La tragedia di Pistunina. Le valutazioni dei tecnici dopo il sopralluogo: Il cedimento iniziale al primo piano. Nel seminterrato un pilastro è piegato
Il cedimento iniziale che ha scatenato poi l’inferno di macerie è molto probabilmente avvenuto al primo piano. Un pilastro del piano interrato si è letteralmente piegato in avanti verso il mare, evidentemente schiacciato dal peso del crollo. Le campate, cioé le distanze tra un pilastro e l’altro, erano di 10 metri. E potrebbe essere stata questa una lunghezza eccessiva, considerata anche la tipologia costruttiva “Plastbau”.
Sembrano questi i primissimi elementi di valutazione degli addetti ai lavori, pubblicati da Gazzetta del Sud, dopo il sopralluogo tecnico tra le macerie della palazzina di Pistunina, crollata il 30 luglio. Un disastro che ha provocato sei vittime.
È chiaro che ancora non c’è nulla di ufficiale, bisognerà attendere la superperizia dei tre consulenti nominati dalla Procura. Ma dal primo step di controlli più d’un addetto ai lavori ha fatto queste valutazioni sulle cause che hanno provocato la tragedia.
Giovedì mattina era in corso il sopralluogo nell’area e il comandante dei vigili del fuoco Michele Burgio mentre tutti si trovavano nel piano interrato, quello dove c’è il garage per intenderci, che dalla strada non si vede, ha fatto notare a tutti che uno dei pilastri lato mare si è piegato in avanti, cioé i vigili del fuoco lo hanno trovato letteralmente piegato in avanti, mentre tutti gli altri pilastri del piano interrato erano integri.
Da questa segnalazione del comandante Burgio secondo molti dei presenti si comprende che il crollo è avvenuto al primo piano, quindi non hanno ceduto le strutture portanti del piano interrato. E verosimilmente il “carico” che è derivato dal crollo dell’ultimo e del primo piano ha fatto sì che questo pilastro si deformasse verso l’esterno, verso mare.
Altri aspetti. È stato constatato dai tecnici che i solai erano della tipologia “Plastbau”, cioé una tipologia costruttiva particolare dove si impiega il polistirolo in centro e le “travette” in cemento armato lateralmente; quelle ispezionate che sostenevano i solai non erano in cemento armato, erano “rep”, ovvero realizzate con tondini in acciaio già in stabilimento quindi non realizzate in cantiere ma portate lì, assemblate direttamente e poi collocate sui pilastri. Erano queste travi “rep” in acciaio che avevano la funzione di sostenere i solai. Un altro aspetto tecnico emerso ci porta al concetto di “luci”: è stata effettuata la misurazione delle campate, cioé della distanza che intercorre tra un pilastro e l’altro, ed è stato appurato che era di 10 metri, quindi questi solai erano lunghi 10 metri; ebbene, più d’un tecnico presente ha considerato che con questi elementi portanti per un solaio allestito con modalità “Plastbau” potrebbe essere stata una lunghezza eccessiva. Perché? Perché con questa tipologia il solaio poteva sopportare un peso di circa 250-300 chili al metro quadrato, mentre bisogna considerare che un solaio, un magazzino, si deve dimensionare in genere per sopportare un peso standard di circa 600 chili al metro quadrato.
E c’è anche un altro elemento che è saltato subito all’occhio degli addetti ai lavori, su quello che ha dichiarato ai pm l’imprenditore Pasquale D’Alì, che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione, per i lavori al supermercato, erano stati collocati una quindicina di bancali di mattonelle, del peso singolo tra i 900 e 1200 chili. Questo nuovo “carico” ha inciso nel crollo?