L’INCHIESTA DELLA PROCURA SULLA SOCIETA’ MY LILLO: SEI MALATA? PER NOI SEI SOLO UN COSTO. ECCO ALCUNE DELLE INTERCETTAZIONI SHOCK
di Enrico Di Giacomo - “Ci congediamo con gratitudine e orgoglio, nessun risultato sarebbe stato possibile senza le persone. Un grazie profondo va ai rider, che ogni giorno, con dedizione e impegno, hanno percorso le strade della città per garantire puntualità e qualità; agli operatori, veri e propri ambasciatori del servizio, che hanno saputo creare e coltivare relazioni solide con i ristoratori e i partner locali e soprattutto ai clienti". E' l'inizio di maggio 2025 quando, attraverso un comunicato stampa, il fondatore di My Lillo Gianluca Penna annunciava che, dopo cinque anni di attività, si chiudeva un capitolo importante della storia dell’azienda con il passaggio ad Alfonsino S.p.A., società italiana leader nel settore del food delivery, che ne avrebbe raccolto l'eredità.
"Un progetto nato nel territorio, cresciuto giorno dopo giorno tra le mani di chi ha creduto che anche in Sicilia si potesse costruire qualcosa di nuovo, efficiente, vicino alle persone", scriveva Penna nel comunicato, sottolineando come la storia di My Lillo fosse fatta "di passione e determinazione, un servizio nato e cresciuto interamente a Messina, in un settore dominato da grandi nomi, riuscendo a ritagliarsi un posto rilevante grazie a una visione semplice ma ambiziosa, offrendo un servizio puntuale, umano e radicato sul territorio. Un esempio di impresa giovane che ha saputo costruire dal basso un modello funzionante, coinvolgendo oltre 40.000 clienti e consegnando più di un milione di piatti".
Ma è proprio a maggio del 2025 che i carabinieri del Nucleo Ispettorato del lavoro di Messina trasmettono una corposa e documentata informativa alla procura, dopo mesi di lavoro tra intercettazioni telefoniche e ambientali, controlli e verifiche, pedinamenti ed escussioni di testimoni, relativa all'indagine sull'attività della società "My Lillo srl", che ha operato per anni nel settore del food delivery nella città dello Stretto. Ne esce un quadro allarmante, molto diverso da quello edulcorato dalle belle parole di commiato del fondatore Penna, e la conferma di una realtà sociale e lavorativa, quella messinese, in cui si lavora spesso in condizioni di sfruttamento, di bisogno, di minaccia di licenziamenti, di imposizione, nella totale assenza di garanzie retributive certe e con gravi carenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Giovani rider messinesi pagati a 2,40-2,99 euro a consegna, come accertato dai carabinieri che, coordinati dalla procura della città dello Stretto, hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dell’amministratore unico di Mylillo srl Gianluca Penna, difeso dall’avv. Silvestro, e di tre collaboratori, Giuseppe Intelisano, Giuseppe Lanfranchi e Silvio La Rosa, difesi rispettivamente dagli avvocati Maurizio Rao, Annarita Reina e Silvio La Rosa. Come persona giuridica è indagata anche la società 'Mylillo Srl".
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Marco Accolla, denominata “Festina Lente”, è scattata nel 2023, e trae origine da una campagna di controlli proposta dal Comando carabinieri Tutela del Lavoro di Roma, consistente nell’espletamento di un servizio finalizzato al contrasto dello sfruttamento lavorativo nel settore del “food-delivery”. E il 10 giugno del 2023 nel quadro delle ispezioni nazionali i militari del Nil di Messina controllarono proprio la società denominata “MyLillo Srl”. A settembre dello stesso anno i carabinieri iniziarono a monitorare, con controlli e pedinamenti, i rider della ditta “Mylillo Srl” per delinearne il “raggio di copertura”, oltre a monitorare la sede amministrativa della ditta, in via Faranda, luogo di riferimento dei dipendenti. Sempre a settembre del 2023 vennero ascoltati dai carabinieri tutti i soggetti identificati al momento dell’accesso ispettivo di giugno, che erano nell’elenco del gruppo “WhatsApp Rider” creato dalla ditta. Questo per fare maggiore chiarezza sulle posizioni lavorative del ciclo-fattorini, sul rapporto rider-azienda, sulle conoscenza delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi lavoro, e anche per accertare se l’azienda operasse in difformità degli indici previsti dalla normativa vigente (contratti di lavoro difformi, reiterata difformità retributiva e gravi carenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi lavoro).
