17 Settembre 2026 Cronaca di Messina e Provincia

Ricerche senza sosta per il sub Antonio Ridolfi

Sono trascorse quasi 24 ore dalla scomparsa di Antonio Ridolfi, 49 anni, originario di Giulianova (Teramo), sub professionista della Marina Militare, che non ha fatto rientro dopo un’immersione nello Stretto di Messina. Le ricerche, scattate ieri nel tardo pomeriggio, sono proseguite per tutta la notte e continuano senza sosta.

In mattinata, al largo di Papardo, sono stati recuperati i palloncini di salvataggio utilizzati dal sub. Avevano una cima di circa 20 metri, un elemento che potrebbe indicare che Ridolfi abbia lanciato il dispositivo di emergenza da quella profondità. Il 49enne, tuttavia, era esperto e abituato a effettuare immersioni anche a profondità considerevoli. Per questo motivo le operazioni si stanno concentrando soprattutto nel tratto di mare al largo di Papardo, senza escludere altre aree dello Stretto.

Ridolfi si appoggiava ad alcuni amici sub messinesi, nella cui sede custodiva la propria attrezzatura. Sono stati proprio loro, non vedendolo rientrare dall’immersione, a lanciare l’allarme.

Il militare aveva lasciato la propria automobile in via Palazzo, a Torre Faro, per poi raggiungere il tratto di mare antistante e immergersi. A rendere particolarmente complesse le operazioni è anche il tipo di attrezzatura utilizzata: Ridolfi non indossava le tradizionali bombole, ma un rebreather, un dispositivo a circuito chiuso che consente di riciclare il gas respiratorio e di effettuare immersioni prolungate e anche a notevole profondità.

Originario di Giulianova, Ridolfi in passato aveva prestato servizio nella base militare di Augusta, mentre da alcuni anni è in servizio ad Ancona. Durante questo periodo dell’anno era però solito tornare a Messina, dove aveva contatti con alcuni sub locali.

Dopo l’allarme, la Guardia costiera ha avviato immediatamente le operazioni di ricerca. Le motovedette stanno perlustrando le acque dello Stretto, con il supporto degli elicotteri. In mattinata è entrata in azione anche un’unità della Guardia di Finanza.

Alle operazioni si sono poi uniti anche i sommozzatori dei Vigili del Fuoco, impegnati nelle ricerche in profondità e nelle verifiche nelle aree individuate dai soccorritori. L'impiego dei nuclei specializzati si aggiunge al dispositivo già messo in campo dalla Guardia costiera e dalle altre forze impegnate nelle ricerche.

Il ritrovamento dei palloncini di salvataggio rappresenta al momento uno degli elementi più importanti per ricostruire gli ultimi istanti dell’immersione. Gli accertamenti dovranno consentire di comprendere dove e quando possa essere stato lanciato il segnale e quale direzione possa aver preso il sub.