Per il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti, la questione non riguarda solo la disoccupazione in senso stretto, ma la qualità stessa dell'impiego: «Il problema non è soltanto la mancanza di lavoro, ma la sua discontinuità, i salari da fame e la difficoltà di garantire condizioni di vita dignitose».
Un quadro confermato da un dato in controtendenza rispetto al resto della regione: a Messina l'incidenza di occupazione non stabile (precarietà) tra i 25 e i 64 anni tocca il 19,35%, superando persino il dato di Palermo (18,85%). E a chi prova a consolarsi confrontando le cifre con Catania o il capoluogo regionale, Patti replica a muso duro: «Stiamo paragonando tre realtà attraversate da una vulnerabilità diffusa, ma a Messina la questione della stabilità economica sta diventando una trappola permanente».
Il capitolo più drammatico dell'analisi sindacale riguarda le nuove generazioni, vittime designate di un modello che spinge all'emigrazione forzata. Nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 29 anni, il 27,97% è classificabile come Neet (giovani fuori da ogni percorso di formazione, studio o impiego). «Dietro queste percentuali ci sono ragazze e ragazzi che rischiano di perdere fiducia nel futuro — incalza Patti —. Senza investimenti nell'istruzione, nella formazione e nel lavoro qualificato continueremo a produrre solo esclusione e fuga di cervelli».
L'indagine evidenzia inoltre una spaccatura netta all'interno dello stesso perimetro cittadino, dimostrando come il quartiere di nascita incida pesantemente sui destini individuali. Il punto più critico emerge nella III Circoscrizione, dove l'indice di vulnerabilità schizza alle stelle:
-Persone in famiglie a basso reddito: 40,19% (contro la media comunale del 32,69%).
-Nuclei senza alcun reddito da lavoro o pensione: 22,15%. Popolazione (0-64 anni) in famiglie a bassa intensità lavorativa: 30,35%.
-Giovani Neet (15-29 anni): 32,69%.
Di fronte a una città nella quale nastro adesivo e welfare informale non bastano più a tenere insieme il tessuto sociale, la Cgil lancia un appello per l'apertura immediata di un tavolo di confronto con le istituzioni locali e regionali per varare un piano straordinario per il lavoro e la coesione sociale.
«Da troppo tempo Messina discute delle proprie potenzialità senza trasformarle in opportunità reali per le persone — conclude Patti —. Lo sviluppo non si misura solo con le grandi opere o gli investimenti annunciati sui giornali, ma con i servizi, i diritti e la dignità del lavoro. Una città in cui un terzo della popolazione è a basso reddito non può considerare il disagio sociale un problema secondario. Dev'essere la priorità assoluta dell'agenda politica».