30 Settembre 2026 Giudiziaria

Chiesto il rinvio a giudizio per Carlos Malatto. E’ accusato di omicidio per la morte di otto persone nell’ambito del Piano Condor

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Carlos Malatto, cittadino italiano e tenente colonnello dell'esercito di Buenos Aires, accusato di omicidio per la morte di otto persone nell'ambito del Piano Condor, la repressione delle giunte militari del Sudamerica contro gli oppositori politici attuata alla fine degli anni '70. A formulare la richiesta davanti al gup è stato oggi il pm Stefano Opilio, ricordando il “contesto del Piano Condor, cristallizzato dalla storia, da numerose sentenze e dall’ ‘archivio del terrore’ ritrovato ad Asunción. Una struttura operativa organizzata per sequestrare, torturare e uccidere i dissidenti che si basava sulla collaborazione fra i servizi segreti delle dittature sudamericane” ha sottolineato. “Il meccanismo seguiva uno schema costante: si individuava il bersaglio, si organizzava il sequestro, il trasferimento nei centri clandestini di detenzione – ha spiegato il pm Opilio – poi scattavano le torture per estorcere informazioni utili, e infine si arrivava all’eliminazione fisica, con i noti voli della morte. Un terrorismo di Stato contro gli oppositori”.

Ribattendo alla richiesta della difesa di celebrare il processo davanti alla Corte militare, Opilio ha evidenziato come “la tesi di aver eseguito ordini sia già una parziale ammissione dei crimini. I fatti contestati ledono diritti universali e lo stato di guerra era solo nella testa dei militari. È un fatto che questi ragazzi sono stati rapiti, torturati e uccisi” ha affermato il pm. Alla richiesta di rinvio a giudizio per Malatto formulata dal pm si è associata la Presidenza del Consiglio dei Ministri, parte civile nel procedimento insieme con Pd e i sindacati Cgil-Cisl e Uil. Fra le parti civili si cono anche i familiari delle vittime e l’università di San Juan. Malatto, ora 77enne, vive a Portorosa, in provincia di Messina. “Ci sono madri, padri e figli che dopo tutti questi anni ancora non sanno dove sono i loro cari, molti sono morti senza avere una risposta e credo l’imputato potrebbe dirci cosa è successo. Sarebbe importante non per noi ma per chi è rimasto, per chi non ha ancora un luogo dove piangere i propri cari” ha concluso il pm Opilio. Alla prossima udienza del 4 novembre prenderanno la parola le parti civili.

Fonte Adnkronos