17 Maggio 2026 Giudiziaria

L’arresto dei Pellegrino: Uno vero scempio ambientale tra torrenti e discariche abusive

Uno scempio ambientale andato avanti per anni. Tra torrenti e discariche abusive. L’ennesimo sopportato da Messina e la sua provincia. I cui danni sul territorio non sarà affatto facile riparare.

È questo l’aspetto indubbiamente più importante dell’indagine della Dia coordinata dalla Distrettuale antimafia diretta dal procuratore capo di Messina Antonio D’Amato che nella giornata di giovedì ha visto l’arresto ai domiciliari dei fratelli Nicola e Domenico Pellegrino di Santa Margherita, nella zona sud della città, e la misura interdittiva a carico dell’imprenditore Roberto Cacopardo, con il sequestro preventivo della sua ditta, la Angela Costruzioni, di cui s’erano “impossessati” secondo la Dia i due fratelli per continuare a lavorare nel movimento terra, nonostante la confisca definitiva dei loro beni.

Ma c’è dell’altro per questa indagine dopo la prima ordinanza di custodia cautelare della gip Tiziana Leanza, che contesta l’intestazione fittizia della società ai tre indagati principali, con l’aggravante mafiosa, dal 25 febbraio del 2022 fino ai nostri giorni.

In questa vicenda c’è infatti una seconda ordinanza, siglata dalla gip Ornella Pastore, notificata da parte della Dia ad altri 18 indagati, in cui vengono contestati una serie di reati ambientali ai due Pellegrino, a Cacopardo, e a parecchi imprenditori e committenti privati che si sono rivolti proprio ai Pellegrino per lo smaltimento dei detriti dai loro cantieri. Esattamente così come era accaduto negli anni scorsi per un’altra indagine, quella relativa allo smaltimento abusivo degli scarti edili gestito dai fratelli Mancuso di Gravitelli.

E questo è un altro aspetto che emerge ancora una volta, ovvero la cosiddetta “voglia di mafia”, magari in alcuni casi inconsapevole, degli imprenditori e dei committenti privati. Che si rivolgevano ai fratelli Pellegrino, esponenti mafiosi “storici” universalmente noti della zona sud, per risparmiare qualcosa nei costi di smaltimento, non comprendendo l’altissimo rischio di compromettere le loro aziende con questi “contatti”, che in molti casi li faranno molto probabilmente depennare dalle white list delle prefetture per partecipare agli appalti pubblici.

Nell’ordinanza scritta dalla gup Pastore sono due gli aspetti preminenti che tengono conto delle indagini sul campo effettuate della Dia anche con i droni: i Pellegrino hanno sversato centinaia di metri cubi di materiale alla foce del torrente Santo Stefano e perfino nei terreni della “loro” ditta, “La Marina srl”, a ridosso del torrente Santo Stefano, che però sono stati sottoposti a confisca definitiva nel 2018 e quindi sono in regime di amministrazione giudiziaria. Proprio in questo secondo caso, scrive la gip Pastore – che ha disposto il sequestro dei terreni -, sono stati ricostruiti 56 trasporti e sversamenti di rifiuti nelle zone limitrofe al torrente Santo Stefano, per un quantitativo stimato di oltre 188 mc. Ci sono poi voluti i sub della Guardia di finanza per documentare quanto era stato scaricato ed era poi arrivato in mare. Uno scempio.