GLI APPALTI AD OLIVERI ERANO “COSA LORO”: SEQUESTRO DA UN MILIONE DI EURO. LA POLIZIA ESEGUE PROVVEDIMENTO A CARICO DEI FRATELLI RAVIDA’, UNO EX DIRIGENTE DELL’UFFICIO TECNICO E L’ALTRO INGEGNERE. TUTTE LE ACCUSE DEI PENTITI CONTRO ROBERTO RAVIDA’
DI Enrico Di Giacomo - Oggi la Polizia di Stato di Messina ha dato esecuzione al decreto di sequestro patrimoniale emesso, ai sensi del Codice Antimafia, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Messina, avente ad oggetto beni immobili, per un valore complessivamente stimato di quasi 1 milione di euro, riconducibili a due fratelli, abitanti ad Oliveri (ME), uno dei quali, Roberto Ravidà, 70 anni (in foto), fino al recente passato, dirigente dell’Ufficio Tecnico dello stesso comune, l’altro, Salvatore, 64, anni, ingegnere e libero professionista.
Il provvedimento è il risultato di congiunte e articolate attività investigative svolte dalla Procura della Repubblica–Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Messina, tese alla ricostruzione degli illeciti arricchimenti patrimoniali conseguenti alle condotte di entrambi i soggetti. In particolare, si è avuto di mira la condotta di Roberto Ravidà che, ricoprendo la pubblica funzione di responsabile dell’area tecnica dei comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e di Oliveri, aveva, abusando dei poteri correlati all’incarico ricoperto, nell’arco temporale dal 2000 al 2012, in cambio di benefici di vario genere, asservito la medesima pubblica funzione al rafforzamento e all’operatività della consorteria mafiosa c.d. dei “barcellonesi”, riconducibile a “Cosa Nostra” ed attiva, specialmente, nel settore degli appalti per l’aggiudicazione di significative opere pubbliche nella provincia di Messina e zone limitrofe.
In particolare, fra gli altri, sono state utilizzate le risultanze del processo, a seguito del quale, l’ex dirigente era stato ritenuto responsabile del reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, riportando la condanna, divenuta definitiva, alla pena di cinque anni di reclusione, in esecuzione della quale era stato arrestato nel 2020 e scarcerato per fine pena nel 2023. Si tratta del procedimento convenzionalmente denominato “Gotha 3”, le cui indagini avevano, infatti, consentito di ricostruire una mappa dettagliata degli appalti pubblici “truccati” e delle estorsioni commesse ai danni di imprenditori e commercianti della zona tirrenica messinese (Barcellona Pozzo di Gotto, Mazzarà Sant’Andrea, Terme Vigliatore, Montalbano Elicona, S. Angelo di Brolo, etc.), delineando, al contempo, gli stretti rapporti di collaborazione tra le mafie delle province di Messina, Catania e Palermo. L’allora dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Oliveri e, per un periodo, anche del Comune di Mazzarà Sant’Andrea, sfruttando la qualità di presidente della commissione di gara, era in rapporto servente rispetto all’organizzazione criminale, da un lato, truccando, sistematicamente, le gare di appalto, attraverso l’aggiudicazione di appalti pubblici in favore di imprese vicine alla consorteria mafiosa; dall’altro, adoperandosi, ripetutamente, nel segnalare alla medesima consorteria, gli imprenditori aggiudicatari di lavori pubblici, da sottoporre ad estorsione.
PROVVEDIMENTI URBANISTICI PER FAVORIRE IL FRATELLO.
Dagli elementi acquisiti è, inoltre, emerso che l’ex dirigente avrebbe condizionato illecitamente l’attività amministrativa, approvando o concorrendo all’approvazione di provvedimenti urbanistici ed edilizi illegittimi, riferibili al fratello ingegnere, in palese conflitto di interessi, in tal modo conseguendo quegli illeciti profitti, di cui al provvedimento oggi in esecuzione.
Anche dopo la scarcerazione, tra il 2014 e il 2016, lo stesso ex dirigente pubblico avrebbe continuato a piegare il proprio ruolo in favore degli interessi familiari, sfruttando i consolidati rapporti con l’Amministrazione. Da ultimo e prima del suo arresto, l’ex dirigente comunale avrebbe persino posto in essere azioni volte ad ostacolare il proprio definitivo licenziamento, conseguenza della sentenza di condanna di secondo grado.
IL SISTEMA.
Analogamente, mirate investigazioni patrimoniali svolte sul conto dell’altro fratello, Salvatore, libero professionista, hanno consentito al Tribunale di ricostruire, pur in assenza di sentenza di condanna, la carica di pericolosità insita in alcune condotte a lui ascrivibili. E, invero, i soggetti interessati ad avviare operazioni di lottizzazioni o in generale di costruzione di complessi immobiliari, sarebbero stati obbligati ad affidare la progettazione delle opere all’odierno destinatario della misura di prevenzione patrimoniale; essendo stato loro prospettato, in caso contrario, che il fratello, responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Oliveri, li avrebbe ostacolati nella fase di approvazione dei relativi lavori. L’ingegnere avrebbe indicato ai committenti anche le ditte che, per la realizzazione delle opere, avrebbero dovuto fornire i materiali. Il libero professionista, infatti, avrebbe ricoperto incarichi pubblici nella progettazione e direzione dei lavori delle più importanti opere pubbliche nei Comuni di Oliveri e limitrofi, sin dalla metà degli anni ’80.
Le indagini hanno dimostrato a carico del professionista la sistematicità delle condotte; il ricorso a pratiche di esercizio abusivo del credito; la partecipazione occulta in alcune società coinvolte in operazioni edilizie illegittime e in procedure fallimentari; nonché la capacità di condizionare procedure amministrative e l’operato del comune di Oliveri, attraverso rapporti personali e familiari, dalla metà degli anni Ottanta sino almeno al 2003, con condotte ulteriori accertate sino agli anni più recenti. È stato, inoltre, accertato che il libero professionista sarebbe stato socio occulto di due società fra di loro collegate, entrambe in liquidazione, che avrebbero conseguito illeciti profitti, per effetto dell’attività edilizia realizzata nel territorio del comune di Oliveri, in forza di provvedimenti autorizzatoriillegittimi, in quanto contrastanti con gli strumenti urbanistici.
SEI IMMOBILI SOTTO CHIAVE.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca riguarda sei unità immobiliari - che si assume essere frutto di attività illecite - ubicate nel territorio di Oliveri, effettivamente riconducibili al soggetto libero professionista, ritenute fittiziamente intestate ad altri congiunti; il cui acquisto viene considerato sproporzionato rispetto alle capacità reddituale e patrimoniale degli intestatari. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di circa 965.130 euro.
Nel corso delle prossime udienze, i giudici della prevenzione saranno chiamati a decidere, oltre che sulla confisca dei beni, anche sulla proposta per l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di entrambi i fratelli indagati.
RIPUBBLICHIAMO TUTTE LE ACCUSE DEI PENTITI CONTRO ROBERTO RAVIDA', CONDANNATO ALLA PENA DI 5 ANNI DI RECLUSIONE DIVENUTA DEFINITIVA. LE DICHIARAZIONISONO CONTENUTE ALL'INTERNO DEL PROCEDIMENTO DENOMINATO "GOTHA 3".
Le dichiarazioni di GULLO Santo.
GULLO Santo ha parlato diffusamente di RAVIDA’ Roberto. Egli ha ricordato che Sam DI SALVO e gli altri dell’organizzazione “avevano in mano” il tecnico comunale di Oliveri Mazzarrà e Randazzo, ossia RAVIDA’ Roberto. Il collaboratore ha indicato alcune vicende specifiche che avevano visto coinvolto il RAVIDA’ e Sam DI SALVO: in particolare, il RAVIDA’ era un soggetto che, proprio in virtù della sua qualifica di tecnico comunale di Mazzarà, era in grado di far aggiudicare dei lavori a Sam DI SALVO o comunque a qualche ditta a lui vicina: “…un ragazzo che lavorava presso la ditta di MASTROENI Carmelo e che era solito portare la macchina per le riparazioni presso la mia officina, mi disse che Sam DI SALVO si era incontrato con il tecnico Comunale RAVIDA’ Roberto in una casa di Calderà e gli aveva consegnato la somma di cinquanta milioni di vecchie lire per ricompensarlo di un lavoro che aveva fatto aggiudicare a Sam DI SALVO o ad una ditta comunque a lui vicina Tale circostanza mi colpì anche perché Sam DI SALVO in precedenza mi aveva invitato a non sottoporre questa ultima ditta ad alcuna estorsione per tale lavoro che si era aggiudicato con la complicità del DI SALVO, dal momento che si trattava di un lavoro “di misura”, nel senso che non comportava un guadagno rilevante.” GULLO ha precisato che il RAVIDA’, in cambio di tale attività in favore del DI SALVO, ed in definitiva di tutta l’organizzazione, riceveva da costui soldi o comunque qualche altro favore; tali condotte si erano protratte con regolarità e per lungo tempo, almeno fino a quando il DI SALVO non fu arrestato a seguito dell’operazione Omega, nel 2003: “RAVIDA’ Roberto è un tecnico a disposizione dell’organizzazione, nel senso che è pronto a fare favori all’organizzazione nel settore dell’aggiudicazione degli appalti, sempre con riferimento ai Comuni di Mazzarrà ed Oliveri. Ha fatto la stessa cosa quando ha lavorato a Randazzo. Sono stato informato di ciò in varie occasioni dai vari componenti dell’organizzazione; inoltre lo conosco direttamente. Il RAVIDA’ ha preso anche parecchi soldi da parte del DI SALVO a seguito di questa sua attività favoreggiatrice nell’aggiudicazione degli appalti. Posso dire con sicurezza che tutti i lavori che sono stati compiuti a Mazzarrà ed Oliveri da ditte in qualche modo riconducibili a Sam DI SALVO sono stati aggiudicati con l’apporto del RAVIDA’. Posso dire, dunque, che RAVIDA’, nei comuni di Mazzarrà ed Oliveri ha favorito Sam DI SALVO e le ditte che a lui erano riconducibili, quali quelle di AQUILIA, MASTROENI, GRILLO, CALABRESE, quest’ultimo soggetto diverso dal CALABRESE Tindaro facente parte della nostra organizzazione. Ciò si è verificato almeno fino a quando DI SALVO è stato arrestato in seguito all’operazione ICARO oppure OMEGA-OBELISCO, nel 2003.” GULLO ha precisato che in qualche occasione fu lo stesso RAVIDA’ ad ammettere alla sua presenza che egli in grado di truccare le gare: “RAVIDA’, quando io gli chiesi queste spiegazioni, ammise espressamente che anche lui manipolava le gare con tali modalità. Ricordo che, sempre in questa circostanza, lui aggiunse che faceva delle cortesie a tutti, nel senso che favoriva di volta in volta gli imprenditori indicatigli da Sam DI SALVO.”. Il collaboratore ha poi affermato che esisteva un analogo rapporto anche fra il RAVIDA’e BISOGNANO Carmelo: “Sam DI SALVO ha intessuto tali rapporti con RAVIDA’ anche grazie a BISOGNANO Carmelo, che era di Mazzarrà Sant’Andrea; anche BISOGNANO Carmelo si rivolgeva sempre al RAVIDA’ per ottenere qualche aggiudicazione o qualche lavoro in affidamento diretto; dunque il RAVIDA’ ha favorito tante volte anche BISOGNANO Carmelo. GULLO, però, non è stato in grado di dire se anche BISOGNANO Carmelo avesse pagato il RAVIDA’ per questi favori, ma sicuramente egli gli aveva fatto qualche “regalo”. Il collaboratore ha poi indicato un altro compito che veniva svolto dal RAVIDA’ per conto dell’organizzazione, e cioè quello di “segnalare” ai suoi componenti l’arrivo di qualche ditta che si accingeva a lavorare in quei comuni, ovviamente diversa da quelle riconducibili a DI SALVO, in modo da sottoporla ad estorsione (“RAVIDA’ Roberto, oltre a favorire questi componenti dell’organizzazione nell’aggiudicazione delle gare, ci informava quando nell’ambito dei Comuni da lui amministrati stava arrivando un’impresa per lavorare. Egli ci anticipava l’arrivo di quest’impresa affinché noi dell’organizzazione la potessimo avvicinare e sottoporre ad estorsione…. Il RAVIDA’ era perfettamente a conoscenza del fatto che noi avremmo sottoposto quelle ditte ad estorsione.”). GULLO ha anche citato un esempio specifico, riferendosi alla vicenda inerente l’estorsione subita da un tale MANGANO (“Volendo fare un esempio specifico, ricordo che il RAVIDA’ ci segnalò che la ditta MANGANO sarebbe venuta a lavorare ad Oliveri per realizzare un parco attrezzato sulla Via Nazionale, accanto al Ristorante “L’Uliveto”. Poteva essere il 1997 circa.”). Il collaboratore ha precisato che RAVIDA’ Roberto segnalava i lavori delle imprese da sottoporre ad estorsione principalmente a Mazzarrà ed a Oliveri; costui segnalava le imprese che lavoravano ad Oliveri al Gullo medesimo, mentre le imprese che lavoravano a Mazzarrà Sant’Andrea le segnalava principalmente a BISOGNANO Carmelo. Il collaboratore ha aggiunto che il RAVIDA’, in tempi più recenti, nel 2008 circa, ha svolto anche un’altra importante funzione, ossia quello di “informatore” dei Barcellonesi: egli infatti forniva informazioni su alcuni soggetti o imprese che avevano in qualche modo destato l’attenzione di tale gruppo, in particolare a D’AMICO Carmelo e allo stesso GULLO Santo. (“Preciso che l’incontro che abbi nell’estate del 2008 con Carmelo D’AMICO non era finalizzato a parlare dei furti delle moto d’acqua, bensì ad altro. In particolare sia io che il D’AMICO volevamo capire la provenienza del denaro che alcuni soggetti a nostra conoscenza avevano impiegato in grosse operazioni finanziarie, e se dietro tali investimenti vi fossero soldi dei “vecchi” barcellonesi. In quella occasione parlammo specificatamente di MIANO Rosario, detto “Sarino”, e di Nello CATALANO, i quali nel 2006 avevano acquistato la società Ciappazzi, versando un importo di circa 2 milioni di euro. In altre occasioni io e D’AMICO Carmelo, sempre al fine di verificare se vi fossero investimenti ad opera dei “vecchi” di Barcellona, ci eravamo interessati anche agli investimenti compiuti da MILONE Vincenzo. Costui, infatti, aveva investito ad Oliveri circa 2 milioni di euro per l’acquisto di una villa rustica, alcuni terreni su cui ha poi edificato, un lido ed altri locali commerciali. Successivamente chiedemmo informazioni a RAVIDÀ Roberto, il cui fratello si era occupato della progettazione di quei lavori. Lo stesso RAVIDÀ ci riferì che la causa dei grossi investimenti compiuti dal MILONE era da ricercarsi in alcune grosse operazioni di false fatturazioni commesse al Nord. A seguito di queste false fatturazioni, il MILONE aveva realizzato grossi guadagni ed aveva compiuto quegli investimenti, intestandoli a nome del figlio. In questo modo realizzammo che dietro detti investimenti non c’erano i soldi dei barcellonesi, ma solo quelle operazioni compiute autonomamente al Nord da parte dello stesso MILONE.
Si riportano le dichiarazioni di GULLO Santo:
RAVIDA’ Roberto.
Sam DI SALVO e gli altri dell’organizzazione “avevano in mano” il tecnico comunale di Oliveri Mazzarrà e Randazzo, tale RAVIDA’ Roberto, nonché il tecnico Comunale di Falcone, tale FUGAZZOTTO Antonio, detto Tony. … … … In un’altra circostanza, un ragazzo che lavorava presso la ditta di MASTROENI Carmelo e che era solito portare la macchina per le riparazioni presso la mia officina, mi disse che Sam DI SALVO si era incontrato con il tecnico Comunale RAVIDA’ Roberto in una casa di Calderà e gli aveva consegnato la somma di cinquanta milioni di vecchie lire per ricompensarlo di un lavoro che aveva fatto aggiudicare a Sam DI SALVO o ad una ditta comunque a lui vicina. Tale circostanza mi colpì anche perché Sam DI SALVO in precedenza mi aveva invitato a non sottoporre questa ultima ditta ad alcuna estorsione per tale lavoro che si era aggiudicato con la complicità del DI SALVO, dal momento che si trattava di un lavoro “di misura”, nel senso che non comportava un guadagno rilevante.
A.D.R.: Sam DI SALVO quando manipolava le gare con il sistema dello scambio delle buste lo faceva per l’organizzazione, anche se certamente lui stesso ricavava da tale attività un guadagno personale. Da quel tipo di attività i guadagni erano rilevantissimi. Ad ogni modo “alle spalle” del DI SALVO e della sua attività vi erano RAO Giovanni, BARRESI Filippo, OFRIA Salvatore. (verbale del 29.4.2011)
ADR: Conosco RAVIDA’ Roberto; costui è il tecnico comunale di Mazzarrà e di Oliveri; forse in precedenza ha svolto tale incarico anche presso il Comune di Randazzo. Il RAVIDA’ ha svolto le funzioni di Tecnico Comunale, almeno a Mazzarrà ed Oliveri, a partire dagli anni ’98-’99 circa; per quanto mi risulta, RAVIDA’ è il responsabile dell’Ufficio tecnico di Mazzarrà, mentre ad Oliveri sopra di lui vi è l’architetto CHIOFALO. Ad Oliveri ha iniziato a lavorare ancora prima rispetto che a Mazzarrà, più o meno negli anni’90.
ADR: RAVIDA’ Roberto è un tecnico a disposizione dell’organizzazione, nel senso che è pronto a fare favori all’organizzazione nel settore dell’aggiudicazione degli appalti, sempre con riferimento ai Comuni di Mazzarrà ed Oliveri. Ha fatto la stessa cosa quando ha lavorato a Randazzo. Sono stato informato di ciò in varie occasioni dai vari componenti dell’organizzazione; inoltre lo conosco direttamente. Il RAVIDA’ ha preso anche parecchi soldi da parte del DI SALVO a seguito di questa sua attività favoreggiatrice nell’aggiudicazione degli appalti. Posso dire con sicurezza che tutti i lavori che sono stati compiuti a Mazzarrà ed Oliveri da ditte in qualche modo riconducibili a Sam DI SALVO sono stati aggiudicati con l’apporto del RAVIDA’. Posso dire, dunque, che RAVIDA’, nei comuni di Mazzarrà ed Oliveri ha favorito Sam DI SALVO e le ditte che a lui erano riconducibili, quali quelle di AQUILIA, MASTROENI, GRILLO, CALABRESE, quest’ultimo soggetto diverso dal CALABRESE Tindaro facente parte della nostra organizzazione. Ciò si è verificato almeno fino a quando DI SALVO è stato arrestato in seguito all’operazione ICARO oppure OMEGA-OBELISCO, nel 2003.
ADR: A tale proposito ricordo un episodio specifico: una volta, tale Mimmo di Bafia, di capigliatura bionda, il quale svolgeva il lavoro di autista per conto di MASTROENI Carmelo e DI SALVO, nel senso che conduceva camion o anche le autovetture, venne presso la mia officina per riparare la sua autovettura, una Volkswagen Golf.
