4 Agosto 2026 Giudiziaria

Ardita sulla riforma svuota-carceri di Nordio: ”Potranno uscire persino i mafiosi”

Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Catania e tra i magistrati più esperti in ordinamento penitenziario, ha rilasciato un’intervista a Il Fatto Quotidiano sulla riforma del governo che consente ai detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità.

Secondo Ardita, la legge può aprire la strada a una rilevante uscita dai penitenziari di soggetti autori di reati gravi e di particolare pericolosità, fino a consentire l’uscita anche dei mafiosi, con un’esposizione a rischio per la sicurezza dei cittadini. "Non so cosa sia stato dichiarato da chi l’ha proposta, fatto sta che questa legge può aprire la strada a una rilevante uscita dai penitenziari di soggetti autori di reati gravi e di particolare pericolosità. Oggi il consumo di droga è diffusissimo anche tra associati mafiosi e boss. È facile trovare nel corpo una presenza di stupefacenti: sulla base di questo sarà difficile negare che vi sia una connessione col reato commesso. Così potranno uscire dal carcere persino i mafiosi".

Per specificare ricordiamo che il disegno di legge, approvato il 29 luglio alla Camera anche con i voti della Lega, include reati gravi come rapina ed estorsione aggravate (con armi). A decidere se concedere la libertà condizionata saranno i giudici di sorveglianza, già sotto organico.

"Mi viene da fare due considerazioni - ha proseguito Ardita - La prima è quella che sembra volersi rinunciare allo strumento estremo della detenzione anche rispetto a soggetti oggettivamente pericolosi, ancorché tossicodipendenti. Al netto del concreto pericolo che si ricorra a questo strumento anche da parte dei soggetti che tossicodipendenti non sono, ma che hanno avuto un qualsiasi contatto con la droga, il rischio che qui si corre è più grave. Autori di gravissimi reati, considerati pericolosi dai tribunali in quanto tali ritenuti meritevoli di espiazione pena in carcere, verrebbero rimessi in strutture di cura anche private, anche semiresidenziali". Ha poi sottolineato che "questo potrà comportare un’esposizione a rischio senza precedenti per la sicurezza dei cittadini. Soggetti ancora potenzialmente pericolosi, sottoposti a programmi della cui efficacia nessuno può avere un’idea preventiva, uscirebbero dal circuito penitenziario e verrebbero ammessi a queste forme di detenzione esterna, ma con quali controlli e con quali garanzie non siamo ancora in grado di sapere". In merito a questo tema il procuratore aggiunto di Catania ha affermato che "questa riforma dimostra come non sia minimamente possibile operare questa rieducazione dei tossicodipendenti in carcere. Oggi la realtà penitenziaria ci restituisce l’immagine delle carceri divenute piazza di spaccio, in cui vi è una libera offerta di droga e ciò di fatto impedisce l’attuazione di quei virtuosi programmi che hanno portato negli anni precedenti moltissime persone a essere recuperate dopo lunghi periodi di tossicodipendenza sulla base di indescrivibili sacrifici e forza di volontà".