1 Aprile 2026 Politica e Sindacato

Ars, tre deputati di Sud chiama Nord si dimettono: il piano di De Luca per chiudere la legislatura

I deputati Cateno De Luca, Matteo Sciotto e Giuseppe Lombardo, del gruppo Sud chiama Nord, hanno firmato le loro dimissioni dall’Assemblea regionale siciliana, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni a Palermo.

Il loro intento è quello di raccogliere 36 firme in tutto, con le quali «secondo l’articolo 8 bis dello Statuto della Regione Siciliana - spiega Cateno De Luca, fondatore del progetto che porta il nome di Governo di Liberazione - le contemporanee dimissioni della metà più uno dei deputati, determinano la conclusione anticipata della legislatura dell’Assemblea regionale».

«Siamo in una fase in Sicilia dove ci troviamo nel bel mezzo del vannamarchismo, dove impera chi si sa vendere meglio. Il centrosinistra sappia bene che io sono interessato oggi a fare perdere il centrodestra - sottolinea De Luca - stasera prenderò un volo per Roma, ma so già cosa accadrà: la Meloni, oltre a mandare i messaggi a La Vardera, non può più sentire parlare di Sicilia, dove ormai dal tiro al piccione si è passati al tiro al deputato. Lei ha l’interesse di staccare la spina e questo porta ad un ragionamento che riguarda anche le prossime elezioni regionali.

Entro il 31 luglio bisogna depositare questo atto, che ho avvisato io oggi con le prime tre firme, ma servono tutte e 36. Però se noi non interloquiamo anche con quella parte di centrodestra che ha conclamato la chiusura di questa parte politica, non arriveremo a tutte le firme che servono per lo scioglimento del parlamento», ha concluso De Luca.

Conte: "Governo Schifani deve andare a casa"

«Questa mozione di censura nei confronti dell’assessore Elvira Amata è un primo passo rispetto a un’assunzione di responsabilità di questa giunta Schifani che oggi deve andare a casa». Lo ha detto il presidente del M5S Giuseppe Conte durante la conferenza stampa all’Ars sulla situazione politica in Sicilia riferendosi all’iniziativa dei deputati regionali dell’opposizione. «Se ha un residuo di dignità - ha ribadito - questo governo deve andare a casa e deve consentire ai cittadini siciliani di esprimersi nuovamente».

Galvagno: "Un passo indietro se lo chiede Fdi? Assolutamente sì"

«Dopo il repulisti romano di Giorgia Meloni, non ho avuto indicazioni in alcun senso e non ho ricevuto nessun genere di invito. Noi però siamo persone di partito, quindi risponderemo se dovessimo essere chiamati in causa. Se quindi sono disposto a fare un passo indietro? Assolutamente sì, ci mancherebbe». Lo ha detto all’ANSA il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno (Fdi). Il commissario regionale di Fratelli d’Italia in Sicilia, Luca Sbardella, aveva detto che anche in Sicilia poteva essere applicato lo stesso criterio romano per gli indagati del partito cioè le dimissioni.

Nell’Isola sono due gli esponenti di spicco del partito coinvolti in inchieste giudiziarie: per il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, il 4 maggio comincerà il processo per corruzione, peculato e truffa, reati contestati dalla procura di Palermo, per l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata, invece, sempre i pm palermitani hanno chiesto il rinvio a giudizio per corruzione e il gip si pronuncerà il 20 aprile. «La mia e quella della Amata però sono due fattispecie differenti - ha proseguito Galvagno - io rappresento il Parlamento, lei il governo regionale. In tutti i casi sento molto l’appartenenza a questo partito e quindi non avrei difficoltà alcuna di nessun genere».