29 Luglio 2026 Giudiziaria

Sismabonus, le “scosse” sono solo sulla carta: lavori fantasma a Sant’Agata di Militello, 9 denunciati e sequestro da 2,9 milioni

"Un’impalcatura burocratica" impeccabile sulla carta, ma inesistente nella realtà. L’ultimo capitolo della saga del Sismabonus "truccato" arriva dalla provincia di Messina, nel comprensorio di Sant’Agata di Militello, dove la Guardia di Finanza ha portato a galla una maxi-frode ai danni delle casse pubbliche da quasi tre milioni di euro.

L’inchiesta, battezzata non a caso“Operazione Fake Sisma”, è stata condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Sant’Agata di Militello sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti. Il bilancio dell’operazione è pesante: nove persone fisiche e due società denunciate, oltre a un decreto di sequestro preventivo, diretto e per equivalente, emesso dal Gip del Tribunale pattese per un valore complessivo di 2.903.600,00 euro tra liquidità, beni mobili e immobili.

I reati contestati sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e false asseverazioni. Sotto la lente della Procura di Patti sono finite 9 persone fisiche e 2 persone giuridiche.

Il meccanismo truffaldino ruotava attorno alle agevolazioni fiscali previste dal cosiddetto “Sismabonus acquisti”: il teatro dell’illecito è un complesso condominiale situato nel Comune di Sant’Agata di Militello.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i soggetti coinvolti hanno dichiarato il sostentamento di ingenti spese per interventi di riduzione del rischio sismico che, nella realtà dei fatti, non erano mai stati eseguiti, o lo erano stati solo in minima parte.

Perno indispensabile per la riuscita dell’inganno è stata la complicità tecnica: nell’articolata rete d’inchiesta figurano infatti due ingegneri in veste di asseveratori. I due tecnici avrebbero sistematicamente confezionato e firmato una montagna di documentazione amministrativa e tecnica del tutto non veritiera. Dalle false asseverazioni sullo stato di avanzamento dei lavori (SAL) fino ai computi metrici estimativi artefatti, passando per relazioni sulle strutture ultimate, certificati di collaudo statico e persino documenti tecnici iperspecifici: certificazioni mendaci sulle prove di resistenza a compressione del calcestruzzo e sulle prove di trazione, allungamento e piegamento delle barre d’acciaio. Un castello di carte contabili e ingegneristiche creato al solo scopo di far figurare come regolarmente eseguiti interventi strutturali mai realizzati.

Una volta generato illecitamente il credito d’imposta sulla carta, scattava la seconda fase della macchinazione: la monetizzazione rapida. I proprietari degli appartamenti condominiali trasferivano integralmente i crediti inesistenti tramite le opzioni della “cessione del credito” e dello “sconto in fattura”, applicato dall’impresa esecutrice dei lavori e dai professionisti a essa collegati. Successivamente, gran parte di questo enorme pacchetto di crediti fittizi veniva ceduto a soggetti terzi in cambio di denaro contante o contropartite finanziarie. Un vero e proprio circuito di autoriciclaggio che ha consentito ai responsabili del raggiro di incamerare illecitamente ingenti disponibilità economiche prima dell’intervento della magistratura.