ADR: Non ricordo il cognome di tale soggetto, potrebbe essere QUATTROCCHI, così come mi state dicendo in questo momento, ma non ne sono sicuro. Questo ragazzo, mentre era da me in officina, mi disse che DI SALVO e MASTROENI si erano recati in una casa che si trovava a Calderà, vicino al mare, dove avevano incontrato RAVIDA’ Roberto e gli avevano consegnato la somma di cinquanta milioni. Questo fatto si verificò, sempre secondo quanto riferitomi da Mimmo di Bafia, nel periodo di Natale; era l’anno 1999 circa. Mimmo di Bafia mi disse che aveva assistito personalmente alla consegna di questo denaro da parte di DI SALVO e MASTROENI al RAVIDA’. In questo momento ricordo che il discorso fra me ed il Mimmo su RAVIDA’ nacque poiché lo avevamo incontrato al bar qualche minuto prima che ci recassimo in officina per effettuare la riparazione. Mimmo di Bafia mi specificò anche che questi soldi erano un regalo di DI SALVO e MASTROENI per i lavori che RAVIDA’ gli aveva fatto ottenere in qualità di Tecnico Comunale di Oliveri. Io, una volta conosciuta questa circostanza e cioè che DI SALVO e MASTROENI avevano fatto questo regalo di cinquanta milioni al RAVIDA’, mi lamentai con GIAMBO’ Carmelo dal momento che, sempre in quel periodo, DI SALVO, che stava lavorando parecchio in quelle zone con le imprese a lui riconducibili, diceva a noi dell’organizzazione di non sottoporre ad estorsione queste imprese. Mi lamentai, dunque, con GIAMBO’ per il fatto che DI SALVO faceva regali così grossi al RAVIDA’ per fare lavorare le sue imprese e noi non potevamo guadagnare nulla dai lavori che facevano queste stesse imprese. Successivamente, GIAMBO’ Carmelo riferì queste mie lamentele al DI SALVO il quale, a sua volta, mi chiese come mai conoscessi questa circostanza. Io gli risposi che me l’aveva riferita Mimmo di Bafia ed in effetti da quel momento DI SALVO fece in modo che questo ragazzo si allontanasse da me, non frequentando più la mia officina.
ADR: Mimmo di Bafia, sempre in quella circostanza, mi riferì che il regalo di cinquanta milioni non si riferiva ad un unico lavoro che il RAVIDA’ aveva fatto aggiudicare al DI SALVO ma a più lavori. Mimmo mi aggiunse che non era la prima volta che DI SALVO aveva fatto regali di questo tipo al RAVIDA’. In questo momento mi ricordo che Mimmo di Bafia mi aggiunse che egli aveva il compito specifico di andare a prendere il RAVIDA’ con l’autovettura e di portarlo alla presenza del DI SALVO il quale gli consegnava il denaro.
ADR: Uno dei lavori per il quale il RAVIDA’ ottenne questo regalo dei cinquanta milioni credo che fosse quello del rifacimento di alcune piazzette o panchine ad Oliveri.
ADR: Non sono in grado di indicare i lavori specifici che RAVIDA’ ha fatto aggiudicare a DI SALVO o alle imprese a lui riconducibili, ma è certo che il RAVIDA’ ha fatto favori all’organizzazione nel senso che ho prima detto, e cioè facendo aggiudicare i lavori alle imprese vicine al DI SALVO. Quanto ho appena riferito era risaputo da tutti, nel senso che il RAVIDA’ era a disposizione dell’organizzazione.
ADR: Il RAVIDA’ ha fatto questi favori anche perché c’è stato un periodo in cui egli godeva di piena autonomia come tecnico Comunale, nel senso che poteva affidare direttamente i lavori, almeno quelli per piccoli importi fino a duecento milioni circa.
ADR: Ci fu un periodo in cui i tecnici Comunali riuscivano a pilotare le gare e ad aggiudicarle alle imprese che volevano loro stessi, sospendendo le operazioni di gara, senza concluderle; per esempio, le iniziavano il mattino, poi le sospendevano per riprenderle nel pomeriggio, approfittando di questo intervallo per manipolare la gara.
Ricordo, a questo proposito, che nel Comune di Milazzo la ditta VENTURA Angelo, a seguito di una di queste manipolazioni eseguita dai tecnici Comunali, si lamentò con il DI SALVO, nel senso che tale ditta aveva speso sessantamila euro per manipolare la gara; successivamente aveva ceduto i lavori a Sam DI SALVO, il quale non aveva ritornato al VENTURA detta somma, pur avendo ottenuto quei lavori. Specifico che in questa vicenda non era implicato il RAVIDA’ Roberto.
ADR: Ciò che voglio dire, dunque, è che il tecnico Comunale quando dirigeva una gara era in grado di pilotare la stessa e di orientare le offerte. Nel 2001 circa incontrai personalmente RAVIDA’ Roberto e gli chiesi espressamente come facessero i tecnici Comunali a pilotare le gare. Lui mi rispose che bastava sospendere la gara, così come ho prima riferito; a seguito di tale sospensione, egli si portava a casa il computer dove erano inserite tutte le offerte e, approfittando di questa pausa, era in grado di prestabilire l’esito finale della gara. Specifico che RAVIDA’, quando io gli chiesi queste spiegazioni, ammise espressamente che anche lui manipolava le gare con tali modalità. Ricordo che, sempre in questa circostanza, lui aggiunse che faceva delle cortesie a tutti, nel senso che favoriva di volta in volta gli imprenditori indicatigli da Sam DI SALVO.
ADR: i rapporti fra Sam DI SALVO e RAVIDA’ Roberto nel senso che ho prima detto, ossia nel senso della manipolazioni delle gare in favore del DI SALVO, sono iniziati nel 1999 e si sono sempre più intensificati fino al 2003 circa, anno in cui Sam DI SALVO è stato arrestato. Sam DI SALVO ha intessuto tali rapporti con RAVIDA’ anche grazie a BISOGNANO Carmelo, che era di Mazzarrà Sant’Andrea; anche BISOGNANO Carmelo si rivolgeva sempre al RAVIDA’ per ottenere qualche aggiudicazione o qualche lavoro in affidamento diretto; dunque il RAVIDA’ ha favorito tante volte anche BISOGNANO Carmelo.
ADR: Non so dire se anche BISOGNANO Carmelo ha pagato il RAVIDA’ per questi favori, ma sicuramente gli avrà fatto qualche regalo.
Dopo gli arresti di BISOGNANO e DI SALVO, ho notato che RAVIDA’ Roberto in qualche occasione ha parlato con BISOGNANO Vincenza in posti appartati, ma non mi sono fermato e non ho voluto approfondire.
ADR:RAVIDA’ Roberto, oltre a favorire questi componenti dell’organizzazione nell’aggiudicazione delle gare, ci informava quando nell’ambito dei Comuni da lui amministrati stava arrivando un’impresa per lavorare. Egli ci anticipava l’arrivo di quest’impresa affinché noi dell’organizzazione la potessimo avvicinare e sottoporre ad estorsione.
ADR: RAVIDA’ Roberto, in sostanza, ci avvisava preventivamente dell’arrivo di un’impresa nel Comune in modo che noi la potessimo contattare e farci pagare somme a titolo di estorsione.
ADR: Il RAVIDA’ era perfettamente a conoscenza del fatto che noi avremmo sottoposto quelle ditte ad estorsione. Volendo fare un esempio specifico, ricordo che il RAVIDA’ ci segnalò che la ditta MANGANO sarebbe venuta a lavorare ad Oliveri per realizzare un parco attrezzato sulla Via Nazionale, accanto al Ristorante “L’Uliveto”. Poteva essere il 1997 circa. In particolare, il RAVIDA’ mi avvisò che stava arrivando a lavorare una ditta “buona”, il cui titolare era però preoccupato perché aveva saputo che altre ditte in quella zona avevano subito degli incendi e non voleva avere problemi dello stesso tipo. Io dissi al RAVIDA’ che volevo parlare personalmente con il MANGANO, cosa che avvenne grazie all’interessamento del RAVIDA’ stesso. Mi incontrai ad Oliveri con il MANGANO alla presenza del RAVIDA’, ed intavolai una trattativa sull’ammontare dell’estorsione con il MANGANO stesso. Costui mi disse che conosceva RAO Giovanni e che aveva avuto rapporti con lui nell’ambito di altri lavori; sempre il MANGANO precisò che voleva pagare qualcosa di meno a titolo di estorsione rispetto al 2% che io chiedevo. Io risposi che non volevo prendermi responsabilità e che, data la sua conoscenza con RAO Giovanni, sarebbe stato quest’ultimo a decidere su un eventuale sconto sull’ammontare dell’estorsione. RAVIDA’ Roberto assistette a tutta questa discussione; aggiungo, altresì, che lo stesso RAVIDA’ mi aveva in precedenza anticipato che la ditta MANGANO aveva avuto pregressi rapporti con RAO Giovanni. Feci arrivare le richieste del MANGANO a RAO Giovanni e costui ci diede appuntamento presso un distributore di Milazzo, sull’autostrada, tratta PALERMO direzione Messina. All’appuntamento, si presentarono RAO Giovanni ed ISGRO’ Giuseppe, i quali arrivarono per loro conto con una station wagon, forse marca Opel, mentre noi, ossia io, MANGANO e RAVIDA’, arrivammo a bordo di una BMW o Mercedes nella disponibilità di MANGANO. RAO e MANGANO si appartarono, parlarono di un vecchio lavoro e poi svolsero la trattativa; il RAO chiese dapprima cinquanta milioni e poi quaranta milioni; alla fine i due concordarono il pagamento di trenta milioni, da versare man mano che la sua ditta incassava gli stati d’avanzamento dal Comune.
ADR: RAVIDA’, in quell’occasione, rimase poco distante, appoggiato all’auto insieme ad ISGRO’ e non partecipò direttamente al discorso. Egli si fece da parte ma sapeva benissimo che si parlava di un’estorsione.
RAVIDA’ Roberto ci segnalava i lavori delle imprese da sottoporre ad estorsione principalmente a Mazzarrà ed a Oliveri; le imprese che lavoravano ad Oliveri le segnalava a me, mentre le imprese che lavoravano a Mazzarrà Sant’Andrea le segnalava principalmente a BISOGNANO Carmelo. Per esempio, l’estorsione ai danni dell’impresa che ha lavorato nella salita per Tindari, cui ho fatto cenno in altri verbali, è stata segnalata a BISOGNANO Carmelo proprio da RAVIDA’ Roberto.
“Il numero uno” rispetto a RAVIDA’ Roberto, secondo me, è il fratello Salvatore, ingegnere nonché insegnante, il quale gestisce la maggior parte dei progetti ad Oliveri. Costui è quello che redige quasi tutti i progetti di costruzioni private in quel centro, ha molti agganci a Palermo e fa lavorare in queste commesse private soltanto le ditte che gli aggradano, escludendone altre, come per esempio le ditte ALESSANDRO e CHIOFALO Nunziato. La gente che si affida a lui per le progettazioni, sapendo che suo fratello lavora all’ufficio Tecnico e che dunque può creare problemi nelle autorizzazioni edilizie, obbedisce alle sue direttive. RAVIDA’ Salvatore è molto più scaltro del fratello Roberto, il quale ha il vizio del bere e qualche volta si lascia andare.
ADR: Conosco l’abitazione di RAVIDA’ Roberto; egli abita in Via..., a Oliveri, in una villetta posta su un lato della strada. Quest’abitazione ha un garage nel quale io sono entrato qualche volta per prelevargli l’autovettura quando dovevo ripararla. Forse sono entrato qualche volta nella stanza d’ingresso della villa, ma non nelle altre. Credo che questa abitazione abbia più di un piano.
ADR: Come ho già detto, i rapporti tra RAVIDA’ Roberto e Sam DI SALVO si sono via via intensificati a partire dal ’99 e fino al 2003, epoca dell’arresto del DI SALVO. I rapporti tra i due si intensificarono talmente tanto che, così come mi disse CALCO’ LABRUZZO Salvatore all’incirca nel 2002 - 2003, le ditte estranee a Sam DI SALVO e a lui non riconducibili non riuscivano più ad ottenere alcun lavoro in quelle zone. Inoltre, come ho già detto, in quel periodo Sam DI SALVO ci chiedeva di non sottoporre ad estorsione queste ditte a lui riconducibili, cosicché noi dovevamo adeguarci. Sam DI SALVO veniva da noi e ci diceva: “Non intervenite, non toccate queste ditte perché sono vicine a noi”.
ADR: io e CALCO’ LABRUZZO Salvatore parlavamo spesso del ruolo di RAVIDA’ Roberto ed anche lui sapeva quale era il sistema che RAVIDA’ utilizzava per far ottenere i lavori.
ADR: Sam DI SALVO si recava spesso con RAVIDA’ Roberto a casa di costui. Ho visto personalmente RAVIDA’ e DI SALVO parlare fra di loro, prima del 2003. Una volta, per esempio, incontrai il DI SALVO al bar AMBROSIANO di Oliveri; di lì a poco arrivò anche RAVIDA’ Roberto ed un tale TRIOLO Santo, che era un imprenditore solito procurare qualche busta in occasione delle gare a favore del DI SALVO. Specifico che la ditta del TRIOLO è a nome di TRIOLO Oreste, il figlio. A tale proposito, ricordo che TRIOLO Santo, poiché presentava sempre le buste per il DI SALVO, chiese di ottenere anche lui qualche lavoro e alla fine fu accontentato dal DI SALVO. Anche in questa circostanza intervenne RAVIDA’ Roberto. Durante quell’incontro, RAVIDA’, DI SALVO e TRIOLO parlarono di lavori, anche se non so specificare quali. Ricordo che DI SALVO in quella occasione disse: “ne parlo ‘cu me frati”, ma si rivolse soltanto a me, senza che gli altri due sentissero. Avevo informato DI SALVO che la ditta MANGANO doveva ancora pagare otto- nove milioni dei trenta milioni concordati per l’estorsione cui prima ho fatto cenno. In quella circostanza DI SALVO si riferiva a RAO Giovanni. Specifico che gli altri due soggetti non sentirono quest’ultima frase.
ADR: Quando sono stato scarcerato, nel marzo del 2011, ho incontrato qualche volta RAVIDA’ Roberto ma non abbiamo parlato di lavori né di gare; costui mi disse soltanto che era stato prosciolto dalle accuse mossegli nell’ambito del procedimento “Vivaio”.
ADR: Un sacco di gente nutriva rancore nei confronti di RAVIDA’ Roberto proprio perché costui faceva lavorare solo alcune ditte e non altre; tuttavia, DI SALVO diceva che RAVIDA’ era un amico, che era a disposizione e che non si doveva toccare. Sam DI SALVO, quando affermava queste cose, non diceva espressamente che RAVIDA’ Roberto lo favoriva negli appalti, ma ciò era risaputo da tutti.
ADR: FUMIA e ARTINO non mi hanno mai detto nulla sul conto di RAVIDA’. Quando BISOGNANO Carmelo fu arrestato per ICARO, ricordo che RAVIDA’ Roberto venne a chiedermi chi fossero i soggetti coinvolti in questa operazione ed era allarmato. Dopo l’operazione “ICARO”, nella zona di Mazzarrà ha preso il comando CALABRESE Tindaro e sicuramente costui ha lavorato in quella zona, ma non so dire se si sia interessato RAVIDA’ Roberto.
In questo momento mi sto ricordando che RAVIDA’ Roberto, in una occasione, si lamentò del comportamento di tale Tino MAIO, cugino di TRAMONTANA, proprietario di alcuni vivai, il quale gli aveva chiesto di visionare alcuni atti in Comune relativi alla discarica; a costui il RAVIDA’ aveva risposto che pretendeva una richiesta scritta, circostanza a seguito della quale si erano creati degli screzi. Quando RAVIDA’ mi disse ciò, rimasi sorpreso dal momento che MAIO Tino era cugino di TRAMONTANA, gli avevamo fatto alcuni favori e quindi mi sembrava strano che costui si mettesse contro il RAVIDA’.
ADR: CALCO’ LABRUZZO Salvatore in una occasione mi disse che RAVIDA’ Roberto aveva favorito qualcuno nei lavori della discarica di Mazzarrà, ma non so riferire i particolari. (verbale del 28.9.2011)
ADR: ribadisco che RAVIDA’ Roberto e FUGAZZOTTO Antonio hanno favorito varie ditte in occasione dell’aggiudicazione di appalti di lavori pubblici nei Comuni di loro competenza; a partire dal 1999 tanto il RAVIDA’ quanto il FUGAZZOTTO hanno via via “fatto fuori” le ditte esterne non riconducibili a quelle del DI SALVO. In definitiva, dunque, questo sistema ha favorito l’organizzazione barcellonese, permettendo di lavorare alle ditte vicine o comunque riconducibili al DI SALVO. Come ho già detto, questo sistema fece sì che con il trascorrere del tempo le ditte non ricollegabili al DI SALVO iniziarono a lamentarsi in quanto rimanevano sistematicamente fuori dall’aggiudicazione dei lavori. Ciò si è protratto fino al 2003, e cioè sino all’arresto di DI SALVO, ed anzi non escludo che fu proprio qualcuno dei titolari di queste ditte esterne estranee al DI SALVO a fare “scoppiare” OMEGA. Come ho già detto, questo sistema cui partecipavano il RAVIDA’, il FUGAZZOTTO ed il DI SALVO finì per scontentare anche me e CALCO’ LABRUZZO Salvatore quali referenti immediati della zona, in quanto dovevamo astenerci dal sottoporre ad estorsione le ditte “vicine” al DI SALVO, così come richiestoci da quest’ultimo. Aggiungo che le ditte del circuito di DI SALVO erano anche favorite rispetto alle altre dal momento che, avvalendosi della forza mafiosa del DI SALVO, si procuravano le forniture, per esempio calcestruzzo, inerti ed altro, ad un prezzo inferiore a quello di mercato. Tali ditte avevano meno spese in questo modo e dunque guadagnavano di più rispetto a quelle estranee al DI SALVO. A tale proposito so che la CO.GE.CA, riconducibile ai TORRE ed a BUEMI, che si occupava della fornitura di inerti, aveva un grosso credito nei confronti di una delle ditte vicine al DI SALVO, denaro che non riusciva a riscuotere. Mi risulta che tale sistema di appalti pilotati in favore del DI SALVO era posto in essere anche da tecnici di altri Comuni, come quelli di Milazzo Furnari, Terme Vigliatore; non sono in grado di indicare nomi e circostanze precise.
ADR: Ritornando a RAVIDA’ Roberto, secondo me il Sindaco del Comune di Oliveri era sicuramente vicino al Tecnico Comunale ma non sono in grado di specificare circostanze precise. Si tratta comunque di una mia idea che ricavo dal fatto che quando era in carica come Sindaco GREGORIO, negli anni 95-96, costui osteggiò RAVIDA’ Roberto e suo fratello Salvatore dal momento che questi erano stati contrari alla sua elezione e non avevano parteggiato per lui. (verbale del 28.9.2011)
Estorsione di Bisognano ai danni di una ditta di Caltanissetta che stava eseguendo dei lavori nella strada che conduce al santuario del Tindari.
Nel 1998-99 circa ebbi modo di parlare con un dipendente di tale ditta che portava i mezzi da me per farli riparare. Gli chiesi informazioni sulla ditta e costui mi disse che era già a posto. In effetti io avevo già notato che i camion di Bisognano Carmelo lavoravano presso quella ditta. Successivamente chiesi informazioni ai barcellonesi e costoro mi confermarono che “Melo” aveva già messo a posto l’estorsione. Il dipendente di quella ditta cui prima ho fatto cenno mi disse che era stato il tecnico comunale Ravidà Roberto a segnalare a Bisognano Carmelo quella ditta. Specifico che tale segnalazione era stata fatta per il lavoro che Bisognano poteva prendere dall’impresa e non per l’estorsione. Se non ricordo male il tecnico Ravidà mi segnalò alla ditta come meccanico a cui poteva rivolgersi. (verbale del 23.9.2011)
Precisazioni su Ravida’ e l’estorsione di Bisognano ai danni di una ditta di Caltanissetta.
ADR: Con riferimento alla vicenda dell’estorsione ai danni di un’impresa che ha lavorato nella salita di Tindari, cui ho fatto riferimento sia nel corso dell’interrogatorio del 23.09.2011 che in quello del 28.09.2011, laddove l’Ufficio mi fa notare che il 23.09.2011 ho riferito che il Tecnico Comunale RAVIDA’ Roberto segnalò a BISOGNANO Carmelo tale impresa per ottenere il lavoro e non per l’estorsione, mentre nel verbale del 28.09.2011 ho riferito che RAVIDA’ Roberto segnalò sempre la stessa impresa a BISOGNANO Carmelo ai fini di una successiva estorsione, preciso che effettivamente la segnalazione effettuata da RAVIDA’ Roberto a favore del BISOGNANO avvenne principalmente per consentire a quest’ultimo di “entrare nel lavoro”, ossia di potervi lavorare; ciò in quanto si trattava di un lavoro di importo elevato e, quindi, molto remunerativo. Ribadisco comunque che BISOGNANO Carmelo sottopose tale ditta anche ad estorsione, così come mi fu confermato dai barcellonesi.
