«Praticamente noi su Milano, abbiamo un consorzio di imprese sui servizi (...) facciamo anche noi (...) il discorso mutui, leasing (...) tutte queste cose (...) con determinate condizioni a livello consorziali.. cioè nel senso di prendere una minima parte sull'investimento».
Così parlava, intercettato nel 2020, Gioacchino Amico, presunto referente della camorra romana dei Senese in Lombardia, ora imputato e pentito nel processo milanese «Hydra» sull'alleanza tra esponenti delle tre mafie. Amico, in particolare, si legge in un’informativa agli atti, «su richiesta» di Carmela Bucalo (in foto con la premier Meloni) - prima deputata e ora senatrice di FdI, non indagata - "contattava» un avvocato «interessato ad un finanziamento di 400/500mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull'isola di Salina» in Sicilia.
Il dettaglio è uno dei tanti che emerge dalle decine di pagine di una maxi annotazione dei carabinieri del Nucleo investigativo, nell’inchiesta dei pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, dedicate alle «aderenze politiche" del presunto boss del «consorzio» di mafie, ora collaboratore di giustizia che nel 2019, come rivelato da Report, quando non era ancora indagato per mafia e aveva già avuto guai giudiziari, fece un selfie con la premier Giorgia Meloni ad un evento di Fratelli d’Italia a Milano.
Negli atti, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte Amico, Raimondo Orlando, altro indagato per stupefacenti nella maxi inchiesta «Hydra», Bucalo, Paola Frassinetti, deputata FdI e sottosegretaria all’Istruzione, anche lei non indagata, e due «collaboratrici», non indagate, delle due parlamentari.
"Dobbiamo andare a Roma, prendiamo contratti di sanificazione”, dice Amico. Effettivamente, scrivono i carabinieri, il 20 maggio del 2020 i due uomini “si recano a Roma, dove incontrano Frassinetti Paola e Bucalo Carmela”, oggi senatrice. Con loro, le due collaboratrici e un’amica. Durante il viaggio Amico avvisa una delle due assistenti che sono in autostrada. La donna “risponde che erano a cena con Frassinetti e Bucalo”. “Dicevano le onorevoli di venire direttamente qui... – dice la collaboratrice – senza che passi dall’albergo... doccia e cose..”. I due sono fotografati al ristorante pizzeria Margherita di via Coppelle, “ove si accomodavano al tavolo già occupato da cinque donne”.
Sono stati intercettati anche, scrivono gli investigatori, «contatti telefonici e documentati alcuni incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Il 6 maggio 2020, inoltre, le due collaboratrici delle parlamentari «venivano controllate» a bordo di un’auto "intestata alla ditta 'S.F. di Amico Gioacchinò». Il 16 giugno 2020 una delle due, parlando con Amico, gli diceva «quelle te le apro io», riferendosi, si legge in un’intercettazione, alle "porte di Montecitorio».
"Trovo inaccettabile l'accostamento della mia persona a fatti e vicende a cui sono del tutto estranea. E trovo inammissibile la speculazione che, nel disprezzo della verità, da giorni viene condotta da alcuni organi di informazione sulla mia onorabilità. Nel signor Amico mi sono imbattuta solo al termine di una cena - alla quale lo stesso non ha neanche partecipato - consumata con la collega Frassinetti al termine di una giornata di lavori d'aula. Si è trattato di un incontro del tutto casuale, fugace e senza alcun significato. Per quanto ne so, Amico era venuto al ristorante per cercare di incontrare la collega Frassinetti, visto che era un politico del territorio. Tutto qui. Non ho mai intrattenuto rapporti, nel tempo, di nessun genere con il signor Gioacchino Amico. Nel mio staff, come può essere verificato in qualsiasi momento, non ho mai avuto assistenti donne: è dunque una clamorosa bugia pure il riferimento ad una avvocatessa che sarebbe stata inserita al Viminale, dopo aver fatto parte della mia segreteria politica. Affermazioni di contenuto diverso sono solo millanterie o, peggio, calunnie vere e proprie. E chi dovesse ancora rendersene responsabile, ne risponderà in tribunale".
Lo dichiara la senatrice di Fratelli d'Italia Ella Bucalo, replicando alle notizie circolate ieri sulle agenzie di stampa sui presunti rapporti con Gioacchino Amico, considerato referente del clan Senese in Lombardia, e ora pentito. La parlamentare di Barcellona Pozzo di Gotto, del resto, non è tra gli indagati dell’inchiesta Hydra, della dda di Milano.
Chi è Gioacchino Amico, oggi sotto protezione: “Mi vogliono morto”
Amico, quarant’anni il prossimo 16 aprile, si definisce un commerciante “di frutta e verdura all’ingrosso”. Ma è molto di più. Referente del clan camorristico dei Senese, attivo su Roma, è uno degli imputato del processo al “Sistema mafioso lombardo”, il “consorzio” di mafie al nord (cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta) al centro dell’inchiesta della procura di Milano, che in abbreviato ha già portato a condanne per mezzo secolo di carcere. Da poco lui ha deciso di pentirsi e diventare collaboratore di giustizia. Davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, ha riempito diversi verbali. Nel primo dice: “Ci sono tante persone che mi vogliono morto (...) tante persone volevano farmi fuori (...). C'è gente libera, che è molto feroce. Questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica, infiltrarsi con alcuni componenti delle forze dell'ordine”.