25 Giugno 2026 Giudiziaria

L’indagine sul sindaco di Spadafora, tra una settimana gli interrogatori

Una polemica politica che è poi sfociata in una coraggiosa denuncia. È l’origine delle indagini che martedì scorso hanno portato agli arresti domiciliari Lillo Pistone, sindaco di Spadafora e i fratelli Angelo e Benedetto Bonaffini, considerati vicini ai “Barcellonesi” finiti agli arresti domiciliari con le pesanti accuse, a vario titolo, di scambio elettorale politico mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Pistone, poche ore dopo l’esecuzione della misura cautelare, è stato sospeso dalla carica con decreto prefettizio.

Nell’inchiesta figura anche un’insegnante di 51 anni, che non è destinataria di misura: insieme al sindaco è indagata per un’altra ipotesi di corruzione per un atto contrario a doveri d’ufficio.

Gli interrogatori dei tre arrestati sono stati fissati per mercoledì prossimo. Pistone e i fratelli Bonaffini, assistiti dall’avvocato Salvatore Silvestro, dovranno comparire davanti al gip Salvatore Pugliese che ha disposto le misure cautelari e potranno decidere se rispondere o meno alle contestazioni.

Le indagini dei militari della Compagnia di Milazzo, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato sono iniziate a seguito di una denuncia presentata ai carabinieri ad aprile 2024, qualche mese prima delle elezioni comunali di Spadafora che si sono tenute l’8 e il 9 giugno di quell’anno. A parlare di un clima elettorale teso era stata l’ex sindaca Tania Venuto che in quella tornata elettorale era candidata alla carica di primo cittadino ma che non fu eletta. Attualmente è consigliera di opposizione.

Subito dopo la denuncia i carabinieri hanno avviato gli accertamenti con verifiche incrociate e intercettazioni telefoniche andate avanti per alcuni mesi. Diverse le conversazioni al telefono fatte dal primo cittadino finite poi al vaglio degli investigatori della Direzione distrettuale antimafia insieme ai contatti telefonici con Bonaffini.

Secondo gli inquirenti ci sarebbe stato un condizionamento mafioso del voto per l’appoggio elettorale che i fratelli Bonaffini di 75 e 71 anni, avrebbero dato al sindaco procacciando voti a suo favore e facendo leva sulla percezione della loro vicinanza alla criminalità mafiosa. Dalle indagini è emerso che in cambio del sostegno elettorale ricevuto il sindaco avrebbe dato seguito ad alcune pretese “pressanti” avanzate dai fratelli relative all’assegnazione di parcheggi pubblici vicini alle loro abitazioni, sgravi e agevolazioni fiscali per il pagamento dell’Iva , procedure agevolate per acquisire documenti per risolvere questioni legali relative a immobili sequestrati.