21 Agosto 2026 Cronaca di Messina e Provincia

Antonello da Messina: è un gioco da ragazzi rubare i sei capolavori

Di Leonardo Bison - Sono stati trasferiti ad altri istituti, ieri, i quattro custodi che erano di turno la sera del 14 agosto, quando dal Museo regionale di Messina sono state rubate, in un colpo solo, sei opere di Antonello Da Messina – un polittico e una tavoletta bifronte – due delle quali lasciate per strada nella via accanto al museo.

Come hanno potuto non accorgersi di nulla? I ladri sembravano aver fatto un colpo da film. “Purtroppo sono riusciti ad eludere i sistemi d’allarme e tutti i sistemi di sicurezza”, ha detto all’Ansa la direttrice del Museo regionale (in Sicilia gli ex musei nazionali sono tutti regionali), all’indomani del furto. Ma con il passare delle ore, come spesso accade con furti d’arte di enorme rilevanza – le opere sono tra le più importanti del XV secolo siciliano ed europeo – il quadro che emerge è quello di enormi falle nella sicurezza ed errori umani (se non complicità).

Il sistema di allarme infatti, nonostante il museo avesse riaperto in una nuova e più adeguata sede nel 2017, non era collegato con la centrale di polizia, come ha ammesso anche il presidente della regione Renato Schifani. Non era collegato a nulla: tutto sulle spalle dei custodi di turno. Quella sera due erano dipendenti regionali, altri due dipendenti della Sas, società in house della regione Sicilia, ex lavoratori socialmente utili, assunti in massa dopo una sentenza e un precariato ventennale. Questi ultimi non hanno mai ricevuto una formale preparazione per affrontare un furto, ma comunque erano in quattro.

Eppure, quando suona l’allarme, lo spengono, e basta, come già scritto da ilfattoquotidiano.it. Complici? Difficile dirlo, per ora, perché quell’allarme, a quanto risulta, scattava spesso a vuoto, con falsi allarmi (una realtà non particolarmente rara nei musei). Avrebbero potuto almeno accendere le luci, accertarsi che qualcuno non si trovasse nelle sale, non lo fanno. Ma forse sarebbe stato già troppo tardi. I ladri, infatti, sono entrati da una porta, e hanno prima messo le mani sulle cinque opere (il Polittico) che non erano allarmate, poi, per ultima, sulla teca bifronte con la Madonna col Bambino sul fronte e il Cristo in Pietà sul retro. Quella, acquistata all’asta dalla regione Sicilia nel 2003, era protetta da una teca allarmata. I ladri la forzano, e scatta l’allarme.

Fino a quel momento non sarebbe scattato nulla perché, a quanto risulta da fonti informate, una delle porte, quella da cui entrano i ladri, non era allarmata, una porta antipanico che si apre dall’interno. Questo dettaglio, che non emerge dai documenti ufficiali del museo ma che è già stato segnalato alle forze dell’ordine, non era noto a molti, per cui è probabile che i malviventi abbiano avuto una segnalazione prima di agire. Ma era un malfunzionamento che andava avanti da mesi.
“Prima di puntare il dito sui custodi, che senza dubbio hanno sbagliato, chiediamo di considerare la concatenazione di errori, malfunzionamenti e scelte politiche che hanno portato quelle opere ad essere così esposte, come tante altre” dice Barbara Gambino, di Usb Pi e lavoratrice Sas.

Solo il 28 luglio il Dipartimento dei beni culturali della Regione Sicilia aveva comunicato con una circolare che i turni notturni o nei giorni di chiusura settimanale possono essere limitati a due persone, “indipendentemente dall’ordine e dal grado di appartenenza”. Che dovrebbero trovarsi ad affrontare i ladri. Ieri l’assessore regionale Scarpinato ha accennato alla possibilità di avvalersi di vigilanza armata, come avviene già in molti musei statali e non fuori dalla Sicilia. Esternalizzare la sicurezza: non proprio una garanzia, se nel caso del clamoroso furto del museo di Castelvecchio a Verona, nel 2015 (rubati Mantegna, Tintoretto, Rubens, poi ritrovati), il vigilante armato è risultato essere il basista della banda.

Ma prima ancora dei colpevoli, resta da capire perché un furto simile, di opere invendibili, riconoscibilissime. Un furto su commissione, un furto da parte di persone poco informate e preparate (come lascerebbe intendere l’abbandono delle due opere in strada), o uno strumento per trattare con le istituzioni e ottenere benefici, come la criminalità organizzata ha fatto più volte nella storia di questo Paese e non solo? Di certo, è stato tutto troppo facile.