ADR: Confermo che RAVIDA’ Roberto segnalava a BISOGNANO Carmelo le imprese che lavoravano nella zona di Mazzarrà da sottoporre a successiva estorsione. (verbale del 29.9.2011)
Ravida’ ed i lavori della ditta Mangano a Roccella.
ADR: So che MANGANO, più o meno nello stesso periodo in cui realizzò i lavori del parco attrezzato di Oliveri, eseguì i lavori di un altro parco attrezzato a Roccella Valdemone. La notizia di questi altri lavori da svolgersi a Roccella mi fu data direttamente dal MANGANO, dunque dopo che io già ero entrato in contatto con costui per l’estorsione riguardante i lavori di Oliveri. Preciso che MANGANO, quando veniva a parlare con me, veniva quasi sempre in compagnia dello stesso RAVIDA’ ed, anzi, era lo stesso RAVIDA’ che lo portava in macchina. In questa occasione MANGANO mi disse che il responsabile della zona dove stava eseguendo i lavori, ossia a Roccella Valdemone, era un tale Paolo, il quale era stato latitante in precedenza. Il MANGANO mi chiese di sistemare l’estorsione con tale soggetto e mi disse che voleva spendere il meno possibile e che era disposto ad offrire al massimo venti milioni a titolo di estorsione.
ADR: Non so indicare il cognome di questo Paolo; so che in quella zona ci sono due soggetti di nome Paolo che comandano, uno dei quali soprannominato Paolo “U Prufissuri”, al quale ho smontato un maxi furgone Mercedes.
ADR: Una volta che seppi di quest’altro lavoro, io, CALCO’ LABRUZZO Salvatore e CALABRESE Tindaro andammo a trovare BUCCERI Concetto, accompagnati da RUGGERI Giuseppe. Andammo a parlare con BUCCERI perché, come mi disse anche CALCO’ LABRUZZO Salvatore, costui era un soggetto in grado di interloquire con vari gruppi ed anche con i responsabili del luogo in cui ricadevano i lavori svolti dal MANGANO. Di lì a poco BUCCERI convocò due individui, uno dei quali molto giovane; noi proponemmo a costoro la cifra di venti milioni, così come richiestoci dal MANGANO, mentre i due individui pretendevano cinquanta milioni di lire. La trattativa non si sbloccò cosicché decidemmo di ritornare e di riferire questa ulteriore richiesta al MANGANO.
ADR: Dopo aver riferito le richieste estorsive al MANGANO, io non sono più tornato in quei luoghi. Della cosa si occupò CALCO’ LABRUZZO Salvatore, il quale fece avanti e indietro per qualche volta. Durante lo svolgersi di queste trattative, MANGANO subì un tentativo di furto ad Oliveri avente ad oggetto credo un Bob Kat. Io inviai CALCO’ LABRUZZO Salvatore a parlare con BISOGNANO Carmelo ritenendo che gli autori di quel furto potessero essere i mazzarroti. CALCO’ ritornò e mi disse che BISOGNANO gli aveva detto che autori del furto erano invece “i catanesi”, i quali pretendevano il pagamento dell’estorsione per i lavori a Roccella. Una volta informato di ciò MANGANO, costui mi disse che per quella estorsione di Roccella se la sarebbe vista lui direttamente e avrebbe parlato con Paolo. Da quel momento in poi io non mi sono più interessato dell’estorsione di Roccella.
ADR: Successivamente ho saputo che quella stessa estorsione non fu sistemata direttamente da MANGANO, nonostante costui me l’avesse detto, ma fu sistemata tramite l’intervento di BISOGNANO. So anche che BISOGNANO intervenne su richiesta dello stesso MANGANO, e che fu il tecnico Comunale RAVIDA’ Roberto ad accompagnare il MANGANO da BISOGNANO affinché costui sistemasse l’estorsione su Roccella.
ADR: Sono sicuro di ciò anche perché, quando ho incontrato BISOGNANO in carcere nel 2009, costui mi ha rinfacciato di essermi appropriato dei soldi dell’estorsione nei confronti del MANGANO per i lavori di Roccella, cosa non vera. BISOGNANO era però convinto di ciò che diceva.
ADR: Mi risulta che MANGANO aveva concordato con un ragazzo che si occupava di lavori di giardinaggio di concedergli in subappalto i lavori per il parco di Oliveri; successivamente il MANGANO, d’accordo con il RAVIDA’, non glieli concesse più facendolo lavorare alla giornata. (verbale del 29.9.2011)
INFORMAZIONI su IMPRENDITORI FORNITE da RAVIDA’ Roberto.
A.D.R.: Preciso che l’incontro che abbi nell’estate del 2008 con Carmelo D’AMICO non era finalizzato a parlare dei furti delle moto d’acqua, bensì ad altro. In particolare sia io che il D’AMICO volevamo capire la provenienza del denaro che alcuni soggetti a nostra conoscenza avevano impiegato in grosse operazioni finanziarie, e se dietro tali investimenti vi fossero soldi dei “vecchi” barcellonesi. In quella occasione parlammo specificatamente di MIANO Rosario, detto “Sarino”, e di Nello CATALANO, i quali nel 2006 avevano acquistato la società Ciappazzi, versando un importo di circa 2 milioni di euro.
In altre occasioni io e D’AMICO Carmelo, sempre al fine di verificare se vi fossero investimenti ad opera dei “vecchi” di Barcellona, ci eravamo interessati anche agli investimenti compiuti da MILONE Vincenzo. Costui, infatti, aveva investito ad Oliveri circa 2 milioni di euro per l’acquisto di una villa rustica, alcuni terreni su cui ha poi edificato, un lido ed altri locali commerciali. Successivamente chiedemmo informazioni a RAVIDÀ Roberto, il cui fratello si era occupato della progettazione di quei lavori. Lo stesso RAVIDÀ ci riferì che la causa dei grossi investimenti compiuti dal MILONE era da ricercarsi in alcune grosse operazioni di false fatturazioni commesse al Nord. A seguito di queste false fatturazioni, il MILONE aveva realizzato grossi guadagni ed aveva compiuto quegli investimenti, intestandoli a nome del figlio. In questo modo realizzammo che dietro detti investimenti non c’erano i soldi dei barcellonesi, ma solo quelle operazioni compiute autonomamente al Nord da parte dello stesso MILONE.
A.D.R.: Subito prima dell’incontro dell’agosto del 2008 con il D’AMICO, io e costui ci eravamo interessati anche di PIRRI Vito, di Oliveri: anche quest’ultimo era un soggetto che aveva compiuto grossi investimenti, aprendo diverse rivendite di articoli di casalinghi e per il mare. Anche in questo caso io ed il D’AMICO volevamo capire se dietro vi fossero i soldi dei “vecchi” barcellonesi. Avvicinai PIRRI Vito e gli feci capire che doveva pagare dei soldi a titolo di estorsione, in modo da vedere a chi costui si sarebbe rivolto, se cioè a Carmelo D’AMICO o ai “vecchi” barcellonesi. Quando io lo avvicinai e gli dissi che gli “amici di Terme” avevano chiesto di lui, costui mi chiese se si trattasse dei “vecchi” o i “nuovi”. Io fui evasivo e non risposi. Successivamente PIRRI Vito si rivolse a D’AMICO Carmelo, il quale poi mi raccontò quale era stato il motivo della grossa disponibilità economica del PIRRI, in quanto raccontategli da costui. PIRRI Vito aveva nel tempo creato una serie di società “fasulle”, con il sistema delle scatole cinesi. Anche in questo caso realizzammo che PIRRI Vito non aveva investito i soldi dei “vecchi” barcellonesi. Devo dire che qualche dubbio è rimasto per l’operazione condotta da Catalano e MIANO per l’acquisto della Ciappazzi.
ADR : Specifico che i dubbi sui soggetti che ho appena menzionato ci erano venuti poiché avevamo visto che costoro, in poco tempo, avevano realizzato dal niente ingenti investimenti.
A.D.R.: Non sono in grado di indicare altri soggetti imprenditori dietro i quali potrebbero esserci i “vecchi” barcellonesi.(verbale del 21.9.2011)
Le confidenze di Leggio Salvatore su Ravidà e sulle sue richieste di denaro.
Tale ditta si occupa di lavori edili e della realizzazione di impianti elettrici ed ha la sede a Oliveri. Nel 1999-2000 i barcellonesi, forse Giambò Carmelo, mi chiesero di “avvicinarlo” perché avevano saputo che lavorava parecchio. Io al contrario sapevo che tale ditta navigava in cattive acque. Una sera Bisognano e la Truscello collocarono una bottiglia incendiaria davanti al cancello del cantiere. Io parlai con Giambò affinchè dicesse a Sam Di Salvo di lasciar stare a causa delle cattive condizioni economiche in cui si trovava. Io rispettavo questa persona ed in qualche occasione ho anche parlato con lui di questa vicenda. Alla fine decisi di prendere, in due o tre soluzioni, la somma complessiva di circa 10 milioni e di farla arrivare ai barcellonesi, facendola figurare come somma pagata a titolo di estorsione dal Leggio. Tale denaro proveniva dai “contributi agricoli”, somme che noi acquisivamo con modalità che poi provvederò a specificare; in ogni caso si trattava di somme percepite illecitamente dall’organizzazione. Ricordo che in un’occasione, il Leggio, che era disperato, mi confidò che doveva dare anche 200 milioni a Roberto Ravidà, tecnico comunale di Oliveri, a titolo di tangente sullo stesso lavoro che aveva ottenuto la sua ditta, dell’importo complessivo di quasi due miliardi di vecchie lire. Io parlai di tale vicenda con Ravidà e lui smentì, anche se ritengo che la cosa fosse vera. Anche Leggio, successivamente negò la cosa.
ADR. Feci questa domanda al Ravidà dal momento che costui era in rapporto di confidenza non solo con me, ma anche con altri personaggi della nostra organizzazione; infatti lui era sempre insieme con Sam Di Salvo e Bisognano Carmelo. (verbale del 23.9.2011)
Le dichiarazioni di BISOGNANO CARMELO.
Anche BISOGNANO Carmelo ha rilasciato puntuali dichiarazioni sul tenico comunale RAVIDA’ Roberto.
Egli, riscontrando pienamente quanto già affermato da GULLO Santo, ha affermato che fra il RAVIDA’, il DI SALVO ed il BISOGNANO era in atto un “vero e proprio scambio di favori” avente per oggetto sempre il medesimo campo, e cioè l’assegnazione di lavori e commesse pubbliche nell’ambito del territorio di competenza del tecnico comunale. Il collaboratore ha ricordato, così, che in un’occasione, fu proprio il RAVIDA’ a richiedere il suo intervento e quello di DI SALVO, affinchè costoro ponessero in atto “un’opera di dissuasione” nei confronti di una ditta di Catania, la M.D.M., la quale voleva proporre ricorso contro l’aggiudicazione che lo stesso RAVIDA’ aveva “pilotato” a favore di un’altra ditta, la CA.TI.FRA,. in materia di lavori inerenti la realizzazione della vecchia discarica di Mazzara’ S. Andrea (“…ritornando alla vicenda del ricorso che noi non facemmo presentare alla ditta MDM per l’appalto dei lavori per la realizzazione della vecchia discarica di Mazzarrà S. Andrea in Contrada Zuppà, questi fatti si verificarono nel 2001. Furono RAVIDA’ Roberto e Renzo MIRABITO, quest’ultimo esperto del Comune di Mazzarrà S. Andrea, ad informarmi che la ditta MDM Costruzioni aveva chiesto copia della documentazione inerente a quell’appalto allo scopo di proporre ricorso. Costoro mi chiesero di intervenire presso questa ditta per farla desistere da tale attività. Io contattai Sem DI SALVO, il quale mi procurò un contatto con Emanuele CARUSO, rappresentante della MDM Costruzioni almeno di fatto, soggetto che io sino a quel momento non conoscevo. L’incontro si verificò presso una ditta di infissi di un compare di Sem DI SALVO, situata a Barcellona; trattasi dello stesso luogo ove in precedenza avevo consegnato le Glock cui era interessato il DI SALVO, fatto del quale ho già parlato in precedenza. Il CARUSO si presentò al mio cospetto e io gli chiesi espressamente di non proporre ricorso contro l’aggiudicazione di quella gara. Costui si mostrò un po’ titubante ma, successivamente, quando io gli dissi che mi interessava direttamente ed assunsi un’espressione molto seria e decisa guardandolo fisso negli occhi, finì per accettare. Mi pare che in quell’occasione CARUSO fosse accompagnato da una signora bionda, che io conoscevo come Maria o Mirella e che risultava titolare della MDM Costruzioni.”). Successivamente, furono gli stessi BISOGNANO e DI SALVO a presentarsi dal RAVIDA’ e a chiedergli di “contraccambiare il favore”, secondo la classica regola del “do ut des”. Infatti costoro chiesero al RAVIDA’ di pilotare in favore di una ditta riconducibile al DI SALVO stesso l’aggiudicazione dei lavori di realizzazione del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea, nel 2003 (“Questi fatti si riferiscono all’anno 2003. Unitamente a Di Salvo Salvatore, ci recammo presso l’abitazione di Ravidà, sita in via Stazione di Oliveri, per far ottenere all’impresa di Imbesi, associata a quella Mastroeni Carmelo, in quanto la ditta Imbesi aveva i requisiti per parteciparvi. E’ chiaro che se la ditta Imbesi si fosse aggiudicata l’appalto, di fatto i lavori li avrebbe effettuati Mastroeni e Di Salvo. Abbiamo detto con fermezza al Ravidà che l’appalto doveva essere aggiudicato nei termini detti e che per quanto ciò che avrebbe riguardato tutta la documentazione e le offerte preordinate avrebbe dovuto contattare Maurizio Marchetta. Come già riferito, il Ravidà mi era debitore di un favore, allorché feci in modo che la ditta MDM di Caruso Emanuele desistesse dal proporre ricorso contro l’aggiudicazione alla CA.TI.FRA per i lavori di costruzione della vecchia discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.:Imbesi diede la sua piena disponibilità a fungere da prestanome in favore di Di Salvo e Mastroeni, disponibilità spontanea e non estorta.”). BISOGNANO non ha esplicitamente attribuito al RAVIDA’ anche l’altro compito che gli ha assegnato il GULLO, ossia quello di soggetto che “segnalava” all’organizzazione le imprese da sottoporre ad estorsione.
Non sembra un caso, però, che anche BISOGNANO abbia ricordato che nell’ambito di un incontro verificatosi presso una stazione di servizio e diretto a definire le modalità di un’estorsione ai danni dell’imprenditore MANGANO, ossia quello stesso imprenditore richiamato dal GULLO, vi fosse proprio il RAVIDA’: il MANGANO giunse a quell’incontro proprio in compagnia di RAVIDA’; a quell’incontro parteciparono, oltre agli stessi GULLO e BISOGNANO, soggetti quali RAO ed ISGRO’.
Anche BISOGNANO, inoltre, ha attribuito al RAVIDA’ quel ruolo di “informatore” e di latore di “notizie riservate” già indicato dallo stesso GULLO: la vicenda della vecchia discarica di Mazzarà S. Andrea e la condotta “scorretta” posta in essere dal MIRABITO, rivelata al BISOGNANO proprio ad opera del RAVIDA’ ne è un esempio: (“Sebbene avessi deciso di non sottoporre ad alcuna estorsione l’impresa CA.TI.FRA, verso la fine del 2001 – inizio 2002, dovendo riscuotere una tangente “periodica” ammontante al 2% dei lavori eseguiti da parte dell’impresa ROTELLA, che in quel periodo stava eseguendo dei lavori per conto della CA.TI.FRA, appresi dallo stesso “barone”, ossia ROTELLA Michele, che egli non poteva versarmi quel denaro, dal momento che egli non era ancora stato pagato dalla CATIFRA per le sue forniture. Avendo bisogno di soldi, mi adoperai affinchè il Rotella venisse regolarmente pagato. Mi rivolsi al capo ufficio tecnico di Mazzarrà, RAVIDA’ Roberto ed appresi dallo stesso che il Comune di Mazzarrà aveva proceduto alla regolare liquidazione degli stato di avanzamento dei lavori in favore della CA..TI.FRA. RAVIDA’ mi disse anche di avere appreso che MIRABITO Renzo aveva riscosso una somma di denaro dalla CA.TI.FRA, sostenendo che tale somma era richiesta dai barcellonesi a titolo di estorsione, cosa in realtà non vera.”). Si riportano le dichiarazioni resa da BISOGNANO.
Le vicende della vecchia discarica di Mazzarà S. Andrea: l’opera di “dissuasione” nei confronti di MDM su sollecitazione di Ravida’ Roberto.
ADR: Nell’anno 2001, prima che venisse eletto Carmelo Navarra, quindi sotto l’amministrazione GIAMBO’, l’aggiudicazione per la realizzazione della prima discarica in Mazzarra’ Sant’Andrea, avvenne in favore dell’A.T.I. retta dalla società CA.TI.FRA., in seguito all’interessamento di Renzo Mirabito; costui fece delle pressioni sul capo tecnico comunale e presidente di gara, Roberto Ravidà. Successivamente venni a conoscenza da parte dello stesso RAVIDA’ che si era presentato tale CARUSO EMANUELE, in compagnia della titolare della società M.D.M., tale Mirella: costui aveva chiesto la documentazione per presentare ricorso avverso l’aggiudicazione in favore della CA.TI.FRA. Pertanto, sollecitato dallo stesso Ravidà, contattai Sam DI SALVO al fine di cercare un contatto con la M.D.M., e quindi con EMANUELE CARUSO. In Barcellona Pozzo di Gotto, all’interno di uno stabilimento di infissi sito in via del Mare, mi incontrai con il citato CARUSO Emanuele ed allo stesso riferii che quell’appalto interessava “a noi”, invitando lo stesso a desistere dal proporre qualsiasi ricorso. Il CARUSO, in effetti, non presentò alcun ricorso. La vecchia discarica venne effettivamente realizzata dalla società CA.TI.FRA senza alcun problema, mentre per la fornitura del cemento ed il movimento terra, la CA.TI.FRA. stessa si rivolse all’impresa ROTELLA. All’impresa aggiudicataria, ossia alla CATIFRA, non venne richiesta alcuna estorsione: infatti tale impresa era stata “sponsorizzata” da RAVIDA’, MIRABITO e dallo stesso GIAMBO’. Quel “mancato introito” avrebbe, comunque, determinato altre agevolazioni di natura economica per noi, ossia tanto i mazzarroti quanto barcellonesi, poiché in tal modo avremmo potuto ottenere dai suddetti GIAMBO’, MIRABITO e RAVIDA’ nuove commesse per l’esecuzione di altri, futuri lavori di grande importanza, quali, ad esempio, la realizzazione della piazzola di raccolta e compostaggio per i termo - valorizzatori ed opere connesse.
