Mazzarrà S. Andrea: Il ministero dell’Interno ha chiesto l’incandidabilità dell’ex sindaco Pietrafitta
Il ministero dell’Interno ha promosso innanzi al Tribunale civile di Barcellona Pozzo di Gotto l’azione di incandidabilità nei confronti dell’ex sindaco Carmelo Pietrafitta, a seguito dello scioglimento, per la seconda volta (la prima fu nel 2015), del Comune per presunte infiltrazioni mafiose, disposto con decreto del presidente della Repubblica il 6 agosto scorso.
La notizia del ricorso ministeriale è stata resa nota dallo stesso Pietrafitta. L’ex primo cittadino ha espresso critiche sulla gestione della procedura, con particolare riferimento alla difficoltà di esercitare il diritto di difesa.
«La Prefettura - sostiene - ha negato l’accesso agli atti, sottraendo alla nostra conoscenza documenti essenziali e opponendo il carattere “riservato” della relazione», preannunciando inoltre azioni legali: «Porteremo - sottolinea - questa battaglia davanti al Tar e in ogni altra sede opportuna».
L’azione di incandidabilità è una procedura prevista dall’articolo 143, comma 11, del Testo unico degli enti locali. Qualora venga disposto lo scioglimento di un Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, il ministero dell’Interno valuta le singole posizioni emerse dall’indagine della Commissione d’accesso e propone un ricorso al Tribunale civile competente per territorio.
Sarà poi la magistratura a valutare i documenti e a decidere se la compromissione dell’Ente è dipesa da condotte a loro imputabili. Se il giudice confermerà in via definitiva la responsabilità, l’ex amministratore non potrà candidarsi per i successivi due turni elettorali.
Tuttavia, poiché lo scioglimento travolge l’Ente nel suo complesso, ma le responsabilità politiche restano sempre individuali, se un ex amministratore riuscirà a dimostrare di essere totalmente estraneo alle dinamiche di infiltrazione, e di aver operato sempre nel rispetto delle regole, per lui non verrà richiesta alcuna sanzione, conservando il diritto di ricandidarsi al primo voto utile.
Secondo quanto delineato dalle relazioni del ministro Matteo Piantedosi e della prefetta Cosima Di Stani, pubblicate sulla Gazzetta ufficiale del 14 settembre assieme al decreto di scioglimento, ci sarebbero stati «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi».