9 Marzo 2026 Giudiziaria

La comunità di Forza d’Agrò scossa dall’inchiesta sulle residenze

Stupore e incredulità nel borgo forzese per il “terremoto giudiziario” che fa tremare il Municipio, ma non solo. Le pesanti accuse contestate con l’inchiesta sulle false residenze in occasione delle elezioni del 2024 portano inevitabilmente ad interrogarsi sulla gestione del paese negli ultimi anni.

La Procura chiede gli arresti domiciliari per il sindaco Bruno Miliadò, il capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara e tre operatori della Polizia locale e il divieto di dimora in paese per il consigliere di maggioranza Pippo Bondì, accusati di associazione per delinquere finalizzata al falso in atto pubblico. Adesso si attendono gli interrogatori preventivi fissati per il 16 marzo, quando la gip Ornella Pastore valuterà se applicare le misure cautelari chieste dalla sostituta procuratrice Francesca Bonanzinga, che coordina l’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Taormina. I sei sono difesi dagli avvocati Fabio Di Cara, Antonino Gazzara, Bonaventura Candido, Renzo Briguglio e Massimo Brigandì.

La ricostruzione dell’accusa vede le persone presentare richiesta di residenza, i “facilitatori” mettere a disposizione gli immobili e la Polizia locale accertare il trasferimento. Per gli inquirenti, Miliadò era promotore, organizzatore e capo dell’associazione e tutti insieme avrebbero posto in essere una serie indeterminata di reati di falso in atto pubblico. I tre agenti, accertatori anagrafici, avrebbero attestato falsamente l’effettiva dimora dei nuovi richiedenti la residenza, mentre Di Cara e Bondì, candidati della lista “Insieme” di Miliadò, avrebbero messo a disposizione abitazioni e alberghi per i “nuovi arrivati”, che avrebbero così acquisito il diritto al voto. Il tutto, secondo la Procura, per raccogliere voti per il sindaco poi rieletto, anche se emergono coinvolti “bipartisan”. Gli indagati sono 65, tra cui 42 presunti falsi residenti e altri forzesi che li avrebbero agevolati. Contestato anche il reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, in particolare ai vigili accusati di aver accertato i trasferimenti di residenza, concludendo con esito positivo i verbali e inducendo in errore il responsabile dell’Ufficio anagrafe, che ha effettuato l’iscrizione anagrafica dei 42 soggetti. Gli episodi sono contestati in 29 capi di imputazione, tra residenze accolte in abitazioni vetuste, prive di energia, casolari abbandonati, officine, perfino in un lido balneare.

Di Cara viene ritenuto tra gli istigatori e agevolatori per aver messo a disposizione propri immobili, senza corrente e inabitabili, per far trasferire cinque persone; lui stesso aveva trasferito la residenza in un’abitazione in disuso, ma continuava a vivere a casa propria, dove però risultavano residenti altri sei. In sette avevano ottenuto la residenza (anche più persone nella stessa camera) all’Hotel Agostiniana di Bondì, altri quattro all’Hotel Souvenir gestito da Miliadò, ma vivevano altrove e i loro nomi non erano stati comunicati al Portale Alloggiati.