18 Ottobre 2026 Politica e Sindacato

CENSURA DI STATO – FABIO REPICI: «LA CAMPAGNA CONTRO RANUCCI E CONTRO REPORT IO L’AVEVO VISTA GIÀ PRIMA DELL’ESPLOSIONE DELLA BOMBA»

A margine dell'evento pubblico “Censura di Stato”, a sostegno di Report e del giornalismo d'inchiesta, condividiamo la trascrizione integrale dell'intervento dell'avvocato Fabio Repici.

Un intervento duro e appassionato, che ricostruisce gli attacchi contro Sigfrido Ranucci e Report, richiamando vicende giudiziarie, tentativi di delegittimazione e ostacoli alla ricerca della verità sulle stragi e sui rapporti tra criminalità e potere.

Dalle inchieste sulle stragi del 1992 alla vicenda dell'ultima intervista di Paolo Borsellino, fino alla difesa di chi continua a indagare e a fare informazione senza piegarsi alle pressioni: le parole di Repici pongono una questione fondamentale per la nostra democrazia.

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**TRASCRIZIONE INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI FABIO REPICI**

«Buonasera a tutti.

Io sono qui in primo luogo per fare una cosa che poche ore dopo l'esplosione che ci fu davanti a casa di Sigfrido Ranucci feci privatamente, cioè manifestai la mia vicinanza a Sigfrido e alla trasmissione Report. Oggi sono venuto qui per farlo pubblicamente.

Per farlo pubblicamente dopo mesi di una campagna di una ferocia nazista che non si era mai vista nella storia della Repubblica contro un uomo, un giornalista, ma contro un uomo e un giornalista che rappresentano una trasmissione televisiva della quale cosa si va a contestare nel dibattito pubblico: la sua vita privata.

Io non avrei sicuramente incrociato, o meglio Sigfrido in quel ristorante non avrebbe mai potuto incrociare me e magari tanti altri di qua, però avrebbe potuto incrociare la gran parte del Parlamento italiano, anzi la gran parte della maggioranza neofascista del Parlamento italiano.

E il paradosso è che la maggioranza neofascista del Parlamento italiano e i pendagli da forca del giornalismo che vanno al loro seguito erano tutti frequentatori di quel ristorante.

E a me questa cosa fa pensare che siamo arrivati quasi a un ventennale, perché quello che è accaduto in questi mesi a Sigfrido Ranucci e a Report è una storia che è cominciata prima ancora che i neofascisti uscissero dalle fogne e prendessero il potere al governo.

Perché guardate, io lo voglio dire, ciascuno di noi fa degli errori, inciampa.

**Se c'è un uomo, una persona che può insegnare a tutti come si deve resistere rispetto all'aggressione da parte del potere, è la persona che il prossimo anno può celebrare il ventennale di quella caccia all'uomo, ed è Luigi De Magistris**, che nel 2007 era un giovane pubblico ministero a Catanzaro che solo per il fatto di investigare e di ricercare la verità aprì, spalancò le porte dell'inferno del potere italiano e per questo fu cacciato.

Da Luigi dobbiamo imparare come resistere, esattamente come ha fatto lui.

Però vedete, io faccio l'avvocato con le mie misere capacità.

**Ma la campagna contro Ranucci e contro Report io l'avevo vista già prima dell'esplosione della bomba, l'avevo vista nei fascicoli di processi e di procedimenti penali in corso.**

C'è un procedimento a Milano che riguarda un'agenzia para-investigativa dei servizi, Equalize, e lì abbiamo trovato calunnie ai danni di Sigfrido Ranucci, di Giorgio Mottola e di Report, e pure di quell'altro grande campione del giornalismo d'inchiesta che è Fabrizio Gatti.

L'anno scorso si è completato con la condanna all'ergastolo il processo a Paolo Bellini per la strage alla stazione di Bologna. Però ci sono dei procedimenti ancora in corso.

Uno mi vede impegnato ed è a Caltanissetta: Bellini è indagato per le stragi del '92, c'era stata una richiesta di archiviazione e Salvatore Borsellino è stato l'unico a fare opposizione a quella richiesta di archiviazione.

E che cosa trovo nel fascicolo? Trovo le intercettazioni in cui Paolo Bellini, parlando con quelli che sono più dei complici piuttosto che dei giornalisti, aggrediscono chi? Mondani, Report, Antonella Beccaria, il meglio del giornalismo democratico della nazione.

Perché? Perché c'è anche il procedimento a carico di Dell'Utri a Caltanissetta.

È un procedimento nel quale ha avuto un ruolo da testimone Sigfrido Ranucci per un fatto che gli dovrebbe garantire la gratitudine di tutti, prima di tutti i cittadini utenti della RAI: che molti anni fa su Rai News 24, grazie a lui e al giornalista Morione, riuscirono a vedere l'intervista resa da Paolo Borsellino il 21 maggio 1992 a due giornalisti francesi, rimasta sempre nascosta.

Che cosa ho potuto sentire io a Caltanissetta? Ho sentito accusare Sigfrido Ranucci perfino di avere manipolato il testo di quella intervista.

E qual era stato il comportamento di Sigfrido Ranucci? Come aveva potuto compiere la manipolazione?

Sigfrido Ranucci aveva solo saputo da una collega, Chiara Beria di Argentine, dell'esistenza di quella videocassetta che conteneva l'intervista a Paolo Borsellino, apprese che era nelle mani dei familiari di Paolo Borsellino e la ricevette da una figlia di Paolo Borsellino.

