, in condizioni critiche, dopo essere stato soccorso dal personale del 118 che aveva allertato i carabinieri. La sua vita è salva grazie a un intervento coordinato e tempestivo di cardiologi, anestesisti e chirurghi, che in soli 40 minuti hanno stabilizzato le sue condizioni e scongiurato l’esito fatale.
La Direzione Strategica, nei giorni scorsi, ha espresso orgoglio per la prontezza e l’efficacia del team multidisciplinare, sottolineando come la collaborazione tra specialisti abbia fatto la differenza in una situazione di massima emergenza.
Il 55enne era giunto al Pronto Soccorso in codice rosso. Subito è stato preso in carico dal dottore Giuseppe Allegra, che ha attivato tutti gli accertamenti necessari, inclusa una TAC con mezzo di contrasto.
Dall’analisi della situazione è emerso un immediato pericolo di vita. Senza attendere ulteriori reperibili, il dottore Cerrito, supportato dagli infermieri del Pronto Soccorso e da un infermiere dell’UTIC, ha eseguito una pericardiocentesi urgente, drenando circa 700 ml di sangue e reinfundendo parte del fluido per mantenere stabile la pressione. Contestualmente, il chirurgo toracico Enzo Micali e il cardiochirurgo Ceresa hanno monitorato eventuali complicanze.
Grazie a questo approccio integrato, il paziente ha mostrato un rapido miglioramento: la pressione arteriosa si è normalizzata e il colorito cutaneo è tornato roseo. Dopo l’osservazione e il monitoraggio continuo, il paziente è stato trasferito in terapia intensiva post-operatoria, dove la squadra degli anestesisti ha proseguito la stabilizzazione. Nei giorni successivi è stato estubato e rimosso il catetere intrapericardico, completando un percorso di cura senza complicazioni.