13 Marzo 2026 Giudiziaria

Mafia, Iacolino non risponde ai pm: interrogatorio lampo a Palermo

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Salvatore Iacolino, 62 anni, il manager della Sanità indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione nell’ambito della inchiesta che ha portato all’arresto di Giancarlo Teresi, dirigente regionale e Carmelo Vetro, mafioso e massone.

L’ormai ex direttore generale del Policlinico di Messina, sospeso pochi giorni fa dalla giunta di governo della Regione siciliana, si è presentato questa mattina, poco prima delle 9, in Procura accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Pino Di Peri e Arnaldo Faro. Secondo la Procura palermitana, guidata da Maurizio de Lucia, Iacolino avrebbe stretto un patto con il boss imprenditore Carmelo Vetro, che ha scontato una condanna a 9 anni di carcere per avere guidato la famiglia mafiosa di Favara. Davanti ai pm ha deciso di non rispondere.

L'INDAGINE.

Iacolino, nominato alla guida del nosocomio messinese poco più di una settimana fa, è accusato di avere favorito le attività imprenditoriali del mafioso Carmelo Vetro, suo compaesano - entrambi sono originari di Favara - e di averlo introdotto a personaggi di rilievo della amministrazione regionale e della politica come la vicepresidente dell’antimafia regionale Bernadette Grasso, il capo della protezione civile Salvatore Cocina e manager delle Asp siciliane. In cambio l’indagato, che è stato in passato eurodeputato, avrebbe avuto finanziamenti per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine. Nella sua abitazione, durante una perquisizione, sono stati trovati i 90.000 euro in contanti.

L’indagine nasce da attività investigative sul boss di Favara e ha portato alla scoperta di un sistema di mazzette pagate dal capo mafia al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Entrambi sono stati arrestati. Grazie ai suoi rapporti con il funzionario, Vetro avrebbe avuto appalti in commesse pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti, settore di cui si occupava la sua società An.Sa srl., nonostante una condanna a nove anni per associazione mafiosa, passata in giudicato, gli avrebbe dovuto impedire di lavorare con la pubblica amministrazione.