Mazzarrà Sant’Andrea, la Commissione s’è insediata al Comune
Si sono insediati ieri la viceprefetta Alfonsa Caliò, il viceprefetto aggiunto Cosimo Gambadauro e il dirigente Salvatore Mallemi, i tre commissari che vanno a sostituire alla guida del Municipio l’ormai ex sindaco Carmelo Pietrafitta (salvo eventuale ricorso al Tar preannunciato alla stampa dallo stesso Pietrafitta), gli assessori Giuseppe Coppolino, Antonio Mandanici e l’intero Consiglio comunale
La nomina segue la deliberazione di scioglimento adottata il 5 agosto dal Consiglio dei Ministri, applicando l’articolo 143 del testo unico degli enti locali. Nelle prossime ore seguirà la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. La commissione straordinaria resterà in carica per 18 mesi, prorogabili fino a 24, e gestirà l’ordinaria amministrazione ma, soprattutto, passerà al setaccio gli uffici comunali per bonificare la macchina burocratica, rivedere gli appalti sospetti, annullare gli atti illegittimi e ripristinare la massima trasparenza. I commissari hanno dato incarico al vice segretario comunale di notificare a tutti gli organi decaduti il decreto di sospensione degli organi elettivi firmato dalla prefetta Cosima Di Stani. È stato inoltre “cristallizzato” lo stato di fatto degli ultimi atti assunti al protocollo. Inizia adesso una nuova fase per la comunità nuovamente svuotata della sua guida politica dopo i pesanti precedenti che, nel 2015, avevano già travolto l’Ente, segnato dalle inchieste sulla gestione della discarica e sui condizionamenti della locale cosca mafiosa. Durante i mesi di commissariamento, Mazzarrà vivrà una necessaria fase di transizione burocratica. Solo al termine di questo periodo di quarantena istituzionale, una volta ristabiliti i pieni criteri di legalità, i cittadini mazzarresi saranno richiamati alle urne per scegliere una nuova amministrazione. Ma quale sarà il destino politico degli amministratori uscenti? La legge prevede una “squalifica” temporanea, chiamata incandidabilità, introdotta proprio per evitare che chi ha esposto il Comune alle infiltrazioni possa tornare subito a prenderne le redini. Tuttavia, questo divieto non scatta in automatico per tutti i componenti della passata amministrazione. Se gli accertamenti ministeriali dimostreranno che un amministratore ha precise responsabilità nel condizionamento mafioso, o ha semplicemente omesso di vigilare, il ministero dell’Interno avvia un’azione legale. Sarà poi il Tribunale civile competente per territorio a valutare i documenti e a decidere con una sentenza. Se il giudice confermerà in via definitiva la responsabilità, l’ex amministratore non potrà candidarsi per i successivi due turni elettorali alle elezioni politiche nazionali, europee, regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. Tuttavia, poiché lo scioglimento travolge l’Ente nel suo complesso, ma le responsabilità politiche restano sempre individuali, se un ex amministratore dimostrerà di essere totalmente estraneo alle dinamiche di infiltrazione e aver operato sempre nel rispetto delle regole, per lui non verrà richiesta alcuna sanzione, conservando il diritto di ricandidarsi al primo voto utile.