Il medico Attilio Manca ucciso, l’ultimatum dello stalker: “Senatore Morra, uscite le pa**e e mantenete i vostri impegni”
di Fabrizio Gatti - Nei giorni delle sue dirette su YouTube Aurelio Coppolino, 46 anni, pubblicitario senza lavoro, registra e conserva tutto. È lui a salvare i messaggi audio e WhatsApp sulla morte mai indagata del giovane medico Attilio Manca. Li conserva sul suo telefono e sul computer. Comprese le false accuse contro due magistrati e almeno quattro avvocati che, a vario titolo, si sono occupati del probabile omicidio dell'urologo in servizio all'ospedale di Viterbo.
Così è proprio Coppolino a permettere oggi di risalire a tutti i suoi interlocutori, non indagati e nominati nei rapporti di polizia soltanto come eventuali testimoni. C'è perfino un accenno, da parte di un suo contatto frequente, a funzionari in pensione dei servizi segreti disponibili a dare un aiuto al presunto stalker. Ma dove vogliono arrivare?
Nicola Morra: “Gaetti vorrebbe mandare materiale su Manca” -
Tra i file sequestrati a Coppolino, ecco il vocale su WhatsApp di Nicola Morra, 63 anni, già capogruppo in Senato del Movimento 5Stelle e presidente della Commissione parlamentare antimafia dal 2018 al 2022, successivamente espulso dal partito: "Gaetti, con cui ho parlato oggi - dice Morra a Coppolino - ti vorrebbe mandare, ma nei prossimi giorni quando ha un pochino più di calma, materiale relativo al caso Manca…”.
L'ultimatum a Morra: “Uscite le pa**e e mantenete gli impegni” -
Ed ecco la risposta a Morra di Coppolino, il giorno dopo, disperatamente alla ricerca di un avvocato e dei presunti documenti promessi: “Pretendo che quanto è stato affermato a casa mia dall'avvocato Ugo Colonna, in presenza tua, sia mantenuto - ricorda Coppolino a Morra con un altro vocale -. E puoi dire al senatore Gaetti di inviarmi quanto deve inviare. Voglio un avvocato contro Calderone: Nicola Morra uscite le palle e mantenete le parole se no evitate di contattarmi per la vita. Mantenete i vostri impegni!”. Di quali impegni sta parlando?
Luigi Gaetti, 67 anni, anche lui come Morra eletto nei 5Stelle, è il vicepresidente della Commissione antimafia dal 2013 al 2018 e sottosegretario del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, con delega all'antimafia nel primo governo di Giuseppe Conte. Viene soltanto nominato nel messaggio di Nicola Morra: dal rapporto di polizia sulle chat sequestrate, non risulta alcun successivo suo contatto con Aurelio Coppolino. Ugo Colonna è invece l'avvocato di Maurizio Avola, imputato per l'ultima falsa pista sulla strage di via D'Amelio: Colonna è un semplice interlocutore, solo dopo l'arresto di Coppolino diventa il suo difensore. Tutti i nomi sono chiamati in causa nel rapporto di polizia sempre come eventuali testimoni. L'unico indagato in questa inchiesta della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, è - per il momento - soltanto lui: Aurelio Coppolino.
L'arresto per stalking contro il deputato Calderone -
Il suo coinvolgimento nel caso non riguarda la morte di Attilio Manca, per la quale è totalmente estraneo. Ma la diffusione di notizie non vere che colpiscono quanti, in sede giudiziaria, sostengono l'ipotesi dell'omicidio. Un'altra premessa obbligatoria: i nomi degli interlocutori di Aurelio Coppolino e i loro interventi vengono qui richiamati esclusivamente nei limiti di quanto risulta dai fatti documentati. Senza alcuna intenzione accusatoria e senza voler attribuire loro responsabilità o comportamenti illeciti. L'avvocato Ugo Colonna spiega a DossierToday.it che Coppolino ha agito in totale autonomia. Lo stesso vale per Nicola Morra, che non ha risposto alle nostre domande inviate via email e via telefono, e per tutti gli altri nomi citati in questo articolo.
