7 Luglio 2026 Giudiziaria

Il processo “Alto Mare” sui traghetti. “Annullata” la sentenza di primo grado

Anche l’ultima parte del processo “Alto mare” che rimaneva in piedi è stata cancellata nel tardo pomeriggio di ieri, in corte d’appello. Con una decisione dei giudici molto particolare: nullità della sentenza di primo grado perché, in estrema sintesi, non c’era una corrispondenza tra il capo d’imputazione per come è stato formulato dall’accusa e i fatti concreti, quindi non era rispettato il cosiddetto principio della correlazione.

Si è chiuso così quindi, con questa clamorosa decisione adottata del collegio presieduto dalla giudice Katia Mangano, il processo d’appello “Alto mare”, nato dall’inchiesta della Procura di Messina che nel 2020 portò al sequestro di tre traghetti - Pace, Caronte e Ulisse -, della Caronte&Tourist Isole Minori spa, impiegati nei collegamenti La Maddalena/Palau, Trapani/Isole Egadi e Palermo/Ustica.

L’ipotesi d’accusa globale della Procura era in sostanza quella che la compagnia di navigazione si sarebbe aggiudicata la gara ma non poteva concorrere perché era carente di uno dei requisiti: le navi sarebbero state prive delle necessarie strutture adatte per le “Persone a mobilità ridotta”, le Pmr, come i disabili, gli anziani, le gestanti.

Un procedimento che vedeva le ipotesi d’accusa iniziali di truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni, falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture ai danni della Regione Siciliana. Secondo quanto è stato letto in aula, ma lo prevede anche la normativa di riferimento (soprattutto gli artt. 521 e 522 c.p.p.), le carte del processo tornano ora al pm per le sue determinazioni, Ma stiamo parlando di fatti che risalgono al 2015, con l’ipotesi prescrizione molto concreta.

In appello, ieri, a Messina, dopo le assoluzioni del primo grado, gli imputati erano rimasti in due, ovvero l’imprenditore marittimo Sergio La Cava e la società di navigazione Caronte&Tourist Isole Minori come persona giuridica.

Il 6 giugno dello scorso anno si erano registrate le richieste dell’accusa, con la requisitoria del sostituto procuratore generale Felice Lima, il quale aveva sollecitato ai giudici la conferma della condanna a 2 anni per La Cava e della multa da 70mila euro alla società, oltre alla confisca di beni per tre milioni e mezzo di euro a carico di La Cava, in solido con la società.

Niente di tutto questo è stato accolto dai giudici, che invece a giudicare dalla loro sentenza - ma è ovvio che per avere più dettagli bisognerà attendere le motivazioni -, hanno dato ragione ai legali di La Cava e della società di navigazione, gli avvocati Antonio Roberti e Carmelo Peluso (per La Cava) e Francesco Mucciarelli (per la compagnia). Che nel loro atto d’appello tra i punti esaminati avevano scritto proprio di una nullità della sentenza di primo grado per la “non corrispondenza” tra il capo d’imputazione e i fatti concreti che stavano alla base della contestazione.

Già in primo grado, era il maggio del 2024, il processo aveva registrato un ridimensionamento, ed era rimasta in piedi solo l’accusa di presunta truffa a carico di La Cava e della compagnia. All’epoca erano in tutto quattro gli imputati: Sergio La Cava, a.d. di Ngi, incorporata nel 2017 dalla Caronte&Tourist Isole Minori; Luigi Genghi, consigliere e amministratore di Ngi; Edoardo Bonanno, a.d. di Caronte & Tourist Isole Minori; e Vincenzo Franza, presidente di Caronte&Tourist Isole Minori. Nel maggio 2024 però la giudice Sciglio ritenne sussistente solo la truffa, dichiarò prescritto il falso ed escluse la frode in pubbliche forniture. L’unico ad essere condannato fu La Cava, a 2 anni (pena sospesa) e solo per la truffa, mentre gli altri tre amministratori - che rispondevano solo di frode in pubbliche forniture -, vennero totalmente assolti.