L’indagine dei carabinieri avrebbe svelato «l’esistenza di un “caporalato digitale” e l’esistenza di un sistema «integrato dall’utilizzo di chat WhatsApp per la direzione immediata dei lavoratori». Per massimizzare i profitti ed evitare i «tempi morti» tra una consegna e l’altra, tra le direttive aziendali vi era l’obbligo per il rider di inviare la parola «libero» tramite l’applicazione e di aggiornarla ogni minuto. I responsabili aziendali monitoravano i tempi d’esecuzione e, in caso di ritardi o lentezze, interpellavano telefonicamente i rider, che non avevano la libertà di rifiutare una consegna. Ogni diniego doveva essere «ben motivato» e, in caso contrario, comportava rigidi ammonimenti o la perdita di ordini successivi. Un sistema, contesta l’accusa, che generava una totale subordinazione, obbligando di fatto il fattorino ad accettare ritmi di lavoro estenuanti.
Per diventare un rider della società “MyLillo” bastava rispondere ad una selezione di “offerta lavoro” presente su vari siti internet come subito.it o indeed.it, oppure sulla pagina Facebook dell’azienda, per sostenere, per lo più all’interno della sede amministrativa della ditta, il classico colloquio. Era al colloquio che l’aspirante rider veniva informato della necessità di possedere uno smartphone con una connessione internet, motivo per cui l’azienda effettuava, per conto del lavoratore, la registrazione sulla piattaforma “MyLillo rider”, generando così un Id utente con l’anagrafica dello stesso e una password utile per l’attivazione e successivo accesso, decretando ufficialmente l’inizio del lavoro.
I responsabili aziendali monitoravano i tempi d’esecuzione e, in caso di ritardi o lentezze, interpellavano telefonicamente i rider. Spesso imponevano direttamente come velocizzare il turno e stabilivano quale fosse l’ultima consegna della giornata, senza concedere alcuna possibilità di replica ai lavoratori.
Il rider non aveva la libertà di rifiutare una consegna. Ogni rifiuto doveva essere «ben motivato» e, in caso contrario, comportava rigidi ammonimenti o la perdita del diritto di ricevere l’assegnazione per gli ordini successivi.
OBBLIGATA A DIMETTERSI, LE INTERCETTAZIONI. "IN MALATTIA? UN COSTO INUTILE...".
E poi c'è il capitolo infortuni sul lavoro e dimissioni, con un caso emblematico di una giovane rider che, rimasta coinvolta in un incidente durante l’attività lavorativa, ha subito pressioni psicologiche, finalizzate a indurla a dimettersi per evitare controlli dell’Inail.
A maggio del 2024, gli investigatori intercettano una conversazione tra Gianluca Penna e alcuni suoi collaboratori, convocati al fine di riconsiderare spese e 'mansioni superflue' per l'azienda in un momento di crisi della società. Tra queste ultime, l'attenzione della governance della società si concentra su due posizioni "scomode" per l'azienda, quella del responsabile della zona tirrenica e quella di una giovane rider, inquadrata con regolare assunzione di "ciclo fattorino" nell'assetto aziendale.
Il primo, secondo Penna, avrebbe creato forti disagi organizzativi al servizio offerto nella zona di competenza. "...Questo è un problema... lo licenzio immediatamente! che mi sta facendo usciare il caz...".
Ma è la posizione di una giovane rider, infortunatasi circa un mese prima, mentre svolgeva l'attività di rider per la ditta, che provoca preoccupazioni da parte di Gianluca Penna che la ritiene solo una rilevante perdita economica, visto che continua ad essere regolarmente retribuita seppure non possa prestare servizio a causa dell'infortunio. Penna incontra la giovane chiedendole di dimettersi, visto che il suo stato di salute non le permette di svolgere la mansione di rider creando di conseguenza una perdita per l'azienda.
LE INTERCETTAZIONI.
Gianluca Penna: chiaramente questo incide sul nostro rapporto lavorativo... è normale che non possiamo assumere un rider che non puo' fare questo lavoro... quindi... - La rider: io sono già assunta! Gianluca Penna: cioè nel senso assumere una persona e continuare un rapporto lavorativo se non si può fare questo lavoro... chiaramente non possiamo caricarci di queste tipologie di costi che tra virgolette non servono...".
I toni della conversazione tra i due, di circa mezz'ora, si fanno sempre più accesi.
