L’AVVOCATO AGGREDITO CON L’ACIDO. ECCO CHI E’ LA DONNA RICERCATA E GIA’ CONDANNATA PER L’OMICIDIO DEL MARITO
Proseguono senza soste, in provincia di Messina e in quella di Catania, le ricerche della donna di 47 anni, Maria Grazia Messina, che è accusata di aver aggredito a Messina, lo scorso 25 settembre, l’avvocato Pierfrancesco Broccio, 58 anni, spruzzandogli in volto e sul corpo un acido corrosivo e causandogli ustioni e lesioni sul 20 per cento della superficie corporea. L’uomo rimane tuttora ricoverato al centro Grandi ustionati dell’ospedale Cannizzaro di Catania e, pur molto sofferente, ha imboccato la via di un lento e graduale miglioramento.
A condurle sono i carabinieri del Comando provinciale dei Carabinieri di Messina in sinergia con i colleghi dell’Arma di Catania. Stampalibera aveva rivelato, già venerdì scorso, che la 47enne, residente in un comune dell’hinterland catanese, subì nel febbraio del 2010 una condanna per l’omicidio del marito: pena che finì di scontare, nella fase finale, nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona. Dal 2020 la donna risultava in stato di libertà, senza più gravami giudiziari a suo carico.
La vicenda giudiziaria risalente alla fine degli anni Duemila è ambientata a Catania. Il caso riguardava l'omicidio di Giuseppe Pietropaolo Furnari, 35 anni, ucciso con diversi colpi di coltello nella sua abitazione del quartiere Librino il 25 giugno 2007. Il cadavere venne scoperto due giorni dopo dalla polizia.
Per quell'omicidio furono processati Giovanni Cubito, meccanico di 44 anni, e Maria Grazia Messina, moglie della vittima e all'epoca 31enne. Secondo l'accusa, i due avrebbero agito come complici nell'uccisione di Furnari.
La Corte d'assise di Catania condannò Cubito all'ergastolo e Messina a 23 anni di reclusione. Una decisione che arrivò nonostante il pubblico ministero avesse chiesto 30 anni per la donna e l'assoluzione di Cubito per insufficienza di prove.
Messina, secondo quanto riportato all'epoca, era stata sottoposta a una perizia disposta dal Gip che ne aveva riconosciuto la seminfermità mentale e si trovava inizialmente in cura detentiva nella struttura di Castiglione delle Stiviere.