Ponte sullo Stretto, l’indagine sulla corruzione: Per i No Ponte Ciucci si deve dimettere
Anche se la società Stretto risulta estranea all'inchiesta della Procura di Roma che indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio, per i "No Ponte" l'ad Pietro Ciucci "non può uscirsene solo dicendo che la società non risulta coinvolta, si deve dimettere".
"Se per aggirare la paralisi si tenta la corruzione, il quadro si fa fosco - sostiene l'associazione Invece del Ponte - Chi amministra un'azienda che fallisce per tre anni di fila tutti gli obiettivi posti e dal cui seno emerge un 'fumus' di corruzione su cui (come minimo) non ha avuto alcuna capacità di controllo, dovrebbe fare un'unica cosa: dimettersi. Oppure dovrebbe venir rimosso dai vertici politici. Non accadrà. E qualcosa dovrà pur significare".
Per movimenti e associazioni l'indagine conferma i tanti dubbi sollevati nel tempo. "E' una notizia molto preoccupante, ma non mi piace dare colpe prima di conoscere meglio i fatti e prima dell'accertamento della veridicità delle accuse - commenta l'ex sindaco di Messina e tra i leader dei no Ponte, Renato Accorinti - Certamente il fatto che si siano tanto incaponiti con la realizzazione di quest'opera, così sovradimensionata quanto inutile, fa capire come questi meccanismi attirino delle persone alle quali non interessa veramente lo Stretto e la mobilità necessaria alle persone". "Io da anni - prosegue - ho creduto in questa battaglia, sin da quando, era il 24 giugno del 2002, sono salito per protesta sul pilone e oggi, come ieri, ribadisco che bastava mettere maggiori aliscafi e navi di ultima generazione per diminuire i tempi di percorrenza e rendere la mobilità più efficiente e veloce senza sperperare tutti questi soldi". Per Accorinti "questo è il tradimento della politica: speriamo che si chiuda una volta per tutte questo capitolo per i cittadini, liquidando finalmente la società dello Stretto e che si studino tutti i meccanismi adatti a realizzare opere veramente necessarie per la Sicilia e la Calabria".
Gino Sturniolo, tra i leader dell'assemblea No Ponte e autore di libri contro l'opera, aggiunge: "Non voglio commentare questa inchiesta, ma penso che il progetto del ponte sia stato e sia ancora un grande meccanismo per sperperare risorse pubbliche al di là poi se l'opera verrà realizzata o meno e chi ci guadagnerà". "La Corte dei Conti ha messo in evidenza che tutta l'operazione è cominciata con il recupero del vecchio contratto, di alcune delle società e del vecchio progetto e che fosse un'idea anacronistica e sbagliata - sostiene Sturniolo - Poiché, era chiaro che il progetto, il tipo di finanziamento e i prezzi fossero oggi, per forza di cose, diversi e la Corte dei conti ha messo in evidenza queste incongruenze". Piuttosto, conclude, "si doveva liquidare la società Stretto di Messina dal 2013 ma le scelte politiche dei governi di ogni colore politico hanno rimandato fino a quando tre anni fa Salvini e Meloni hanno resuscitato il progetto e la società".