L’omicidio di Caterina Pappalardo a Messina, Giosue’ in aula: Chiedo scusa a Dio e alla Corte. Il pm: merita l’ergastolo
di EDG - Si è dichiarato dispiaciuto e affranto per quello che ha fatto, ha chiesto scusa a Dio il giovane Giosuè Fogliani, che ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi, in quella che potrebbe essere la penultima udienza, prima della sentenza, del processo per l’omicidio della madre Caterina Pappalardo, uccisa il 14 gennaio 2025.
Il ragazzo ha anche aggiunto che in carcere non riesce ad elaborare il lutto e che vorrebbe poter contribuire ad un miglioramento della società. Il tutto intervallato da lunghe pause e sempre con gli occhi chiusi. Nessun accenno alla madre ma ha precisato che non ha nessuna intenzione di fare altro male alla famiglia (in relazione al fato che la sorella, il marito temessero per la loro vita).
LA REQUISITORIA E LA RICHIESTA DELLA PENA ALL'ERGASTOLO.
La lunga udienza di oggi è proseguita con la discussione del pm Trifirò che al termine ha chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputato (il pm ha inglobato il reato di maltrattamento in quello di omicidio, non ha ritenuto ci possano essere le condizioni per chiedere e ottenere le attenuanti generiche).
Il Pm Massimo Trifirò ha ripercorso tutta la vicenda, analizzando il contesto familiare in cui é maturato il delitto (il padre anziano deceduto un decennio fa, un atteggiamento da padre-padrone e una visione patriarcale, la madre sottomessa). Si é soffermato sulle singole aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo (motivi abietti e futili, crudeltà, premeditazione, quest’ultima sia prima che dopo l’omicidio, come confermato in sede di interrogatorio per l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello prima e poi l'organizzazione post omicidio per una presunta tentata fuga {“a tal fine aveva conservato 1500€ e sistemato venti capi d’abbigliamento”).
Per capacità d’intendere e di volere, invece, il sostituto procuratore Trifirò lo ritiene capace perché “al più può avere disturbo di personalità” in base alla relazioni dei consulenti.
Lo psichiatra Pippo Rao, consulente nominato dall’avvocato Antonello Scordo, difensore di Fogliani, nella scorsa udienza aveva parlato di un disturbo borderline della personalità al momento del fatto. Nella sua deposizione ha trattato vari aspetti. Secondo il consulente «il comune denominatore è la componente irrealistica delle aspettative generali» che il giovane aveva proprio perché alla base c’era una «distorsione di tipo emotivo e cognitivo». Anche dopo la tragedia avrebbe avuto comportamenti «surreali».
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