Ponte sullo Stretto, il nuovo botta e risposta nell’aula del Senato
Mentre i Sì Ponte si preparano alla manifestazione del 28 marzo e i No Ponte elaborano nuove strategie di mobilitazione, chiedendo ai candidati a sindaco di prendere posizione sul tema, in Parlamento, giovedì pomeriggio, è andato in scena l’ennesimo question time che ha visto contrapposti il Governo e l’opposizione. In questo caso, nell’aula di Palazzo Madama, si sono confrontati il senatore siciliano del Pd, Antonio Nicita, e il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini.
L’esponente del Partito democratico ha illustrato la propria interrogazione in merito alle nuove procedure previste per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Nicita ha fatto riferimento al decreto-legge recante «disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni: disposizioni così urgenti – ha detto con sarcasmo – che fino a oggi questo decreto-legge non risulta essere stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. La prima domanda, quindi, è se questo decreto sui commissari sia stato “commissariato”. Lo dico perché, come sappiamo, è un provvedimento che ha subìto lunghe vicissitudini, è stato scritto e riscritto. Prevedeva, secondo alcune bozze che erano circolate, una riduzione dei poteri della Corte dei conti; poi questo pare che non sia avvenuto, ma la bozza che circola, che ancora non abbiamo potuto leggere sulla Gazzetta ufficiale, recita che è previsto un cronoprogramma per il quale l’1 luglio dovrebbero essere consegnate le nuove disposizioni di adempimenti a quanto richiesto dalla Corte dei conti e quindi si prefigura, come più volte abbiamo ripetuto, che neanche nel 2026 ci sarà un avvio dei lavori previsti per il 2026. Al di là delle opinioni che si possono avere sul Ponte, il tema è che sono bloccati circa 2 miliardi, come già avvenuto nell'anno precedente, che poi non potranno essere spesi nell'opera, quindi saranno verosimilmente riprogrammati dopo il 2032, quando quelle risorse servono ad altro. Noi abbiamo detto che servono soprattutto per le infrastrutture dei siciliani e dei calabresi, che hanno contribuito con le loro risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione a questa idea del Ponte. Ci sono altre due questioni importanti, però, che non troviamo in questa bozza e sulle quali chiediamo un elemento di chiarezza: la questione sollevata, non solo dalla Corte dei conti, ma anche dall'Autorità nazionale anticorruzione, circa la necessità di rifare la gara in relazione alla variazione dei prezzi e alla variazione sostanziale dell'opera dal punto di vista concorrenziale. Vorremmo allora sapere se questo decreto fantasma esiste, quando sarà pubblicato e come le questioni che abbiamo sollevato saranno risolte».
Salvini ha risposto, sottolineando come il decreto ricordato dal senatore Nicita metta «ordine definitivo ai passaggi procedurali e amministrativi, anche al fine di conformarsi ai rilievi formulati dalla Corte dei conti. Sulla base delle evidenze documentali, non risulta assolutamente necessario procedere con una nuova procedura di gara per la progettazione e la realizzazione dell'opera. Il percorso seguito è quello della continuità amministrativa e della valorizzazione degli atti già validamente adottati, nel pieno rispetto della normativa vigente nazionale ed europea. Le interlocuzioni con la Commissione europea sono quotidiane e sono state inviate tutte le risposte ai quesiti posti. È stato ulteriormente rafforzato il coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte. Sul fronte nazionale, sono in corso le interlocuzioni tecniche sugli aspetti finanziari dell'opera. Resta in ogni caso fermo il suo importo complessivo, pari a 13,5 miliardi di euro, già previsto e assicurato nell'ambito della programmazione finanziaria. Parallelamente – ha aggiunto il vicepremier – proseguono in modo costante e costruttivo, come già detto, le interlocuzioni con la Commissione europea, sia sugli aspetti ambientali, sia su quelli relativi alla disciplina degli appalti pubblici. Il Governo è determinato ad andare avanti, perché il Ponte sullo Stretto non è un'opera isolata, ma il motore di un più ampio piano di sviluppo infrastrutturale. Stiamo infatti investendo 22 miliardi di euro in Calabria e in Sicilia ci sono cantieri aperti per 27 miliardi su strade, ferrovie, autostrade, edilizia e reti idriche».