La rider: ...spero che non mi si licenzi per questo motivo dico! - Gianluca Penna: eh noi non e' che possiamo andare a proseguire... magari si fa uno stop...quando ricomincerai... se potrai ricominciare quando... ricominciamo...- Rider: cioè la tua idea è che mi licenzi e poi mi riassumi? - Gianluca Penna: no, dai le dimissioni... nel frattempo prendi... - Rider: no, non prenderei neanche la buona uscita - Gianluca Penna: la disoccupazione - Rider: no, non la prendi - Gianluca Penna: certo - Rider: no ho già chiesto - Gianluca Penna: ... ha dato le dimissioni e l'abbiamo data. - Rider: cioè quindi la tua idea sarebbe di licenziarmi? cioè che dovrei licenziarmi per favore... - Gianluca Penna: se non vuoi continuare questo lavoro non è che...cioè nel senso ~ Rider: non si puo' trovare un'altra mansione? Gianluca Penna: eh non c'è necessità al momento... quindi non saprei cosa fare....- Rider: capito...pensavo di aver capito male...invece e proprio questo quello che stavi dicendo... - Gianluca Penna: comunque nel frattempo prendi sia la buona uscita che la disoccupazione... - Rider: si vero, io ho appena comprato una macchina me la prenderebbero.. non è proprio una soluzione per me ottimale... forse è più ottimale per voi.. per me sarebbe un disastro...vedi tu... - Gianluca Penna: lo capisco, però tu se sei assunta per farmi un determinato lavoro e non puoi fare...che...non puoi stare per sempre in malattia! Rider: no..non posso stare per sempre in malattia ...ma si può trovare una soluzione alternativa.. - Gianluca Penna: non ci sono le soluzioni... cioe' non abbiamo altre mansioni per fare in azienda... quindi se ci fossero magari..potremmo farlo...non ci sono!... Rider: ma metti in pausa però cioè vado contro i miei interessi totali... cioè io praticamente sono ferma, sto male e l'idea tua è quella di licenziarmi... cioè non è proprio ottimale... ottimale forse per te non per me... - Gianluca Penna: e io devo pensare che comunque... cioe' nel senso che se l'azienda sta in piedi..." - Rider: che dovrei fare secondo te per tre quattro mesi? una domanda... secondo te da datore di lavoro imprenditore... no se un tuo dipendente bravo... manco uno che se ne frega... ha un incidente e si fa male la tua soluzione è quella di licenziarlo? Cioè non credo che sia la cosa più ottimale... sinceramente te lo dico con tutto il cuore... cioè io non penso che se domani vado a lavorare all'Ikea e ho un incidente stradale e mi rompo una gamba e sto due tre mesi fuori... quelli dell'Ikea mi dicono...no vabbè licenziati ti riassumo tra tre mesi... non la vedo una soluzione Gianluca perdonami... anzi la vedo dai un calcio al dipendente.
L'incontro che avviene tra due, per gli investigatori, è incentrato su continue pressioni da parte di Penna alla rider, con il chiaro intento di convincerla a dimettersi. La giovane rider è sempre più sono pressione.
Rider: ho capito, ma il tuo consiglio è licenziati! - Gianluca Penna: non è un consiglio, è come dovrei muovermi da capo d'azienda!
Rider: allora licenziami tu se hai tutta questa fantasia... se questa e la tua soluzione licenziarmi perche mi sono fatta male!! io non mi sento rispettata... non mi sento valutata come lavoratore...cioe' per te la soluzione se io mi sono fatta male e sto soffrendo come un cane... ma quelli sono affaracci miei se sto male... sono affari miei se sto male... non sono affari tuoi oggettivamente... cioè io sono in malattia perche' sono con le stampelle mi sono fatta male e la tua soluzione e licenziati! Cioe' io come lavoratore mi sento una merda... cioè io come lavoratore in questo momento mi sento una merda...mi sento poco rispettata...come lavoratore ti sto parlando... - Gianluca Penna: mi dispiace - Rider: no non è che ti dispiace...ok mi fa piacere ma per te la soluzione e licenziati! - Gianluca Penna: fino ad oggi siamo sempre venuti incontro alle tue necessità! - Rider: quale sono state le cose in cui mi siete venuti incontro? - Gianluca Penna: hai voluto questa assunzione a tutti i costi! - Rider: ok ma è non mi risulta (incomprensibile) quello che fanno tutti i datori di lavoro - Gianluca Penna: è cambiato - Rider: Gianluca non è che hai fatto il miracolo! - Gianluca Penna: nel nostro caso non lavoriamo così perche' un'assunzione non la possiamo permetterla con i rider.
La conversazione continua tra tensioni e battibecchi con Gianluca Penna che resta sulle sue posizioni motivandole a modo suo.
