10 Giugno 2026 Giudiziaria

Csm, oggi si decide: ostacoli contro Ardita in corsa per il posto di vice capo alla Dna

Il Consiglio superiore della magistratura si prepara a decidere il 10 giugno prossimo il nuovo procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, di fatto il vice del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Al centro dell’attenzione c’è soprattutto Sebastiano Ardita, attuale procuratore aggiunto di Catania, già Direttore dell’Ufficio Detenuti al Dap e successivamente consigliere togato al Csm.

Sulla carta appare in posizione di vantaggio rispetto al concorrente Eugenio Fusco.

La decisione del Csm avranno ripercussioni dirette sugli equilibri interni di via Giulia, soprattutto alla luce delle tensioni emerse sulla gestione delle indagini relative alle stragi del ’92 e ’93, anche in relazione alle audizioni del procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca, secondo il quale la cosiddetta “pista nera” incardinata nel contesto delle stragi di Capaci e via d’Amelio è “zero tagliato” mentre il filone Mafia-appalti costituisce l’unica “concausa” delle bombe su cui siano finora emersi elementi. All’interno della stessa Dnaa, magistrati come Franca Imbergamo e il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo hanno criticato il metodo adottato, in particolare il fatto che Caltanissetta sia stata tenuta per oltre un anno lontana dal confronto con altre procure impegnate sulle stragi, come quella di Firenze.

Gli scontri interni

La Quinta commissione del Csm ha espresso il 27 aprile la propria indicazione: tre voti per Sebastiano Ardita (dai consiglieri Eligio Paolini, Felice Giuffrè ed Enrico Aimi) e uno per Eugenio Fusco (dal togato Maurizio Carbone). Ardita vanta un curriculum di alto livello e secondo il testo unico sulla dirigenza giudiziaria in vigore dalla fine del 2024, configurano un chiaro titolo preferenziale per gli incarichi di vertice. La sua lunga specializzazione sul fronte mafioso rappresenta un elemento considerato essenziale per gli uffici di via Giulia. Diverso il percorso di Fusco, procuratore aggiunto a Milano e riconosciuto esperto di cybersicurezza, ambito che la Dna ha acquisito tra le proprie competenze dal 2023 e sul quale Giovanni Melillo starebbe puntando. Nonostante il vantaggio numerico di Ardita in commissione, fonti interne al Palazzo Bachelet, come riportato dal Fatto Quotidiano, descrivono un clima di ‘prudenza’ in vista del plenum. Il voto, inizialmente previsto prima, è stato rinviato il 10 giugno. Decisivo sarà l’orientamento dei gruppi di Area, ma anche di Magistratura democratica e Unicost, che in commissione si erano astenute. Secondo quanto risulta, dietro la nomina si sta consumando uno scontro sotterraneo tra correnti. La scelta per il primo posto da procuratore aggiunto rappresenta solo l’inizio di un più ampio turnover: la Dnaa dovrà assegnare complessivamente tre posizioni. Tra i nomi in corsa figurano magistrati di grande esperienza come Franca Imbergamo (14 anni in via Giulia e già sostituto alla Dnaa dal 2019), Nico Gozzo(attualmente in servizio alla Direzione nazionale e in passato aggiunto a Caltanissetta al tempo del depistaggio sulla strage di via d’Amelio), Marzia Sabella (che a Palermo si è occupata della scomparsa della Natività di Caravaggio), Giuseppe Lombardo (procuratore aggiunto a Reggio Calabria e titolare delle indagini e del processo sulla ‘Ndrangheta stragista) e Sergio Amato, vice di Nicola Gratteri a Napoli.

Il profilo professionale di Sebastiano Ardita

La proposta, pubblicata sul bollettino n. 1538 del 10 febbraio 2025, valorizza un profilo definito di “eccellenza” sia nel merito professionale sia nelle attitudini. Ardita, coordinatore della Dda Area 3 (province di Siracusa e Ragusa), vanta oltre un decennio di funzioni requirenti in materia di criminalità organizzata. Dal 15 maggio 2012 è stato Procuratore Aggiunto a Messina, dove ha coordinato la Direzione Distrettuale Antimafia, occupandosi di indagini su mafia, criminalità economica, bancarotte, riciclaggio, corruzione e traffici internazionali. Dal dicembre 2017 ha ricoperto lo stesso ruolo a Catania, proseguendo nell’attività di direzione e coordinamento su criminalità organizzata, economico-finanziaria e reati contro la pubblica amministrazione. Dal 3 aprile 2023 coordina nuovamente a Catania la Dda Area 3, le Misure di Prevenzione, il Gruppo Esecuzione Penale, il gruppo sulle fasce deboli e i reati del cosiddetto “Codice Rosso”.
In uno dei pareri si legge che Ardita è “un magistrato di primissimo ordine che ha rappresentato – in ogni ufficio, in ogni incarico e per tutti i colleghi – un punto di riferimento, segno inequivocabile […] del suo indiscusso valore professionale ed umano”. Viene evidenziata “la preparazione tecnica e giuridica, l’esperienza maturata, la costante dedizione al lavoro con grande diligenza e laboriosità”.
Particolare peso è stato dato all’esperienza specifica nella trattazione di procedimenti di criminalità organizzata, requisito centrale per il ruolo alla DNA. La proposta della Commissione sottolinea che Ardita abbia speso l’intero tempo delle funzioni requirenti nella trattazione di procedimenti di criminalità organizzata in distretti ad alta densità mafiosa, acquisendo “conoscenza approfondita delle dinamiche strutturali, delle strategie operative e delle modalità di infiltrazione economico-istituzionale delle associazioni mafiose”.

Il Plenum del Csm dovrà ora deliberare sulla proposta.