
IL FALLIMENTO DI ELSE SPA E FONDAZIONE ELSE: ALTRI GUAI GIUDIZIARI PER ANDREA LO CASTRO. I GIUDICI DI MILANO LO CONDANNANO A 5 ANNI DI RECLUSIONE. SENTENZA ANCHE PER ALTRI NOTI MESSINESI
Di Enrico Di Giacomo - Non è proprio un bel momento per l'ex avvocato (cancellato dall'albo) d'affari 62enne Andrea Lo Castro, dal 23 giugno tornato in libertà ("affidamento in prova") dopo aver scontato parzialmente la condanna definitiva a 9 anni di reclusione per concorso esterno all’associazione dei Romeo-Santapaola. Oltre al sequestro di beni (condiviso con l'ex collega Francesco Bagnato) della scorsa settimana, per un valore complessivo di stima pari a 30 milioni di euro, altri guai giudiziari vanno ad aggiungersi alla fedina penale di Andrea Lo Castro imputato anche in un vecchio processo, giunto nei giorni scorsi a sentenza, che si è svolto al Tribunale di Milano, assieme ad altri concittadini messinesi già noti alle cronache giudiziarie, come Carlo Borella, il collaboratore di giustizia Biagio Grasso, Benedetto Panarello e poi agli altri messinesi 'Lillo' Gentile, Silvia Gentile, Giuseppe Barbera e Agatino Spadaro. Complessivamente 21 gli imputati, comparsi davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Milano composta dal presidente Andrea Ghinetti e dai giudici Elisabetta Santini e Emanuela Rizzi, per la prima udienza, addirittura nel lontano dicembre 2017.
LA SENTENZA.
Il Tribunale milanese, lo scorso 24 giugno, ha deciso la condanna a due anni e otto mesi di reclusione (e 4mila euro di multa) per Diego Luca Allievi, Michele Baldazzi, Giuseppe Coco e Andrea Masetti, la pena di sei anni di reclusione per il 63enne Carlo Borella, la pena a tre anni e sei mesi per Mario Francesco Chiesa, a due anni e sei mesi per il collaboratore di giustizia Biagio Grasso, cinque anni di reclusione per Andrea Lo Castro, cinque anni per Benedetto Panarello, quattro anni per Carlo Vandoni e tre anni di reclusione per Giuseppe Vandoni.
Borella, Lo Castro, Panarello sono stati dichiarati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per la durata della pena. Chiesa, Carlo Vandoni e Giuseppe Vandoni sono stati invece interdetti per la durata di cinque anni.
I giudici hanno poi deciso delle assoluzioni parziali per Diego Allievi, Carlo Borella, Francesco Chiesa, Biagio Grasso, Andrea Lo Castro, Benedetto Panarello e Carlo e Giuseppe Vandoni e la prescrizione per alcuni imputati in ordine ad alcuni capi di imputazione.
Assolti da tutti i reati il messinese Giuseppe Barbera, Arturo Boato, i messinesi Letterio 'Lillo' e Silvia Gentile (difesa dall’avvocato Alessandro Bille’), Daniele Rosata, Luigi Sorice, e infine il messinese Agatino Spadaro. Si erano costituite come parti civili le società Else spa, Fondazione Else srl, Riciclopoli srl, Costituita parte civile.
Tutti erano inizialmente accusati di "essersi associati tra loro, in momenti anche diversi, allo scopo di commettere una serie di delitti tra cui appropriazione indebita/bancarotta patrimoniale e documentale con riferimento alle società Else spa, Fondazione Else srl, Demoter spa, Riciclopoli srl, Edilscaviter srl e Scaviterr sas, reati per commettere i quali gli indagati utilizzavano altre società a loro riconducibili quali XP Immobiliare srl, Tesi slr, I.T.C. srl nonché turbativa d'asta, intestazione fittizia di beni, falsificazione di atti, ricettazione/riciclaggio e reimpiego di beni derivanti dai predetti fallimenti.
In particolare, "Andrea Lo Castro, nella veste di avvocato, nonché organizzatore e promotore, avendo anche intermediato il rapporto tra il gruppo cd siciliano e quello milanese dei Vandoni, assieme al commercialista Chiesa e al ragioniere Benedetto Panarello, avrebbe contribuito alle attività di distrazione dell'intero patrimonio di Else spa e di Demoter spa, fornendo consigli, suggerendo strategie tecnico legali, predisponendo atti ed intermediando vere e proprie operazioni espropriative in danno delle fallite..". "Inoltre, di concerto con Biagio Grasso e Carlo Borella, ideavano e costituivano la società FONDAZIONE ELSE srl, con sede a Milano, destinataria dei mezzi e dell'avviamento della società Else spa attraverso il contrato di cessione del ramo di azienda; suggerivano e portavano a termine l'operazione di rinegoziazione dei crediti tra Else e ITC srl e tra questa e la società Centro Leasing per 880mila euro, mediante anche l'intervento della Casagrande spa".
