6 Marzo 2026 Giudiziaria

Forza d’Agrò, false residenze per la rielezione. La pm Bonanzinga chiede l’arresto del sindaco Miliadò. Indagate 65 persone

A reggere le fila dell’operazione sarebbe stato direttamente il sindaco, che avrebbe agito per avere vantaggi elettorali nella competizione dove correva per la riconferma.

È l’accusa formalizzata dalla Procura della Repubblica di Messina al culmine delle indagini sulle false residenze a Forza d’Agrò, avviate in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2024.

La notizia dell’inchiesta pubblicata oggi da Andrea Rifatto sul quotidiano Gazzetta del sud e che ha scosso il Palazzo e gli amministratori, vede indagate complessivamente 65 persone.

La Procura ritiene vi sia l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata al falso in atto pubblico, reato che viene contestato al sindaco Bruno Miliadò, rieletto due anni fa, ai consiglieri comunali di maggioranza Emanuele Di Cara e Pippo Bondì, ai tre agenti della Polizia locale e ad altre 59 persone.

La sostituta procuratrice Francesca Bonanzinga (foto), che coordina le indagini, ha chiesto per amministratori e agenti della Polizia locale la misura cautelare degli arresti domiciliari e, in un caso, del divieto di dimora (Bondì) e i carabinieri della Stazione di Forza d’Agro hanno notificato l'avviso di fissazione dell'interrogatorio preventivo davanti alla gip Ornella Pastore, previsto per il 16 marzo.

Le indagini sono state avviate nel maggio 2024 e condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Taormina e della Stazione dell’Arma del borgo collinare e hanno permesso di accertare che, in occasione delle elezioni amministrative di quell’anno, vi siano stati numerosi trasferimenti fittizi di residenza a Forza d'Agrò finalizzati, secondo l’accusa, ad incrementare l’elettorato attivo a sostegno della candidatura a sindaco di Miliadò.

In particolare quest’ultimo - scrive ancora il quotidiano Gazzetta del sud - avrebbe ricoperto il ruolo di capo, promotore e organizzatore dell’associazione, mentre gli altri indagati, in qualità di partecipi, si sarebbero associati per porre in essere numerose attestazioni false di residenza, spesso in fabbricati privi dei requisiti di abitabilità, al fine di raccogliere voti favorevoli alla parte politica risultata vittoriosa.

In quelle settimane prima del voto la “Gazzetta del Sud” aveva raccontato come in soli quattro mesi, tra gennaio ed aprile, erano state presentate al Comune ben 110 pratiche per il trasferimento di residenza, per un totale di 133 persone, un numero spropositato per un piccolo centro, che conta circa 700 elettori senza considerare gli iscritti all’Aire. Nomi che, pur non avendo legami o interessi in paese, avevano stranamente deciso di trasferire la propria residenza, probabilmente con il solo fine di partecipare al voto, provenienti dai comuni della zona ionica ma anche dal Catanese, da altre province siciliane e perfino dal Lazio.

Le vie ed i numeri civici indicati nelle liste elettorali corrispondevano, come pubblicato dal giornale, in diversi casi ad abitazioni chiuse e inutilizzate da tempo, dove non vi erano segni di una permanenza continua o comunque recente, fino al caso limite nella frazione Scifì, dove quattro persone avevano chiesto  di avere la residenza in un pollaio.