ADR I barcellonesi erano d’accordo con questa mia politica: SAM di SALVO mi aveva lasciato mano libera per la gestione di tutti affari relativi alle discariche di Mazzarrà. Ero dunque io che “gestivo” tali rapporti, anche alla luce dell’estrema fiducia che in quel periodo i maggiorenti riponevano nella mia persona; ciò a causa dell’estrema correttezza con cui avevo sempre gestito le estorsioni. Gestivo non solo la discarica di Mazzarrà, ma anche quella di Tripi. (verbale del 9.5.2011)
ADR: Nell’anno 2000, ritengo nel secondo semestre, venne erogato un finanziamento di circa 2 o 3 miliardi complessivi dal Comune di Mazzarrà Sant’Andrea per la realizzazione di una discarica comprensoriale sempre a Mazzarrà, che doveva sorgere su quella vecchia. Venne indetta una gara alla quale parteciparono 14 o 15 imprese e l’appalto venne aggiudicato all’A.T.I. costituita dalla CA.TI.FRA. di Calabrese Tindaro e dalla Costanzo di Santa Domenica di Vittoria o Randazzo. Il presidente della commissione è il tecnico comunale geom. Ravidà Roberto. Dopo l’aggiudicazione sorsero dei problemi nel senso che l’impresa MDM di Emanuele Caruso, anch’essa concorrente, intendeva impugnare l’aggiudicazione; di ciò venni informato dal Ravidà e da Renzo Mirabito, consulente ambientale del comune di Mazzarrà Sant’Andrea, i quali chiesero un mio intervento, nella qualità di referente della mia organizzazione, per evitare il ricorso amministrativo della MDM in quanto al Comune ed anche a noi interessava che l’aggiudicazione all’A.T.I. di cui ho detto fosse mantenuta.
ADR: Mi rivolsi a “Sem” Di Salvo sia perché doveva essere informato di questa vicenda, ma soprattutto perché egli aveva contatti diretti con i catanesi. Di Salvo mi fissò un incontro a Barcellona con Emanuele Caruso sulla strada che costeggia il torrente Longano vicino ad una fabbrica di infissi. Dissi al Caruso che quell’appalto interessava noi ed egli rispose senza indugio che non avrebbe fatto alcun ricorso anzi, se avesse saputo prima ciò, non avrebbe neppure presentato offerta.
ADR:L’impresa Caruso era una di quelle che si era accordata con altre per le turbative d’asta.
AD Difesa: La ditta aggiudicataria della gara, la predetta A.T.I. Costanzo – CA.TI.FRA., era informata dell’intervento richiestomi da Ravidà e Mirabito.
ADR: L’intervento di Mirabito si spiega perché egli è il referente della CA.TI.FRA. in quanto è stato pagato da questa ditta per ottenere l’aggiudicazione della gara; inoltre aveva anche il ruolo di “mettere a posto” l’estorsione in danno di questa impresa, estorsione che a noi non interessava viste le ricadute economiche ben più consistenti che il mio gruppo avrebbe ottenuto con l’affidamento dei vari lavori.
ADR: Ravidà, a sua volta, venne nominato componente della commissione del PRUSST Valdemone di cui il Mirabito è presidente.
ADR: L’impresa di Rotella Michele esegue le forniture di cemento ed i lavori di movimentazione terra in quanto aveva pregressi rapporti imprenditoriali con la CA.TI.FRA. ed anche perché gli impianti erano vicini alla discarica ed era persona a noi gradita, in quanto già sottoposto ad estorsione dal 1989, e pertanto non era necessario alcun intervento su di lui per costringerlo a pagare il “pizzo”.
Debbo sul punto specificare che Mirabito è stato nominato consulente ambientale del Comune di Mazzarrà dal prof. Giambò Sebastiano detto “Nello” e, pertanto, era sua espressione; il Giambò, pertanto, era anche lui favorevole all’aggiudicazione dell’appalto alla CA.TI.FRA. – Costanzo, perché avrebbe ottenuto consenso elettorale, assunzione di parenti o amici ed altro. (VERBALE DEL 14.5.2011)
In un altro caso, per esempio, ho esercitato la mia influenza di “uomo autorevole sul territorio” per dissuadere l’impresa MDM costruzioni, associata con un’impresa di Sondrio, dal presentare ricorso contro l’aggiudicazione per il lavori di realizzazione della vecchia discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Il mio intervento mi fu richiesto direttamente da Renzo MIRABITO e RAVIDA’ Roberto, i quali intendevano favorire la CATIFRA costruzioni, che aveva vinto quell’appalto. Ricordo che l’appalto valeva circa tre miliardi delle vecchie lire. Questo avvenne circa nel 2000 o 2001. La ditta CATIFRA era riconducibile a CALABRESE Tindaro e CALABRESE Francesco, soggetti diversi da CALABRESE Tindaro, nato a Novara di Sicilia nel 1973. In questo ultimo caso ho agito soprattutto perché mi fu richiesto dai suddetti Renzo MIRABITO e RAVIDA’ Roberto. (verbale del 25.11.2010)
ADR: ritornando alla vicenda del ricorso che noi non facemmo presentare alla ditta MDM per l’appalto dei lavori per la realizzazione della vecchia discarica di Mazzarrà S. Andrea in Contrada Zuppà, questi fatti si verificarono nel 2001. Furono RAVIDA’ Roberto e Renzo MIRABITO, quest’ultimo esperto del Comune di Mazzarrà S. Andrea, ad informarmi che la ditta MDM Costruzioni aveva chiesto copia della documentazione inerente a quell’appalto allo scopo di proporre ricorso. Costoro mi chiesero di intervenire presso questa ditta per farla desistere da tale attività. Io contattai Sem DI SALVO, il quale mi procurò un contatto con Emanuele CARUSO, rappresentante della MDM Costruzioni almeno di fatto, soggetto che io sino a quel momento non conoscevo. L’incontro si verificò presso una ditta di infissi di un compare di Sem DI SALVO, situata a Barcellona; trattasi dello stesso luogo ove in precedenza avevo consegnato le Glock cui era interessato il DI SALVO, fatto del quale ho già parlato in precedenza. Il CARUSO si presentò al mio cospetto e io gli chiesi espressamente di non proporre ricorso contro l’aggiudicazione di quella gara. Costui si mostrò un po’ titubante ma, successivamente, quando io gli dissi che mi interessava direttamente ed assunsi un’espressione molto seria e decisa guardandolo fisso negli occhi, finì per accettare. Mi pare che in quell’occasione CARUSO fosse accompagnato da una signora bionda, che io conoscevo come Maria o Mirella e che risultava titolare della MDM Costruzioni. Mi pare che in quella occasione Maria o Mirella rimase in macchina e non partecipò alla discussione…. (verbale del 2.2.2011)
I lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea nel 2003 e la “riconoscenza” di Ravidà Roberto.
A.D.R.. Imbesi Fortunato si è aggiudicato insieme a Mastroeni Carmelo, costituendo una società consortile, i lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea. La gara d’appalto è stata gestita da Maurizio Marchetta, per il tramite del geometra Ravidà Roberto, capo tecnico del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, per conto mio e di Di Salvo Salvatore.
A.D.R.: Questi fatti si riferiscono all’anno 2003. Unitamente a Di Salvo Salvatore, ci recammo presso l’abitazione di Ravidà, sita in via..., per far ottenere all’impresa di Imbesi, associata a quella Mastroeni Carmelo, in quanto la ditta Imbesi aveva i requisiti per parteciparvi. E’ chiaro che se la ditta Imbesi si fosse aggiudicata l’appalto, di fatto i lavori li avrebbe effettuati Mastroeni e Di Salvo. Abbiamo detto con fermezza al Ravidà che l’appalto doveva essere aggiudicato nei termini detti e che per quanto ciò che avrebbe riguardato tutta la documentazione e le offerte preordinate avrebbe dovuto contattare Maurizio Marchetta. Come già riferito, il Ravidà mi era debitore di un favore, allorché feci in modo che la ditta MDM di Caruso Emanuele desistesse dal proporre ricorso contro l’aggiudicazione alla CA.TI.FRA per i lavori di costruzione della vecchia discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.
A.D.R.:Imbesi diede la sua piena disponibilità a fungere da prestanome in favore di Di Salvo e Mastroeni, disponibilità spontanea e non estorta. (VERBALE DEL 28.12.2010)
ADR: Confermo le dichiarazioni da me rese in data 28.12.10, delle quali mi date lettura, relative ai lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà S. Andrea, fatto verificatosi nell’anno 2003. Ad integrazione di quanto da me riferito, voglio precisare che il giorno in cui avvenne la consegna delle buste per detto appalto, fu effettuato un controllo da parte dei Carabinieri o della Polizia nei confronti dei soggetti che portavano dette buste. Se non ricordo male, in quella occasione furono controllati anche il DI SALVO e il MASTROENI. In particolare, non sono sicuro se ad essere controllato fu il MASTROENI personalmente oppure la sua segretaria o il nipote dello stesso. Se il ricordo non mi tradisce, a quell’epoca il DI SALVO lavorava alle dipendenze del MASTROENI.
ADR: La società consortile cui ho fatto riferimento nel verbale del 28.12.10 dovrebbe chiamarsi “Consortile S’Andrea” o qualcosa di simile. …
ADR: sono in grado di individuare e descrivere nei suoi particolari la casa di RAVIDA’ Roberto, dove ci recammo io e Sem DI SALVO per discutere dell’appalto dei lavori riguardanti il depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea. Si tratta di una villetta situata ad Oliveri, Via Stazione, vicino al cavalcavia nei pressi dello svincolo della strada che porta a Tindari. Questa villetta ha un garage in discesa e al suo interno c’è un salone con un caminetto.
ADR: RAVIDA’ conosceva Sem DI SALVO e sapeva che si trattava di un soggetto appartenente alla malavita organizzata. Era difficile che Sem DI SALVO, quando si relazionava con le persone, si presentasse come un malavitoso, ma è scontato che le persone che avevano a che fare con lui fossero condizionate dal personaggio; devo dire, comunque, che Sem DI SALVO in mia presenza non si è mai posto nei rapporti con le persone in maniera arrogante.
ADR: In quella occasione, come ho già detto, io e Sem DI SALVO ci recammo presso la villetta di RAVIDA’ Roberto, il quale ci fece entrare. Gli dicemmo, senza mezzi termini, che i lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà S. Andrea dovevano essere vinti dalla Consortile che di lì a poco si sarebbe creata. Dicemmo esplicitamente che il lavoro se lo dove aggiudicare Sem DI SALVO, anche se sotto il nome di quella Consortile.
ADR: Non usammo minacce nei confronti del RAVIDA’; discutemmo normalmente, anche se ribadisco che il RAVIDA’ conosceva sia me che Sem DI SALVO. Ribadisco, altresì, che il RAVIDA’ mi era riconoscente per una precedente cortesia che io e DI SALVO gli avevamo fatto, invitando la ditta MDM Costruzioni a desistere dal proporre ricorso in occasione dell’appalto per la realizzazione della vecchia discarica. Quell’appalto era stato aggiudicato alla ditta CA.TI.FRA. in ATI con la Società dei F.lli COSTANZO. In ogni caso, se RAVIDA’ mi avesse fatto problemi ci saremmo meglio spiegati e gli avrei fatto capire quale era la situazione.
ADR: Quando uscimmo dall’abitazione di RAVIDA’, ricordo che Sem DI SALVO disse esplicitamente a costui che per la preparazione delle buste e per la procedura necessaria alla costituzione della Consortile se la sarebbe vista Maurizia MARCHETTA. Più precisamente, ricordo che Sem DI SALVO disse al RAVIDA’: “per la preparazione delle buste e per tutto il resto te la vedi con Maurizio”. Era ovvio che il Maurizio cui facevano riferimento era MARCHETTA e che costui si sarebbe dovuto occupare di tutte le formalità di una gara che, comunque, si sapeva già come doveva andare a finire. (verbale del 2.2.2011)
ADR: Un altro episodio, di cui ho già parlato, si è verificato nel 2003, e riguarda l’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea. I lavori furono aggiudicati a favore delle imprese IMBESI Fortunato e MASTROENI Carmelo che successivamente formarono la consortile denominata “Mazzarrà Sant’Andrea”. Anche in questo caso, come ho già detto, dietro MASTROENI Carmelo c’era Sam DI SALVO, il quale era interessato in prima persona all’aggiudicazione dei lavori. Specifico che l’impresa di IMBESI Fortunato fu contattata per partecipare alla gara solo perché in possesso delle categorie necessarie.
Come ho già detto in altri verbali, il geometra RAVIDA’, dell’Ufficio tecnico di Mazzarrà Sant’Andrea, mi doveva un favore in quanto, in precedenza, in occasione dell’aggiudicazione dei lavori della vecchia discarica, io ero intervenuto per far desistere la MDM di CARUSO Emanuele dal proporre ricorso. Ovviamente il RAVIDA’, nella sua funzione di Presidente di gara, aveva pilotato la gara in favore dell’impresa che era risultata aggiudicataria dei lavori inerenti la discarica, ossia la CA.TI.FRA in associazione di impresa con la COSTANZO di Randazzo; il RAVIDA’ dunque aveva tutto l’interesse che non vi fossero ricorsi che potessero creargli “qualche problema”.
ADR: Per tale motivo io e Sam DI SALVO ci recammo presso l’abitazione del geometra RAVIDA’ ad Oliveri. Il DI SALVO era bene a conoscenza delle circostanze che ho appena riferito, dal momento che era stato lui a procurarmi l’appuntamento con Emanuele CARUSO in cui lo avevo dissuaso dal proporre il ricorso. Come ho già riferito, comunicammo senza mezzi termini al RAVIDA’ che la gara per la realizzazione del depuratore doveva essere vinta dalle imprese IMBESI-MASTROENI. Costui, ovviamente, non potè fare altro che accettare. Mentre ci stavamo congedando, ricordo che Sam DI SALVO, disse al RAVIDA’: “geometra, per quanto riguarda tutta la documentazione se la vede con Maurizio”. In quel momento ebbi la contezza che anche Maurizio MARCHETTA era implicato nell’aggiudicazione dei lavori. (verbale del 29.3.2011)
Il sollecito di Bisognano a Ravidà Roberto per l’emanazione dei s.a.l. in favore della consortile S. Andrea in occasione dei lavori del depuratore.
ADR: Successivamente, ricordo di avere continuato a fornire gli inerti alla Consortile S’Andrea, riconducibile a MASTROENI Carmelo e Sem DI SALVO, in occasione dei lavori per il depuratore di Mazzarrà S. Andrea, quando costoro furono arrestati per l’operazione “OMEGA”. Si presentò uno degli operai della ditta di MASTROENI e io continuai ad eseguire le forniture a mezzo della ditta TRUSCELLO. Ricordo che in quella occasione chiesi ai responsabili del cantiere della Consortile se potevo emettere fattura per quelle forniture, e mi fu data risposta positiva.
ADR: Ricordo che in quel periodo mi presentai a casa di RAVIDA’ Roberto e gli feci premura per emettere qualche S.A.L. in favore di questa Consortile. Ricordo che mi recai da costui insieme a Teresa e ne discutemmo davanti al caminetto.
ADR: Successivamente, nel novembre 2003, io sono stato arrestato per l’operazione “ICARO” ed anche Sem DI SALVO è stato raggiunto dalla relative ordinanza, anche se si trovava già in carcere per “OMEGA” (verbale del 2.2.2011)
ADR: Ricordo che la ditta TRUSCELLO rilasciò una fattura di 36 mila euro nei confronti della Consortile S’Andrea per il trasporto di inerti che effettuò in relazione ai lavori svolti da tale impresa. Mentre io ero già in carcere chiesi a Teresa se la Consortile avesse pagato questa fattura; lei mi rispose che aveva ricevuto soltanto un assegno di 10 mila ero. (verbale del 2.2.2011)
La presenza di Ravidà ad un incontro fra Bisognano, Rao e Mangano, nel 2000, per chiarire il pagamento del pizzo.
A.D.R.: Ho già parlato di alcune estorsioni nei confronti della ditta MANGANO Salvatore di Capo d’Orlando. Conosco MANGANO Salvatore, che è il titolare della EUROVEGA di Capo d’Orlando. Costui si aggiudicò i lavori di un parco di arredo urbano, o verde attrezzato, a Roccella Valdemone. All’incirca nello stesso periodo la ditta EUROVEGA si era aggiudicata analoghi lavori di realizzazione di verde attrezzato anche ad Oliveri. Quando l’impresa EUROVEGA iniziò i lavori a Roccella Valdemone, alcuni personaggi appartenenti al gruppo di Paolo BRUNETTO si recarono sui luoghi dove l’impresa stava svolgendo tali lavori al fine di sistemare l’estorsione. Io fui informato di tale vicenda successivamente da parte di Sam DI SALVO, il quale, a sua volta era stato informato da parte di GULLO Santo. In quella occasione Sam DI SALVO, quando mi informò di tali vicende, mi chiese di occuparmi di quella estorsione per conto dei BRUNETTO. Io acconsentii e promisi a DI SALVO che mi sarei interessato della questione. Effettivamente mandai CALABRESE Tindaro sui luoghi, il quale appurò che l’estorsione nei confronti dell’impresa EUROVEGA per i lavori a Roccella era stata attivata da ragazzi di Paolo BRUNETTO. Io, sempre tramite CALABRESE Tindaro, mandai a dire agli uomini di Paolo BRUNETTO di non commettere atti intimidatori nei confronti della ditta EUROVEGA, dal momento che ce la saremmo vista noi, nel senso che ci saremmo occupati di riscuotere i soldi dell’estorsione della ditta EUROVEGA per poi consegnarli al gruppo BRUNETTO. Effettivamente noi attenzionammo la ditta EUROVEGA la quale accettò di versare i soldi per questa estorsione. Successivamente non mi occupai più di tale estorsione. Dopo un pò di tempo, il gruppo BRUNETTO, tramite CALABRESE Tindaro, mi fece sapere che i soldi di quella estorsione, malgrado gli accordi, non erano mai arrivati. Ricordo che CALABRESE mi comunicò che Paolo BRUNETTO era piuttosto nervoso, dal momento che costui, che era di recente uscito dal carcere, stava avendo problemi anche con un'altra estorsione per i lavori per il porto di Riposto, dove altri soggetti si erano appropriati dei soldi che invece spettavano a lui. Io pensai che Paolo BRUNETTO poteva anche arrivare a spararci per tale inadempienza. Contattai DI SALVO e gli esposi la situazione, nel senso che gli comunicai che i soldi di quella estorsione non erano mai arrivati a BRUNETTO Paolo. Nel contempo mi ero anche informato che invece il MANGANO aveva pagato regolarmente per quella estorsione. Per tale motivo parlai successivamente con RAO Giovanni, il quale era già al corrente di tutta la situazione dal momento che sicuramente gli era stata riferita da Sam DI SALVO. RAO Giovanni mi comunicò che aveva organizzato un incontro direttamente con MANGANO per parlare di queste vicende, incontro al quale mi invitò a partecipare. Effettivamente, dopo un pò di tempo, io e RAO Giovanni ci incontrammo con Totò MANGANO presso il rifornimento Agip, situato tra il Casello di Barcellona e quello di Milazzo, andando verso Messina.
ADR: RAO Giovanni era arrivato in quel luogo con un furgone bianco che solitamente usava ISGRO’ Giuseppe. Ho visto tale furgone parcheggiato all’interno della stazione di riferimento, mentre non ho visto materialmente ISGRO’ Giuseppe.
ADR: MANGANO era accompagnato da RAVIDA’ Roberto. Successivamente ci appartammo io, RAO Giovanni e MANGANO all’esterno del bar, sul lato sinistro. Io chiesi espressamente a MANGANO, davanti a RAO Giovanni, come fosse finita la vicenda dei soldi che dovevano essere consegnati per i lavori del parco di Roccella Valdemone. Il MANGANO mi disse che lui aveva già consegnato quei soldi a Santino, alludendo a GULLO Santo. RAO, in quella occasione, non disse nulla, e si limitò ad ascoltare quello che io avevo chiesto a MANGANO e la sua risposta. Dopo di che ognuno se ne andò per la sua strada.
A.D.R.: questi fatti si sono verificati nel 2000 circa, credo che i lavori per il parco attrezzato di Roccella Valdemone fossero già iniziati.
A.D.R.: non so come sia finita quella vicenda, credo comunque che GULLO Santo non si sia appropriato dei soldi, ma li abbia semplicemente consegnati a TRAMONTANA Mimmo, il quale li trattenne per sé. Specifico che si tratta di una mia deduzione.
A.D.R.: In ogni caso non mi interessai più della vicenda dal momento che avevo investito direttamente RAO Giovanni e quindi da quel momento era diventata una questione di sua competenza.
A.D.R.: Dopo un po’ di tempo comunque si verificò l’omicidio di TRAMONTANA Mimmo.
