28 Luglio 2026 Sport Cultura Spettacolo

La rassegna internazionale del cinema torna a casa nel segno di Ninni Panzera

Di Tonino Cafeo - Ventisei luglio ventisei: Messina ha riavuto la sua Rassegna cinematografica internazionale. A cinquantasei anni dall’ultima edizione del festival che è rimasto nella memoria nostalgica dei vecchi messinesi, il cinema è tornato sulle rive dello stretto di Messina, nello spazio che storicamente gli era proprio all’interno dell’ex Fiera campionaria. Un’area che da qualche settimana è stata restituita alla pubblica fruizione   con il nuovo nome di Agorà dello Stretto.

L’antica manifestazione, “madre” del più noto Taormina film fest, è ricordata -come testimoniano i cinegiornali proiettati ieri sera a ideale apertura del cuore della manifestazione- più per i riti della mondanità e la sfilata di divi e personalità in abito da sera che per i titoli presentati.La nuova vita della rassegna si propone invece -lo ha promesso il presidente del suo comitato scientifico, il critico Franco Cicero - di rimettere al suo centro il cinema e i film “come al centro di un festival di canzoni c’è la musica e del campionato di calcio ci sono le partite”. Una promessa mantenuta, con molte luci e qualche ombra, come accade in ogni debutto che si rispetti.

La prima serata non poteva che essere dedicata a una figura chiave per la storia dello spettacolo siciliano: Ninni Panzera, l’infaticabile segretario organizzativo di decine di edizioni del Taofest, nonché ideatore e promotore della Saletta Milani, del Messina film Fest, oggi Messina Opera Film Fest, prematuramente scomparso l’undici luglio scorso.

Il direttore artistico della manifestazione Francesco Cannavà ha voluto sul palco i familiari di Panzera a cui è stato consegnato il premio Regina del Peloro, alla memoria di una vita interamente spesa nella promozione del cinema e della cultura a Messina e in Sicilia.  Una vita che è stata ricordata da amici storici come i musicisti Cettina Donato e Angelo Privitera, lo scenografo Marco Dentici e soprattutto Peppuccio Tornatore, premio Oscar 1990 per Nuovo cinema Paradiso.

Il regista bagherese si è intrattenuto a lungo con Franco Cicero rievocando il proprio stretto legame con Ninni Panzera e l’ambiente messinese, che fornì una spinta decisiva a Nuovo Cinema Paradiso, pellicola dagli esordi assai travagliati prima di approdare con grande successo a Cannes e poi alla notte degli Oscar.  

Le riflessioni di Tornatore, che sarà presto cittadino onorario di Messina, come annunciato dal sindaco Federico Basile nel corso della serata, non si sono limitate alla consueta ricca aneddotica ma sono state anche una suggestiva introduzione al cuore della rassegna internazionale. Franco Cicero ha infatti subito dopo introdotto Jan Komasa, classe 1981, apprezzato regista e sceneggiatore polacco, che è stato candidato all’Oscar per il miglior film straniero nel 2020 per Corpus Christi. Singolare storia di un piccolo delinquente che per una serie di coincidenze fortuite si spaccia per prete e sostituisce il parroco di una sperduta comunità rurale, entrando nel ruolo in modo tanto credibile da rivitalizzare la parrocchia con esiti imprevedibili.

Komasa ha raccontato il suo modo di leggere la realtà, a metà fra indagine sugli aspetti più scabrosi del presente e vocazione estetica, evocando i grandi autori del cinema polacco – da Andrzej Wajda a Roman Polanski, fino a Jerzy Skolimowski, che ha prodotto il recenteGood boy (2025) primo film in inglese del giovane regista di Poznan.

Good boy, che è stato in gara lo scorso autunno alla ventesima edizione della Festa del cinema di Roma, è stato proposto fuori concorso a Messina, per la prima volta in Sicilia, al cinema Apollo dove ha inaugurato le proiezioni pomeridiane della Rassegna. È un film dalle atmosfere cupe, claustrofobiche, ambientato in una villa spersa per le brughiere inglesi, dentro cui si svolge la storia perturbante di una famiglia disfunzionale impegnata nella “rieducazione” di un giovane abituato a notti brave a base di coca e musica techno. Una rieducazione portata avanti a colpi di bastone e varie torture psicofisiche. Tommy, così si chiama il ragazzo, (un credibile Anson Boon) è stato infatti sequestrato da Chris, il capofamiglia (Stephen Graham, già visto in Adolescence) e rinchiuso in cantina legato a una pesante catena. Inizia così un percorso infernale dagli esiti imprevedibili. Si tratta di una pellicola in cui non si salva nessuno, che fa pensare alla “cura Ludwig” di Arancia Meccanica come pure a I pugni in tasca di Bellocchio, per il suo analizzare le dinamiche malate e violente di un nucleo familiare che si isola dal mondo per praticare una propria singolare e discutibile idea di bene.

Ma non abbiamo parlato dei primi due film in concorso. Le incombenze della prima serata, sfilata istituzionale compresa, li hanno relegati nel cuore della notte, davanti a un manipolo di pochissimi cinefili resistenti. È stato un peccato perché entrambi- il corto e il lungometraggio- avrebbero meritato un pubblico più numeroso e attento.

Si tratta di Due Sorelle, di Antonio De Palo, con una intensa Blu Yoshimi nella parte di una giovane donna che si libera di un padre padrone (e incestuoso) e di Cuerpo Celeste, film cileno di Nayra Ilic Garcia. Storia di un’adolescenza al femminile ambientata nel deserto di Atacama nel 1990, quando finiva la dittatura di Augusto Pinochet.  La giovanissima Cele dovrà trovare da sola il suo posto nel mondo quando la perdita del padre cambierà il suo modo di vivere quello che fino ad allora era stato una sorta di paradiso perduto..

 La Rassegna Cinematografica Internazionale è organizzata- ricordiamolo- da 8 Road Film e dall’Associazione culturale ARB in collaborazione con Colapesce Studio – Agenzia PVK Produzioni Video – UniVersoMe -  Circolo della Borsa – Circolo del Tennis e della Vela, ed è sostenuto dal Comune di Messina e dalla Fondazione Messina per la Cultura in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto.