Monza: 40enne messinese a processo per aver adescato sui social una bambina di 11 anni. “Mandami delle tue foto…”. Il racconto choc della sorella più grande ai giudici, “aveva provato anche con me”
Ha adescato, sempre attraverso i social come aveva già fatto con la sorella di 7 anni maggiore, una bambina di soli 11 anni, appartenente alla famiglia di un compaesano che dalla Sicilia si è trasferito in Brianza, inviandole una foto in mutande scattata dal busto in giù mentre era sdraiato sul letto e chiedendole di fare altrettanto. E la bimba le aveva inviato una foto del petto, ma coprendosi con un orsacchiotto.
Per questa accusa, ora, un quarantenne residente in provincia di Messina si ritrova imputato di adescamento di minorenne in un processo al Tribunale di Monza. Un reato che è punito con la reclusione da uno a tre anni. Il fatto contestato risale al 2019, quando l'imputato aveva 34 anni. L'uomo non si è presentato oggi davanti alla giudice monzese per il dibattimento. Presente invece il padre della bambina, che però non si è costituito parte civile per ottenere un risarcimento dei danni.
Racconti dell’orrore
La rappresentante della pubblica accusa, la sostituta procuratrice monzese Sara Mantovani, dopo avere già sentito la testimonianza del padre della bambina, oggi ha convocato in aula la sorella della piccola, che ha 7 anni più di lei. "È stata mia mamma a mostrarmi la chat dal telefono di mia sorella – ha raccontato la ragazza, che ora ha 25 anni –. Era stato lui a iniziare a mandarle i messaggi su Messenger. Prima avevano iniziato a parlare di cosa facevano durante la giornata. Poi lui le aveva chiesto quanti anni aveva e mia sorella aveva risposto che aveva 11 anni e lui aveva risposto che pensava che ne avesse 16 anni. Le ha chiesto di mandargli una foto e lei ne ha fatta una al petto, ma con l'orsacchiotto davanti. Quando mia mamma l'ha scoperto, mia sorella si è vergognata per non averlo raccontato. L'imputato è paesano di mio papà. Anche a me, a 15 - 16 anni, mi aveva scritto e mi aveva detto se ci vedevamo per un caffè quando andavamo giù. Io avevo subito interrotto la comunicazione".
La prossima udienza in estate
Quando la chat era stata scoperta, il padre della bambina era andato dai carabinieri di Monza per presentare la denuncia. "Siamo risaliti all'imputato dal profilo di Facebook e poi alla sua banca dati dove risultava qualche precedente di polizia", ha ricostruito il maresciallo al processo. Si torna in aula a luglio per la discussione di pubblico ministero e avvocato della difesa dell'imputato, che respinge le accuse.