A.D.R.: con riferimento ai lavori per il parco attrezzato di Oliveri, l’estorsione è stata curata da GULLO Santo; io non mi sono occupato di tale estorsione, dal momento che se ne occupava il GULLO. (verbale del 23.5.2011)
Le vicende della vecchia discarica di Mazzarà S. Andrea: la condotta “scorretta” di Mirabito, la reazione di Bisognano e le informazioni rese da Ravidà.
ADR:Sebbene avessi deciso di non sottoporre ad alcuna estorsione l’impresa CA.TI.FRA, verso la fine del 2001 – inizio 2002, dovendo riscuotere una tangente “periodica” ammontante al 2% dei lavori eseguiti da parte dell’impresa ROTELLA, che in quel periodo stava eseguendo dei lavori per conto della CA.TI.FRA, appresi dallo stesso “barone”, ossia ROTELLA Michele, che egli non poteva versarmi quel denaro, dal momento che egli non era ancora stato pagato dalla CATIFRA per le sue forniture. Avendo bisogno di soldi, mi adoperai affinchè il Rotella venisse regolarmente pagato. Mi rivolsi al capo ufficio tecnico di Mazzarrà, RAVIDA’ Roberto ed appresi dallo stesso che il Comune di Mazzarrà aveva proceduto alla regolare liquidazione degli stato di avanzamento dei lavori in favore della CA..TI.FRA. RAVIDA’ mi disse anche di avere appreso che MIRABITO Renzo aveva riscosso una somma di denaro dalla CA.TI.FRA, sostenendo che tale somma era richiesta dai barcellonesi a titolo di estorsione, cosa in realtà non vera. In quella circostanza, dunque, appresi che il MIRABITO aveva riscosso i soldi di una presunta estorsione ai danni della CATIFRA per conto dei barcellonesi che, invece, erano ignari di tutto ciò. Successivamente chiesi conferma di ciò a GIAMBO’ Sebastiano, il quale mi confermò quanto riferitomi dal RAVIDA’; in ogni caso il GIAMBO’, nonostante le mie rimostranze, cercò di mediare e si mostrò conciliante. So che, successivamente, comunque, a causa di tali vicende, si “raffreddarono” i rapporti tra lo stesso GIAMBO’ ed il MIRABITO. Per quanto a mia conoscenza, invece, l’impresa ROTELLA non riuscì mai ad ottenere quanto dovutogli.
ADR: i barcellonesi non hanno mai saputo nulla dell’estorsione e non hanno mai ricevuto alcuna somma da parte del MIRABITO. Avevo dunque preso la decisione di eliminare il MIRABITO Renzo a causa di tale grave scorrettezza, cosa che non avvenne a causa del mio successivo arresto.
ADR: CA.TI.FRA ha sicuramente pagato i soldi al MIRABITO per quella presunta richiesta estorsiva, asseritamente avvenuta per conto dei barcellonesi. (verbale del 9.5.2011)
Debbo precisare che, nonostante ultimati i lavori, come detto, il Rotella non ci aveva pagato ancora la “mazzetta”. Alle mie richieste il Rotella, al quale mi rivolgevo chiamandolo “baruni”, mi disse che ancora non era stato pagato dalla CA.TI.FRA..
ADR: Nel frattempo mi feci nuovamente vivo da Rotella, rivendicando la tangente ed egli mi disse che ancora per le forniture eseguite non era stato pagato dalla CA.TI.FRA. che, a sua volta, non aveva ottenuto i soldi per l’attività svolta; mi portai dal geom. Ravidà il quale mi disse che il Mirabito, di sua iniziativa, aveva già ritirato i soldi della CA.TI.FRA. a titolo di mazzetta per lui di estorsione per conto dei barcellonesi. A quel punto adirato incaricai Rottino Antonino di bruciare tutta la discarica, cosa che egli s’impegnò a fare insieme ai cugini Trifirò Carmelo e Trifirò Maurizio. Questi fatti avvennero tra il 2002 ed il 2003 e ritengo non vennero denunciati. In particolare i tre si limitarono a bruciare il vano motore e l’impianto elettrico di un autocompattatore lasciando intatta la cabina, ridimensionando la mia richiesta in quanto resisi conto che ero in un momentaneo stato di forte ira. Venni chiamato da Giambò, Mirabito e Ravidà, ai quali dissi che quanto accaduto era conseguenza del loro comportamento con riferimento alle tangenti di cui ho detto.
ADRIl Mirabito non fu oggetto di ritorsioni perché altrimenti ci sarebbe stata un’attenzione elevata delle Forze di Polizia che avrebbe ostacolato tutto il progetto relativo alle gestione delle discariche. (VERBALE DEL 14.5.2011)
ADR:Sono stato io a dare incarico a Rottino Antonino di distruggere un compattatore della Tirreno Ambiente nella discarica di Tripi il 22/08/2003, questo come ripercussione per il fatto che Renzo Mirabito, dopo essersi preso il “pizzo” dalla CA.TI.FRA., come sopra detto “indebitamente”, era stato inserito quale esperto all’interno della Tirreno Ambiente. Chiesi successivamente a Giambò, quale tramite con i vertici di Tirreno Ambiente, che a quel punto pretendevo i soldi che già erano stati dati dalla CA.TI.FRA. al Mirabito e quelli relativi alla realizzazione di quella nuova.
La richiesta non fu evasa in quanto avrebbero esautorato il Mirabito e mi venne promesso che avrei avuto dei vantaggi con riferimento a quei lavori.
ADR: Nulla so circa il furto dei mezzi in danno di Rotella avvenuto il 29/8/2003 e di un gruppo elettrogeno della Tirreno Ambiente, mentre nello stesso contesto rientra l’incendio dell’autovettura della Tirreno Ambiente in uso a Marti e l’incendio di un caterpillar avvenuto il 3/9/2003.
ADR: Tutti questi attentati vennero da me commissionati a Rottino Antonino, Trifirò Carmelo e Trifirò Maurizio che li hanno materialmente eseguiti. (verbale del 14.5.2011)
ADR: Voglio soltanto specificare che l’incendio dell’autocompattatore si verificò nella fine del 2002-2003; probabilmente, in quell’occasione, i responsabili della Tirreno Ambiente, ossia GIAMBO’ Carmelo, INNOCENTI Giuseppino e MIRABITO Renzo, pur consapevoli dell’attentato da noi compiuto, non presentarono alcuna denuncia, come se l’incendio fosse dipeso da un banale corto circuito. (verbale dell’11.2.2011, mattina)
Le vicende della vecchia discarica di Mazzarà S. Andrea: la fattura dimezzata all’impresa Truscello, la presenza di Ravidà.
ADR: A questo punto specifico che la vecchia discarica di Mazarrà, realizzata dall’impresa CA.TI.FRA. di cui ho finora parlato, era gestita dall’impresa SANGERMANO. In quel periodo l’impresa TRUSCELLO aveva eseguito dei lavori all’interno della “vecchia” discarica per la fornitura di terreno vegetale, ai fini della copertura degli inerti. Aggiudicatasi le commesse, l’impresa Truscello procedette quindi alla fornitura del terreno. Nonostante i lavori fossero in fase di ultimazione e benché l’impresa Truscello avesse sempre lavorato regolarmente, la SANGERMANO non procedeva ad onorare i suoi debiti. Ricordo che vi era una nostra fattura del luglio del 2002 ammontante ad oltre 200 mila euro. Mi ero già rivolto a RAVIDA’ Roberto e Renzo MIRABITO per ottenere il saldo di quanto dovuto alla Truscello, ma questi avevano preso tempo. Successivamente venni invitato a recarmi a Messina, presso l’Ufficio di RENZO MIRABITO. Lì trovai, oltre al MIRABITO stesso, anche Nello GIAMBO’, mentre in una stanza attigua si trovata Pino INNOCENTI. GIAMBO’ e MIRABITO, in quella occasione, mi invitarono espressamente a ridurre l’importo della fattura. Io non acconsentiti e me ne andai, invitando a seguirmi RAVIDA’ Roberto, che mi aveva accompagnato.Benchè furibondo, al fine di ottenere in qualche modo il pagamento di quei lavori, mi incontrai successivamente all’interno dell’ufficio del sindaco NAVARRA, con GIAMBO’ ed INNOCENTI. Specifico che il sindaco Navarra non era presente a quell’incontro, ma egli ci mise a disposizione la sua stanza per quell’incontro. Aggiungo che GIAMBO’ “aveva le chiavi del comune” di Mazzarà e quindi non c’era bisogno che interpellasse il Navarra per quella riunione. GIAMBO ed INNOCENTI mi convinsero ad emettere una fattura di importo inferiore, riferendomi che mi avrebbero compensato con altri lavori che avrei dovuto eseguire successivamente, sempre nell’ambito di quella discarica, consistenti nel completamento della copertura della discarica; in quell’occasione avrei dovuto presentare un’altra fattura, maggiorata anche del vecchio importo non liquidatomi. Io, alla fine acconsentii, strappai la vecchia fattura e ne emisi una nuova, con l’importo che essi stessei mi avevano richiesto. Specifico che la fattura originale dovrebbe ancora trovarsi nella contabilità della SANGERMANO. (verbale del 9.5.2011)
ADR: Poiché il quantitativo di terra da asportare era enorme, circa 20 mila metri cubi, Rotella fece lavorare tutte le nostre imprese.
ADR: Una volta ultimata l’opera la gestione venne affidata alla ditta Sangermano il cui amministratore delegato è Giuseppino Innocenti; questa ditta ottenne questo incarico sempre tramite Renzo Mirabito ed il prof. Giambò, per come mi venne detto dallo stesso Giambò e da Ravidà. L’amministrazione comunale non si è opposta.
ADR:Quando cominciò il conferimento dei rifiuti da parte dei Comuni della Provincia di Messina, alcune ditte tra cui quella di Truscello Teresa presentarono offerte alla Sangermano per il conferimento di materiale vegetale necessario alla copertura dei rifiuti. L’offerta della Truscello non venne presentata alla ditta Sangermano, bensì consegnata direttamente dalla Truscello all’ufficio tecnico del Comune di Mazzarrà nella persona del geom. Ravidà. Ottenemmo la fornitura sulla base di ordini di fornitura periodicamente emessi dalla ditta. (VERBALE DEL 14.5.2011)
ADR: Tornando al conferimento del materiale vegetale per la copertura dei rifiuti, dopo le prime forniture intendevo cominciare ad emettere le fatture, ma il prof. Giambò mi disse di provvedere successivamente con un’unica fattura. Sucessivamente l’impresa Truscello cominciò ad avere problemi economici per i troppi cantieri aperti sicché, nonostante le indicazioni del prof. Giambò, nel mese di agosto 2002 la stessa emise una fattura per l’importo di circa 250 mila euro comprensiva di IVA, fattura che venne inviata direttamente alla sede centrale della Sangermano. Nonostante ciò, trascorsi alcuni mesi non ci venne pagato quanto fatturato. Insistetti ripetutamente con Giambò ottenendo assicurazioni che sarei stato pagato, cosa che non avvenne.
Vi fu un incontro a Messina negli uffici di Renzo Mirabito tra Giambò, il geom. Ravidà e naturalmente io stesso nel corso del quale vennero fatti strani discorsi tra cui il prezzo troppo alto e venni invitato a dimezzare la fattura già emessa. A quel punto vista la situazione dissi a Ravidà di andar via. Dopo l’infruttuoso incontro la Truscello fece dei solleciti alla Sangermano per il pagamento di quanto dovuto.
ADR: Successivamente, poiché ero spazientito per la situazione che si era venuta a creare, vi fu un altro incontro tra me, Giambò e Innocenti nell’ufficio del Sindaco, che non era più Giambò, ma Navarra Carmelo, nel corso del quale ci accordammo per dimezzare la fattura a circa 110.000,00 euro, con l’accordo che la rimanente somma sarebbe stata recuperata attraverso i lavori successivi alla chiusura della discarica. La fattura originaria venne sostituita nella contabilità dell’impresa Truscello con un’altra emessa nei confronti di altro committente per importo diverso ma recante lo stesso numero di quella iniziale emessa alla Sangermano. Successivamente, a seguito del predetto accordo, la Truscello emise altra fattura, di data posteriore, alla Sangermano per l’importo di 110 mila euro. Dalla lettura dell’ordinanza Vivaio ho preso atto che invece la Sangermano ha portato in contabilità entrambe le fatture beneficiando così di un fittizio credito di IVA e reddito ai fini dell’imposta. A seguito di questi fatti Innocenti e Giambò mi invitarono ad interloquire esclusivamente con loro per qualunque problema e non più con il Mirabito. (VERBALE DEL 14.5.2011)
Nello Giambo “gestore” del comune.
ADR: Navarra Carmelo è stato il sindaco di Mazzarrà nel 2002, ma in pratica chi gestiva il Comune sin da quella data, era Nello Giambo, ex sindaco del comune, successivamente divenuto presidente della Tirreno Ambiente; faceva ciò con la cooperazione di Renzo Mirabito già nominato esperto ambientale e Ravidà Roberto, tecnico comunale. (verbale del 9.5.2011)
ADR: La società Tirreno Ambiente che gestiva la discarica di Mazzarrà S.Andrea era amministrata da tale Innocenti Pino, mentre il presidente della medesima società era Giambò Sebastiano. All’interno della medesima società vi era anche tale Mirabito Renzo, il quale ricopriva l’incarico di consulente ambientale della Tirreno Ambiente. Per quanto riguarda il comune di Mazzarrà, oltre al sindaco Navarra, vi era anche RAVIDA’ Roberto, responsabile dell’ufficio tecnico, il quale si occupava delle progettazioni. (verbale del 9.5.2011)
Il progetto del prof. Baiano sulla nuova discarica di Mazzarà - c.da Zuppà fatto visionare in anteprima a Bisognano da Ravidà.
A.D.R.: anche l’episodio che ho già riferito in altri verbali, ossia il fatto che RAVIDA’ Roberto mi fece visionare il progetto della nuova discarica di Mazzarrà redatto dal Prof. Baiano, prima ancora che il Consiglio Comunale approvasse la delibera di incarico di quella progettazione nei confronti del medesimo professionista, si inquadra in questi accordi che io avevo preso con Carmelo NAVARRA e GIAMBO’ Sebastiano. Questo progetto mi fu mostrato da RAVIDA’ Roberto all’interno del suo ufficio, nel Comune di Mazzarrà; si trattava di una serie di lucidi che io avevo chiesto espressamente a GIAMBO’ di farmi vedere. Incontrai GIAMBO’ Nello e sapendo che era stato approntato quel progetto, e che erano state individuate le aree su cui doveva sorgere la discarica, gli dissi: “me lo fate vedere questo progetto!”. In effetti RAVIDA’, col consenso di GIAMBO’, me lo mostrò. Quel progetto mi fu mostrato proprio perché anche io ero “un attuatore” della nuova discarica, insieme a loro, ossia gli stessi GIAMBO’ e NAVARRA.
A.D.R.: RAVIDA’ sapeva che io ero interessato al progetto della nuova discarica ed in ogni caso era una persona alla quale in precedenza avevo fatto parecchi favori, di cui ho già parlato. In ogni caso il RAVIDA’ non conosceva in dettaglio gli accordi che erano stati presi tra me, GIAMBO’ e NAVARRA, al quale il GIAMBO’ relazionava. (verbale del 28.10.2011)
A dimostrazione del controllo di quel comune da parte del Giambò, ricordo una circostanza specifica: in occasione della esecuzione della nuova discarica di Mazzarrà S. A., ubicata nella Contrada Zuppà, il progetto esecutivo fu redatto da tale professore Baiano prima ancora che il consiglio comunale approvasse la delibera di incarico per quella progettazione. Dico questo perché mi sono recato presso l’ufficio tecnico del comune di Mazzarrà ed in quella occasione Ravidà Roberto mi fece visionare il progetto già pronto, prima ancora che venisse deliberato l’incarico stesso. Non solo, ma addirittura erano già state individuate, in quel progetto, le aree dove doveva sorgere la discarica; ciò prima ancora che il consiglio comunale avesse affrontato tale argomento e senza che fossero interpellati i relativi proprietari dei terreni, dove avrebbe dovuto sorgere la discarica. (verbale del 9.5.2011)
ADR: Mentre si continuava a conferire a Tripi, divenuta nel frattempo discarica comprensoriale, prima che si saturasse, posto che era già stata chiusa quella di Mazzarrà, venne realizzato un progetto, prima ancora che fosse dato incarico formale dall’amministrazione comunale, per la costruzione di altra discarica, sempre a Mazzarrà. Questo progetto venne effettuato dall’ing. Baiano per conto della Tirreno Ambiente, che già era subentrata alla Messina Ambiente nella gestione della discarica di Tripi. In questo progetto erano già state individuate le aree dove doveva sorgere la discarica prima ancora che, come detto, l’amministrazione deliberasse. Io stesso vidi il progetto negli uffici del Comune. Tutto ciò venne concepito da Giambò, Rotella, Innocenti e Ravidà. Nell’area interessata alla nuova discarica ricadevano dei fondi di Rotella Michele il quale, in previsione, ne acquistò degli altri destinati ad uliveto che sarebbero stati oggetto di espropri.
ADR:Un fondo coltivato a roseto era già di proprietà del Rotella. (VERBALE DEL 14.5.2011)
Le dichiarazioni di MARCHETTA Maurizio.
Anche MARCHETTA Maurizio ha rilasciato dichiarazioni sul conto del tecnico comunale RAVIDA’ Roberto: si tratta di propalazioni più sintetiche rispetto alle precedenti, ma che comunque offrono un importante riscontro a quelle finora esaminate, sopratutto quelle rese dal BISOGNANO. Il MARCHETTA ha esplicitamente affermato di essere a conoscenza del fatto che l’odierno indagato, nella sua qualità di tecnico comunale, “… è solito truccare le gare…”. Il dichiarante ha poi indicato due esempi concreti di tale condotta. Egli ha ricordato, in primo luogo, “…i lavori svolti in occasione della vecchia discarica di Mazzarà Sant’Andrea, il cui appalto è stato aggiudicato alla CA.TI.FRA. …”: si tratta a ben vedere degli stessi lavori indicati dal BISOGNANO, in occasione e a causa dei quali quest’ultimo, su richiesta proprio del RAVIDA’ e con la “collaborazione” del DI SALVO, pose in essere quella particolare “opera di persuasione” nei confronti del titolare della ditta M.D.M., affinchè tale impresa non presentasse ricorso. Il MARCHETTA ha poi ricordato un’altra gara turbata dal tecnico comunale e precisamente “…quella relativa a dei lavori, non so indicare con precisione quali fossero, aggiudicati alla ditta Eurovega di tale Mangano…”: non sembra un caso che egli abbia menzionato proprio tale imprenditore, il quale, come si è visto, è stato ricordato anche da BISOGNANO e GULLO nel corso delle loro dichiarazioni sul conto del tecnico comunale RAVIDA’. Si riportano, come di consueto, le dichiarazioni di MARCHETTA:
Verbale di interrogatorio di MARCHETTA Maurizio del 10.2.2011, ore 16,00
Omissis
ADR: Conosco Ravidà Roberto il quale è tecnico comunale di Oliveri. … omissis …
ADR: Posso dire che il tecnico comunale Ravidà è solito truccare le gare. A Tale proposito ricordo i lavori svolti in occasione della vecchia discarica di Mazzarà Sant’Andrea, il cui appalto è stato aggiudicato alla CA.TI.FRA.. All’esecuzione dei lavori partecipò anche Bisognano Carmelo. Un’altra gara truccata è stata quella relativa a dei lavori,non so indicare con precisione quali fossero, aggiudicati alla ditta Eurovega di tale Mangano, ditta vicina a Calabrese Tindaro della CA.TI.FRA. (VERBALE DEL 10.2.2011, ore 16,00)
omissis
I PRECEDENTI di RAVIDA’ Roberto.
Ravidà Roberto nel procedimento “Vivaio”.
