Processo Black Cat, assolto il giornalista Giuseppe Spallino: ribaltata la condanna per diffamazione
La Corte d’appello di Messina ha assolto il cronista del Giornale di Sicilia con la formula «perché il fatto non sussiste». Revocate anche le statuizioni civili. Al centro del procedimento un articolo del 2020 sull’inchiesta antimafia di Trabia.
Una condanna per diffamazione ribaltata in appello e un’assoluzione piena. La Prima Sezione della Corte d’appello di Messina ha assolto Giuseppe Spallino, giornalista e corrispondente del Giornale di Sicilia, dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa, pronunciando la formula «perché il fatto non sussiste». I giudici hanno inoltre revocato le statuizioni civili, facendo venir meno le disposizioni relative al risarcimento e alle spese in favore della parte civile.
La decisione è arrivata nella tarda serata del 12 ottobre 2026, al termine di una lunga camera di consiglio. Ribaltata così la sentenza di primo grado, pronunciata il 23 ottobre 2024 dal Tribunale di Messina, che aveva condannato il cronista a 2.000 euro di multa, con pena sospesa, oltre al risarcimento dei danni da liquidare in separata sede e al pagamento delle spese processuali della parte civile.
A difendere Spallino nei due gradi di giudizio è stato l’avvocato Gioacchino Genchi, che aveva chiesto l’assoluzione sostenendo l’insussistenza del fatto contestato.
L’articolo sull’inchiesta Black Cat e la querela
Il procedimento era nato dalla querela presentata da Gioacchino Martorana per un articolo pubblicato il 10 luglio 2020 nella cronaca di Palermo del Giornale di Sicilia, dal titolo «Mafia e estorsioni a Trabia, entrano in scena tre pentiti».
Il servizio raccontava un passaggio del processo scaturito dall’inchiesta antimafia Black Cat, relativo all’ammissione di nuove testimonianze nel giudizio d’appello promosso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo contro alcune assoluzioni pronunciate dal Tribunale di Termini Imerese.
Al centro della contestazione c’era la presunta omissione dell’assoluzione in primo grado di Martorana. Secondo la ricostruzione difensiva, tuttavia, proprio l’articolo contestato riportava il riferimento ai «quattro imputati assolti dal Tribunale di Termini Imerese», indicando nominativamente anche Martorana.
Un elemento sul quale Genchi ha costruito la propria strategia, mettendo a confronto il testo pubblicato, gli atti processuali e le successive risultanze dibattimentali.
La difesa basata sugli atti giudiziari
Nel corso del procedimento, il legale ha ricostruito la sequenza degli eventi: l’assoluzione di Martorana del 24 maggio 2019, l’impugnazione della Dda depositata il successivo 18 dicembre, l’ammissione di nuove prove il 9 luglio 2020 e la pubblicazione dell’articolo il giorno seguente.
La difesa ha inoltre richiamato altri articoli firmati da Spallino, tra cui quello del 28 aprile 2018, che aveva dato spazio alla versione difensiva di Martorana, e quello del 25 maggio 2019, nel quale il giornalista aveva riferito l’assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa, pronunciata «perché il fatto non sussiste», e da quella di ricettazione, «per non avere commesso il fatto».
Nel corso del dibattimento sono stati esaminati anche gli atti dell’appello della Dda e la successiva sentenza della Corte d’appello di Palermo. Il confronto documentale, secondo la tesi difensiva, avrebbe consentito di distinguere le accuse riportate nella cronaca dalle responsabilità effettivamente accertate in sede giudiziaria.
La memoria conclusiva depositata il 7 ottobre 2026 ha inoltre richiamato la giurisprudenza in materia di diritto di cronaca, con particolare riferimento alla verifica delle fonti, alla corretta rappresentazione della posizione processuale delle persone coinvolte e alla necessità di valutare il contenuto complessivo di un articolo.
La condanna è stata ribaltata: attese le motivazioni
Con la pronuncia d’appello viene meno la condanna di primo grado e sono revocate anche le statuizioni civili. Le motivazioni della sentenza saranno rese note con il deposito.
La decisione chiude il secondo grado di giudizio con l’assoluzione piena del giornalista, al termine di una vicenda giudiziaria legata alla cronaca di un’inchiesta antimafia e alla ricostruzione delle diverse fasi di un processo ancora in corso al momento della pubblicazione dell’articolo.
La formula «perché il fatto non sussiste» rappresenta l’esito del giudizio d’appello, che ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa di Giuseppe Spallino.