9 Luglio 2026 Giudiziaria

Le impennate, i social e la stessa strada: il percorso investigativo che ha cambiato l’inchiesta sulla morte di Giuliana Scimone

Per gli investigatori la chiave non è l'ultimo istante, quello dell'impatto costato la vita a Giulia Scimone. La risposta, sostengono, va cercata molto prima, in una sequenza di comportamenti che avrebbe trasformato una tragedia annunciata in un rischio consapevolmente accettato.

È questa la ricostruzione che ha portato la Procura di Messina a imprimere una svolta all'inchiesta sulla morte della sedicenne, travolta il 28 giugno scorso a Torre Faro da una moto mentre il conducente eseguiva un'impennata. Alessandro Mondo, 19 anni, non è più accusato di omicidio stradale ma di omicidio volontario con dolo eventuale. Una contestazione molto più grave, ritenuta fondata anche dal giudice per le indagini preliminari, che ha disposto il trasferimento del giovane dagli arresti domiciliari al carcere.

La decisione non nasce esclusivamente dalla dinamica dell'investimento. Al centro dell'inchiesta c'è un mosaico di elementi che gli investigatori hanno ricostruito nel corso delle indagini: immagini video, precedenti sanzioni, contenuti pubblicati sui social network e le stesse dichiarazioni rese dall'indagato durante l'interrogatorio di garanzia. Tasselli che, letti nel loro insieme, delineerebbero un modello di guida abituale caratterizzato da esibizioni ad altissimo rischio.

Secondo quanto emerge dagli atti, l'impennata che avrebbe preceduto l'investimento non sarebbe stata un gesto improvviso né una perdita occasionale del controllo del mezzo. Le immagini acquisite mostrerebbero una manovra compiuta in una strada aperta al traffico, frequentata da automobili, motocicli e pedoni. Un contesto nel quale, secondo la Procura, il rischio di travolgere qualcuno era tutt'altro che remoto.

Ma è soprattutto la ripetitività della condotta a pesare nella valutazione degli inquirenti. Quella sera, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, il giovane avrebbe eseguito la stessa evoluzione almeno altre due volte insieme ad altri motociclisti, alcuni dei quali non sono stati ancora identificati. Non un episodio isolato, dunque, ma una scelta reiterata nonostante la presenza di numerosi utenti della strada.

L'indagine si è poi estesa ai social network. I profili riconducibili al diciannovenne, secondo gli investigatori, documenterebbero nel tempo una serie di video nei quali compaiono impennate, accelerazioni, sorpassi ad alta velocità e vere e proprie esibizioni su strade urbane e autostrade. Filmati pubblicati, secondo la Procura, anche per ottenere consenso e visibilità attraverso comportamenti sempre più estremi.

Tra i contenuti finiti agli atti ce n'è uno che gli inquirenti considerano particolarmente significativo. Sullo schermo scorrono alcune frasi: «Amo correre. Amo l'adrenalina. Amo rischiare la vita. Amo la velocità. Amo i sorpassi. Amo il rischio. Amo i motori». Per il giudice non si tratterebbe di semplici slogan, ma di parole che contribuirebbero a descrivere l'atteggiamento psicologico dell'indagato rispetto ai rischi della propria condotta.

A rafforzare questa ricostruzione c'è anche un precedente preciso. Il 24 agosto 2024 Alessandro Mondo era già stato sanzionato nello stesso tratto di via Circuito, a Torre Faro, per analoghe acrobazie alla guida della moto. Lo stesso luogo, la stessa strada e, secondo l'accusa, lo stesso modo di utilizzare un mezzo da oltre cento cavalli trasformandolo in strumento di esibizione.

È proprio da questa continuità di comportamenti che la Procura ricava la contestazione del dolo eventuale. L'ipotesi è che il giovane non abbia soltanto violato le norme del Codice della strada, ma abbia deciso di proseguire la propria condotta pur rappresentandosi concretamente la possibilità che qualcuno potesse perdere la vita.

Sarà il processo a stabilire se questa ricostruzione troverà definitiva conferma. Per ora, però, la linea dell'accusa è chiara: quella morte non sarebbe il risultato di una semplice imprudenza, ma l'esito di una condotta che, secondo gli inquirenti, aveva trasformato il pericolo in una possibilità accettata.