Ecco ancora alcuni stralci significativi dell'intercettazione agli atti: Gianluca Penna: eh ma io non posso spendere mille e cinquecento euro al mese perchè tu stai in malattia. Rider: allora licenziami tu... mettici la motivazione che dici qual è ...siccome si è fatta male non la voglio pagare...mettici la motivazione che ti pare a te... che cacchio di motivazione è si è fatta male!!!??... Rider: ma perchè mi devo licenziare? lo questo non capisco! - Gianluca Penna: ma stai facendo un danno grandissimo all'azienda! - Rider: ma poi faccio un danno verso di me... mi prendono la macchina! non gli pago più l'affitto di casa... ma io il danno lo faccio verso di me.. ma tu pensi che campo con l'aria? - Gianluca Penna: vabbene eh quindi vabbene.... continuo a regalare lo stipendio...? - Rider: ma io finisco in mezzo ad una strada, questa è la tua soluzione Gianluca Penna: ma io che ti posso fare... (incomprensibile)... ti sto offrendo un posto di lavoro come rider... tu non lo vuoi fare...ed io che colpa ne ho? - Rider: Mi licenzi! - Gianluca Penna: ok - Rider: se questa è la tua soluzione... mi licenzi... ti devi mettere (incomprensibile) - Gianluca Penna: allora tu stai venendo...tu stai entrando a casa mia". Rider: cioe' io l'affitto come lo pago... con la garanzia del lavoro come lo pago? Ho una garanzia io! - Gianluca Penna: lo capisco... Rider: eh lo capisci, non mi sembra che lo capisci... perche' stai pensando a te...ma non stai pensando a me! - Gianluca Penna: no non sto pensando a me! lo sto pensando all'azienda! - Rider: all'azienda! sono sicura che per colpa mia se n'e andata in bancarotta l'azienda! Perche a volte fai pensare come se per una persona sola l'azienda se ne va in bancarotta.. perchè questo mi stai facendo capire... che per colpa mia che sono a casa ferma in malattia ti fallisce l'azienda! Cioè sottilmente stai dicendo questo...io sono scioccata! - Gianluca Penna: probabile - Rider: probabile.. cioè praticamente stai mettendo un'azienda sulle mie spalle...che conto meno di quello che conta meno... il che è scioccante! Cioè non so come risponderti... praticamente sono il nuovo capo di MyLillo che dipende da me il futuro dell'azienda? - Gianluca Penna: no no (incomprensibile) regalare i soldi!".
Dopo l'incontro, Penna contatta telefonicamente il collaboratore Silvio La Rosa, (indagato, che secondo l'accusa avrebbe svolto funzioni di preminenza nella scelta del personale da inquadrare come rider, ma anche il potere di spesa, gestendo pagamenti e accedendo ai conti), a cui riferisce di essere infastidito dal fatto di dover pagare un rider in stato di malattia e che non lavora, dichiarando senza mezze misure che, vista l'esperienza maturata, non era più intenzionato a pagare altri soldi per procedere con nuove assunzioni, continuando pero' ad utilizzare personale/rider con partita iva. Gianluca Penna: non assumerò mai più nessuno nella mia vita io... partita iva - Silvio La Rosa: non dire cosi - Gianluca Penna: partita iva, non me ne fotte un cazzo, se vuoi lavorare e' cosi se no cerchi un altro lavoro...come fanno tutte le aziende del mondo... Gianluca Penna: ma deve dare lei le dimissioni - Silvio La Rosa: e se dice che non le da? - Gianluca Penna: è una tr...!" e ancora... "Gianluca Penna: si deve convincere a dare le dimissioni! - Silvio La Rosa: ok ma finché è dentro che facciamo? - Gianluca Penna: deve convincere a dare le dimissioni! E' un lavoro che dovremmo fare tutti! - Silvio La Rosa: va beh, se ti dice ti do' le dimissioni, però dopo mi riassumi? Tu gli dirai di no... - Gianluca Penna: ehhh poi, poi, poi se ne parla, dopo le dimissioni se ne parla - Silvio La Rosa: no, cosi Gianlu fai incazzare le persone inutilmente e poi ci lamentiamo che viene l'Ispettorato del lavoro, perché fanno segnalazioni! Creiamo...cioè poi è la persona proprio che va dai sindacati... cioe' manco dici un babbo di dio....questa va...
Non riuscendo ad obbligare o convincere la rider a dare volontariamente le dimissioni, Penna chiama a raccolta i suoi fedelissimi affinché continuino a fare pressione sulla stessa al fine di convincerla a dare finalmente le dimissioni senza che lo debba invece tare l'azienda con un licenziamento che graverebbe pesantemente sulle casse. "Non ce lo possiamo più permettere di regalare soldi", ribadisce Gianluca Penna.