Scorrendo i capi d'imputazione del decreto di rinvio a giudizio si possono leggere altre contestazioni come, "l'aver cagionato il fallimento della società Else spa, ma anche di aver distratto, pochi mesi prima del fallimento della società, parte dei beni per un valore di 2.537.00 euro, somme giacenti su due conti correnti di Else, la somma di 1.709.686 euro, e poi anche le somme da due conti correnti per l'ammontare questa volta di 1.046,168, 28 euro". E poi "la distrazione del 98% delle quote di Else spa cedute a ITC per 2.957.914, corrispettivo mai versato alla sottrazione del libro inventari e ammortamenti "al fine di creare pregiudizio ai creditori...".
L'indagine della Guardia di Finanza, si è avvalsa di diverse fonti di prove come le indagini tecniche, perquisizioni, sequestri, testimoni, le relazioni dei curatori fallimentari.
TUTTI I DETTAGLI E LE SOCIETA' SEQUESTRATE LO SCORSO 2 LUGLIO.
Il Tribunale di Messina, misure di prevenzione di pubblica sicurezza, composto dai giudici Armaleo (presidente), Gullino e Brecciaroli, appena una settimana fa, aveva disposto il maxi sequestro di beni a carico dell’ex avvocato 62enne Andrea Lo Castro e dell'avvocato 63enne Francesco Bagnato, assistiti dagli avvocati Nino Favazzo e Antonello Scordo.
I due sono già sotto processo a Messina per reati finanziari nell’ambito del processo Default, in attesa di sentenza di primo grado che potrebbe arrivare entro la fine dell’anno, mentre Lo Castro ha sulle spalle una sentenza definitiva a 9 anni di reclusione per il processo Beta per gli affari insieme alla derivazione messinese del clan dei Santapaola (pena che stava scontando fino ad una settimana addietro, in carcere, a Reggio Calabria. Da pochi giorni ha ottenuto “l’affidamento in prova”).
Il sequestro eseguito dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, a lavoro sul caso insieme ai Carabinieri del Ros su delega della Direzione nazionale antimafia, ha riguardato beni per milioni di euro (immobili, conti correnti e altre specifiche), sia in città che “sparsi’ nel resto d’Italia. I finanzieri hanno eseguito tre distinti decreti, il principale più due secondari.
Questo dopo che è stata accolta la richiesta del pool di magistrati e investigatori delle misure di prevenzione, che è coordinato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio.
Per i giudici, sia Lo Castro che Bagnato "sono soggetti la cui pericolosità sociale si è di fatto dispiegata tra il 2011 e il 2018 quanto al Lo Castro e, quanto al Bagnato, dai primi anni 2000 sino al 2018"... "attraverso manifestazioni criminali sistematiche, variegate e spesso connotate da accenti di disvalore oltremodo allarmanti, manifestazioni che, però, hanno nella pressoché totalità dei casi garantito loro l'accesso a profitti illeciti".
Per il Tribunale entrambi, "entro il predetto arco temporale", dati patrimoniali alla mano, "non hanno di fatto mai percepito redditi di natura lecita che gli potessero permettere di sostenere gli ingenti acquisti ed investimenti conclusi (e nemmeno fare affidamento su introiti di pari natura che altri componenti della famiglia avrebbero potuto guadagnare)".
Nonostante questo sia Lo Castro che Bagnato "hanno dato corso, nello stesso contesto temporale, a molteplici operazioni negoziali, relative a beni immobili ed aziende, espressione di un tenore di vita del tutto incongruo se raccordato al dato reddituale più volte evidenziato nel decreto di sequestro".
Ed è per tutti questi motivi che i giudici del Tribunale delle misure di prevenzione ha accolto le richieste della procura dando "un giudizio prognostico positivo in ordine alla connessione con le attività criminose delle quali i proposti si sono macchiati nel corso della loro carriera delinquenziale".
"Secondo l'assunto accusatorio, Andrea Lo Castro è da ritenersi socialmente pericoloso (il 14 ottobre 2002 ha patteggiato la pena di 4 mesi di reclusione per omicidio colposo commesso l'8 maggio 1998; il 13 aprile 2021 Lo Castro è stato condannato alla pena patteggiata di un anno di reclusione per i delitti di sostituzione di persona, esercizio abusivo di una professione e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale con sentenza del gap di Torino del 29 aprile 2021; ma soprattutto è da evidenziare la condanna a 9 anni nel processo Beta per concorso esterno mafioso all'associazione mafiosa diretta da Benedetto Romeo). E poi c'è il procedimento ancora in corso denominato Default in cui a Lo Castro vengono contestati diversi reati (tra gli altri bancarotta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta, riciclaggio e autoriciclaggio, appropriazione indebita, falso ideologico in atto pubblico). Lo Castro (ma anche Bagnato) avrebbero fatto parte di un'associazione (Lo Castro come capo, organizzatore e promotore) costituita da una serie di professionisti che si sarebbero adoperati per distrarre ingenti patrimoni aziendali a scapito dei creditori. Per questi fatti Lo Castro è stato detenuto in carcere dal 4 febbraio 2019 al 12 febbraio 2019 e ai domiciliari dal 12 febbraio 2019 al 13 marzo 2020.
