L’indagine della Dda di Messina: Così Scirocco riusciva a infiltrarsi negli appalti
Partiamo da un dato: la gip di Messina Arianna Raffa ha ritenuto che dietro il sistema di infiltrazione degli appalti “capitanato” da Francesco Scirocco non vi sia alcuna associazione mafiosa ma solo un’associazione a delinquere semplice. «Questo giudice non condivide, allo stato degli atti, la tesi accusatoria della costituzione da parte di Scirocco e dei concorrenti di un’associazione di tipo mafioso, di cui difettano gli elementi specializzanti della fattispecie di cui all’art. 416 bis c.p. che la distinguono rispetto al sodalizio ordinario, di cui all’art. 416 invero in queste sede ritenuto». Questa valutazione, che di fatto fa cadere l’aggravante mafiosa per ogni singola contestazione, però non rende meno grave quanto i carabinieri hanno scoperto. «A prescindere dalla valutazione sul difetto di gravità indiziaria in ordine all’intraneità di Scirocco e dei suoi stretti collaboratori a un gruppo organizzato di stampo mafioso, ciò che desta particolare allarme è che questi, nonostante la cristallizzata contiguità alla mafia barcellonese, alla confisca di prevenzionesubita, al notorio coinvolgimento in procedimenti per fatti di straordinaria gravità, non sia stato allontanato dal contesto imprenditoriale ma, al contrario, sia stato valorizzato per gestire direttamente la esecuzione di importanti lavori pubblici, da vari imprenditori che se li erano aggiudicati, e che hanno fatto operare, nell’ombra, lo stesso Scirocco».
Gli arresti e le interdittive che sono scattati oggi partono da lontano. E cioè dalla denuncia del 2021 ai carabinieri di Gioiosa Marea dove il legale rappresentante di un consorzio edile ha segnalato “l’anomala” presenza di Scirocco nel cantiere dei «lavori di risanamento costiero e difesa dell'erosione nel tratto Santa Margherita - Galati Marina, affidati dal Commissario di Governo contro il dissesto Idrogeologico nella Regione Siciliana». Non c’erano minacce o intimidazioni, ma la costante presenza e relazione con Massimo Piscitello (che poi si scoprirà essere uno degli anelli fondamentali del sistema illecito di Scirocco) aveva destato molta preoccupazione ai vertici dell’impresa appaltante. Da qui partono intercettazioni e accertamenti che confluiscono nell’informativa depositata due anni fa alla Dda di Messina.
Il centro logistico di Scirocco sarebbe stato un immobile del centro storico di Messina. I carabinieri hanno piazzato delle microspie, anche perché Scirocco - considerando le sue trascorse vicende criminali e processuali - era molto accorto. L’indagato, che non ha risposto alle domande della gip nel corso dell’interrogatorio preventivo, usava telefonini di ultime generazioni e cambiava sistematicamente macchine prese a noleggio. Parliamoci chiaro, la gip non ritiene vi sia una diretta connessione con il clan dei barcellonesinegli affari finiti al centro dell’inchiesta, ma Scirocco avrebbe comunque dimostrato «un’accresciuta capacità di assumere il controllo della esecuzione di una serie di appalti pubblici, aggiudicati dal Consorzio Autostrade Siciliane e da altre amministrazioni». La giudice evidenzia come le «molteplici conversazioni intercettate rivelano la piena consapevolezza, da parte degli interlocutori, del peso criminale di Scirocco e di come, tramite questo peso, egli sia in grado di allacciare rapporti con gli imprenditori compiacenti, e di esercitare una qualche capacità di influenza anche su funzionari in servizio presso la pubblica amministrazione». Carmelo Munafò, intercettato, ha descritto così il profilo criminale di Scirocco: «Allora... te lo devo dire perché è la verità, io ho un signore che viene da me ora ultimamente non so quello che è successo sono più di 15 giorni che non si fa vedere è il geometra di tante ditte... fa il geometra di tante ditte, non lo sa? Non lo so io se è mafia, credo, mi spavento pure a parlare di questa cosa...qualcosa». Un’imprenditrice è andata dritta al punto: «Lui è "ammanigghiato unni è ghie" (ha le conoscenze dappertutto ndr)..., se vuole ci brucia dappertutto...cioè quello si innervosisce... lo sai il carattere che ha lui...dice ma chi cazzo è questo...infatti quella sera...la reazione che lui ha detto io a questo lo faccio "attaccare" (arrestare ndr) veniva dalla discussione della mattina...e noi che ne sapevamo..?». L’interlocutore allora ha proposto di scrivere una lettera all’antimafia «per dirgli...comanda lui là dentro...tutte ste imprese fanno capo a lui perché ha tutta gente...però ci ha...noi...due anni fa c'eravamo pure., che facciamo».
Per la gip, Scirocco «non avrebbe potuto partecipare a nessuna delle gare d’appalto indette e oggetto della presente trattazione e ha pertanto fatto ricorso a illeciti espedienti, grazie alla collaborazione, dei propri collaboratori, formalmente o meno inseriti all’interno della compagine della appaltatrice, e degli imprenditori compiacenti che, da tale sistema, intendevano trarre un proprio profitto evidentemente confidando nella pregressa esperienza di Scirocco». Anche se le indagini «non hanno consentito di intercettare la genesi delle gare appare logico ritenere che Scirocco - già condannato per mafia - in virtù delle sue conoscenze e della sua esperienza nell’ambito degli appalti pubblici, sia riuscito a inserirsi negli stessi, avvalendosi di un’organizzazione di mezzi e persone a ciò specificamente finalizzata»