1 Ottobre 2026 Giudiziaria

Scambi non provati, così furono assolti Crocetta e Morace

La prova della consapevolezza, da parte di Rosario Crocetta, di aver ricevuto una dazione illecita, non c’è. E manca pure l’atto contrario ai doveri d’ufficio, che avrebbe integrato la corruzione dell’ex presidente della Regione siciliana. Lo scrive, nella motivazione della sentenza, depositata a due settimane dalla pronuncia del dispositivo, la prima sezione della Corte d’appello di Palermo, che ha confermato le assoluzioni di Crocetta, dell’armatore trapanese Ettore Morace e del funzionario regionale Massimo Finocchiaro, oggi assessore a Messina. I tre, difesi rispettivamente dagli avvocati Vincenzo Lo Re, Giovanni Di Benedetto, Nunzio Rosso e Marcello Montalbano, erano già stati scagionati in primo grado dall’accusa di aver stipulato un patto corruttivo, tra l’imprenditore e l’ex governatore, con la mediazione dell’impiegato regionale, per incrementare le corse da e per le isole minori siciliane, in modo da agevolare la Liberty Lines di Morace, destinataria di erogazioni pubbliche per l’erogazione del servizio. Ora anche il collegio presieduto da Adriana Piras sostiene che l’imputato non sapesse dei bonifici a favore del movimento “Riparte Sicilia”: «Non discende automaticamente nè sul piano logico nè su quello probatorio che Crocetta fosse stato posto a conoscenza della promessa o della dazione corruttiva nei termini prospettati dall’accusa. Nè che avesse percepito l’iniziativa economica di Morace come il prezzo di uno scambio illecito».