Secondo la Procura "socialmente pericoloso è anche Francesco Bagnato (dal 2002)".
Francesco Bagnato è stato condannato con sentenza della Corte d'appello di Messina del 28 giugno 2013 (irrevocabile dall'11 novembre 2015) alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione e 400 euro di multa per i reati di estorsione e tentata turbata libertà degli incanti consumati nel settembre 2002. Nel 2019, il 4 febbraio, Bagnato è sottoposto agli arresti domiciliari per il procedimento 'Default' (reati commessi nel 2011). Bagnato è stato detenuto ai domiciliari dal 4 febbraio 2019 al 15 ottobre 2019. Secondo i magistrati Bagnato "sulla base di elementi di fatto, vive abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose".
ECCO TUTTI I BENI SEQUESTRATI AD ANDREA LO CASTRO:
Le indagini patrimoniali hanno interessato, oltre ad Andrea Lo Castro, anche i componenti del suo nucleo familiare, nonché coloro che ne hanno fatto parte negli anni dal 1985 al 2018 (Antonina Epasto, è moglie di Lo Castro dal 13 ottobre 2003).
Quali sono: Un'abitazione e un fabbricato uso box auto sul Corso Cavour (abitazione acquistata, 442,673,00 euro, a seguito di vendita all'incanto tra il 2011 e il 2018), diversi beni immobili ad Asciano (SI), un piccolissimo comune della provincia di Siena, tra cui un villino, alcuni terreni, la società CAPITAL srl (amministratore unico la madre), di cui è socio unico Andrea Lo Castro, compreso l'intero patrimonio della società, la società ANANT srl (proprietaria della Mercedes, poi venduta alla società, di Lo Castro e affittuaria dei terreni siti in provincia di Siena di proprietà dell'ex avvocato), di cui è socia unica la moglie convivente di Lo Castro, Antonina Epasto, un conto corrente intestato alla madre Maddalena Cogliandolo e al fratello di Andrea Lo Castro, Giuseppe.
La Capital, secondo l'accusa, "era una società costituita ad arte a fine di ricevere, attraverso una serie di azioni civili strumentali, tutte le sostanze societarie della Baden srl, società oggetto della condotta di bancarotta disattiva contestata a Lo Castro in concorso con altri".
I BENI SEQUESTATI AD ANDREA LO CASTRO E A FRANCESCO BAGNATO SONO DUE:
La società SICAIMM srl, con sede a Roma, di cui è socio unico Francesco Bagnato (società della quale dispone indirettamente Lo Castro), compreso l'intero patrimonio della stessa società.
E poi la società 2B srl, di cui sono soci al 50% Francesco Bagnato e Giuseppe Lo Castro (quota indirettamente riconducibile al fratello Andrea), compreso l'intero patrimonio della società.
I BENI SEQUESTRATI A FRANCESCO BAGNATO:
LA PROCURA HA CHIESTO E OTTENUTO IL SEQUESTRO DI 23 UNITA' ABITATIVE ACQUISTATE TRA IL 2005 E IL 2013 E NELLA DISPONIBILITA', ANCHE INDIRETTA, DI FRANCESCO BAGNATO ("IL NUCLEO FAMILIARE DEL BAGNATO, HA REGISTRATO DAI PRIMI ANNI 2000 SINO AL 2022 UN INDICE DI SPEREQUAZIONE EFFETTIVA PROGRESSIVA CHE SI E' SEMPRE PIU' INCREMENTATA DI ANNO IN ANNO").
Quali sono: Un immobile sito a Spadafora, due a Santa Teresa di Riva, tre a Venetico, due a Rometta, a Salina, a San Calogero (VV), e poi 2/3 di bene immobile sito a Messina che dispone assieme alla moglie, un bene immobile sempre sito a Messina (del quale Bagnato dispone indirettamente tramite la moglie Maria Mascaro), metà di un altro bene immobile, sempre a Messina, e poi altri beni immobili siti a Roccalumera, altri sempre a Messina e poi Roma, Villafranca, Milazzo.
Il 30% delle quote della società EDITRICE MERIDIONALE SRL (SOCIETA' NATA NEL 1996)
Il 25% della società IMITA IMMOBILIARE SRL (NATA NEL 2022)
Di tutti questi beni se ne occuperà l'amministratore giudiziario, l'avvocato Antonio Arena.
L'udienza per la discussione della proposta del pm per l'applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale è stata decisa per il 14 ottobre 2025.