La tragedia di Pistunina, le testimonianze degli imprenditori Panarello e D’Ali’: «I pilastri ammalorati nella parte più bassa… il ferro era arrugginito»
La tragedia di Pistunina un mese dopo. Tante ancora le domande senza risposte. Cos’è accaduto? Com’è possibile che un intero stabile così grande e relativamente nuovo, realizzato alla fine degli anni ’80 «utilizzando travi “Plastbau”» sia praticamente collassato su se stesso? In attesa del responso dell’inchiesta ci sono le testimonianze di due degli indagati rese ai magistrati e pubblicate oggi da Gazzetta del sud, che ci possono aiutare a comprendere meglio cosa sia successo. Ecco quindi alcuni passaggi del loro drammatico racconto ai pm.
L’imprenditore Alessandro Panarello, che al piano terra avrebbe dovuto realizzare un supermercato, ha per esempio affermato che «nel mese di aprile mi sono recato da solo ed ho subito notato che, fra i primi due pilastri centrali (rispetto all’ingresso), c’erano delle mattonelle saltate». Oppure: «... nella settimana successiva al 16 luglio... iniziavo a togliere il pannello in legno del pilastro n. “1” e, in questa occasione, mi rendevo conto che dietro il pannello, ad altezza d’uomo, era visibile il ferro di armatura del pilastro, il quale non si presentava arrugginito ed era privo della copertura del cemento e dell’intonaco». Ancora Panarello: «... ricordo che alcuni dei pilastri della linea “1, 2, 3”, non ricordo di preciso quali, presentavano un intonaco di colori differenti, cosa che mi faceva ritenere che fossero stati oggetto di interventi nel tempo... ci tengo a precisare che anche il pavimento del primo piano (negozio dei cinesi), presentava in corrispondenza di ogni trave una cunetta».
Ecco invece alcune parti della deposizione resa ai pm da un altro degli indagati per il crollo, l’imprenditore Pasquale D’Alì. Ha dichiarato tra l’altro: «... circa quattro anni fa, nel 2022, ho effettuato degli interventi su alcuni pilastri presenti nel piano seminterrato, adibito al parcheggio delle auto. I suddetti pilastri si presentavano ammalorati nella parte più bassa, circa cinquanta centimetri, ed il ferro si presentava arrugginito. Per sistemare i ferri ho rotto i pezzi di cemento che li coprivano, poi ho effettuato la spazzolatura del ferro, ho trattato il ferro ed ho ripristinato il cemento e l’intonaco. Consideri che in quell’area vi era il transito di mezzi pesanti che a volte colpivano anche i pilastri, per tale motivo erano stati apposti dei paraspigoli».
Ancora D’Alì: «... quel giorno l’ing. Pietro Leone si era direttamente interfacciato con me per dirmi che tipo di intervento dovevo fare. Mi aveva detto di togliere le parti ammalorate presenti sui pilastri, in modo tale che poi lui potesse visionarli il giorno successivo e capire che tipo di intervento effettuare. In questa occasione abbiamo anche parlato del pavimento, che in un piccolo tratto si presentava sollevato, e questo io già lo avevo notato durante il sopralluogo anzidetto».
Ancora D’Alì: «... quando io ho visto i pilastri, la parete più ammalorata era quella alta, in cui si vedeva in alcune parti, anche quella frontale, già il ferro. Mi accorgevo che, in alcuni punti, i ferri di armatura erano staccati tra di loro e non erano allineati con quelli della parte superiore... nel piano superiore, dove c’era il negozio dei cinesi, non ho fatto mai interventi sui pilastri, ma in una occasione ho effettuato un intervento sul pavimento, che per circa un metro quadrato, era rialzato. Preciso che era una zona diversa rispetto a quella in cui risultava rialzata la pavimentazione del piano sottostante... giorno 30, quando io sono arrivato alle 14, Panarello non c’era, ed erano presenti tre piastrellisti, un’altra persona che credo fosse l’elettricista ed un altro che non so esattamente di cosa si occupasse. Sempre all’interno dei locali, dal lato sinistro rispetto all’ingresso, erano presenti delle pedane, due con collante marca Buffa ed altre circa quindici pedane dove erano presenti le mattonelle. Preciso che ciascuna pedana dovrebbe pesare tra i 900 e i 1200 chilogrammi».
@foto da Gazzetta del Sud