RAVIDA’ Roberto è stato indagato nel procedimento “Vivaio” per il delitto ex art. 110, 416 bis cp e 328 cp; in quella sede il PM richiedeva al Gip l’emissione di misura cautelare per quei reati, ma la richiesta di misura veniva rigettava. Si riportano i passi dell’ordinanza “Vivaio” che riguardano il RAVIDA’:
2.3. La speculazione sui terreni ove è stata realizzata la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.
I reati di cui ai capi 34 e 35.
Allo scopo di realizzare l’ampliamento della discarica di c.da Zuppà il comune di Mazzarrà Sant’Andrea aveva la necessità di acquisire, attraverso la procedura espropriativa, determinati terreni. Di fatto l’acquisizione di detti terreni è avvenuta sulla base di cessioni bonarie che si sono rivelate particolarmente lucrose per i precedenti proprietari dei fondi.
Con atto pubblico del 19 giugno 1998 Lucia Giacomo, Sofia Antonio quale procuratore della figlia Sofia Giovanna, Marchetta Giuseppe e Cutroni Francesco hanno concordato lo scioglimento della comunione di alcuni terreni in Mazzarrà Sant’Andrea, c.da Zuppà.
In esito all’atto suddetto, per effetto del frazionamento dei fondi in comunione, sono state costituite quattro quote, assegnate come segue:
a Marchetta Giuseppe, le particelle 33, 88, 173, 176, 179, 183, 187 nonché la metà indivisa delle particelle 163, 168, 189;
a Marchetta Giuseppe per metà indivisa e ai coniugi Marchetta Angela e Cutroni Francesco per la restante metà indivisa, le particelle 172, 177, 182, 186 nonché la metà indivisa delle particelle 163, 168, 189;
a Sofia Giovanna, le particelle 35, 164, 171, 174, 181, 185 nonché la metà indivisa delle particelle 190, 191;
a Lucia Giacomo, le particelle 25, 26, 165, 170, 175, 178, 180, 184 nonché la metà indivisa delle particelle 190, 191.
Con scrittura privata del 2 aprile 1999, registrata il successivo 12 aprile, Lucia Giacomo ha concesso in affitto al nipote Centorrino Antonino, per un periodo di dieci anni, il fondo di sua esclusiva proprietà pervenutogli dallo scioglimento della comunione. Secondo il contratto l’affittuario si impegnava a trasformare il fondo “a coltura arborea od a vivaio, realizzando tutte le opere necessarie allo scopo, dando la facoltà di estirpare l’aranceto esistente”.
Il 18 maggio 1999 Centorrino ha iscritto alla Camera di commercio l’omonima impresa agricola individuale per svolgere l’attività di “colture da ortaggi e prodotti da vivai”.
Nel corso del 2001 i terreni in questione sono stati individuati come sede per l’ampliamento dell’impianto. Durante un sopralluogo tecnico effettuato l’11 settembre 2001 l’area in questione è stata ritenuta idonea allo scopo.
Con atto pubblico del 9 aprile 2002 Sofia Giovanna, ancora rappresentata dal padre Antonino, e Lucia Giacomo hanno sciolto la comunione relativa alle particelle 190 e 191 con assegnazione, in seguito al frazionamento, della particella 203 a Lucia e delle particelle 191 e 204 alla Sofia.
Il 26 aprile 2002 l’Amministrazione comunale di Mazzarrà Sant’Andrea ha invitato i proprietari dei terreni a una riunione al fine di acquisire la disponibilità all’eventuale cessione bonaria.
Con atto pubblico del 12 marzo 2003 Pillera Angela, moglie di Rotella Michele, ha acquistato dai coniugi Cutroni e dagli eredi di Marchetta Giuseppe, per un importo complessivo di € 361.500, i terreni provenienti dalla divisione del 19 giugno 1998.
Con ulteriori atti del 9 aprile e del 10 dicembre 2003 la Pillera ha acquistato, rispettivamente, da Catalfamo Carmela i terreni ricadenti nelle particelle 27, 29, 30 e 106 per un prezzo di € 68.000 e da Alesci Triestino Carmelo, per un prezzo di € 80.000, il terreno ricadente nella particella 28.
Il 23 marzo 2005 Sofia Giovanna ha ceduto alla Tirreno Ambiente s.p.a. i terreni di sua proprietà provenienti dalla predetta divisione per un importo complessivo di € 392.693,69.
Il 25 luglio 2005 Lucia Giacomo ha ceduto bonariamente i propri terreni come sopra individuati a Tirreno Ambiente, per un importo complessivo di € 566.491, determinato sulla base della somma di 20 euro al mq (8 euro di indennità di base, 4 euro a titolo di incremento per la cessione volontaria, 8 euro quale compenso all’affittuario).
Nella stessa data Pillera Angela ha ceduto alla società i terreni di sua proprietà per un importo complessivo di € 1.058.000,16, di cui € 662.000,16 relativo ai terreni e ai fabbricati rurali provenienti dai Cutroni e dagli eredi Marchetta, € 200.000 per il terreno già appartenente a Catalfamo Carmela e € 108.000 per il terreno venduto da Alesci.
Lucia Giacomo è socio di Rotella Michele nella Ca.Rot. s.r.l. e riveste, all’interno di tale società, il ruolo di direttore tecnico. Lucia ricopre la stessa carica nella S.A.C.E.F. della quale Rotella è stato amministratore unico fino al 5 gennaio 1991. I due indagati, inoltre, detengono parte del capitale sociale della A.G.P. Aziende Generali Puglisi s.r.l.
Il terreno di Lucia Giacomo è quello oggetto di una denuncia presentata in data 11 ottobre 2007 da Maio Tindaro. Questi ha riferito che nel 1999 era entrato in una società con Foti Filippo, Rotella Michele, Lucia Giacomo e Centorrino Antonino. Lo scopo sociale era quello di coltivare rose da bacche sul terreno in questione, di proprietà di Lucia Giacomo. Il fondo era stato, pertanto, coltivato con installazione di un vivaio. Verso la fine di ottobre 2002, Maio era stato fermato nel greto del torrente da due sconosciuti i quali avevano prospettato l’opportunità di utilizzare il terreno per attività molto più lucrose della coltivazione di rose. Nell’ottobre 2003, allorché si era recato sul posto per lavorare nel vivaio, il denunciante aveva constatato che un mezzo meccanico di proprietà di Rotella Michele aveva distrutto le coltivazioni. Quando aveva protestato con il Rotella, rappresentandogli di aver subito un danno economico di circa 40.000 euro, l’indagato gli aveva ribattuto che una tale cifra era “irrisoria”.
Maio, per la vicenda sopra descritta, aveva iniziato, insieme a Foti Filippo, un’azione giudiziaria contro Lucia Giacomo, estesa, nel 2005, nei confronti di Centorrino. L’8 luglio 2005 Maio aveva richiesto per iscritto al Sindaco di Mazzarrà Sant’Adrea di accedere agli atti amministrativi relativi alla realizzazione della discarica. Nel mese di agosto il tecnico comunale Ravidà Roberto gli aveva consentito di visionare l’incartamento, ma, allorché egli aveva iniziato a notare alcune presunte anomalie, lo aveva bruscamente congedato, rifiutandosi di fornire ulteriori chiarimenti. Nessuna ulteriore risposta era stata fornita. Nel periodo successivo si erano verificati diversi episodi intimidatori nei confronti del Maio. Il 30 agosto 2005 un capannone di sua proprietà in Terme Vigliatore era stato dato alle fiamme con un danno di circa 50.000 euro. Il 16 ottobre 2006 un camion era stato sottratto da un suo capannone e fatto ritrovare dopo qualche giorno. Successivamente, tra ottobre e novembre dello stesso anno, gli era capitato di incontrare Dajcaj Zamir al quale aveva chiesto notizie circa un suo connazionale. L’albanese, tuttavia, gli si era rivolto in maniera sprezzante, dicendogli: “E tu solo per questo mi chiami?”. Nella notte del 31 dicembre 2006 un magazzino di Falcone era stato devastato da un incendio doloso con un danno di 70.000 euro circa. Il terreno in questione è lo stesso cui ha fatto riferimento Marti Enzo nel ripetutamente citato interrogatorio. Questi ha sostenuto che, nel febbraio 2004, allorché occorreva predisporre il contratto con Rotella, Giambò gli aveva raccomandato di tenere presente che l’imprenditore aveva anticipato 200.000 euro, versati in nero a Lucia Giacomo per l’acquisto di un terreno destinato all’ampliamento della discarica. In seguito alle trattative il prezzo concordato con Rotella, per l’attività da svolgere nella discarica, era stato di 10,50 euro per tonnellata di rifiuti smaltiti, opportunamente maggiorato per compensare l’esborso che il predetto aveva sostenuto. Dalla documentazione acquisita risulta, in effetti, che, per la stesura e compattazione dei rifiuti nonché per la fornitura del terreno nella discarica di c.da Zuppà, la ditta Rotella Michele ha fatturato a un prezzo di € 6,09 a tonnellata (4,95 per stesura e compattazione, 1,14 per fornitura terreno e copertura dei rifiuti), comprensivo del costo del noleggio dei mezzi, con riferimento a lavori eseguiti nel settembre 2005. Il prezzo, per quanto riportato nella fattura in atti( ), è stato calcolato sulla base del contratto del 25 novembre 2002, stipulato con riferimento alla discarica di Tripi. Dalle tre fatture emesse il 5 gennaio, il 6 febbraio e il 5 marzo 2004( ), tuttavia, risulta che, per i lavori di “stesura e compattazione rifiuti, fornitura terra di copertura R.S.U., stesura su rifiuti della terra di copertura” nel medesimo sito dal 10 dicembre 2003 al 29 febbraio 2004, l’impresa Rotella è stata compensata con un prezzo di € 10,50 a tonnellata. La principale anomalia di tali fatture non risiede tanto nel prezzo praticato. Diversamente da quanto sostenuto nell’informativa in atti non è esatto affermare che tali fatture dimostrano la maggiorazione del prezzo di € 4,41 alla tonnellata. Il contratto del 2002, infatti, prevedeva un compenso per tonnellata di € 4,95 per la stesura e la compattazione dei R.S.U., di € 4,96 per il prelievo e il trasporto della terra da utilizzare per la copertura, di € 1,14 per la stesura della terra sui rifiuti. Era nel contempo previsto, con riferimento alle ultime due voci, che il quantitativo fatturabile di terra non potesse superare 180 tonnellate per ogni 1.000 tonnellate di R.S.U. Il contratto, dunque, prevedeva che il quantitativo di terra cui riferire la fatturazione venisse determinato, attraverso controlli a campione così da stabilire “in modo attendibile il quantitativo trasportato da ciascun autocarro”. Ciò detto, le fatture emesse nel 2003 dalla ditta Rotella( ), calcolavano correttamente il corrispettivo della prestazione, rapportandolo separatamente, alla quantità di rifiuti smaltiti per quanto riguarda la stesura e compattazione, a 180 tonnellate ogni 1.000 di rifiuti quanto alla fornitura di terra e alla stesura. Il fatto che in tutte le fatture acquisite in atti il quantitativo di terra sia stato indicato nel limite massimo previsto dal contratto fa pensare che, in realtà, nessun controllo venisse effettuato sul quantitativo effettivamente fornito e che, come sostenuto da Marti, il compenso della ditta venisse di fatto determinato sulla base del peso dei rifiuti coperti, secondo il parametro sopra indicato. L’anomalia delle tre fatture emesse nei primi tre mesi del 2004, invece, sta nella circostanza per cui il costo per tonnellata è stato unitariamente determinato, con riferimento a tutte le attività demandate alla ditta Rotella, e rapportato integralmente al peso dei rifiuti smaltiti, anche per la parte (fornitura della terra, copertura dei rifiuti) in cui il calcolo andava effettuato sulla base della terra fornita o, quanto meno, secondo il parametro di 180/1000 di cui si è parlato. Il calcolo unitario di 10,50 euro per ogni tonnellata di rifiuto, dunque, ha comportato un oggettivo vantaggio economico per la ditta Rotella la cui giustificazione, in assenza di spiegazioni alternative, può ragionevolmente essere ricercata nell’anticipazione di denaro in nero di cui ha parlato Marti. Ciò, a maggior ragione, considerando che il contratto del 2002, dopo i tre mesi predetti, ha ripreso a regolare i rapporti tra le parti, tanto da essere utilizzato dalla ditta Rotella per la fatturazione del 2005, secondo quanto sopra esposto. Da tutto ciò si coglie con una certa chiarezza il particolare interesse che Rotella Michele aveva nel portare avanti l’affare relativo alla collocazione della discarica sui terreni predetti. Dalla cessione bonaria dei fondi egli, insieme al Lucia, ha tratto consistenti guadagni. Rotella, peraltro, avendo ottenuto l’appalto per i lavori nella discarica aveva un interesse economico ancora maggiore e ha tratto dall’intera operazione ulteriori guadagni. Il rapporto tra il predetto e Lucia non si coglie compiutamente dagli atti. È possibile, comunque, ritenere, anche alla luce della denuncia di Maio Tindaro, che Rotella avesse un interesse diretto anche con riferimento ai terreni di Lucia, posto che era coinvolto nella società di fatto che gestiva il vivaio installato sui predetti terreni, che si era direttamente relazionato con Maio dopo la distruzione delle coltivazioni, attuata, fra l’altro, da mezzi di sua proprietà, che aveva probabilmente acquisito, in seguito alla cessione bonaria dei medesimi terreni, un credito nei confronti di Tirreno Ambiente, saldato nella forma sopra descritta. Quanto a Sofia Giovanna Fausta è bene precisare che l’informativa dei Commissariati di P.S. di Barcellona P.G. e di Milazzo del 10 marzo 2008 è incorsa un evidente errore nel sostenere che la predetta è coniugata con Giambò Sebastiano. Questi, in realtà, come risulta anche dalla documentazione allegata all’informativa del R.O.S. di Messina del 26 novembre 2007, è sposato con Famà Francesca. L’errore, derivante da un erronea lettura del contratto acquisito, ha evidentemente indotto gli inquirenti a ipotizzare un interesse diretto di Giambò nelle operazioni di che trattasi, in realtà inesistente.
È in questo contesto che si colloca il fatto denunciato da Maio, rispetto al quale il P.M. chiede l’applicazione della misura cautelare nei confronti di Rotella per l’estorsione contestata al capo 34 della rubrica, commessa in concorso con Lucia e con persone ignote. Dalla denuncia di Maio e dalla documentazione acquisita, in effetti, la vicenda può essere ricostruita con un grado di probabilità adeguato al presente contesto. Maio ha allegato alla denuncia una scrittura privata datata 18 ottobre 1999. Nella premessa tale scrittura fa riferimento all’affitto del terreno e alla costituzione dell’impresa agricola da parte di Centorrino Antonino. Questi, avviando l’impresa in questione, aveva acquistato 40.000 piantine dalla ditta Patrucco Sergio per un prezzo di £. 125.000.000 e aveva contratto con il Monte dei Paschi di Siena un mutuo agrario per £. 80.000.000. Fatta tale premessa, la scrittura prevedeva la partecipazione all’attività anche di Lucia Giacomo, Rotella Michele, Maio Tindaro e Foti Filippo con quote del 22,50% ciascuno, mentre Centorrino conservava una quota del 10%. Nonostante tale scrittura non sia né registrata, né autenticata e non rechi, inspiegabilmente, la firma di Lucia Giacomo, la sua autenticità è certa. Alla stessa, infatti, ha fatto riferimento Centorrino in una missiva del 25 febbraio 2004 per chiarire a Maio e Foti che oggetto dell’accordo non era la costituzione di una società, ma “la gestione dell’attività da me – esclusivamente – intrapresa ai costi ed agli eventuali utili”. La stessa linea Centorrino ha tenuto nella controversa giudiziaria in corso, mai negando l’esistenza e il contenuto della scrittura privata, ma sostenendone l’interpretazione predetta. Secondo Centorrino e Lucia, pertanto, Maio e Foti, pur essendosi impegnati a partecipare all’attività, se ne erano di fatto disinteressati provocando la cessazione dell’impresa. Nella comparsa di costituzione e risposta con domanda riconvenzionale del 12 aprile 2005, poi, Centorrino ha sostenuto che le coltivazioni esistenti sul fondo erano andate quasi completamente distrutte per effetto del susseguirsi di atti vandalici e, in particolare, degli incendi avvenuti nell’agosto 2001 e nel luglio 2002.
In verità, per quanto risulta dal verbale di stato di consistenza degli immobili da espropriare redatto dal geom. Roberto Ravidà il 14 luglio 2003, a tale data nel terreno di Lucia vi era in atto una coltura costituita da “roseto per bacche da ornamento”. Il contratto di affitto stipulato con Centorrino, poi, come già evidenziato aveva giustificato l’incremento dell’indennità di ben otto euro al mq. Su tale presupposto è del tutto verosimile che Rotella e Lucia, , in linea con quanto denunciato da Maio, dopo aver conseguito la lucrosa determinazione dell’indennità secondo le modalità sopra descritte, si siano adoperati per distruggere il roseto, così da cancellare ogni traccia dell’attività precedente e da ostacolare ogni rivendicazione da parte dei citati Maio e Foti i quali, con la pretesa di proseguire l’attività florovivaistica, rischiavano di impedire la cessione volontaria dell’area al comune di Mazzarrà Sant’Andrea. Ciò detto, analizzando la contestazione di cui al capo 34, va in primo luogo escluso che gli incendi del 22 agosto 2001 e del 22 giugno 2002 possano essere in qualche modo ricondotti alle presunte pressioni che Rotella e Lucia avrebbero effettuato su Maio e Foti. Ciò in quanto si tratta di fatti dolosi risalenti a un periodo in cui, per quanto emerge dalla stessa denuncia, l’attività della società che era stata costituita stava procedendo senza particolari tensioni. È, al più, ipotizzabile che gli incendi fossero stati appiccati per consentire una più agevole dismissione dell’attività in vista della cessione dei terreni a Tirreno Ambiente. Un tale assunto, tuttavia, costituisce una mera congettura e non può essere recepito nel presente contesto. Quanto, poi, alla distruzione del roseto avvenuta nell’ottobre 2003, la stessa non costituisce all’evidenza un atto intimidatorio, ma l’attuazione del disegno portato avanti da Rotella e Lucia secondo quanto esposto. L’incontro con i due sconosciuti dell’ottobre 2002, per quanto minaccioso potesse essere il comportamento di costoro, non si era tradotto in richieste caratterizzate da una qualche concretezza, tanto che Maio aveva invitato i predetti a rivolgersi al proprietario del fondo e, per sua stessa ammissione, aveva tranquillamente continuato la precedente attività fino alla distruzione del roseto, avvenuta, come detto, nell’ottobre 2003. Residuano le violente intimidazioni del 2005 e del 2006 come sopra descritte. L’incendio del 30 agosto 2005, in effetti, si colloca in epoca di poco successiva all’inizio della causa civile contro Lucia e Centorrino e alla visita di Maio al comune di Mazzarrà per acquisire, senza riuscirvi, documentazione afferente alla progettazione della discarica. Le ulteriori intimidazioni sono avvenute nel corso della causa civile e Maio non sembra essere in grado di ricondurre tali fatti a una matrice diversa. Tali soli elementi, tuttavia, non consentono di attribuire a Rotella un’attività estorsiva. I dati testé evidenziati giustificano un’ipotesi investigativa circa il movente del fatto, ma non costituiscono indizi gravi che possano legittimare l’applicazione di una misura coercitiva. Nel momento in cui era iniziata la causa civile, poi, Lucia aveva già ceduto i terreni a Tirreno Ambiente. È, dunque, molto improbabile che egli e Rotella potessero temere di veder sfumare l’affare a causa della citazione che era stata notificata a Centorrino. A tutto concedere, i danneggiamenti potrebbero rappresentare una rappresaglia per il fastidio che Maio stava dando alle controparti, senza alcuna possibilità di configurare un’estorsione. Per quanto riguarda la contestazione di cui al capo 35 è in atti la richiesta scritta di Maio Tindaro, depositata all’ufficio segreteria del comune di Mazzarrà Sant’Andrea l’8 luglio 2005, per ottenere un attestato con l’indicazione del foglio e delle particelle sulle quali era stata realizzata la discarica e copia degli atti deliberativi afferenti alla realizzazione della discarica medesima e ai relativi espropri. A Maio, per quanto da questo sostenuto, è stato concesso di visionare la documentazione, ma, all’insorgere delle prime contestazioni, il geom. Ravidà gli ha impedito l’ulteriore accesso agli atti e non ha rilasciato l’attestato e le copie oggetto della richiesta. Il reato di cui all’art. 328, co. 2° c.p., astrattamente configurabile nel fatto come sopra esposto, tuttavia, non consente l’applicazione di misure coercitive in quanto, anche considerando l’aggravante di cui all’art. 7 D.L. 152/91, la sanzione edittale massima rimane comunque non superiore a tre anni di reclusione. La predetta sanzione è, dunque, inferiore al limite previsto dall’art. 280 c.p.p. Ai sensi dell’art. 289, co. 2 c.p.p. potrebbe essere applicabile al Ravidà la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio in atto ricoperto. La medesima norma, tuttavia, impone il preventivo interrogatorio. Ogni decisione sull’applicazione della misura interdittiva a Ravidà va, dunque, riservata all’esito dell’interrogatorio che sarà fissato con separato atto.
