Unipegaso, la garanzia del manager Gedi: “La notizia piccola, piccola solo sul locale”
Nell’inchiesta che coinvolge quasi tutta la stampa italiana, compreso il Fatto Quotidiano, sono stati indirettamente intercettati anche gli ex direttori di Repubblica e Stampa, Mario Orfeo e Andrea Malaguti. Il 6 maggio 2026 (giorno delle perquisizioni dei pm di Napoli a Danilo Iervolino e altri indagati per l’inchiesta sulla vecchia gestione di Unipegaso) il leader del gruppo Multiversity-Unipegaso, Fabio Vaccarono, avverte Alessandro Furgione, ad di Manzoni spa, concessionaria di pubblicità del Gruppo Gedi. L’obiettivo, si legge nel decreto di perquisizione notificato nei giorni scorsi a Vaccarono, indagato per associazione a delinquere e corruzionetra privati, è “assicurare una preventiva interlocuzione su ogni notizia relativa al Gruppo”. Vaccarono ricorda a Furgione l’esistenza di un “budgettone” imminente per le attività reputazionali. Vaccarono vuole che la notizia su Repubblica sia pubblicata “poco e bene” e nella forma “più mitigata nella verità possibile”. Furgione, si legge, attiva Orfeo e Mirja Carta D’Asero (ad di Gedi dal marzo ‘26), entrambi indagati per corruzione tra privati, riferendo che la situazione sarà curata dai vertici del gruppo editoriale”.
Il preallarme torna utile l’8 giugno: i giornalisti di Repubblica recuperano le notizie delle indagini in corso su Iervolino. Si legge nel decreto che Furgione preavvisa Vaccarono dell’imminente uscita della notizia sui “40 indagati” e quest’ultimo chiede che sia data “più piccola, richiama gli accordi e il denaro versato”. Ottiene dall’Ad “la garanzia di una pubblicazione “piccola, piccola, piccola”, circoscritta all’edizione napoletana. In effetti la notizia uscirà solo sulle pagine locali. L’Ad tranquillizza Vaccarono e gli dice che Orfeo si è mostrato “massivamente collaborativo”. Anche Furgione fa lo stesso: “Comunica – si legge – le garanzie ricevute dallo stesso Orfeo: la notizia sarà trattata in forma estremamente ridotta, limitata all’edizione locale dì Napoli, senza richiamo in prima pagina e con una collocazione tale da renderla “praticamente ‘na roba invisibile”.
La medesima dinamica si replica con La Stampa. L’8 maggio 2026 Vaccarono viene contattato dall’allora direttore Andrea Malaguti (indagato per corruzione tra privati). Vaccarono “prospetta un rilevante incremento degli investimenti pubblicitari destinati a “La Stampa”: da 50mila si può arrivare anche a 150mila euro. Malaguti replica: “Veramente una grande notizia” e riferisce che la comunicherà “nelle stanze che contano”. Vaccarono, spiegano i pm, “collega espressamente la prospettiva degli incrementi finanziari alla necessita di instaurare un dialogo che ci permette di mitigare” eventuali “scivoloni del cammino” e sviluppare un “pensiero strategico”. Vaccarono formula la richiesta legata ai “temi di difesa, di attacco” e chiede “di avere un’interlocuzione”. Malaguti acconsente “stravolentieri” e manifesta piena disponibilita all’apertura di un canale di comunicazione preventiva. Il 18 agosto 2026 Vaccarono richiama quindi l’accordo da quasi 600.000 euro e minaccia: “Se esce un pezzo … gli chiudiamo tutto” sollecitando interventi sull’attuale direttore Antonio Di Rosa e sull’editore Alberto Leonardis.