13 Luglio 2026 Giudiziaria

Il giro di prestiti a usura, la Procura chiede il rito immediato per 4

Per il “giro” di prestiti a usura anche con tassi del 300% che aveva soffocato un venditore ambulante il quadro delle prove è chiaro per la Procura. Da qui la richiesta di rito immediato richiesto per i quattro indagati dell’inchiesta. Che è stato accolto dal gip Francesco Torre, il quale ha fissato l’inizio del processo per il prossimo 7 ottobre davanti ai giudici della sezione penale collegiale.

A febbraio dopo gli interrogatori preventivi Il gip aveva disposto gli arresti domiciliari per i quattro indagati, che sono Fabio Tortorella, Angelo Muni, Giuseppe Finocchiaro e Pietro Mazzitello.

L’ipotesi di reato a loro carico è di usura, sulla base degli accertamenti effettuati dalla Squadra mobile di Messina e dalla Procura guidata da Antonio D’Amato. Sono assistiti nel procedimento dagli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Trovato, Domenico Andrè e Alessandro Billè.

L’inchiesta si inserisce in un più ampio filone investigativo coordinato dalla Distrettuale antimafia che ha consentito di ricostruire un «solido quadro indiziario» relativo a diversi casi di usura sul territorio cittadino.

Fondamentale il racconto della vittima dell’usura, che ha indirizzato gli investigatori sulla strada nella quale si era imbattuto e non era più disposto a percorrere. Un prestito con altissimi tassi usurari, fino al 300 per cento. Alla polizia, tra le altre cose, la vittima ha riferito di aver contratto nel tempo più prestiti a condizioni vessatorie, fornendo agli inquirenti dettagli su chi glieli aveva concessi, sulle somme ricevute e sul piano di rientro negoziato. A proposito degli indici percentuali elevatissimi, uno degli indagati avrebbe approfittato dello stato di bisogno del commerciante messinese, gli avrebbe accordato un prestito pretendendo interessi e ulteriori vantaggi fino alla totale restituzione del capitale, con un tasso annuo che si aggirava intorno al 300%.

Nel corso delle attività di indagine, la Squadra mobile arrestò a suo tempo in flagranza di reato un’altra persona, a cui è stato poi contestato di aver concesso denaro “a strozzo”: fu sorpresa proprio mentre riceveva una rata del prestito usurario.