I RISCONTRI.
Le funzioni svolte da RAVIDA’ Roberto.
RAVIDA’ Roberto, per come dallo stesso dichiarato nel corso del verbale di s.i.t. reso innanzi a personale del ROS in data 19/10/2009, ha ricoperto la carica di responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea dal luglio del 1997. (All. 01/Ravidà verbale di s.i. rese il 19/10/2009). Il medesimo è stato sostituito in data 01/01/2011 con l’attuale responsabile dell’UTC PERDICHIZZI Francesco.
In data 12/01/2012, in occasione dell’acquisizione della documentazione relativa ad alcuni appalti banditi dal Comune di Mazzarrà Sant’Andrea di cui si dirà in seguito, la stessa P.G. operante ha appurato che il tecnico comunale PERDICHIZZI Francesco si faceva coadiuvare proprio da RAVIDA’ Roberto in considerazione del fatto che si trattava di documentazione risalente ai primi anni 2000.
Come riferito dai collaboratori, effettivamente il RAVIDA’ svolge le medesime funzioni anche presso il comune di Oliveri; il 19/01/2012, infatti, egli ha precisato al personale del ROS di aver iniziato a lavorare nello specifico settore di tale amministrazione dal febbraio del 1982.
Dall’analisi dei redditi dichiarati dall’indagato ed inseriti nella banca dati dell’Agenzia dell’entrate, è emerso che, dal 1997 al 2010, lo stesso ha presentato dichiarazioni per emolumenti percepiti dai comuni indicati nel prospetto di seguito riportato:
1997 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
1998 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
1999 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
2000 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
2001 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
2002 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
2003 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
2004 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
2005 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
02683040832 ATO 2
2006 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
02683040832 ATO 2
2007 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
2008 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
2009 00359110830 Comune di Oliveri
00550290878 Comune di Randazzo
2010 83000850830 Comune di Mazzarrà Sant’Andrea
00359110830 Comune di Oliveri
(All. 02/Ravidà accertamenti punto fisco)
Il soggetto indicato come “Mimmo di Bafia”.
In relazione al soggetto indicato come “Mimmo di Bafia”, lo stesso si identifica in QUATTROCCHI Mimmo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 29/09/1975.
Dalla banca dati INPS emerge che il QUATTROCCHI ha lavorato anche per le seguenti imprese, riconducibili proprio a MASTROENI Carmelo e DI SALVO Salvatore:
- SUD EDIL SCAVI di MASTROENI Carmelo negli anni 1999, 2000 e 2001;
- CODIM srl negli anni 2003 e 2004.
Dalla verifica effettuata presso la banca dati FFPP è emerso che il medesimo era effettivamente titolare dell’autovettura Volkswagen Golf di colore nero targata ME548720. A bordo di tale autoveicolo il QUATTROCCHI è stato controllato unitamente a DI SALVO Salvatore.
Il QUATTROCCHI è emerso nell’indagine “Omega” quale reale utilizzatore dell’utenza nr. 0348/2417094 intestata alla SUDEDIL SCAVI di MASTROENI Carmelo, via Petraro n. 8 Merì, in costante contatto con DI SALVO Salvatore, nonché sostituto di SCARDINO Cosimo nell’incarico di tramite con gli affiliati all’organizzazione mafiosa.
Numerose, infatti, erano state le circostanze nelle quali il QUATTROCCHI si era messo in contatto telefonico con DI SALVO e, colloquiando con linguaggio criptico, gli aveva passato altri soggetti in sua compagnia tra i quali: MAZZAGATTI Pietro e CALABRESE Tindaro , cl.1966.
Nel corso della medesima indagine, inoltre, era stato lo stesso DI SALVO, nel corso di una conversazione intrattenuta con AQUILIA Mario , ad esaltare le qualità e la riservatezza del suo fidato collaboratore QUATTROCCHI. (All. 03/Ravidà accertamenti effettuati presso la banca dati INPS nonché relazioni di servizio ed o.c.p. sul conto di QUATTROCCHI Mimmo)
I contatti con gli imprenditori TRIOLO.
In merito al riferimento effettuato da GULLO agli imprenditori in contatto con RAVIDA’ Roberto a nome “TRIOLO”, dalla consultazione della Banca dati FFPP emerge che il RAVIDA’ è stato controllato alle ore 10.23 del 03/10/2004 dai C.C. di Barcellona Pozzo di Gotto a Furnari, in contrada San Filippo, a bordo dell’autovettura targata CC991GK, in compagnia di TRIOLO Santo, nato ad Oliveri il 26/10/1949 e TRIOLO Oreste, nato ad Oliveri il 07/11/1973.
Dall’interrogazione della banca dati Infocamere TRIOLO Oreste risulta inserito nelle seguenti società:
• EUROCOSTRUZIONI s.n.c. di TRIOLO Oreste & C., avente sede sociale ad Oliveri in via Ferdinando Stagno D’Alcontres n. 5, costituita il 19/01/2001, P.I. 02570130837 e per oggetto sociale lavori e movimento terra con eventuali opere connesse in muratura e cemento armato ecc…, della quale il medesimo risulta socio amministratore dal 19/01/2001 e direttore tecnico dall’1/12/2001. La società il 12/12/2001 ha acquisito il ramo d’azienda dell’impresa individuale di TRIOLO Santo nato ad Oliveri (Me) il 26/10/1949, quest’ultimo già socio della EUROCOSTRUZIONI dal 21/02/2001 al 09/11/2011;
• O.G. COSTRUZIONI s.r.l. con sede ad Oliveri (Me) in ctr. Magliolo n. 111, costituita il 13/06/2005, P.I.02817750835 e per oggetto sociale: “lavori e movimento terra con eventuali opere connesse in muratura e cemento armato ecc…” della quale il predetto risulta proprietario al 50%, nonché liquidatore dal 20/12/2011;
• Impresa individuale TRIOLO Oreste con sede ad Oliveri (Me) via F. S. D’Alcontres n. 5 costituita il 05/05/1999 e cessata il 17/04/2001 avente per oggetto sociale: “la costruzione di edifici residenziali e non ecc….”.
I rapporti fra Sam DI SALVO e l’imprenditore VENTURA.
Al fine di corroborare ulteriormente la veridicità delle dichiarazioni di GULLO, si rappresenta che, in merito ai riferiti rapporti tra DI SALVO e l’imprenditore VENTURA Angelo, nel corso della perquisizione eseguita il 30/07/2003 nei confronti proprio del DI SALVO all’interno della ditta CODIM srl, a lui riconducibile, era stato sequestrato, tra l’altro, un raccoglitore di fogli contenente svariate certificazioni S.O.A.: tra queste vi era anche quella della ditta VENTURA S.p.A. il cui amministratore delegato era, appunto, VENTURA Angelo, nato a Falcone il 31/01/1947.
In tale attestazione era stato rappresentato che la predetta impresa partecipava al consorzio stabile LAND SYSTEM Soc. Cons. R.L. cui erano consorziate anche le imprese AGRICOLMAC srl – D.I.A. srl – EUROVERDE srl – FABERFIN srl – PROGETTI SpA – AZIENDA AGRICOLA TEKNO GREE srl. (All. 04/Ravidà verbale di sequestro operato a carico di OFRIA Santa e copia dell’attestazione dell’impresa VENTURA S.p.A.).
I rapporti fra RAVIDA’ Roberto ed il vivaista Tino MAIO.
In relazione alla vicenda che ha visto coinvolto il RAVIDA’ con Tino MAIO , si precisa che tale episodio è stato già trattato nel procedimento nr. 1541/07 relativo all’indagine “Vivaio” con l’annotazione n. 54/24-10-2004 del 06/02/2008 che si allega in copia, a seguito di una denuncia presentata proprio dal MAIO Tindaro (cfr. anche stralcio Ordinanza Vivaio, sopra riportata). (All. 05/Ravidà annotazione n.54/24-10-2004 del 06/02/2008 redatta da questa Sezione).
Le vicende della vecchia discarica di Mazzarà S. Andrea: l’opera di “dissuasione” nei confronti di MDM su sollecitazione di Ravida’ Roberto.
Le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo circa le sollecitazioni avanzate da RAVIDA’ Roberto affinchè l’imprenditore CARUSO Emanuele venisse “convinto” a non presentare ricorso, in occasione dell’aggiudicazione dei lavori per la realizzazione della vecchi discarica di Mazzarà S. Andrea, hanno trovato importanti conferme nella documentazioni acquisita presso questo comune.
In effetti risulta che il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, nell’anno 2000, aveva indetto lavori concernenti la “realizzazione della discarica per i rifiuti solidi urbani per un importo a base d’asta di £ 1.343.337.598” il cui progetto era stato approvato con delibera della Giunta comunale n. 43 del 23/05/2000.
Il bando di gara è datato 05/07/2000 e firmato dal responsabile dell’UTC, Geom. Roberto RAVIDA’.
La gara si è svolta in 4 distinte sedute, datate 04/08/2000, 27/10/2000, 11/01/2001 e 15/01/2001 ed i componenti della commissione erano stati:
• Presidente – (Resp. U.T.C.) Geom. RAVIDA’ Roberto;
• Componente Segretario – (Segretaria Comunale) D.ssa DI MENTO Pasqua Rosaria ;
• Teste – Geom. PERDICHIZZI Francesco ;
• Teste – Geom. MESSINA Francesco .
Nella seduta dell’11/01/2001 erano state contrassegnate e siglate le offerte, era stato reso pubblico il prezzo complessivo offerto da ciascun concorrente ed erano state evidenziate le offerte ammesse alla gara e quelle escluse.
Dalla lettura del verbale emerge che il presidente aveva ammesso 13 ditte su 15, ed aveva sospeso la gara al successivo 15/01/2001 con la seguente motivazione: “accertato il mancato funzionamento del computer nel quale sono istallati i programmi per la verifica dei conteggi espressi nelle liste prezzi, per la traduzione in termini percentuali delle offerte e per la stesura definitiva del verbale, anche al fine di evitare errori”.
Il 15/01/2001 il presidente di gara, dopo aver verificato i conteggi espressi nelle liste prezzi presentate da ciascuna impresa, aveva proceduto alla correzione delle offerte delle imprese CATI.FRA., da £ 1.334.995.611 a £ 1.334.195.614, e TECNOWATER , da £ 1.334.337.236 a £ 1.334.335.316.
Dopo aver calcolato la percentuale di ribasso ed eseguito le altre operazioni, era stata aggiudicata la gara con riserva all’ATI CA.TI.FRA. s.n.c. (capogruppo) dei F.lli CALABRESE e COSTANZO COSTRUZIONI s.a.s. , dovendosi ancora valutare il possesso dei requisiti necessari per la partecipazione all’appalto, mediante la produzione di tutta la documentazione indicata nel bando di gara, sia da parte dell’A.T.I. aggiudicataria che dell’impresa ECOPLANET s.r.l. , ditta, quest’ultima, che seguiva in graduatoria.
Il successivo 28/02/2001, con determina n. Reg. Area 13 n. Reg. generale 30, il responsabile RAVIDA’ Roberto aveva approvato il verbale di gara e l’aggiudicazione definitiva dei lavori all’ATI CA.TI.FRA. s.n.c. (capogruppo) e COSTANZO COSTRUZIONI s.a.s. (mandante), la quale si aggiudicava l’appalto per l’importo di £ 1.334.195.614 al netto del ribasso d’asta del 0,68054%.
Il contratto dell’appalto risulta redatto il 02/05/2001 tra il comune di Mazzarrà Sant’Andrea e CALABRESE Tindaro, amministratore e legale rappresentante della CA.TI.FRA. s.n.c.; i lavori sono iniziati il 6/03/2001per concludersi l’11/01/2002; mentre il collaudo è stato redatto il 10/12/2002.
La società ECOPLANET s.r.l., di CARUSO Emanuele, che si era posizionata al secondo posto nella graduatoria per l’aggiudicazione, in data 23/01/2001 ed in data 29/01/2001, aveva richiesto all’amministrazione comunale l’acquisizione in copia di parte della documentazione relativa al pubblico incanto.
Tali missive erano entrambe a firma dell’amministratore unico, Geom. CARUSO Emanuele e l’ultima di esse risulta esser stata evasa dall’amministrazione comunale il 02/02/2001. (All. 07/Ravidà verbale di acquisizione della documentazione relativa all’appalto della discarica redatto il 12/01/2012 e relativi annessi)
La documentazione relativa a quell’appalto fu oggetto di disamina dalla Sezione Anticrimine nel corso dell’indagine “Omega”, a seguito delle risultanze delle intercettazioni disposte sulle utenze intestate proprio alla società CA.TI.FRA. s.n.c., iniziate dopo la data fissata per la presentazione delle offerte.
Dall’analisi della scheda d’appalto redatta sulla base della documentazione cartacea acquisita su delega dell’A.G., era emerso che erano pervenute quindici offerte, di cui ben dodici inoltrate a mano nella mattinata del 04/08/2000. Le stesse erano state presentate da soggetti qualificati come “amico” dal funzionario preposto alla ricezione.
L’appalto in questione era stato oggetto anche della successiva analisi dei C.T. nominati dal PM che così s’erano espressi:
Il “…pubblico incanto… da esperirsi con il criterio del prezzo più basso, determinato mediante offerta a prezzi unitari...” relativo ai lavori “Lavori urgenti di realizzazione discarica per rr.ss.uu. in contrada Zuppa ...”, indetto dal Comune di Mazzarra’ S.Andrea, dell’importo a base d’asta di lire 1.343.337.598 è stata aggiudicato all’A.T.I. CA.TI.FRA. S.n.c., capogruppo, con sede in Barcellona P.G. e Costruzioni Costanzo S.a.s., mandante, con sede in Santa Domenica Vittoria, con un ribasso pari allo 0,68054%; la ditta capogruppo CA.TI.FRA. S.n.c. ha partecipato a 24 delle 33 gare oggetto dell’incarico, risultando aggiudicataria di 2 gare, mentre la ditta mandante ha partecipato a 3 gare e si è aggiudicata solo la gara in oggetto. Alla gara, per la cui partecipazione è stata richiesta la qualificazione alle categorie OG12 prevalente e OS14 scorporabile (ma a tale proposito vedasi quanto scritto nel precedente paragrafo), hanno partecipato solo quindici ditte e, nella prima fase di esame della documentazione per la verifica dei requisiti di ammissione, la Commissione non aveva ammesso nove partecipanti; in una successiva fase di riesame l’esclusione è stata confermata per un solo concorrente. Per come previsto dal bando, ai sensi dell’art. 10 comma 1-quater della Legge 109/94, la Commissione ha effettuato il sorteggio per l’individuazione delle ditte da sottoporre alla verifica del possesso dei requisiti dichiarati; tale sorteggio è però stato limitato ad una sola ditta (l’A.T.I. Porcaro Agostino – Palermo). In realtà l’applicazione del citato articolo 10, avrebbe comportato l’individuazione di almeno due ditte da sottoporre a verifica. Si evidenzia l’importanza di tale procedura, anche in relazione a quanto accertato nella fase successiva, quando, a seguito della riammissione in gara di alcune ditte ricorrenti, la Commissione ha proceduto nuovamente al sorteggio, individuando le imprese C.I.S.A.F. S.p.a. ed EDIL COSTRUZIONI S.n.c., di cui la seconda è risultata priva dei requisiti di partecipazione (per dichiarazione della stessa in occasione della verifica disposta ai sensi dell’art. 10 c. 1/quater della L. 109/94). La verifica documentale, effettuata nel corso della consulenza, ha fatto rilevare che alcune delle dichiarazioni rilasciate dai partecipanti non erano conformi al bando di gara, e pertanto non si sarebbero dovuti ammettere; tra queste dichiarazioni difformi vi erano anche quelle presentate dall’A.T.I. aggiudicataria, con il conseguente diverso esito dell’aggiudicazione nel caso di una corretta valutazione della documentazione presentata. ”. (All. 08/Ravidà scheda riepilogativa dell’appalto e relazione tecnica conclusiva redatta dai CT del PM Arch. VACIRCA Maria Desirèe ed Ing. D’ADDELFIO Giuseppe);
A seguito di delega dell’A.G., il 24/03/2005 era stata interrogata DI MENTO Pasqua Rosaria, che, come detto, aveva svolto le funzioni di segretaria nella gara d’appalto in trattazione. Nel corso dell’interrogatorio questa aveva riferito:
“Nei primi giorni del 2001 vennero riprese le operazioni di gara dove io non ho partecipato, venendo sostituita dalla responsabile dell’area amministrativa - affari generali del Comune, AMICO Francesca. Nel corso di tale seduta, da quanto io ricordi, vi è stato un problema al computer, quindi l’aggiudicazione è avvenuta nel corso di una successiva seduta, dove io ho presenziato. Ricordo che il presidente, nel corso dell’ultima seduta ha corretto con una penna rossa degli errori materiali su delle liste. Voglio precisare che la mia firma viene solo apposta sul verbale e non sulla documentazione di gara (buste della documentazione ed offerte).- - -///
Domanda: Vuole riferire su quale computer, chi materialmente operava e con quali programmi venivano svolte le operazioni di calcolo per l’assegnazione della gara?- - -///
Risposta: Le operazioni di calcolo venivano eseguite con un computer che si trova nell’ufficio tecnico ed operava materialmente lo stesso presidente di gara. Non so dire se tale apparecchio sia stato sostituito con una recente fornitura o meno.- - -///
Domanda: Nel corso delle operazioni di gara dell’11 gennaio 2001, dopo l’apertura delle buste sigillate contenente le offerte, secondo quanto si evince dal verbale di gara, avveniva un non meglio chiarito guasto al computer che costringeva la commissione a interrompere le operazioni. Lei cosa può dire in proposito?- - -///
Risposta: Come si evince dal verbale, io in quella data non ero presente. Come ho già detto di tale problema mi è stato riferito successivamente.- - -///
Domanda: Mi sa dire quando si è provveduto alla riparazione del computer e quali interventi sono stati effettuati per ripristinarlo;- - -///
Risposta: Non so dire se sono state effettuate delle riparazioni al computer o altro. Posso solo aggiungere che nella seduta successiva del 15 gennaio, il computer utilizzato era lo stesso ed era funzionante.- - -//
Domanda: Le risulta se nel corso di altre operazioni di gara in cui lei ha preso parte, si siano registrate analoghi malfunzionamenti dei computer o dei software, oppure le operazioni si siano dovuti interrompere per altre anomalie, se si, vuole indicare quali?- - -//
Risposta: Che io ricordi, alle diverse gare che ho assistito quale segretario verbalizzante, non vi sono stati mai dei malfunzionamenti ai computer, ai programmi o qualsiasi altra anomalia che ha costretto il presidente ad interrompere le operazioni di gara.- - -// (All. 09/Ravidà verbale di interrogatorio reso da DI MENTO Pasqua Rosaria il 24/03/2005);
Quanto appena riportato conferma singolarmente il contenuto delle dichiarazioni rese da GULLO Santo il 28/09/2011 in merito alla metodologia utilizzata dal RAVIDA’ Roberto per turbare la gara d’appalto nell’interesse della criminalità organizzata, con particolare riferimento allo stratagemma di sospendere la seduta, al fine di operare con tranquillità sul computer ove venivano inserite le offerte: “Ciò che voglio dire, dunque, è che il tecnico Comunale quando dirigeva una gara era in grado di pilotare la stessa e di orientare le offerte. Nel 2001 circa incontrai personalmente RAVIDA’ Roberto e gli chiesi espressamente come facessero i tecnici Comunali a pilotare le gare. Lui mi rispose che bastava sospendere la gara, così come ho prima riferito; a seguito di tale sospensione, egli si portava a casa il computer dove erano inserite tutte le offerte e, approfittando di questa pausa, era in grado di prestabilire l’esito finale della gara. Specifico che RAVIDA’, quando io gli chiesi queste spiegazioni, ammise espressamente che anche lui manipolava le gare con tali modalità.”
