6 Novembre 2026 Giudiziaria

Traffico di rifiuti, dissequestrate altre due imprese

Altre due aziende dissequestrate. Una misura personale annullata. Ci sono nuovi passaggi sul piano cautelare davanti al giudici del tribunale del riesame per l’inchiesta della Distrettuale antimafia e del Gico della Guardia di finanza sul traffico illecito di rifiuti lungo la zona tirrenica, che il mese corso aveva portato al sequestro preventivo di tre aziende e otto siti “pirata” da parte dei finanzieri.

Con gli ultimi provvedimenti depositati nella giornata di ieri i giudici hanno annullato il sequestro del compendio aziendale per la ditta Venuto Antonino & C. srl, e nei confronti di una concessionaria d’auto a Barcellona, la GM Car gestita da Marco Giovanni Mataffesi. Sempre ieri i giudici hanno annullato la misura personale nei confronti di Tindara Venuto, che era l’obbligo di dimora a Barcellona. In tutti e tre i casi i giudici hanno accolto le istanze che avevano formulato gli avvocati Carlo Autru Ryolo e Giovanni Cicala.

La settimana scorsa sempre nell’ambito della stessa inchiesta il Riesame aveva disposto il dissequestro della Pro.Co.Ge.Im. srl, la principale ditta coinvolta nell’inchiesta, e dei terreni di tre vivai: quelli di Terme Vigliatore gestiti da Rosaria Cipriano, quelli di Milazzo gestiti da Sebastiano Alesci, e infine quelli della “Vivai De Luca Citrus Village” di Carmelo e Gaetano De Luca a Barcellona Pozzo di Gotto.

A metà ottobre per questa inchiesta rispetto ai 23 indagati iniziali erano state cinque le misure cautelari adottate dalla gip Ornella Pastore: misura interdittiva per 12 mesi di esercitare attività imprenditoriale per il barcellonese Salvatore Antonino Imbesi, amministratore unico della Pro.Co.Ge.Im. srl e legale rappresentante della Venuto srls e della Venuto Antonino & C. srl; obbligo di dimora a Barcellona per la barcellonese Tindara Venuto, madre di Imbesi; obbligo di presentazione alla Pg per il barcellonese Salvatore Tindaro Imbesi, congiunto dell’altro Imbesi ; misura interdittiva per 6 mesi per Fernando Plicanti di Palermo e Giuseppe Serro di Alcamo, i due “certificatori”.