I Carabinieri. La farsa di Beniamino Joppolo che smonta dall’interno i meccanismi della guerra torna in scena alla Sala Laudamo di Messina
Di Tonino Cafeo. Sono arrivati I Carabinieri al Teatro Vittorio Emanuele. Non è l'incipit di un articolo di cronaca nera ma il resoconto di un’operazione culturale perfettamente riuscita. Prodotto dall'EAR Teatro Vittorio Emanuele, Roberto Bonaventura ha portato sulle tavole del palcoscenico della Sala Laudamo di Messina I Carabinieri di Beniamino Joppolo. L'opera più rappresentata del prolifico scrittore di Patti, vissuto a Milano e a Parigi, autore di romanzi (Un cane ucciso, La doppia storia…) raccolte poetiche , saggi politici, opere teatrali.
La figura di Beniamino Joppolo non ha avuto finora una fama proporzionata all’effettivo valore delle sue opere . Dopo avere fatto il liceo classico a Messina e l’Università a Firenze, si trasferì a Milano dove iniziò a frequentare gruppi intellettuali dissidenti rispetto al regime fascista come Corrente. Nel 1937 subì una condanna al confino per antifascismo e dopo la guerra alternò l’attività di scrittore e drammaturgo con quella di pittore , redigendo - insieme a Lucio Fontana- i due manifesti dello Spazialismo. Ben presto a disagio nell’ambiente culturale milanese, lo scrittore andò a vivere a Parigi nel 1954. Qui il suo stile teatrale, a metà fra espressionismo e surrealismo, si è potuto sviluppare a contatto con quello del Nouveau theâtre francese contribuendo alla grande stagione del teatro dell’assurdo.
I Carabinieri è una meditazione sulla guerra e sulla crisi verticale dell’umanità, che si esprime con un linguaggio sarcastico e una struttura surreale paragonabile a quella dei lavori di Ionesco o Beckett . La sua genesi è stata lunga e tortuosa, passando per diverse riscritture e adattamenti, fra cui un’edizione storica diretta da Roberto Rossellini per il Festival dei due mondi di Spoleto del 1962 e l’adattamento per il cinema di Jean Luc Godard (LesCarabiniers del 1963). L’ultima messa in scena di cui si abbia memoria è quella prodotta a Messina nel 1993 a cura della storica compagnia Nutrimenti Terrestri, con Massimo Piparo , Vincenzo Tripodo, Maurizio Puglisi e Antonino Iuorio.
L’allestimento odierno di Roberto Bonaventura individua il cuore della scrittura di Beniamino Joppolo e ne attualizza il messaggio tramite elementi visivi che trasformano una fiaba nera senza tempo in un intervento politico rivolto a un’ epoca, la nostra , in cui la guerra è tornata nel novero delle cose normali e chi la promuove si esprime in termini espliciti e brutali senza nemmeno tentare di giustificarsi con ragioni umanitarie o di civiltà.
Sul palco, una scenografia essenziale non frappone nulla fra lo sguardo dello spettatore e l’azione scenica. Un enigmatico personaggio è rinchiuso dentro una vistosa cornice blu come se fosse il classico ritratto di un antenato . Si tratta di don SaroLapenna ( Antonio Previti),marito scomparso di Lucia (MoniaAlfieri) e padre di Michelangelo e Leonardo (Damiano Venuto e Vincenzo Palmeri). Con loro vive Anna, sorella di Lucia ( Marina Cacciola). Quando la famiglia Lapenna riceve la visita dei due Carabinieri ( Gianluca Cesale e Gerri Cucinotta) si trova davanti non due agenti in uniforme ma due figure eleganti e seduttive nei loro abiti di grisaglia, inviate da un mitico re per arruolare i due giovani e mandarli al fronte . Nelle loro parole la guerra è affascinante, promette onore, gloria e infinite ricchezze materiali ma la realtà a cui Leonardo e Michelangelo andranno incontro è completamente diversa. Torneranno senza un occhio l'uno e senza una gamba l’altro ma persuasi di partecipare da vincitori alla spartizione del bottino . I due Carabinieri però daranno nuovamente voce all’ineffabile re, pronto questa volta a deluderli ammettendo di aver perso la guerra , alla quale farà seguito l’annuncio di una rivoluzione destinata a rovesciare l’ordine costituito e punire chi se ne è reso complice.
Non accadrà niente di tutto questo naturalmente. Della rivoluzione non resterà che un eco lontana mentre la guerra sarà pronta a tornare alla ribalta con i suoi personaggi grotteschi e le sue macerie, perché si basa sull’ “illusione che la violenza possa essere amministrata, che la conquista sia un diritto, che il sacrificio abbia una logica e una ricompensa” , come recitano le note di regia.
La sagoma della Palestina e la kefiah indossata sul finale da Monia Alfieri si incaricano di segnalare che l’eterno ritorno dell’uguale non è un concetto astratto ma affonda le proprie radici nella cronaca di ogni giorno. È una chiara scelta di campo a favore delle vittime di un conflitto fra i più insensati e distruttivi degli ultimi anni.
I Carabinieri di Beniamino Joppolo regia di Roberto Bonaventura, sarà in replica alla Sala Laudamo fino a sabato 11 aprile.