L’unica società partecipante avente sede a Sondrio era risultata essere la ECOPLANET s.r.l. frazione Mossini n. 32 Sondrio, con unità locale in via Raffineria nr. 52 G/1 Catania P.I. 00740470141, della quale CARUSO Emanuele, nel tempo, ha ricoperto gli incarichi di amministrare unico, socio e direttore tecnico.
Attualmente l’impresa risulta avere la sede legale a Catania in via Raffineria n. 52/G2 ed è confiscata a seguito del decreto n. 28/07 e n. 45/06 RGMP della Corte di Appello di Catania – Terza Sezione Penale – emesso il 24/01/2007 irrevocabile il 23/10/2007. Il ROS di Messina aveva riferito sul conto di tale imprenditore catanese nell’Informativa OMEGA (IR 51/32-3-1999 del 04/03/2002). Tale indagine era stata ulteriormente arricchita dagli esiti dell’indagine Obelisco avviata parallelamente dai CC di Paternò nel 2000 sul conto dei fratelli PAPPALARDO Antonino e Salvatore , nonché di altri soggetti di quel comprensorio risultati in contatto con capomafia barcellonese DI SALVO Salvatore ed i suoi sodali. Particolarmente intensi erano risultati i rapporti tra il DI SALVO, i PAPPALARDO e CARUSO Emanuele, talvolta mediati attraverso AQUILIA Mario.
Nell’indagine “Omega” le imprese riconducibili a CARUSO Emanuele che avevano presentato offerte nell’ambito dei 56 appalti analizzati, erano risultate le seguenti:
• M.D.M. Sport System srl con sede in Via Montepiselli n. 79 di Messina, riconducibile al CARUSO attraverso la proprietà della di lui moglie CALARCO Maria , che ha partecipato a 38 degli appalti analizzati;
• ECOPLANET srl, di cui sopra, che ha partecipato a 18 degli appalti analizzati;
• FINEDIL srl, con sede legale in via P. Umberto is. 61/D di Messina ed unità locale in via Raffineria n. 52/G2 di Catania, il cui amministratore unico era CARUSO Michele , che ha partecipato a 18 degli appalti analizzati;
• EUROCOSTRUZIONI srl, con sede legale in via Raffineria n. 52/G di Catania, il cui direttore tecnico era CAPONNETTO Gaetano cugino di CARUSO Emanuele che gestiva di fatto l’impresa, che ha partecipato a 19 degli appalti analizzati.
A proposito di quanto riferito da BISOGNANO circa l’incontro che il DI SALVO gli aveva procurato con CARUSO Emanuele, finalizzato a dissuadere quest’ultimo dal presentare ricorso per quell’appalto, considerato che la seconda delle due lettere di richiesta di copia degli atti presentata dallo stesso CARUSO nei confronti della stazione appaltante era stata evasa il 02/02/2001, è possibile ritenere che tale fatto coincida con quanto documentato da personale del ROS in data 13/02/2001, su “imput” dell’Arma di Paternò ; in particolare era stato appurato, con tutta probabilità, un vero e proprio abboccamento fra CARUSO, DI SALVO e BISOGNANO.
Si riporta il contenuto di quell’annotazione:
“…ore 17.45: Nel piazzale antistante il casello autostradale di Barcellona, si notano, in sosta, più autovetture con i relativi conducenti e passeggeri. Tra queste viene notata l’autovettura Bmw 320 targata ... di colore grigio, con due persone a bordo in manifesto stato di attesa;
• ore 17.50 Giunge l’autovettura AUDI A3 di colore nero targata ... condotta dal DI SALVO Salvatore. Il conducente della stessa autovettura, dopo aver superato i varchi di accesso del casello autostradale, forse proveniente da Milazzo, percorre lentamente lo spiazzale antistante quasi a voler far notare la sua presenza a qualcuno. Senza arrestare la marcia dell’autovettura, si dirige con la stessa verso il centro abitato di Barcellona, nella fattispecie, verso la locale stazione FF.SS.;
• ore 17.55 Dietro l’autovettura AUDI A3 condotta da DI SALVO Salvatore, si pongono all’inseguimento l’autovettura Bmw 320 targata ... di colore grigio, con due persone a bordo, ed altra autovettura, Seat Cordoba Vario targata ... di colore blu, anch’essa con due persone a bordo e verosimilmente in precedenza posteggiata nello spiazzale antistante il casello autostradale di Barcellona. Le tre autovetture, percorrendo un itinerario logico, si dirigono, a velocità sostenuta, verso la Stazione FF.SS. di Barcellona, e da qui lungo la via Del Mare in direzione Calderà;
• ore 18.00 Il servizio viene sospeso in considerazione che le condizioni del traffico locale, molto limitato a quell’ora, non consentivano al militare la prosecuzione senza il rischio di essere individuato.…” (All. 10/Ravidà servizio di o.c.p. del 13/02/2001);
Tale appuntamento trovava ulteriore riscontro anche negli esiti delle intercettazioni svolte sull’utenza nr. 0348/2417094 intestata alla Sudedil Scavi 1 ed in uso a DI SALVO Salvatore; in particolare nel contenuto delle conversazioni registrate nel pomeriggio dello stesso 13/02/01, contraddistinte dai progressivi nr. 11387 e 11392, intercorse tra DI SALVO Salvatore e la segretaria della ditta Sudedilscavi. (All. 11/Ravidà verbali di trascrizione intergale delle telefonate aventi prog. 11387 e 11392 intercettate il 13/02/2001 sull’utenza in uso a DI SALVO Salvatore);
In relazione al luogo ove sarebbe potuto avvenire tale incontro, indicato dal collaboratore come “un negozio di infissi ubicato in via del Mare ed il cui proprietario risulta essere “compare” del DI SALVO”, si potrebbe trattare nel negozio denominato Nuova F.A.B. di ALIBERTI Francesco , ubicato effettivamente in via del Mare n.413, avente come oggetto sociale la fabbricazione di porte, finestre, tapparelle ecc.., emerso sempre nel contesto dell’indagine “Omega”. In tale indagine il citato ALIBERTI era risultato in contatto proprio con il DI SALVO Salvatore ed in alcuni casi i due si davano affettuosamente del “compare”.
I lavori per la realizzazione del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea nel 2003 e la “riconoscenza” di Ravidà Roberto.
Anche in questo caso le dichiarazioni rese da BISOGNANO Carmelo hanno trovato importanti conferme documentali.
Il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, nell’anno 2001, bandiva lavori concernenti “la costruzione della rete fognante ed impianto di depurazione – 1 stralcio del comune di Mazzarrà Sant’Andrea ecc… per un importo a base d’asta di £ 908.399.995”, il cui progetto era stato approvato con delibera della Giunta comunale n. 74 del 10/08/2000.
Il bando di gara, firmato dal responsabile dell’UTC Geom. Roberto RAVIDA’, è stato redatto ed approvato il 06/02/2001, con determinazione del responsabile n. Reg. area 06 n. Reg. generale 10.
La gara si è svolta in sei distinte sedute datate 20/03/2001, 29/03/2001, 03/04/2001, 12/04/2001, 15/05/2001 e 22/05/2001 ed i componenti della commissione sono stati:
• Presidente – (Resp. U.T.C.) Geom. RAVIDA’ Roberto;
• Componente Segretario – (Segretaria Comunale) D.ssa DI MENTO Pasqua Rosaria ;
• Teste – Geom. PERDICHIZZI Francesco;
• Teste – Geom. MESSINA Francesco .
Nella seduta del 22/05/2001 il presidente RAVIDA’, dopo aver verificato i conteggi espressi nelle liste prezzi presentate da ciascuna impresa, ha proceduto alla correzione dei prodotti e della somma di 24 imprese partecipanti su 29 e, dopo aver calcolato la percentuale di ribasso ed eseguito le altre operazioni, ha aggiudicato la gara all’ATI I.M.B. (capogruppo) e SUD EDILSCAVI 1 (mandante) con riserva, dovendo richiedere il possesso dei requisiti necessari per la partecipazione all’appalto, mediante la produzione di tutta la documentazione indicata nel bando di gara, sia dell’A.T.I. aggiudicataria, che dell’impresa ICS SORRISO Leopoldo, ditta, quest’ultima, che seguiva in graduatoria.
Il successivo 05/07/2001, con determina del responsabile n. Reg. Area 59 n. Reg. generale 149, RAVIDA’ Roberto ha approvato il verbale di gara e l’aggiudicazione definitiva dei lavori all’A.T.I. I.M.B. di IMBESI e SUD EDILSCAVI 1 di MASTROENI, che si era aggiudicata l’appalto per l’importo di £ 905.068.004 al netto del ribasso d’asta del 0,3668%.
Tutti gli atti cronologicamente successivi a quelli appena menzionati, probabilmente per un errore materiale di chi li ha redatti, riportano la ragione sociale dell’impresa capogruppo appaltatrice come “I.M.S.” e non più come “I.M.B.”.
Il contratto dell’appalto tra il comune di Mazzarrà Sant’Andrea e PETTINEO Carmelo , nella qualità di procuratore speciale dell’impresa I.M.S. s.r.l., risulta redatto il 17/08/2001. I lavori sono iniziati il 18/10/2002 per concludersi il 16/04/2004, mentre il collaudo è stato redatto il successivo 21/09/2004.
Dalla documentazione acquisita risultano altresì i seguenti atti:
• 24/02/2000 procura speciale redatta da IMBESI Fortunato Giacomo, amministratore unico della “IMS Costruzioni s.r.l.” a favore di PETTINEO Carmelo, sopra generalizzato;
• 26/07/2001 associazione temporanea di imprese tra IMBESI Fortunato Giacomo amministratore unico della “IMS Costruzioni s.r.l.” e MASTROENI Carmelo, titolare dell’impresa individuale SUD EDIL SCAVI 1, essendo le stesse imprese aggiudicatarie dei lavori in trattazione, con le seguenti percentuali: IMS 80% - SUD EDIL SCAVI 20%;
• 24/09/2001 costituzione della società “CONSORTILE MAZZARRA’ a.r.l., tra la IMS COSTRUZIONI s.r.l. e la SUD EDIL SCAVI 1 di MASTROENI Carmelo e nomina di quest’ultimo ad amministratore unico della società consortile;
• 18/10/2002, il verbale di consegna lavori è firmato da MASTROENI Carmelo amministratore unico della società consortile, dall’ing. SARAO’ Santo direttore di cantiere e dal geom. Roberto RAVIDA’ responsabile del procedimento;
• 10/09/2003, il verbale di sospensione n. 1 è firmato dall’ing. SARAO’ Santo direttore tecnico del cantiere e da GITTO Salvatore procuratore speciale;
• 18/02/2004, nella perizia suppletiva vi è la firma di CARPONE Rosa amministratore unico della consortile e dal geom. Roberto RAVIDA’ responsabile del procedimento;
• 19/02/2004, il verbale di ripresa lavori n. 1 è firmato dall’ing. SARAO’ Santo, direttore tecnico del cantiere, e da CARPONE Rosa, amministratore unico;
• 23/04/2004, il certificato di ultimazione lavori riporta la firma di SARAO’ Santo, direttore tecnico dell’impresa.
L’interessamento del DI SALVO per tali lavori emerge in modo inequivoco da una richiesta di intercettazione redatta il 26/06/2003 con n. Prot.:Categ. Q2/2-2003 dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona Pozzo di Gotto e dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Organizzata – nell’ambito del procedimento penale n. 6352/02 della DDA di Messina.
Nell’mbito di quel documento, si rappresentava che:
• il 12/06/2003 personale della P.S. si era recato presso il comune di Mazzarrà Sant’Andrea, poiché in quella data erano previste l’inizio delle operazioni di aggiudicazione dei lavori di “messa in sicurezza idrogeologica dell’area sottostante i plessi scolastici di Mazzarrà Sant’Andrea”;
• alle ore 08.30 il personale notava all’interno dell’ufficio tecnico di quel comune discutere, in tutta solitudine, proprio RAVIDA’ Roberto e DI SALVO Salvatore; quest’ultimo giustificava la sua presenza in quel luogo rappresentando l’esistenza di problemi insorti nella esecuzione dei lavori di adeguamento dell’impianto di depurazione che erano in fase di realizzazione ad opera della ditta “Sud Edil Scavi s.r.l.”. (All. 15/Ravidà richiesta di intercettazione Prot..: Categ. Q2/2-2003 del 26/06/2003 redatta dalla Polizia di Stato)
Si precisa che l’opera è entrata in funzione solo nell’ultimo trimestre del 2009 e che l’impresa incaricata della manutenzione è la ditta LEGGIO IMPIANTI s.a.s. di Oliveri. (All. 14/Ravidà verbale di acquisizione della documentazione relativa all’appalto de depuratore redatto il 12/01/2012 e relativi annessi)
Attualmente l’impresa CONSORTILE MAZZARRA’ a.r.l. risulta formata dalla SUD EDIL SCAVI srl Unipersonale , con quote sociali per € 8.160,00 e dalla IMS Costruzioni Unipersonale srl con quote sociali per € 2.040,00.
In relazione alla SUD EDIL SCAVI srl Unipersonale si precisa che l’attuale proprietario è MASTROENI Rosario Davide , figlio di MASTROENI Carmelo, che ha acquisito la ditta per donazione effettuata il 18/02/2003 dalla di lui madre CARPONE Rosa.
Tale impresa, il 06/12/2001, ha acquistato il ramo d’azienda della società individuale SUD EDIL SCAVI 1 di MASTROENI Carmelo.
Le offerte per tale gara d’appalto pervenivano all’ente appaltante il 14/03/2001 (una busta); 16/03/2001 (due buste); 19/03/2001 (undici buste) e 20/03/2001 (quindici buste).
L’abitazione di RAVIDA’ Roberto.
L’accertamento telematico eseguito presso l’agenzia delle territorio ha permesso di verificare che RAVIDA’ Roberto possiede un immobile ubicato nel comune di Falcone, foglio 1 part. 858 sub. 1 e 2 ,consistente in 7,5 vani su due elevazioni, avente indirizzo via Stazione n. 116. (All. 19/Ravidà visura dell’agenzia del Territorio relativa all’abitazione del RAVIDA’)
La descrizione dell’abitazione di RAVIDÀ Roberto fornita dai collaboratori trova perfetta rispondenza nel contenuto di un’annotazione di P.G. redatta dai C.C. di Falcone, i quali, in data 26/03/2011, avevano eseguito un sopralluogo presso l’immobile in questione, dovendo dar seguito ad un esposto anonimo. In particolare, i militari davano atto che l’abitazione era ubicata in via Stazione n. 116 di Oliveri, che consisteva in una villa a due elevazioni fuori terra più vano cantina, che per accedere al garage era necessario scendere una rampa e, infine, che all’interno del salone vi era la presenza di un camino. (All. 20/Ravidà annotazione di PG redatta il 26/03/2011 dai CC di Falcone comprendente altresì le foto dell’ingresso, del camino e della rampa di accesso per il garage).
I lavori della ditta MANGANO.
L’impresa “Mangano”, così come indicata dai collaboratori, è stata individuata nella COOPERATIVA EUROVEGA COSTRUZIONI .
La stessa, fino al 30/05/2005, era denominata EUROVEGA COSTRUZIONI SOC. COOP. DI PRODUZIONE E LAVORO arl.
Per quanto riguarda il soggetto indicato come “MANGANO Salvatore”, lo stesso si identifica in MANGANO Salvatore, nato a Naso il 19/03/1961, fratello dei responsabili della menzionata impresa EUROVEGA. Dalla consultazione della Banca dati delle FF.OO. risulta che MANGANO Salvatore, sopra generalizzato, il 18/09/2007 ha denunciato presso la Stazione C.C. di Capo d’Orlando il furto di alcuni oggetti e tra questi anche una carta di credito intestata alla ditta EUROVEGA COSTRUZIONI. Anche tale impresa è emersa nel corso dell’indagine “Omega Aletheia”. Nell’informativa n. 51/32-3-1999 del 04/03/2002 della Sezione Anticrimine è stato dedicato un capitolo ai contatti intercorsi tra gli indagati ed i responsabili di detta impresa. (All. 16/Ravidà stralcio dell’informativa Aletheia sul conto dell’impresa EUROVEGA). E’ necessario a questo punto riferire che anche il collaboratore LENZO Santo, in data 19/06/02, ha reso dichiarazioni che confermano sia la riconducibilità dell’Impresa EUROVEGA al MANGANO Salvatore, sia, più in generale, la vicenda dell’estorsione patita da tale imprenditore:
“…Per quanto riguarda le estorsioni patite da MANGANO Totò, posso dire che questi è un grosso imprenditore edile di Capo D’Orlando…. omissis… Nella stessa occasione egli mi riferì che per i lavori che svolgeva ad Oliveri pagava una tangente, che non mi quantificò, a GULLO Santino, personaggio a me noto e che so che è titolare di un’officina meccanica in Oliveri”.
L’analisi della documentazione acquisita presso l’ufficio tecnico del comune di Oliveri ha permesso di stabilire che i riferimenti sopra riportati afferiscono all’appalto relativo ai lavori di “arredo urbano e verde pubblico nell’area Valle Olivara”.
L’aggiudicazione è stata effettuata il 12/10/1992, con le forme della licitazione privata, al Consorzio Emiliano Romagnolo che aveva offerto un ribasso del 9,01% corrispondente alla somma di £ 3.025.190.025.
Il contratto è stato redatto il successivo 30/06/1997 tra l’ente appaltante e MANGANO Giuseppe, sopra generalizzato, rappresentante legale del Consorzio Emiliano Romagnolo. (All. 17/Ravidà verbale di acquisizione del 19/01/2012 e documentazione relativa alla costruzione del parco attrezzato in ctr. Valle Olivara).
Informazioni su imprenditori fornite dal Ravidà.
GULLO Santo ha indicato, fra i vari imprenditori su cui il RAVIDA’ ha fornito informazioni, anche un tale MILONE Vincenzo.
Costui si identifica in MILONE Vincenzo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto l’11/01/1956, emerso nel contesto dell’indagine relativa al procedimento n. 2610/2011 RGNR - c.d. indagine “Ombra” - quale utilizzatore dell’utenza 377..., intestata a lui, e dell’utenza 348... intestata alla società CO.MI. s.r.l. , poiché in contatto con uno degli indagati. La società CO.MI. è pienamente riconducibile a MILONE Vincenzo, poiché i due figli di costui, Antonino e Caterina, rivestono la qualifica di soci, mentre la moglie FLORAMO Sebastiana ha funzione di procuratore. In relazione al riferito acquisto di una villa rustica, un riscontro indiretto lo si è acquisito attraverso l’ascolto di due conversazioni telefoniche intercettate sull’utenza in uso a CATTAFI Rosario, contraddistinta dal n. 338... sottoposta ad intercettazione con RIT 793/10 nell’ambito del suddetto procedimento penale “Ombra”. Le stesse avvenivano il 02/02/2011 con ALFANO Antonino alle ore 09.46 , e con ALIZZI Ada Carmela alle successive 09.50 .