24 Febbraio 2026 Giudiziaria

Bimbo di 3 anni morto dopo 10 mesi di ricovero a Taormina, indagati oltre 15 sanitari

La Procura di Messina ha aperto un’inchiesta sulla morte di un bambino di 3 anni, deceduto il 17 febbraio scorso dopo un lungo ricovero nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale “San Vincenzo” di Taormina.

Nel registro degli indagati risultano iscritti, a vario titolo, oltre 15 sanitari che hanno operato o avuto in cura il piccolo nel corso dei circa dieci mesi di degenza. Si tratta di un atto dovuto in vista degli accertamenti tecnici irripetibili, consentirà alle parti di partecipare agli approfondimenti disposti dall’autorità giudiziaria.

L’esposto della famiglia e l’autopsia

La famiglia del bambino ha presentato un esposto ed è assistita dall’avvocato Antonio Cozza del foro di Perugia. Nei prossimi giorni sarà conferito l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire se il decesso sia riconducibile esclusivamente alla gravità della patologia iniziale e alle complicanze insorte nel tempo oppure se vi siano stati eventuali errori o ritardi nel percorso diagnostico-terapeutico.

Il ricovero e l’intervento chirurgico

Secondo quanto riferito dal legale dei genitori, il bambino si era presentato in ospedale a Catania l’1 aprile 2025 con uno scompenso cardiorespiratorio e una cardiopatia congenita con insufficienza mitralica e successiva miocardite. Il piccolo era stato quindi trasferito a Taormina, dove il 2 aprile era stato sottoposto a intervento chirurgico.

Da quel momento era iniziato un lungo ricovero protrattosi fino al 17 febbraio, quando il cuore del bambino ha cessato di battere. Saranno ora gli accertamenti medico-legali disposti dalla Procura a fare piena luce sulle cause del decesso.

Il comunicato del CCPM

"Per l’indagine su bimbo morto all’ Ospedale Taormina si precisa che il bambino è stato trasferito nei reparti intensivi del CCPM in condizioni agoniche per quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzione della valvola mitrale. Senza entrare nei dettagli del trattamento eseguito che sono oggetto di valutazione giudiziaria si sottolinea che la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio”. Inoltre, in questi lunghi mesi, “numerosi Colleghi di differenti specialità consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti”. “Relativamente al trapianto cardiaco - aggiunge la nota - la strategia è stata condivisa con 3 dei 6 centri italiani autorizzati a tale procedura (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Ospedale Sant’Orsola di Bologna e Università di Padova) cui il bambino è stato riferito per accedere al programma di trapianto cardiaco e che tali Istituzioni unanimamente abbiano considerato tale opzione non realizzabile. L’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i Sanitari del CCPM profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata”.

I medici del CCPM esprimono piena fiducia nell’Autorità Giudiziaria e chiedono che nell'interesse dei cittadini, del buon nome dell'Istituzione e dei professionisti che vi operano si faccia chiarezza sul loro operato con un’analisi seria e trasparente in modo da potere rispondere nei modi e nelle sedi appropriate a quanto confusamente riportato dai genitori e dai loro legali.”