L’incendio alla Camera di commercio La Procura sequestra l’intero palazzo
Incendio e disastro colposi. In mattinata avevano sequestrato solo il tetto e terzo piano. Ma in serata dopo nuovi accertamenti tecnici su sicurezza e stabilità è stato sequestrato l’intero Palazzo della Camera di commercio, dopo il rogo devastante che giovedì ha letteralmente incenerito tutto il terzo e ultimo piano di uno degli stabili storici e più amati di Messina.
Il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato ha aperto un’inchiesta con la prima ipotesi di incendio e disastro colposi, il fascicolo è affidato alla pm Roberta La Speme. Al momento non ci sono indagati ma la situazione potrebbe cambiare molto presto, forse già nella giornata di oggi, dopo gli accertamenti investigativi della Squadra mobile e della Polizia scientifica. Che ieri sono tornati per l’intera giornata nel palazzo di piazza Cavallotti e hanno anche iniziato a sentire diverse “persone informate sui fatti”, per cercare di ricostruire la catena degli eventi.
Il primo interrogativo a cui dovrà rispondere l’inchiesta è: chi stava lavorando sul tetto del palazzo quando è scoppiato l’incendio? A quanto pare non l’impresa palermitana che era stata incaricata da tempo di sistemare l’impianto di condizionamento del grande salone della Borsa. Con fondi erogati dal Mimit, il ministero del Made in Italy, e la direzione-lavori del professionista responsabile della sicurezza dell’ente camerale. Al pianterreno. Quindi due piani più giù. Con i lavori che a quanto pare erano stati completati e già saldati a metà ottobre.
Allora chi c’era in quelle ore di giovedì sul tetto? E che stava facendo? A quanto pare le forti piogge dei giorni scorsi avevano creato delle cospicue infiltrazioni d’acqua dalla copertura del palazzo, e gli addetti di uno degli enti che ha la sua sede all’ultimo piano avevano segnalato il problema. E forse avrebbero cercato di risolverlo “autonomamente”.
Quindi sul tetto - ingaggiati da chi? - a quanto pare nella giornata di giovedì c’erano alcuni operai - della ditta palermitana o di un’altra impresa non autorizzata ufficialmente? - che stavano forse collocando una guaina protettiva tra il tetto e la struttura di sostegno in legno, con un classico cannello a gas. Che evidentemente, anche a lavori finiti da alcune ore, quindi senza la presenza di persone sul posto (o c’era qualcuno che è fuggito?), potrebbe aver surriscaldato alcune parti e innescato la “scintilla” che poi ha provocato il rogo. Ma queste ovviamente sono soltanto delle supposizioni. Sarà l’inchiesta a stabilire la verità.