Il collaboratore La Rosa tenta allora nuovamente di convincere la rider a desistere e a dimettersi. Ecco alcuni passaggi dell'intercettazione. La Rosa: "Lui (Penna, ndr) ti chiede le dimissioni perché noi se licenziamo qualcuno, per i prossimi 5 anni non possiamo più assumere!". Rider: secondo Gianluca io in questi sei mesi che dovrei fare secondo lui? Di cosa campo? Silvio La Rosa: ok ma... no... questa è la cosa che a lui lo farà incazzare che dovremo pagare proprio una persona che non ci produce, capito? Rider: quando io sono andata in ospedale e ti ripeto Gianluca non ha avuto neanche il culo di mandarmi un messaggio... cioè proprio pezzo di me...a fino alla fine ma va bene... quando mi dice vedi che hai una cosa grave alla schiena la mia faccia... lo so io la mia faccia quella che è stata... vuole fare l'imprenditore dell'anno e poi non paga le bollette!...tu non mi puoi venire a chiedere a me licenziati, cioè capiscimi Silvio che è una cosa improponibile, cioè questo è il limite dell'imprenditore italiano Messinese... ad un certo punto mi ha detto che l'azienda fallirà per colpa mia, io l'ho guardato e gli ho detto Gianluca, ma che cazzo stai dicendo?
E in un'altra conversazione rilevante tra Gianluca Penna e un socio dell'azienda, Penna conferma di essere preoccupato della situazione: "E' una testa calda (la rider, ndr), ho paura che mi rompe il cazzo, avvocati, bordelli...".
Le altre intercettazioni: «Justeat ce ne ha rubati dieci... sono in regola e lavorano di meno»
La società My Lillo, attualmente in fase di liquidazione, è stata formalmente diffidata alla regolarizzazione dei lavoratori e all’adozione di assetti organizzativi per prevenire fenomeni di sfruttamento.
Il potere direttivo e di controllo sul lavoratore, benché virtualizzato e a distanza (tramite app), secondo le indagini restava a esclusivo e a totale appannaggio dei responsabili aziendali, che impartivano modalità di esecuzione dell’opera al lavoratore, che così si ritrovava in dipendenza diretta dalla società per quanto riguarda lo svolgimento delle mansioni. Particolare attenzione avrebbe dovuto avere il datore di lavoro rispetto alla valutazione dei rischi da fattore esterno, in base ai mezzi di trasporto per effettuare le consegne. Per questo ultimo aspetto la ditta non si è mai accertata che i mezzi fossero idonei alla circolazione stradale (coperti da polizza assicurativa, revisione regolare, ecc.), condizione che avrebbe potuto sicuramente generare situazioni di grave pericolo per i lavoratori, già sottoposti a condizioni di sfruttamento e stress psico-fisico, alimentato dalla voglia di implementare le consegne, per massimizzare i guadagni.
Tra le tante conversazioni significative ecco quella intercettata tra Silvio La Rosa, collaboratore del datore di lavoro Gianluca Penna, intenti a colloquiare sulle difficoltà per la carenza dei rider che cercavano di risolvere: Penna: “due, tre, mettili stasera in più...”; La Rosa: “ora li mettiamo”; Penna: “comunque sono davvero pochi i rider ah?? ma poi non c’è segnato nessuno sabato?...”. La Rosa e Penna poi riflettono sulle motivazioni che inducevano i rider a migrare presso altre aziende del settore, ammettendo palesi difformità: La Rosa: “non c’è nessuno... va bene... quanti ce ne ha rubati Justeat? Justeat ce ne ha rubati dieci”; Penna: “dieci?”; La Rosa: “sai cosa vuol dire dieci rider?”; Penna: “chi sono dieci?”; La Rosa: “da gennaio ad oggi dieci rider ci ha preso... ne ha presi proprio tanti... nel corso degli anni ce ne ha presi molti di più”; Penna: “ma dieci sono tipo?”; La Rosa: “C. ... R. ..., mi pare che si chiama G.”; Penna: “ma li pagano molto di più?”; La Rosa: “uuuuuuuh (affermativo)... non è tanto di più... sono in regola, è una garanzia e lavorano di meno, c’hanno la quattordicesima, c’hanno il bonus Renzi, c’hanno tredicesima, c’hanno ferie, c’hanno assicurazione”; Penna: “eh l’assicurazione pure con noi?!?”; La Rosa: “è diverso... assicurazione vera e propria non un’assicurazione che non sai quando ti paga quando fai un incidente!”; Penna: “è un problema grave questo...”.