Aurelio Coppolino è accusato di stalking: lo ha denunciato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, dopo due mesi di false accuse lanciate da Coppolino contro di lui e altri in diretta su YouTube. L'inizio della lunga, incredibile operazione lo abbiamo già raccontato. Resta la domanda di fondo: perché Coppolino si sta interessando all'urologo di 34 anni, torturato e assassinato senza colpevoli nel 2004 a Viterbo con due iniezioni di eroina? Cosa lo ha spinto a uscire allo scoperto soltanto 24 anni dopo? C'è una regia dietro la sua missione kamikaze che l'ha portato in carcere?
Il bonifico del 13 giugno a Coppolino: chi lo paga -
Il fascicolo intestato alla morte di Attilio Manca è infatti da allora archiviato come overdose. Praticamente un omicidio mai risolto. Ecco perché questi ulteriori nuovi messaggi potrebbero riaprire il caso.
Sabato 13 giugno mancano ventiquattro ore alla diretta di Aurelio Coppolino nella quale lancerà le false accuse contro il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, e il procuratore aggiunto, Vito Di Giorgio. Alle 8.41 Coppolino scrive su WhatsApp a uno degli avvocati del collegio di difesa di Maurizio Avola, unico imputato per l'ultima falsa pista sulla strage che nel 1992 ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta.
Coppolino gli allega l'immagine della sua carta PostePay. “Fammi sapere se puoi e quando puoi”, aggiunge subito dopo. “Grazie a prescindere”, continua. E ci infila un messaggio ermetico: “A Ganzirri l'ho lasciato fuori per te”. Ganzirri è un quartiere di Messina dove avrebbe casa la persona risparmiata dalle dirette su YouTube.
L'interlocutore, uno dei difensori di Avola, capisce cosa vuole: “Mandami numero - scrive a Coppolino - così copio e incollo”. E alle 8.49, dopo aver ricevuto l'Iban del conto corrente postale (foto sopra), l'avvocato invia a Coppolino la ricevuta del bonifico da 150 euro per dimostrare il versamento. Sono giornate in cui il presunto stalker è agitato. Da alcuni dei suoi contatti, in base ai messaggi che abbiamo pubblicato qui, si aspetta i documenti per dimostrare le accuse (totalmente false secondo le parti offese e la Procura) già lanciate nelle precedenti dirette su TouTube.
La promessa dell'avvocato ad Aurelio Coppolino: “Io ci sono” -
La fiducia di Aurelio Coppolino si basa anche su un'email, sequestrata tra gli altri file, che gli scrive il 16 maggio l'avvocato Colonna, quando non è ancora il suo difensore: “Buongiorno Aurelio […] aspettiamoci di tutto, ma è bene che tu sappia che se chiunque ti chiederà conto in ogni sede (giornalistica, social o giudiziaria) sulle accuse rivolte ieri a Repici, C. e A. […] puoi tranquillamente indicarmi come fonte e, se necessario, quale testimone a partire dalla Procura […]. Il tuo coraggio merita l'esposizione personale e io ci sono. Un caro abbraccio". Qui la risposta integrale di Ugo Colonna con cui spiega a DossierToday.it che Coppolino ha agito in piena autonomia. Fabio Repici è invece l'avvocato che, oltre a Salvatore Borsellino, assiste la famiglia del dottor Attilio Manca.
Il 17 giugno mancano tre giorni all'arresto di Coppolino, che ovviamente non sa nulla di quanto sta per accadere. Così come nulla sanno i suoi interlocutori, che continuano a interagire con lui: nonostante i video condivisi su WhatsApp e le sue ripetute dichiarazioni che, domenica 14 giugno, gettano fango addirittura sugli attuali vertici della Procura di Palermo, oltre che sugli avvocati che si sono occupati della morte del medico dell'ospedale di Viterbo. Il coinvolgimento siciliano si basa su due circostanze: il dottor Manca era originario di Barcellona Pozzo di Gotto e sarebbe stato ucciso dopo essere stato accompagnato, a sua insaputa, a visitare il boss Bernardo Provenzano, allora latitante.
