Inchiesta Kappa, chieste condanne per 14 imputati: fino a 7 anni per Arcolaci e 6 per Salvo
Messina, si avvicina il giorno del giudizio per gli imputati dell’operazione Kappa sotto processo col rito abbreviato. Oggi la parola è andata all’Accusa, che ha sollecitato condanne per tutti. La PM Francesca Bonanzinga ha ricostruito l’indagine della Guardia di Finanza che l’8 aprile 2025 portò all’arresto di 22 persone confermando per tutti gli imputati l’accusa di aver fatto parte del giro che gestiva la raccolta illegale di scommesse on line.
Tutti i nomi e le condanne richieste
A capo del giro svelato dall’operazione Kappa c’erano, secondo la Direzione distrettuale antimafia, Letterio Arcolaci e Carmelo Salvo. Per loro la PM Francesca Bonanzinga ha sollecitato la condanna a, rispettivamente, 7 anni e sei anni di reclusione. Il giudice dovrà pronunciarsi anche sulle richeiste di condanna per: Gaetano Arcolaci, 2 anni e 3 mesi; Domenico Arena, 2 anni e 3 mesi; Salvatore Barretta e Carmelo Calabrò, 2 anni e 3 mesi; Giuseppe Cambria, 1 anno e 3 mesi; Antonella Chiera, 1 anno e 4 mesi; Giuseppe De Salvo, 2 anni e 3 mesi; Antonino Messinam 3 anni e 3 mesi; Emanuele Milia 2 anni e 3 mesi; Domenico Zannino, 2 anni e 3 mesi; Angelo Repoli, 2 anni e 3 mesi e Antonio Caliò, 1 anno e 3 mesi e 7 mila euro di multa. Si torna in aula il prossimo 16 novembre per dare la parola ai difensori, gli avvocati Gabriele Lombardo, Salvatore Todaro, Giuseppe Giacoppo, Salvatore Silvestro e Daniela Agnello, poi il verdetto potrebbe arrivare entro la fine dell’anno.
L’inchiesta della Gdf prende le mosse da una precedente operazione antimafia battezzata Totem, nel quale era stato intercettato Carmelo Salvo. Continuando ad indagare sul suo ruolo, la Dda di Messina ha scoperto che gestiva, insieme ad Arcoraci, le principali piattaforme di scommesse on line dietro le quali si celavano altri portali di raccolta che consentivano loro di dragare scommesse non autorizzate su tutte le competizioni. Un giro d’affari di almeno 3 milioni di euro appunto, è la tesi degli investigatori, che hanno messo sequestrato gioielli, veicoli, sigle societarie, appartamenti e terreni.