La portò alla RAI e la fece vedere alla Nazione.

E c'è stato chi vergognosamente ha detto che Sigfrido Ranucci aveva fatto un lavoro di taglio per evitare le parti sconvenienti.

E c'è a Caltanissetta anche un processo a carico dell'autore dell'ultimo depistaggio sulla strage di via D'Amelio, il falso pentito Maurizio Avola.

E anche lì, nelle pagine di quel fascicolo, i corifei del depistatore, nomi del grande giornalismo italiano, contro chi se la prendono? Ranucci, Report, Mondani, rinnegando amicizie ventennali.

**E poi c'è il processo dei processi: non si devono fare i processi ai mandanti delle stragi, si devono fare i processi per condannare le fonti possibili dei processi ai mandanti delle stragi.**

E quindi c'è un curioso processo a Caltanissetta a carico di Walter Giustini e Maria Romeo in cui, insieme agli imputati, sono imputati anche Sigfrido Ranucci, Paolo Mondani, la trasmissione Report e, va da sé, Roberto Scarpinato.

E perché? Perché ci si è intestarditi a cercare di capire che cosa ha fatto Paolo Borsellino nel suo lavoro nelle ultime settimane di vita.

E grazie all'intestardimento di qualcuno si è scoperto, oltre 30 anni dopo, l'esistenza di documenti che attestano di cosa si occupava Paolo Borsellino: e non si occupava della pista palermitana/palestinese anche chiamata mafia e appalti.

**Quella è una balla di Stato**, che lo scriva un GIP, che lo dica il governo, che lo dica la Commissione Antimafia, che lo dica il TG1 di Gianmarco Chiocci; è una balla di Stato vergognosa.

**C'è un solo documento che porta la firma di Paolo Borsellino e che riguarda la strage di Capaci: quel documento riguarda le indagini scaturite dalle confidenze di Alberto Lo Cicero, piaccia o no.**

E allora, col retroterra di queste conoscenze, io li avevo sentiti i tuoni, li sentivo in udienza i tuoni, e tanto tuonò che piovve: piovve una bomba, che è stato l'esito fisiologico di quello che stava succedendo, perché Sigfrido Ranucci e quella trasmissione televisiva andavano abbattuti.

Andavano abbattuti insieme a pochi altri che hanno ancora il coraggio, che non si piegano alle minacce del potere fascista.

E infatti chi abbiamo? Abbiamo Salvatore Borsellino che viene querelato da Mario Mori, il quale detta i lavori della Commissione Antimafia; che viene citato in giudizio da Guido Lo Porto, compagno di partito di Giorgia Meloni e di Chiara Colosimo.

Sì, ha citato in giudizio pure Sigfrido Ranucci, Paolo Mondani, la RAI e, ultimo in fondo, pure il sottoscritto.

Di Matteo, che nel silenzio della magistratura associata continua da anni a subire una rappresaglia per il fatto di essere un magistrato libero, continua a subire la rappresaglia dentro e fuori dalle istituzioni.

E poi c'è Stefania Limiti che, siccome ha il vizio di ricercare la verità – e lo faceva meglio di certi pubblici ministeri di Caltanissetta trovando notizie che i pubblici ministeri non trovavano o non volevano trovare – venne messa sotto processo perché si rifiutava di rivelare le fonti, e oggi viene messa sotto processo nelle intenzioni di qualcuno da parte dell'erede dello stratega della strategia della tensione.

E poi c'è Roberto Scarpinato che ha molti difetti, dobbiamo dirlo: non ha mai messo in circolazione sue foto abbracciato a Bruno Contrada, mai; non ha mai messo in circolazione sue foto abbracciato a Giuseppe Graviano, mai; e nemmeno alla madama dello stragismo neofascista Francesca Mambro, mai.

E sono pochi, però, pochi.

Ed è il motivo per cui il potere in questo momento è così forte, perché sono pochi, perché quando la democrazia deperisce in tanti non riescono a resistere.

E questo è lo spirito del tempo, un tempo in cui io devo confessare che alle volte mi sento fuori posto.

Io che sono fissato con vecchi pallini, che non so usare quasi neanche il computer, che l'elettronica mi desta solo orrore e che rimango arroccato a quelle convinzioni dell'uomo aristotelico animale razionale, a quelle convinzioni dell'anatomia tradizionale per cui il cuore, lo possiamo dire, batte a sinistra, sì, per sempre.

Però ci troviamo a vivere in un mondo in cui la realtà, il canone è la propaganda che falsifica il racconto della storia; è un canone brutto di un tempo buio, non solo sbandato, buio.

Un tempo in cui si viene dossierati per il fatto di ricercare la verità, si viene monitorati per il fatto di ricercare la verità, si viene pedinati per il fatto di ricercare la verità con manovre che vengono compiute alla luce del sole e, come La lettera rubata di Edgar Allan Poe, accade che nessuno se ne accorga.

Io non so se questa è la piega che deve prendere la storia del Paese.

In quel caso non mi riguarda, non è un mondo che mi appartiene.

**Un tempo si disse che la bellezza salverà il mondo: forse era un tempo più ottimista. Di certo il mondo non si salverà se noi perderemo la nostra capacità di essere liberi e di continuare a cercare la verità. Grazie.**»

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