Morra a Coppolino: “I materiali fatti avere a Giuseppe Conte” -
Alle 20.11 di quel mercoledì 17 giugno Nicola Morra gli manda il messaggio vocale su Gaetti e sul materiale per il caso Manca: “Per dimostrarti - continua Morra nel vocale a Coppolino - quanto sia stato falso il capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto, ipocrita, furbo e via dicendo. E quale mail gli posso dare? Sappi che lui - spiega Morra riferendosi all'ex sottosegretario Luigi Gaetti - tanti materiali li ha fatti avere ad Alessandro Di Battista, a Giuseppe Conte, a ministri, a membri della commissione antimafia e così via […]. Se non ricordo, mai gli hanno risposto”.
Aurelio Coppolino replica poco dopo: “Sono senza voce inteso social. Sono anche senza avvocato. Non credo potrei fare nulla al momento". Il Tribunale di Barcellona ha infatti disposto il blocco di tutti i profili social di Coppolino, tranne il canale YouTube. Profili poi sbloccati e tuttora attivi, nonostante il suo arresto e il contenuto.
La serata di quel mercoledì si conclude così. Il primo messaggio il giorno dopo, giovedì 18 giugno, è ancora per Nicola Morra. Ed è l'ultimatum che abbiamo pubblicato all'inizio di questo articolo: il vocale su WhatsApp in cui Coppolino rivela l'esistenza di una presunta riunione il 5 maggio a casa sua ed esorta l'ex presidente della Commissione antimafia: “Mantenete gli impegni!”.
Lo spunto sui servizi: “Basta trovare uno 007 in pensione” -
Due ore dopo Coppolino ha una telefonata di mezz'ora con un avvocato, cugino di un sottosegretario ai tempi dei governi di Silvio Berlusconi. Forse qualcuno lo ha informato sul coinvolgimento dell'intelligence italiana nell'operazione. Perché subito dopo Coppolino scrive a Nicola Morra: “Si conferma presenza servizi segreti”.
Un'interpretazione confermata dal successivo messaggio vocale che il cugino del sottosegretario invia al presunto stalker: “Basta una persona che sia andata da poco in pensione, perché sanno tutto di tutti. Non c'è bisogno - dice il nuovo interlocutore di Coppolino - che sia uno ancora nell'organico, anche se adesso sono tutti blindati. Sta facendo un gran lavoro Mantovano, che è addetto ai servizi”.
La giornata va avanti con altri messaggi inviati a Nicola Morra e ad altri suoi interlocutori, secondo quanto riporta la polizia nella trascrizione dei file depositati alla difesa e alle parti offese, con allegati e link ai video su YouTube nei quali Coppolino rilancia le sue false accuse. Tra i più citati, sempre l'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia di Attilio Manca. Un martellamento che prosegue per tutto venerdì 19 fino a sabato 20 giugno. L'ultimo giorno di libertà.
L'arresto di Coppolino: “Andate da mia madre, è da sola”
Aurelio Coppolino è nel Nord della Sardegna a cercare lavoro. Si offriva come cameriere. È andata male. Alle 5.37 del mattino scrive sempre a Nicola Morra: “Domani lascerò la Sardegna direzione Salò. Non ho i soldi per la benzina, né autostrada. A casa mia hanno dato fondo in questo mese. Mi vergogno, ma ti chiedo se puoi qualcosa, da restituirti il 2 luglio, appena mia madre prenderà la pensione. La revisione me l'ha pagata l'avvocato A. settimana scorsa”.
Nicola Morra gli risponde dopo quasi due ore: “Mandami Iban per favore”. Coppolino gli manda anche la foto della sua carta di debito postale. “Non so fare ricariche - replica l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia - so fare bonifici”. Coppolino chiede allora un bonifico istantaneo. Alle 7.20 Morra allega il certificato del versamento. “Di più - gli scrive - credimi, non posso fare”. “È troppo Nicola - commenta Coppolino - grazie, restituisco entro luglio".
Alle 8.03 il presunto stalker invia il nuovo monologo postato su YouTube. E alle 9.51, sempre di sabato 20 giugno, manda a Nicola Morra il suo penultimo WhatsApp: “Mi trovo presso il commissariato, i funzionari sono estremamente gentili. Mi devono notificare una misura cautelare della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Non avendo domicilio, si preannuncia il mio ingresso presso il carcere”. L'ultimo messaggio di Coppolino arriva subito dopo. Dice così: “Andate a casa di madre. È da sola”. Il rapporto di polizia finisce qui: non risulta alcuna risposta.